Abele

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Abele
Personaggio dell'Antico Testamento
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Collegamenti esterni
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Abele è il secondo figlio di Adamo ed Eva (Gen 4,2); innocente, è ucciso dal fratello maggiore Caino (Gen 4,8), e diventa per ciò figura di Cristo.

Abele introduce il tema del giusto sofferente. La sua storia, inserita dall'autore della Genesi fin dalla prima generazione, possiede un valore esemplare, poiché presenta in concreto uno dei tratti generali della condizione umana di tutti i secoli della storia: la latente opposizione tra fratelli della specie umana conduce a delle lotte fratricide.

Il nome

In ebraico il nome di Abele è הֶבֶל, hébel; i rabbini lo interpretano "soffio", "vapore", "inconsistenza", in riferimento alla rapidità con cui passa la sua vita[1]. Per questo significato non verrà mai usato come nome proprio nella tradizione ebraica.[2]

In realtà il vocabolo richiamerebbe il sumero ibila, riprodotto nell'assiro aplu o ablu, "figlio", "erede"[3].

Nel racconto della Genesi

La figura di Abele è da esaminare in stretta relazione con quella del fratello. Caino e Abele esercitano e rappresentano rispettivamente la vita contadina e quella pastorale (4,2), e in base a ciò presentano a Dio i propri sacrifici: Caino i frutti del suolo ed Abele primogeniti del gregge e il loro grasso (4,3-4).

Il sacrificio di Abele è gradito a Dio, contrariamente a quello di Caino (Gen 4,4-5); il testo non spiega il perché, e gli studiosi presentano interpretazioni varie[4]:

  • sarebbe cosa che riguarda unicamente la libera decisione di Dio (cfr. Es 33,19b: "A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia");
  • l'autore vorrebbe esaltare la vita seminomade di Abele in contrasto con quella sedentaria di Caino prima del delitto e con quella strettamente nomade dello stesso dopo il delitto; secondo De Vaux[5] i conflitti degli ebrei con i cananei sedentari e con le selvagge tribù del deserto, come i Madianiti (cfr. Gdc 6-9) sarebbe tra i fattori all'origine di tale atteggiamento;
  • avremmo la prima apparizione del tema del figlio minore preferito al maggiore: ciò al fine di manifestare "la libera scelta di Dio, il suo disprezzo per le grandezze terrestri e la sua predilezione per gli umili"[6]; lo stesso tema ricorre anche altrove nella Genesi (c. 21: Isacco preferito a Ismaele; 25,23: Giacobbe preferito a Esaù; 29,15-30: Rachele preferita a Lia; idem i rispettivi figli) e altrove (1Sam 16,12: Davide preferito a tutti suoi fratelli; 1Re 2,15: Salomone preferito a Adonia).

In realtà si fa giustamente osservare che "la domanda sul perché della preferenza di Dio per Abele svia la prospettiva del racconto"[7], poiché lo scopo della narrazione, nel contesto dei primi capitoli della Genesi, è quello di mostrare come il peccato si estende in cerchi concentrici via via più ampi: prima in Adamo ed Eva, con la disobbedienza a Dio, poi in Caino con l'omicidio del fratello, quindi in Lamech che promette vendetta spietata (Gen 4,23-24), finché "il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre" (Gen 6,5), con il conseguente diluvio universale.

Nel Nuovo Testamento

Gesù parla di Abele come del primo giusto (Mt 23,35; Lc 11,51). Il suo sangue prefigura il sangue versato da Cristo, il sangue della nuova alleanza, più eloquente di quello di Abele (cfr. Eb 12,24).

La situazione creata dall'assassinio del giusto Abele si è quindi ripetuta in Gesù, il giusto sofferente per eccellenza. Abele, contrariamente a Caino, che rappresenta la drammatica assenza della carità nel cuore umano (1Gv 3,12), rimane il prototipo della rettitudine interiore, della fede che conduce alla giustizia; ed è per questo che, morto, parla ancora (Eb 11,4).

La tradizione giovannea spiega il motivo dell'omicidio di Caino con il fatto che "le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste" (1Gv 3,12).

Nella tradizione cristiana

Il Canone Romano menziona il sacrificio di Abele insieme a quello di Melchisedec, quale prefigurazione di quello di Cristo.

Nella letteratura patristica Abele è anche il prototipo del martire, del giusto perseguitato.

Per Sant'Agostino è figura della Chiesa pellegrina su questa terra, osteggiata dal mondo ma consolata da Dio.

Ruperto di Deutz afferma: "Caino offre i frutti della terra ma non il suo cuore. Abele offre per la fede il suo cuore e poi le vittime".

Nell'arte

Albrecht Durer e William Blake sono due fra gli artisti che hanno raffigurato la morte di Abele.

Note
  1. Cfr. Mario Cimosa, (1987) 47.
  2. Luciano Pacomio (a cura di), La Bibbia Piemme, con introduzioni e commenti, Piemme, Casale Monferrato 1995, nota a Gen 4,1-2a.
  3. Faustino Salvoni (1948) 65.
  4. Eugène H. Maly, La Genesi, in Raymond Brown, Joseph Fitzmyer, Roland Murphy, Grande Commentario Biblico, Queriniana, Brescia 1973, p. 16-17
  5. Roland De Vaux, La Genèse, in Bible de Jerusalem, Parigi 1951, p. 13 ss.
  6. Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 1974, nota a Gen 4,5.
  7. Gianantonio Borgonovo, nota a Gen 4,2b-8, in Luciano Pacomio (a cura di), La Bibbia Piemme, con introduzioni e commenti, Piemme, Casale Monferrato 1995.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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