Altare

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L'altare è il centro del culto sacrificale[1], non solo nell'ebraismo e nel cristianesimo, ma in tutte le religioni.

L'altare è il segno della presenza divina; Mosè suppone questo quando spruzza metà del sangue delle vittime sull'altare e l'altra metà sul popolo, che in tal modo entra in comunione con YHWH (Es 24,6-8); e lo stesso Paolo, quando dice: "Coloro che mangiano le vittime non sono forse in comunione con l'altare?" (1Cor 10,18).

In Cristo giunge a compimento la realtà dei sacrifici dell'Antico Testamento: il suo è il sacrificio perfetto, Gesù è al tempo stesso sacerdote, vittima ed altare[2].

Nell'Antico Testamento

L'epoca antica: l'altare, memoriale di una manifestazione di YHWH

Nell'epoca biblica più antica chi costruiva un altare lo faceva per rispondere a YHWH che l'aveva visitato; questo è quel che significa la formula frequente che accompagna il gesto dei patriarchi: "Edificò un altare a YHWH ed invocò il suo nome" (Gen 12,7-8; 13,18; 26,25). Noè fu il primo ad erigerne uno (Gen 8,1).

Prima di essere un luogo in cui si offrono sacrifici, l'altare era quindi un memoriale del favore divino; i nomi simbolici che questi altari ricevono ne sono una testimonianza (Gen 33,20; 35,1-7; Gdc 6,24). Tuttavia esso era pure il luogo delle libagioni, dei sacrifici e delle offerte di profumo.

Se in origine ci si poteva accontentare di rocce più o meno ben adattate (Gdc 6,20; 13,19-20), presto ci si preoccupò di costruire un altare in terra battuta o in pietre grezze, senza dubbio grossolane, ma meglio confacenti allo scopo (Es 20,24-26).

I luoghi di culto

Per i discendenti dei patriarchi il luogo del culto tendeva ad avere maggior valore che non il ricordo della teofania che vi aveva dato occasione; così spesso diventava un luogo di pellegrinaggio. Questo primato del luogo sul memoriale si manifestava già nel fatto che si sceglievano spesso antichi luoghi di culto cananei, come Bethel (Gen 35,7) o Sichem (Gen 33,19-20), e più tardi Gilgal (Gs 4,20) o Gerusalemme (Gdc 19,10). Di fatto, quando entra in Canaan, il popolo d'Israele è in presenza degli altari pagani, che la legge gli impone di demolire senza pietà (Es 34,13; Dt 7,5; Nm 33,52); e Gedeone (Gdc 6,25-32) o Jehu (2Re 10,27) distruggono in tal modo gli altari di Baal. Ma ordinariamente ci si accontenta di adattare al culto di YHWH le alture con il loro materiale cultuale (1Re 3,4).

Gli altari agli idoli

Di fatto, nella storia del popolo ebraico, l'altare contribuì alla degenerazione dell'ebraismo, e ciò per due ragioni:

  • perché ci si dimenticava che esso è soltanto un segno per raggiungere il Dio vivente;
  • perché si assimilava YHWH agli idoli.

In pratica fu Salomone ad inaugurare un regime di tolleranza per gli idoli portati a Gerusalmme dalle sue mogli straniere (1Re 11,7-8). Acab agì allo stesso modo (1Re 16,32), Acaz e Manasse introdussero nel Tempio stesso degli altari, secondo l'usanza pagana (2Re 16,10-16; 21,5). Dal canto loro i profeti vituperarono la moltiplicazione degli altari (Am 2,8; Os 8,11; Ger 3,6).

L'altare nel tempio unico di Gerusalemme

Un rimedio alla situazione fu apportato con la centralizzazione del culto a Gerusalemme (2Re 23,8-9; cfr. 1Re 8,63-64). L'altare degli olocausti cristallizza ormai la vita religiosa di Israele, e numerosi Salmi testimoniano il posto che esso occupa nel cuore dei fedeli (Sal 26[25],6; 43[42],4; 84[83],4; 118[117],27).

Quando Ezechiele descrive il tempio futuro, l'altare è oggetto di descrizioni minuziose (43,13-17), e la legislazione sacerdotale che lo concerne è collegata a Mosè (Es 27,1-8; Lev 1-7). I corni dell'altare, menzionati già da gran tempo come luogo d'asilo (1Re 1,50-51; 2,28), assumono una grande importanza: saranno frequentemente aspersi di sangue per il rito dell'espiazione (Lev 16,18; Es 30,10). Questi riti indicano chiaramente che l'altare simboleggia la presenza di YHWH.

Le funzioni sacerdotali

Nello stesso tempo si precisano le funzioni sacerdotali: i sacerdoti diventano in modo esclusivo i ministri dell'altare, mentre i leviti sono incaricati delle cure materiali (Nm 3,6-10). Il Cronista, che sottolinea questa usanza (1Cr 9,26-30), mette la storia della monarchia in accordo con queste prescrizioni (2Cr 26,16-20; 29,18-36; 35,7-18).

Infine, segno di venerazione per l'altare, la prima carovana dei rimpatriati dall'esilio ci tiene a ricostruire subito l'altare degli olocausti (Esd 3,3-6), e Giuda Maccabeo manifesterà più tardi la stessa pietà (1Mac 4,44-59).

Nel Nuovo Testamento

Per Gesù l'altare rimane santo, ma è tale in virtù di ciò che significa. Gesù ricorda quindi questo significato, dimenticato dalla casistica dei farisei (Mt 23,18-20) e trascurato nella pratica: accostarsi all'altare per sacrificare, significa accostarsi a Dio; non lo si può fare con un cuore irato (Mt 5,23-24).

Cristo non soltanto dà il vero senso del culto antico, ma vi pone termine. Nel nuovo tempio, che è il suo corpo (Gv 2,21), non c'è più altro altare che lui (Eb 13,10). Siccome è l'altare che santifica la vittima (Mt 23,19), quando Cristo si offre, vittima perfetta, è egli stesso a santificarsi (Gv 17,19); è ad un tempo il sacerdote e l'altare. E quindi, comunicare con il corpo e con il sangue del Signore significa comunicare con l'altare che è il Signore, significa condividere la sua mensa (1Cor 10,16-21).

L'altare celeste di cui parla l'Apocalisse, e sotto il quale stanno i martiri (Ap 6,9), altare d'oro la cui fiamma fa salire a Dio un fumo abbondante ed odoroso al quale sono unite le preghiere dei santi (Ap 8,3), è un simbolo che designa Cristo e completa il simbolismo dell'agnello. Esso è l'unico altare del solo sacrificio il cui profumo sia gradito a Dio; è l'altare celeste di cui parla la liturgia e sul quale le offerte della Chiesa sono presentate a Dio, unite all'unica e perfetta offerta di Cristo (Eb 10,14). Di quest'altare gli altari delle chiese che vengono edificate non sono che immagini.

Nella liturgia

Il rituale pontificale afferma:

« L'altare è Cristo. »

La struttura di una Chiesa cattolica prevede la presenza del presbiterio, al cui centro sta l'altare: su di esso si celebra la liturgia eucaristica della Messa, e su di essa si pone l'ostensorio per la solenne adorazione eucaristica.

Le norme liturgiche prescrivono che l'altare sia rivestito, durante le celebrazioni liturgiche, di una tovaglia, al fine di mettere in evidenza il suo carattere di mensa, cosicché viene espresso il duplice carattere dell'Eucaristia: essa è sacrificio conviviale e convito sacrificale.

La riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II collocò l'altare in modo tale che il celebrante fosse rivolto verso l'assemblea, al fine di favorire la piena partecipazione dei fedeli alla ricchezza dell'azione liturgica.

Note
  1. In ebraico la parola mizbeah, "altare", ha la radice di zabah, "sacrificare".
  2. Daniel Sesboüé (1984), col. 38.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico

Suggerimenti



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