Ave Maria

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X(air)e Maria, iscrizione su base di colonna bizantina; Nazaret, Museo dell'Annunciazione
Il testo latino e italiano

(LA) (IT)
« Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum.

Benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.

Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus,
nunc et in hora mortis nostrae.
Amen. »

« Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.
Amen. »

Ave Maria, o salutatio angelica, è un'antifona mariana, divenuta la più diffusa preghiera rivolta a Maria nella Chiesa cattolica.

Il titolo deriva dalle prime parole del testo, identiche in latino e in italiano.

Struttura

Ave Maria, antifona gregoriana - Liber usualis, p. 1861

La preghiera si compone di due parti distinte, come risulta evidente anche dalla scrittura musicale della partitura gregoriana qui a fianco:

Storia

Simone Martini, Annunciazione (part.), 1333, tempera su tavola; Firenze, Galleria degli Uffizi

Origini della preghiera

Fin dai primissimi secoli del cristianesimo le parole di saluto dell'Angelo, in greco Χαῖρε κεχαριτωμένη (traslitterato Kàire kekaritomène) furono adottate dai fedeli per la devozione personale alla Madre di Dio.

I primi segni di queste manifestazioni si trovano nelle catacombe di Priscilla, nel basamento di una colonna bizantina ritrovata negli scavi in Terra Santa e conservata a Nazaret nel Museo dell'Annunciazione, e secondo alcuni studiosi anche nei graffiti accanto alla tomba di san Pietro sotto al Vaticano.

L'invenzione della formula, secondo un racconto riferito da Jean Mabillon[2], risalirebbe a Sant'Ildefonso da Toledo (VII secolo), il quale durante una visione di Maria si sarebbe rivolto a Lei con genuflessioni e ripetendo il saluto dell'angelo e di Elisabetta.

Certo è la preghiera nacque nel Medioevo, fra il IX e il X secolo. Inizialmente, comunque, il testo utilizzato, che non era ufficialmente fissato, conteneva solo la parte di lode, ossia le parole dell'angelo e di Elisabetta, completate da qualche brevissima formula, variabile, ma solitamente corrispondente alle parole perché hai creduto[3].

Furono i monaci dei secoli XI e XII, specialmente i Cistercensi, a sviluppare una profonda devozione mariana e a diffondere l'uso di questa preghiera nella sua forma primitiva, grazie anche all'affermarsi proprio in quei decenni del Piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria.

Le prime vere fonti riconducibili all'Ave Maria come preghiera indipendente sono una parafrasi scritta da Baldwin of Forde[4] intorno al 1184, e un decreto sinodale risalente al 1196 con cui il vescovo di Parigi Eudes de Sully prescriveva al clero di curare che il "Saluto alla Vergine" fosse preghiera familiare per tutti i fedeli come il Credo e il Padre nostro; dopo tale data decreti simili diventarono frequenti in ogni parte del mondo, a cominciare dall'Inghilterra con il Sinodo di Durham del 1217.

La seconda metà della versione attuale, la supplica, fu composta verso la fine del Trecento, inizialmente limitata alla sola introduzione del nome di Gesù voluta soprattutto da papa Urbano IV allo scopo di conservare il centro dell'attenzione del fedele su Cristo.

La supplica si sviluppò con alcune differenze di formulazione, tutte però con il medesimo contenuto: la richiesta a Maria di intercessione per il perdono di noi peccatori ora e nel momento della morte.

In un codice del XIV secolo, conservato nella biblioteca comunale di Firenze, si legge: Ave dulcissima et immaculata Virgo Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui Jesus. Sancta Maria, mater Dei et mater gratiae et misericordiae, ora pro nobis nunc et in hora mortis. Amen[5].

Uso liturgico

L'uso liturgico della prima parte dell'Ave Maria è attestato fin dal IV secolo.

La seconda parte con l'invocazione, in varie forme, è attestata a partire dal XIII e XIV secolo in Italia; il Catechismo del Concilio di Trento dice che questa parte è stata composta dalla Chiesa stessa.

Sembra sia stata adottata definitivamente in questa forma dall'Ordine dei Mercedari nel 1514, e sarebbe stata ratificata dal papa in occasione della Battaglia di Lepanto (1571).

L'Ave Maria venne introdotta come antifona nel breviario romano di Pio V per la festa dell'Annunciazione nel 1568.

Ave Maria nella musica

L'antifona venne spesso musicata (con notevoli varianti nell'ultima parte del testo) sia come mottetto polifonico nel periodo rinascimentale (Palestrina, Victoria) che in età romantica (Schubert, Liszt, Verdi, Bruckner) o con il titolo Bogoroditse Dievo Radusya di Rachmaninoff. Numerose le produzioni contemporanee di autori quali Javier Busto, Urmas Sisask, Arvo Pärt e altri.

La preghiera ha ispirato molti compositori. Molti di questi non hanno nome in quanto le loro melodie sono nate nella notte dei tempi. Tra gli autori noti ricordiamo quelle scritte da Josquin Desprez, Franz Schubert e Charles Gounod[6].

La melodia più suggestiva rimane comunque quella gregoriana, che si trova nel Liber usualis fra le antifone in onore della Beata Vergine Maria[7].

Curiosità

Ave Maria è anche il nome di una città sorta in Florida (Stati Uniti) nell'estate del 2007, nella Contea di Collier: essa è sede di una Università cattolica e di una cattedrale. Nelle intenzioni del fondatore è una città ideale, la prima per soli cattolici (e retta secondo principi cattolici) negli USA, e previde, una volta completata, una popolazione di 30.000 abitanti.

Note
  1. Da qui deriva il titolo alternativo di Salutatio Mariae.
  2. Jean Mabillon, op.cit..
  3. Tullio Faustino Ossanna, op.cit., vede implicita in questa breve formula la preghiera di supplica, cioé partecipare tramite la fede alla beatitudine e alla fede di Maria.
  4. Baldwin of Forde, vissuto tra il 1125 e il 1190, fu arcivescovo di Canterbury dal 1185 alla morte.
  5. Tullio Faustino Ossanna, op.cit..
  6. Charles Gounod scrisse una melodia, divenuta molto popolare, sovrapposta al Preludio No. 1 in do maggiore (BWV 846) dal I Libro de Il Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach.
  7. Liber usualis, pag. 1861
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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