Benedizione

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Govert Flinck, Isacco benedice Giacobbe (1638), olio su tela; Amsterdam, Rijksmuseum

La benedizione è un'invocazione della grazia e del favore di Dio su qualcuno o qualcosa. Per estensione, è un'invocazione di bene per qualcuno o qualcosa. La Chiesa la considera un Sacramentale.

La benedizione è invocata dal ministro di Dio (vescovo, presbitero, diacono), ma anche, per certe benedizioni, dal capofamiglia o patriarca.

Nella Bibbia

La parola "benedizione" che troviamo nella Bibbia traduce, nell'Antico Testamento, l'ebraico בּרכה (berâkâh)[1].

Nel Nuovo Testamento "benedizione" traduce la parola greca εὐλογία (eulogia) e εὐλογέω (eulogeō), che è il "parlare bene di", "raccomandare", da cui il nostro "elogio".

Antico Testamento

Nell'Antico Testamento la benedizione di JHWH è spesso considerata sotto l'aspetto dell'agire di Dio sul piano della vita terrena: incremento della famiglia, abbondanza di figli, lunga vita, raccolti abbondanti, ecc. (Gen 1,22; Dt 33,13; 2Sam 6,11; ecc.). Non va, però, dimenticato che sotto la figura di beni terreni (fecondità della terra, ecc.) vengono indicati anche beni che stanno al di là della sfera puramente terrena. Esempio tipico è Genesi 27, che riporta la benedizione di Isacco e Giacobbe; la Lettera agli Ebrei (11,20) ne fa una lettura profetica: Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù, riguardo a cose future.

Nei libri sapienziali, la Sapienza stessa viene considerata come la più ambita benedizione.

Nei libri del basso Giudaismo (libri apocalittici), la giustizia e la pace sono considerate segni delle future benedizioni messianiche.

In tale linea, in Gesù, il concetto di benedizione troverà poi la sua espressione più profonda e spirituale nelle beatitudini.

In generale, nell'Antico Testamento, anche quando la benedizione è pronunciata da uomini bisogna tener presente che si tratta pur sempre di benedizione divina. JHWH si serve di uomini per elargire la sua benedizione; in questo senso l'uomo può essere "di benedizione" per altri. Così Melchisedec benedice Abramo (Gen 14,18-19; attraverso Abramo (Gen 18,18) e Isacco(Gen 28,14) tutte le famiglie saranno benedette. JHWH, poi, benedice la casa dell'Egiziano per amore di Giuseppe (Gen 39,5); in questo stesso senso, che è JHWH che benedice, va compresa l'affermazione di Zaccaria 8,13: Sarete una benedizione.

Benedicendo determinate persone ed affidando loro una missione, JHWH le lega a Sé in modo tutto particolare: Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà" (Gen 12,2-3). Sorge a tale proposito naturale l'idea del Patto.

Nel racconto di Balaam ((Nm 22-24), JHWH impedisce all'indovino di benedire o maledire secondo il suo beneplacito; egli è costretto a benedire unicamente chi JHWH ha determinato di benedire (23,20) con una benedizione che è irrevocabile; in tale linea va anche la benedizione di Isacco a Giacobbe (Gen 27).

JHWH concede con abbondanza la benedizione: Gen 39,5; Dt 11,15; 33,1-7; 33,13-23; Sal 129[128],8; Pr 10,22, e ne è il dispensatore unico e sovrano (Lev 25,21; Dt 28,8.

In alcuni passi dell'Antico Testamento è posta in luce la stretta relazione fra osservanza della Legge e benedizione di JHWH: Dt 7,13; 27,12.

Ritualità

Frequentemente in Israele la benedizione era invocata attraverso il gesto di alzare le mani (Lev 9,22. Tale gesto di benedizione era compiuto dai sacerdoti e dai leviti (2Cr 30,27) ed anche dai re (2Sam 6,18; 1Re 8,14).

Una delle forme più antiche di benedizione cultuale può essere considerata quella in occasione dei sacrifici (2Sam 9,13). La formula classica di benedizione in Israele è contenuta in Numeri 6,23-27:

« JHWH ti benedica e ti custodisca!
JHWH faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
JHWH rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace»

Nel Nuovo Testamento

Dall'Antico al Nuovo Testamento non c'è soluzione di continuità[2].

Gesù benedice i fanciulli (Mt 10,16), così come benedice, nel gesto del sacerdote, i suoi discepoli al momento dell'Ascensione.

Soprattutto, il Nuovo Testamento vede il culmine della benedizione di Dio nell'invio e nell'opera redentiva di Cristo (At 3,26). Particolarmente significativo è il passo di Efesini 1,3:

« Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo»

Altrove (Rm 15,29) Paolo parla della "pienezza delle benedizioni di Cristo".

La benedizione di Abramo (Gen 12,3) era per tutti i popoli, e ciò si realizza nell'azione missionaria della Chiesa (Gal 3,8; At 3,25; cfr. Gen 22,18).

Il Nuovo Testamento contiene varie formule di benedizione che erano di frequente uso nelle assemblee liturgiche delle chiese: Gal 6,18; Fil 4,23; 1Cor 16,23; 2Cor 13,13, e che la Chiesa usa ancora oggi.

Nella Chiesa

Cattedrale di Burgos, bassorilievo con una benedizione degli sposi.

La Chiesa ha redatto un libro liturgico con le benedizioni, chiamato Benedizionale. In esso si stabiliscono i riti delle benedizioni, normalmente impartite da presbiteri o dai diaconi, ad es. la Benedizione delle Famiglie.

La benedizione può comprendere formule verbali, e spesso si accompagna con gesti. Tipico è l'aspersione con l'acqua benedetta o il segno della croce, fatto con tre dita o con la mano estesa.

Una benedizione solenne è quella degli sposi nel Rito del Matrimonio

È prassi chiedere le benedizioni pontificie in occasione delle Ordinazioni e del Matrimonio e nei loro principali anniversari.

Note
  1. La parola "berâkâh" ha la stessa radice (brk) di "berekh" che significa "ginocchio", termine con il quale, eufemisticamente, venivano indicati i genitali. Quindi si può supporre che la benedizione, nell'Antico Testamento, sia il favore divino espresso come fecondità, abbondanza, prosperità.
  2. La Lettera agli Ebrei riprende varie benedizioni dell'Antico Testamento: 6,7.14; 7,1.7; 11,20-21.
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