Benedizione delle case

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Un presbitero prega con una famiglia durante il rito della Benedizione della loro casa (Messico)

La Benedizione delle case, o Benedizione delle Famiglie, viene effettuata dal parroco o da suoi collaboratori visitando una a una le famiglie del suo territorio.

Rientra nel novero delle benedizioni alle persone, ed è prassi comune delle parrocchie italiane.

Norme

La Chiesa raccomanda che ogni parrocchia svolga tale benedizione annualmente, rifacendosi all'esempio di Gesù, che inviava i suoi discepoli a portare nelle case il dono della pace (Mt 10,13).

La Benedizione annuale delle famiglie da parte del parroco viene poi vista come un'occasione preziosa e prioritaria del ministero pastorale, da non lasciar cadere:

« Obbedienti al mandato di Cristo, i pastori devono considerare come uno dei compiti principali della loro azione pastorale la sollecitudine di visitare le famiglie cristiane e di recar loro l'annunzio della pace di Cristo, che raccomandò ai suoi discepoli: "In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa" (Lc 10,5).

Ai parroci pertanto e ai loro collaboratori stia particolarmente a cuore la consuetudine di far visita ogni anno, specialmente nel Tempo pasquale, alle famiglie presenti nell'ambito della loro giurisdizione. È un'occasione preziosa per l'esercizio del loro compito pastorale: occasione tanto più efficace in quanto offre la possibilità di accostare e conoscere tutte le famiglie. »

(Nuovo Benedizionale, cap. XIII, titolo Benedizione annuale delle famiglie nelle case, nn. 434-435.)

L'indicazione del Tempo Pasquale come periodo i cui effettuare la benedizione annuale ha origine dal rito stesso della benedizione, che prevede che le famiglie vengano asperse con l'acqua lustrale benedetta nella solenne Vigilia Pasquale.

Le norme del rito prevedono che non si benedica una casa in assenza dei membri della famiglia che vi abita, poiché la benedizione riguarda propriamente la famiglia, non i locali[1].

Rito

Il Benedizionale indica come elementi essenziali del rito:

  • la lettura della parola di Dio
  • la preghiera di benedizione

Viene raccomandato altresì di adattare il rito alle circostanze della famiglia, e delle presenza di piccoli, anziani, malati[2].

Il rito prevede una forma lunga (nn. 441-458) e una forma breve (nn. 459-466).

Alla preghiera di Benedizione si fa seguire l'aspersione con l'acqua benedetta, accompagnata dalla formula:

« Ravviva in noi, Signore,
nel segno di quest'acqua benedetta,
il ricordo del Battesimo
e l'adesione a Cristo Signore,
crocifisso e risorto per la nostra salvezza.
Amen»
(Benedizionale, n. 456.466.)

Tale aspersione ha il significato di ricordare il dono del Battesimo, e di far rivivere nei presenti la bellezza della vocazione battesimale[3].

Prassi pastorale

È prassi diffusa da parte di parroci far precedere la Benedizione da una lettera che viene recapitata alle famiglie.

È altresì comune che in occasione della Benedizione il parroco consegni alla famiglia un'immagine-ricordo, spesso con il testo della Benedizione.

È inoltre usanza da parte delle famiglia effettuare un'offerta alla parrocchia quando ricevono la benedizione, oppure doni in natura per il suo sostentamento.

In molti luoghi la famiglia si attende che il parroco asperga l'acqua benedetta in tutti i vani della casa[4].

Fino agli anni '80 uno o più chierichetti accompagnavano il parroco nella Benedizione, ricevendo in segno d'affetto caramelle e cioccolatini, e a volte, piccole mance.

Note
  1. Benedizionale, n. 436.
  2. Benedizionale, n. 440.
  3. A livello popolare c'è una diffusa percezione scaramantica e superstiziosa del gesto, percezione che il rito peraltro evita assolutamente di alimentare.
  4. Molti parroci si rifiutano di accondiscendere a tale richiesta ritenendola di origine superstiziosa, e giustificano il loro rifiuto con l'affermazione del fatto che "la benedizione passa sette muri".
Voci correlate
Collegamenti esterni

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