Catari

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Maestro di Boucicaut, Miniatura con Cacciata dei catari da Carcassone nel 1209, dal "Grandes Chroniques de France" (1415 ca.); Londra (Gran Bretagna), British Library

I catari (dal greco antico καθαροί, katharoí, "puri") sono gli appartenenti ad un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo.

Il nome

L'appellativo catharos fu loro applicato a partire dal 1163 dall'abate Ecberto di Schönau (c.1132-1184) che scrisse contro di loro. I catari chiamavano se stessi boni homini, boni christiani, perfecti.

Sono conosciuti anche più frequentemente come albigesi, dalla città di Albi, una delle roccaforti catare in Francia.

Furono chiamati anche pubblicani o pobliciani o populiciani, in riferimento all'eresia pauliciana, come anche bulgari, in riferimento alle presunte origini bogomile della loro dottrina.

In Italia gli appartenenti alla Chiesa di Desenzano era conosciuti anche come albanesi, dal nome del loro primo vescovo Albano; gli adepti della chiesa di Concorrezzo si chiamavano garattisti, dal nome del loro primo vescovo Garatto; quelli di Bagnolo San Vito erano bagnolensi o coloianni, dal nome del loro primo vescovo Giovanni il Bello.

La storia

Le origini

Le origini del catarismo sono piuttosto oscure. Si pensa sia una commistione tra le eresie neomanichee dei pauliciani (seconda metà del VII secolo) e dei bogomili (inizi del X secolo) diffuse nei Balcani, che costituivano il vecchio manicheismo sempre presente, anche se latente, in Francia e nell'Italia del Nord, e le nuove tendenze di carattere popolare che affermavano la necessità di una riforma religiosa e morale della Chiesa.

La diffusione

Croce di Tolosa, nota anche come croce occitana, simbolo del catarismo

Nonostante nel 1148 il concilio di Tours avesse condannato la dottrina catara e stabilito la prigione e la confisca dei beni per gli aderenti, la diffusione degli ideali del catarismo fu così veloce che nel 1167 a Tolosa si tenne il primo concilio dei catari. A questa riunione parteciparono il vescovo bogomila Niceta, il vescovo cataro della Chiesa di Francia, Robert d'Espernon, e il vescovo cataro della Chiesa d'Italia, Marco di Lombardia. Erano presenti anche Siccardo Cellerier di Albi e Bernard Cathala di Carcassonne. In questa occasione i catari del sud della Francia furono suddivisi in quattro chiese: Agen, Tolosa, Albi e Carcassonne; una quinta, quella del Razés fu istituita nel 1226. Questo concilio cataro portò ad un irrigidimento nella loro dottrina, per altro discussa nella setta, e alla divisione dei membri, chiamati perfecti, dai simpatizzanti, detti credentes, e dettero peso alla gerarchia e alla liturgia. In tale processo di "ecclesiasticizzazione" solo il gruppo della Francia meridionale - gli Albigesi - rimase dogmaticamente e organizzativamente compatto.

I tentativi di contrasto

Vari tentativi furono fatti dalla Chiesa per impedire la diffusione del catarismo: già nel 1143 san Bernardo di Chiaravalle vide fallite le sue predicazioni a Tolosa, e nel 1165 un pubblico contraddittorio tra teologi cattolici e catari tenutosi a Lombez risultò inutile.

L'azione di contrasto dei Catari da parte della Chiesa iniziò in modo organico nel 1184 con la costituzione Ad abolendam di papa Lucio III scritta in accordo con Federico Barbarossa.

La svolta decisiva, però, iniziò nel 1198 con l'elezione di papa Innocenzo III: questi inviò in Linguadoca legati cistercensi, e, nel 1207, nella zona di Tolosa, predicatori del calibro di San Domenico di Guzmán e Diego d'Azevedo vescovo di Osma.

La crociata e la guerra albigese

In seguito all'uccisione a Saint-Gilles del legato papale cistercense Pietro di Castelnau, papa Innocenzo III, bandì nel 1208 una crociata contro i catari della Linguadoca; la spedizione fu guidata militarmente da Simon de Monfort, e, religiosamente, da Arnaldo di Cîteaux.

La prima città assediata ed espugnata fu Béziers, seguita da Carcassonne. Dal 1210 i crociati espugnarono Agen, Albi, Birou, Bram, Cahusac, Cassés, Castres, Fanjeaux, Gaillac, Lavaur, Limoux, Lombez, Minerve, Mirepoix, Moissac, Montégut, Montferrand, Montrèal, Pamiers, Penne, Puivert, Saint Antonin, Saint Marcel, Saverdun, Termes.

L'assedio di Tolosa, nel 1217-1218, fu il momento più difficile per i crociati: Simon de Monfort venne ucciso, e il suo posto fu preso dal figlio Amaury, che non era all'altezza del padre. Tuttavia nel 1229 si riuscì a giungere alla pace con il trattato di Meaux.

L'inquisizione

Ai crociati si avvicendarono gli inquisitori domenicani e francescani. La loro attività, che sarebbe durata circa 100 anni, dal 1233 al 1325, era stata ufficializzata nel 1233 da papa Gregorio IX come Inquisitio hereticae pravitatis.

In seguito all'uccisione ad Avignonnet dei due inquisitori Arnaud Guilhem de Montpellier e Ètienne de Narbonne e del loro seguito, avvenuta nel 1242, fu sferrato il colpo decisivo all'ultimo baluardo della resistenza catara, la fortezza di Montségur, posta sotto assedio nel 1243 ed espugnata nel maggio del 1244.

Grazie all'influsso dei catari del nord Italia, si verificò una timida rinascita del catarismo in Francia a cavallo del XIII secolo per opera dei fratelli Guglielmo e Pietro Authier, di Amelio de Perles e di Pradas Tavernier.

Ufficialmente l'ultimo cataro fu Guglielmo Belibasta: egli fu condannato al rogo nel 1321 per ordine dell'inquisitore Jacques Fournier, che sarebbe poi diventato papa Benedetto XII.

I catari in Italia

Il catarismo si sviluppò in Italia soprattutto nel nord.

I primi due vescovi italiani furono Marco di Lombardia e Giovanni Giudeo. In seguito il movimento si suddivise in sei chiese: Desenzano, Concorrezzo, Bagnolo San Vito, Vicenza o Marca di Treviso, Firenze, Spoleto e Orvieto. Ebbero per lungo tempo l'appoggio e la difesa delle fazioni ghibelline, fino alla Battaglia di Benevento del 1266 e alla conseguente affermazione del partito guelfo degli Angioini.

Nel 1276 i fratelli Mastino e Alberto della Scala espugnarono con le loro truppe la rocca di Sirmione, dove si erano asserragliati numerosi perfecti insieme ai vescovi di Desenzano e Bagnolo San Vito; i prigionieri furono portati a Verona dove furono bruciati il 13 febbraio 1278.

La dottrina

Il catarismo si definisce come un dualismo: due principi reggono la terra e il cielo, uno cattivo, che ha creato il mondo, l'altro buono. La materia, il mondo visibile è opera del dio cattivo: la carne è dunque colpita da maledizione; gli adepti della setta dovevano dunque astenersi dalle relazioni sessuali e da tutti gli alimenti che fossero carne, latte, formaggi... È per questo anche che l'Incarnazione venne negata, perché in effetti, se Cristo giocò un certo ruolo nel sistema cataro, Gesù non era di natura divina ma spirituale. La Passione è stata simulata e i Catari si scoprivano spesso per il loro orrore di fronte al segno della Croce. Per essi la salvezza consisteva in una certa imitazione morale che permetteva di liberarsi dalla materia e ritornare con una serie di reincarnazioni successive alla propria origine spirituale. Inoltre ogni uso della forza, il servizio militare e il giuramento erano proibiti, il che mise i Catari in opposizione anche allo Stato.

Il ricupero della propria origine spirituale era significato dal battesimo dello Spirito Santo o consolamentum. Si trattava di un rito di accoglienza che, attraverso l'imposizione delle mani, era conferito dai continentes e operava la remissione di tutti i peccati. Esso vincolava i "perfetti", distinguendoli quindi dai semplici credenti, in una via di povertà, di penitenza e di castità, che impressionava molto le popolazioni, in un'epoca nella quale certi chierici non praticavano affatto queste virtù.

Solo i perfecti erano sicuri della salvezza. Ogni caduta era irreparabile e veniva talvolta impedita perfino col suicidio, la cosiddetta endura. Si trattava di un suicidio ottenuto lasciandosi morire di fame o tagliandosi le vene per lasciarne uscire il sangue.

Il successo dei Catari è da collegare al fatto che essi utilizzarono i difetti della cura pastorale medievale e l'appello dei riformatori a una Chiesa povera, per affermare la loro autoredenzione dogmatica e il disprezzo del mondo come ascesi cristiana. Con il loro insegnamento e la loro ascetica riuscirono a sedurre molti. Nello stesso tempo essi costrinsero le forze cattoliche a una doppia difesa: a una formulazione dogmatica della comprensione cristiana del mondo (spiegazione dell'Antico Testamento, argomentazione filosofica, Scolastica) e a una reazione ascetica di vita evangelica (apostolato dei laici, cura pastorale delle parrocchie, Ordini mendicanti). Solo quando la Chiesa realizzò le due istanze, le teorie ereticali catare non poterono più aver presa sul popolo cristiano.

Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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