Dodici (Apostoli)

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Costituendo il gruppo dei Dodici (che non sono ancora chiamati Apostoli negli strati più antichi della tradizione sinottica), Gesù compie un gesto profetico e manifesta la Sua volontà di radunare di nuovo e di ricostituire il popolo d'Israele con le sue dodici tribù, così come la tradizione giudaica l'attendeva per il tempo messianico.
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I Dodici Apostoli sono quei dodici discepoli che Gesù ha voluto porre a fondamento del nuovo Israele; come il primo Israele aveva come fondamento i dodici patriarchi figli di Giacobbe, così i Dodici Apostoli rappresentano le colonne della Chiesa, nuovo popolo di Dio.

Fin dall'inizio della sua vita pubblica Gesù volle moltiplicare la sua presenza e diffondere il suo messaggio per mezzo di uomini che fossero altri se stesso:

I Dodici saranno i giudici nell'ultimo giorno (Mt 19,28; Lc 22,29-30); ed è questo che il numero dodici del collegio apostolico simboleggia.

Ai Dodici il Risorto, sempre presente con essi sino alla fine dei secoli, dà l'incarico di ammaestrare e di battezzare tutte le nazioni (Mt 28,18-20). L'elezione di un dodicesimo apostolo in sostituzione di Giuda (At 1,15-26) appare quindi indispensabile perché la figura del nuovo Israele si ritrovi nella Chiesa nascente.

L'elezione

Il momento della costituzione dei Dodici è collocato in maniera diversa nei Sinottici:

Gli invii in missione

Gesù manda i Dodici in missione dando loro potere sui demoni (potere d'esorcismo) e di operare guarigioni.

Gli apostoli ricevono le istruzioni per la loro missione nei discorsi attribuiti a Gesù prima del loro invio, ed ognuno dei Sinottici presenta particolarità proprie:

  • Secondo Marco (Mc 6,7-13 gli apostoli non devono aver con sé altro che un bastone e i calzari; è fatto loro divieto di portare denaro e una doppia tunica: hanno diritto all'ospitalità e al vitto gratuito. A chi li accoglie trasmettono la benedizione di pace, ma la tolgono a chi li respinge, e devono scuotere dai piedi, in segno di testimonianza, la polvere di quei luoghi che rifiutano di accoglierli.
  • In Matteo (c. 10) le condizioni della missione appaiono anche più dure: gli apostoli non devono portar con sé neppure il bastono e i calzari. Devono inoltre limitare la loro missione al territorio giudaico e non passare in territorio pagano o samaritano. Prima che terminino l'annunzio alle città d'Israele si manifesterà il Figlio dell'uomo. Il loro messaggio è l'annunzio del regno di Dio, imminente (10,7: πορευόμενοι δὲ κηρύσσετε λέγοντες, ὅτι ἤγγικεν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν, poreuómenoi dè kerýssete légontes, hóti énghiken he basileía tôn ouranôn). Devono concedere gratuitamente i carismi della loro missione, e ricevere gratuitamente ospitalità e vitto. Anche in Matteo è prospettata la possibilità dell'accoglienza e del rifiuto del loro messaggio e del loro augurio di pace. Una sorte peggiore di Sodoma e Gomorra colpirà, nel giorno del giudizio, le terre ribelli all'invito evangelico. Poi il discorso si amplifica con una serie di elementi che, più che all'apostolato, si riferiscono genericamente alla situazione dei discepoli di Cristo nel mondo: persecuzioni, processi, testimonianza, assistenza dello Spirito Santo, ricompensa futura.
  • Anche in Luca troviamo le stesse condizioni inasprite della povertà come in Matteo: inoltre Luca suddivide gran parte del contenuto dei discorsi di missione riportati dei due primi evangelisti nei due discorsi ai Dodici e ai settantadue (9,1-6; 10,1-16), con alcune ripetizioni. Secondo molti critici il raddoppiamento rappresenta la missione cristiana in Israele e in Samaria, quest'ultima la terra infedele per eccellenza, a significare i popoli pagani.[1]

Il primato di Pietro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Primato di Pietro.

All'interno del gruppo dei Dodici Gesù affida un ruolo speciale a Pietro, lo costituisce roccia per la sua fede, gli affida le chiavi del Regno dei Cieli, gli dà l'autorità di legare e sciogliere (Mt 16,17-19). Nell'Ultima Cena prega per lui perché non vacilli la sua fede, e gli affida la missione di confermare i suoi fratelli (Lc 22,30-31). Dopo la sua risurrezione gli rinnova il mandato di pascere il suo gregge (Gv 21,15-19).

Dopo la Pentecoste Pietro è presentato sistematicamente dagli Atti in posizione primaziale rispetto agli altri undici (1,13.15; 2,14-41; 4,8-12; 5,1-11.29-32; 9,32.36-42; 10,1-48; 15,7-11).

Il carattere unico dei Dodici

Nelle intenzioni di Gesù i Dodici devono essere i testimoni di lui risorto, cioè attestare che egli risorto è quel medesimo Gesù con il quale sono vissuti (At 1,8.21).

Tale testimonianza conferisce al loro apostolato (inteso qui nel senso più stretto del termine) un carattere unico: i Dodici sono per sempre il fondamento della Chiesa:

« Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello»

Le liste dei Dodici

L'elenco dei dodici apostoli è riportato sinotticamente quattro volte nel Nuovo Testamento: nei tre vangeli sinottici verso l'inizio del ministero pubblico di Gesù (Mt 10,2-4; Mc 3,16-19; Lc 6,13-16, e negli Atti degli Apostoli dopo la menzione della sua morte e risurrezione (At 1,13). In Giovanni l'elenco è assente.

Si notano alcune differenze sia nell'ordine sia nei nomi degli apostoli.

La successione ai Dodici

Come Gesù ha voluto istituire un collegio privilegiato che moltiplichi la sua presenza e la sua Parola, così i Dodici comunicano ad altri l'esercizio della loro missione apostolica.[16]

Già nell'Antico Testamento Mosè aveva trasmesso a Giosuè la pienezza dei suoi poteri (Nm 27,18); alla stessa maniera anche Gesù ha voluto che l'ufficio pastorale affidato ai Dodici continui attraverso i secoli; pur conservando un legame speciale con essi, la sua presenza di risorto trascenderà infinitamente la loro cerchia ristretta.

Del resto, già nella sua vita pubblica, Gesù stesso ha aperto la via a questa estensione della missione apostolica: accanto alla tradizione prevalente che racconta la sola missione dei Dodici, Luca conserva un'altra tradizione secondo la quale Gesù "designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi" (Lc 10,1); l'oggetto della missione è lo stesso che per i Dodici, e così il carattere ufficiale (Lc 10,16; cfr. Mt 10,40). Nel pensiero di Gesù la missione apostolica non è limitata a quella dei Dodici.

I Dodici stessi agiscono in questo spirito. Al momento della scelta di Mattia essi sanno che un buon numero di discepoli possono soddisfare alle condizioni necessarie (At 1,21-23): Dio non designa propriamente un apostolo, ma un dodicesimo testimone. Si veda poi la figura di Barnaba, un apostolo della stessa fama di Paolo (At 14,4.14); e se i Sette non sono chiamati apostoli (At 6,1-6), possono tuttavia fondare una nuova Chiesa: così Filippo in Samaria, quantunque i suoi poteri siano limitati da quelli dei Dodici (At 8,14-25).

L'apostolato, rappresentazione ufficiale del risorto nella Chiesa, rimane per sempre fondato sul collegio apostolico dei Dodici, ma viene esercitato da tutti gli uomini ai quali questi conferiscono autorità.

In tale linea, quindi, la Chiesa cattolica insegna la necessità della successione apostolica nel tempo: gli apostoli dovettero avere dei successori, il ministero dei quali continua in quello degli attuali Vescovi, in primis il Papa, successore di Pietro.

Note
  1. L'evangelista Luca però riporta alcuni elementi del discorso missionario di Matteo fuori della cornice dell'invio dei discepoli, ad alludere genericamente alle condizioni dei discepoli del Vangelo.
  2. Testo greco e traslitterazione:
    « πρῶτος Σίμων ὁ λεγόμενος Πέτρος καὶ Ἀνδρέας ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ, καὶ Ἰάκωβος ὁ τοῦ Ζεβεδαίου καὶ Ἰωάννης ὁ ἀδελφὸς αὐτοῦ, Φίλιππος καὶ Βαρθολομαῖος, Θωμᾶς καὶ μαθθαῖος ὁ τελώνης, Ἰάκωβος ὁ τοῦ Ἁλφαίου καὶ Θαδδαῖος, Σίμων ὁ Καναναῖος καὶ Ἰούδας ὁ Ἰσκαριώτης ὁ καὶ παραδοὺς αὐτόν.

    Prôtos Símon ho legómenos Pétros kaì Andréas ho adelphòs autoû, kaì Iákobos ho toû Zebedaíou kaì Ioánnes ho adelphòs autoû, Phílippos kaì Bartholomaîos, Thomâs kaì matthaîos ho telónes, Iákobos ho toû Halphaíou kaì Thaddaîos, Símon ho Kananaîos kaì Ioúdas ho Iskariótes ho kaì paradoùs autón. »

  3. Testo greco e traslitterazione:
    « καὶ ἐπέθηκεν ὄνομα τῷ Σίμωνι Πέτρον, καὶ Ἰάκωβον τὸν τοῦ Ζεβεδαίου καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν τοῦ Ἰακώβου· καὶ ἐπέθηκεν αὐτοῖς ὀνόματα Βοανεργές, ὅ ἐστιν υἱοὶ βροντῆς· καὶ Ἀνδρέαν καὶ Φίλιππον καὶ Βαρθολομαῖον καὶ Ματθαῖον καὶ Θωμᾶν καὶ Ἰάκωβον τὸν τοῦ Ἁλφαίου καὶ Θαδδαῖον καὶ Σίμωνα τὸν Κανανίτην καὶ Ἰούδαν Ἰσκαριώτην, ὃς καὶ παρέδωκεν αὐτόν.

    Kaì epétheken ónoma tô Símoni Pétron, kaì Iákobon tòn toû Zebedaíou kaì Ioánnen tòn adelphòn toû Iakóbou: kaì epétheken autoîs onómata Boanerghés, hó estin yhioì brontês: kaì Andréan kaì Phílippon kaì Bartholomaîon kaì Matthaîon kaì Thomân kaì Iákobon tòn toû Halphaíou kaì Thaddaîon kaì Símona tòn Kananíten kaì Ioúdan Iskarióten, hòs kaì parédoken autón. »

  4. Testo greco e traslitterazione:
    « Σίμωνα, ὃν καὶ ὠνόμασε Πέτρον, καὶ Ἀνδρέαν τὸν ἀδελφὸν αὐτοῦ, Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην, Φίλιππον καὶ Βαρθολομαῖον, Ματθαῖον καὶ Θωμᾶν, Ἰάκωβον τὸν τοῦ Ἁλφαίου καὶ Σίμωνα τὸν καλούμενον Ζηλωτὴν, Ἰούδαν Ἰακώβου καὶ Ἰούδαν Ἰσκαριώτην, ὃς καὶ ἐγένετο προδότης.

    Símona, hòn kaì onómase Pétron, kaì Andréan tòn adelphòn autoû, Iákobon kaì Ioánnen, Phílippon kaì Bartholomaîon, Matthaîon kaì Thomân, Iákobon tòn toû Halphaíou kaì Símona tòn kaloúmenon Zelotèn, Ioúdan Iakóbou kaì Ioúdan Iskarióten, hòs kaì eghéneto prodótes. »

  5. Testo greco e traslitterazione:
    « ὅ τε Πέτρος καὶ Ἰάκωβος καὶ Ἰωάννης καὶ Ἀνδρέας, Φίλιππος καὶ Θωμᾶς, Βαρθολομαῖος καὶ Ματθαῖος, Ἰάκωβος Ἁλφαίου καὶ Σίμων ὁ Ζηλωτὴς καὶ Ἰούδας Ἰακώβου

    Hó te Pétros kaì Iákobos kaì Ioánnes kaì Andréas, Phílippos kaì Thomâs, Bartholomaîos kaì Matthaîos, Iákobos Halphaíou kaì Símon ho Zelotès kaì Ioúdas Iakóbou. »

  6. Gv 1,40.41.42.44; 6,8.68; 13,6.8.9.24.36.37; 18,10.11.15.16.17.18.25.26.27; 20,2.3.4.6; 21,2.3.7.11.15.16.17.20.21.
  7. 1,40.44; 6,8; 12,22.
  8. 21,2.
  9. Gv 13,23; 18,15.16; 19,26.27; 20,2.3.4.8; 21,7.20.23.24.
  10. 21,2.
  11. 1,43.44.45.46.48; 6,5.7; 12,21.22; 14,8.9.
  12. 11,16; 14,5; 20,24.26.27.28; 21,2.
  13. 1,45.46.47.48.49; 21,2.
  14. 14,22.
  15. 6,71; 12,4; 13,2.26.29; 18,2.3.5.
  16. I Dodici non possono trasmettere ad altri il privilegio intrasmissibile che li costituisce per sempre corpo dei testimoni di Cristo risorto.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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