Esercizi spirituali

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Sant'Ignazio di Loyola, ideatore degli Esercizi Spirituali

Gli Esercizi Spirituali sono un periodo di silenzio, riflessione e preghiera, nel quale, con l'aiuto di una guida spirituale, ci si dedica al discernimento della volontà di Dio nella propria vita, oppure si confermano le scelte fatte, nella vocazione ecclesiale specifica.

Hanno avuto come iniziatore sistematico e geniale sant'Ignazio di Loyola. Il suo libro degli Esercizi Spirituali fu solennemente approvato da Paolo III il 31 luglio 1548 con il breve Pastoralis officii.

Gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio

Sant'Ignazio scrisse nel libro degli Esercizi Spirituali il frutto della sua esperienza: Ignazio si avvale della sua personale esperienza, e dell'esperienza maturata nel dettare gli Esercizi ad altri.

Gli Esercizi Spirituali sono per Sant'Ignazio una pedagogia della conformità al volere del Padre[1]; essi sono anche una metodologia esistenziale per ricercare Dio nell'elezione, soprattutto mediante l'esperienza interna, ma senza trascurare l'impegno della ragione illuminata dalla grazia "normale"[2]. Lo scopo degli Esercizi Spirituali è "cercare e trovare la volontà divina"[3].

La conoscenza della volontà di Dio negli Esercizi Ignaziani si manifesta in vari modi: Dio può comunicarsi direttamente[4], dona di eleggere lo stato di vita[5], dà il volere[6], pone nel cuore quel che si deve fare[7].

Le annotazioni iniziali del libretto degli Esercizi sono significative per capire cosa Ignazio intende per Esercizi Spirituali:

« Per esercizi si intendono i vari modi di esaminarsi, di meditare, di contemplare, di preghiera orale e mentale e di altre attività spirituali. »
(Annotazione 1)

L'annotazione 20 raccomanda invece che si diano gli esercizi interi solo a chi è desideroso di trarne tutto il profitto possibile.

L'annotazione 5 sottolinea quanto sia importante per l'esercitante entrarvi con grande coraggio e liberalità, offrendogli interamente la volontà e la libertà perché si sia disposti in tutto a fare la volontà di Dio.

L'annotazione 4 si occupa della distribuzione della materia degli esercizi divisa in quattro parti o settimane:

Ignazio insiste sull'adattabilità del tempo e della materia in funzione del beneficio degli esercitandi:

« Può accadere che nella prima settimana alcuni siano più lenti nel trovare quello che cercano, cioè pentimento, dolore e lacrime per i loro peccati, oppure che alcuni siano più diligenti di altri, o più agitati o messi alla prova da diversi spiriti. Perciò conviene a volte abbreviare e a volte allungare la settimana; lo stesso vale per le settimane successive, cercando di ottenere il frutto corrispondente all'argomento trattato. In ogni modo gli esercizi si concluderanno più o meno in trenta giorni. »

Non meno importante è l'annotazione 18, sull'adattamento degli esercizi

« alla condizione delle persone (...) secondo l'età, l'istruzione e l'ingegno che hanno, affinché a chi è poco istruito o di fisico debole non si diano cose che non possa sopportare agevolmente o da cui non possa trarre profitto. »

Forme e aspetti storici

I ritiri ai bambini e operai

Gruppo di partecipanti a un corso di Esercizi Spirituali alla casa del Sacro Cuore di Possagno, 1946.

I ritiri o Esercizi Spirituali chiusi non erano riservati soltanto ai chierici ed ai religiosi: era usanza comune dettarli anche ai bambini e bambine della Prima Comunione. Negli anni '20 del '900 ebbero una straordinaria fioritura con l'Opera dei Ritiri Operai.

Secondo la testimonianza di Antonio Gramsci[8][9], dal 1908 al 1929 l'Opera aveva raccolto nelle Leghe di Perseveranza di Roma e del Lazio più di 20.000 operai, molti dei quali convertiti di recente. Solo nel biennio 1928-29 erano stati praticati 115 ritiri chiusi con la partecipazione di circa 2.200 operai. La Lega aveva in Roma 800 iscritti distribuiti in 34 centri; nel Lazio vi erano 25 sezioni della Lega con 12.000 iscritti. Gramsci constatava poi che le Leghe di Perseveranza tendevano a mantenere i risultati dei ritiri e ad ampliarli nella massa, creando una opinione pubblica attiva a favore della pratica religiosa, capovolgendo la situazione precedente nella quale la stessa massa aveva un atteggiamento negativo o per lo meno passivo, o scettico o indifferente.

L'enciclica Mens nostra

Pio XII scrisse l'enciclica Mens Nostra sull'importanza degli Esercizi Spirituali. In essa il papa deplora che

« la grande malattia dell'età moderna, fonte precipua dei mali che tutti deploriamo, è la mancanza di riflessione, quell'effusione continua e veramente febbrile verso le cose esterne, quella smodata cupidigia delle ricchezze e dei piaceri, che a poco a poco affievolisce negli animi ogni più nobile ideale, li immerge nelle cose terrene e transitorie e non permette loro di assurgere alla considerazione, delle verità eterne, delle leggi divine, di Dio, unica fonte di tutto ciò che esiste, unico fine dell’universo creato »
(Testo on line)

Il papa proponeva come rimedio il raccoglimento degli Esercizi. Da questa capacità di silenzio e di raccoglimento sarebbe scaturito lo spirito di apostolato.

Per arrivare a un risultato simile occorreva seguire un metodo serio, e per questo il papa riproponeva il metodo di sant'Ignazio di Loyola:

« Di questo che Ci piace chiamare Maestro specializzato degli Esercizi, il cui "ammirabile libro degli Esercizi"[10], piccolo di mole ma grande e prezioso di contenuto, dal dì che venne solennemente approvato, lodato, raccomandato dal Nostro Predecessore Paolo III di santa memoria[11], "quasi subito si affermò ed impose — per usare le parole che Noi stessi prima del Sommo Pontificato avemmo già occasione di scrivere — quale il più sapiente ed universale codice di governo spirituale delle anime, quale sorgente inesauribile della pietà più profonda ad un tempo e più solida, quale stimolo irresistibile e guida sicurissima alla conversione ed alla più alta spiritualità e perfezione"[12]»

Il papa proseguiva sottolineandone

« la sodezza della dottrina spirituale, lontana dai pericoli e dalle illusioni dei pseudomistici, l'ammirabile adattamento ad ogni ceto e condizione di persone (dalle anime dedite per vocazione alla vita contemplativa sino agli uomini viventi nel mondo), l'unità organica delle sue parti, il mirabile ordine con cui si succedono le verità da meditare e i documenti spirituali, ordinati a condurre l'uomo dalla liberazione della colpa[13] alle più alte vette dell'orazione e dell'amor di Dio per la via sicura dell'abnegazione e della vittoria sulle passioni, rendono il metodo degli Esercizi di Sant'Ignazio il più commendevole e il più fruttuoso. »

Gli esercizi spirituali coatti

Fino all'entrata in vigore del nuovo Codice di Diritto Canonico vigeva la pratica plurisecolare degli esercizi coatti, prevista ancora dalle norme canoniche precedenti[14], che prevedevano che gli Esercizi fossero comminati per il ravvedimento o per la correzione dei costumi; essi venivano prescritti anche in ordine all'assoluzione di determinate censure o alla cancellazione di determinati reati. La finalità era quella della riabilitazione del soggetto e la riparazione degli eventuali scandali arrecati. Ovviamente riguardavano poche persone rispetto alla stragrande maggioranza di coloro che per secoli li praticarono spontaneamente.

La nascita della Federazione Italiana Esercizi Spirituali

La Federazione Italiana Esercizi Spirituali (FIES), nacque nel 1964.

Essa pose fin dall'inizio come suo compito precipuo la promozione e la diffusione dell'esperienza degli esercizi spirituali, secondo le indicazioni di svariati documenti del magistero, in particolare l'enciclica Mens nostra[15] di Pio XI (1929).

La Federazione si prefisse anche di individuare gli elementi essenziali degli Esercizi, ricercandone il metodo, per proporre suggerimenti condivisi da tutti gli interessati a questo particolare servizio pastorale.

Il post-concilio

Dopo il Concilio Vaticano II si avvertì la necessità di riconsiderare gli esercizi alla luce del magistero conciliare e tenendo in conto la rapidissima evoluzione ecclesiale-culturale. In questa linea si tenne nel 1966 a Loyola un incontro dove vari predicatori di esercizi della Compagnia di Gesù presentarono i risultati delle loro ricerche e delle loro indagini. Frutto di tale convegno fu il volume Los ejercicios de san Ignacio a la luz del Vaticano II[16] ("Gli Esercizi di Sant'Ignazio alla luce del Vaticano II"), e la fondazione del Centrum Ignatianum Spiritualitatis ("Centro Ignaziano di Spiritualità").

In Italia la ricerca degli elementi essenziali degli Esercizi ebbe un punto di partenza significativo nella relazione che padre Maurizio Costa S.J. tenne il 24 luglio del 1969 nella casa di esercizi Madonna dei Laghi di Avigliana (TO), a cinque anni dalla creazione della FIES. L'intervento del Costa individuava la forma specifica degli Esercizi Spirituali nell'esperienza carismatica di Sant'Ignazio di Loyola; a livello poi definizione e descrizione degli Esercizi, ne evidenziava la adattabilità meno nei confronti di chi li vive.

Queste ricerche individuanti il nucleo fondamentale dell'esperienza degli esercizi sono state recepite dall'autorità ecclesiastica; questa ha incoraggiato la pratica degli Esercizi in più di una occasione, come fanno fede, tra l'altro, le udienze ed i messaggi pontifici in occasione delle assemblee nazionali della FIES.

Gli Esercizi nel Codice di Diritto Canonico

La prassi degli Esercizi Spirituali per il clero entrò nel nuovo Codice di Diritto Canonico al can. 276 che porta avanti la lunga esperienza precedente:

« §1. Nella loro condotta di vita i chierici sono tenuti in modo peculiare a tendere alla santità, in quanto, consacrati a Dio per un nuovo titolo mediante l'ordinazione, sono dispensatori dei misteri di Dio al servizio del Suo popolo.

§2. Per essere in grado di perseguire tale perfezione (..) 4) sono ugualmente tenuti a partecipare ai ritiri spirituali, secondo le disposizioni del diritto particolare. »

La norma situa la prescrizione degli Esercizi all'interno della vocazione alla santità, ma non fornisce indicazione specifiche per l'attuazione dell'obbligo dei ritiri. Essa si limita a richiamare la necessità di questa esperienza spirituale vissuta con una certa scadenza regolare, lasciando alle disposizioni particolari la determinazione di modalità, tempi, luoghi.

Altri canoni suggeriscono ritmi temporali di questa pratica: gli esercizi annuali dei seminaristi[17] e dei religiosi[18]. È conservata, inoltre, la precedente norma canonica degli Esercizi da farsi prima dell'assunzione degli Ordini Sacri[19].

Il Codice estende, senza però una scadenza rigida come era nella precedente normativa, i cosiddetti Esercizi Spirituali pubblici, simili alle missioni popolari[20].

Lo spirito del Codice è che gli Esercizi permangano per i chierici ed i consacrati, ma estendendoli, nelle dovute forme, a tutti i fedeli, come prezioso strumento di formazione spirituale permanente.

Note
  1. Stefano De Fiores, Tullo Goffi (a cura di), Nuovo Dizionario di Spiritualità, Edizioni Paoline, 1985, p. 1715.
  2. Esercizi Spirituali, 177-183.
  3. Esercizi Spirituali, 1.
  4. Esercizi Spirituali, 15.
  5. Esercizi Spirituali, 135.
  6. Esercizi Spirituali, 155.
  7. Esercizi Spirituali, 180.
  8. Note dal carcere, scheda sull'Azione Cattolica, in Quaderno n. 5. Nota n. 702, pp. 67-68; n. 133
  9. Gramsci prendeva appunti di un articolo, Come il popolo torna a Dio. L'Opera dei "Ritiri operai". L'articolo fu pubblicato in Civiltà Cattolica, 20 luglio 1920, insieme ad altri titoli correlati.
  10. Breviario Romano, in festo S. Ign., 31 luglio, lect. 4.
  11. Lettera Apostolica Pastoralis officii, 31 luglio 1548.
  12. S. Carlo e gli esercizi spirituali di S. Ignazio, in San Carlo Borromeo nel 3° Centenario della canonizzazione, n. 23, Sett. 1910, p. 488.
  13. Epist. apost. Pii Pp. XI: Nous avons appris, 28 marzo 1929 ad Card. Dubois.
  14. Cfr. Codice Piano-Benedettino, can. 2313 §1,5.
  15. Testo dell'enciclica.
  16. Congreso internacional de Ejercicios, BAC, Madrid 1968.
  17. Can. 246 §5.
  18. Can. 663 §5: "Osservino fedelmente i tempi annuali di sacro ritiro".
  19. Can. 1039:
    « Tutti coloro che debbono essere promossi a qualche ordine, attendano agli esercizi spirituali per almeno cinque giorni, nel luogo e nel modo stabiliti dall'Ordinario; il Vescovo, prima di procedere all'ordinazione, deve accertarsi che i candidati li abbiano debitamente compiuti. »
  20. Can. 770: "I parroci in tempi determinati, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, organizzino quelle predicazioni, che denominano esercizi spirituali e sacre missioni, o altre forme adattate alle necessità.
Fonti
Voci correlate
Collegamenti esterni
Firma documento.png

Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 11 dicembre 2010 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.