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Inquisitore
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
L' inquisitore era un giudice delegato della fede, in via ordinaria membro degli Ordini domenicano o francescano[1], incaricato (in aggiunta al vescovo, che ne era il giudice ordinario) di vigilare sulla ortodossia del popolo cristiano.
L'inquisitore doveva ricercare, giudicare e punire gli eretici. Nell'adempimento del suo ufficio era soggetto soltanto al papa o ad un suo speciale rappresentante, il Grande Inquisitore o Inquisitore Generale.
La sua competenza era limitata ad una provincia inquisitoriale, per le sole cause di eresia e per un periodo di tempo piuttosto breve; sicuramente non a vita. Egli poteva essere rimosso dal superiore provinciale che lo aveva eletto.
Si richiedeva che egli fosse uomo maturo d'età (almeno quarantenne), di costumi intemerati ed incorruttibile, e che possedesse sufficiente cultura giuridica e teologica.
L'inquisitore assommava nella sua persona gli uffici di accusatore, di istruttore e di giudice.
- ↑ Per combattere l'eresia dei catari nella Francia meridionale, dove essi erano appoggiati dal conte di Tolosa Raimondo VI, il papa inviò i cistercensi per una presentazione analitica delle vicende. Ma l'uccisione del legato papale Pietro di Castelnau spinse Innocenzo III a bandire nel 1208 la crociata contro di essi. La guerra si concluse con la pace di Parigi nel 1229. Contemporaneamente, in un concilio tenutosi a Tolosa, si elaborarono duri provvedimenti legislativi contro l'eresia: coloro che fossero stati scoperti e riconosciuti eretici dovevano essere consegnati al braccio secolare per ricevere la punizione a loro destinata per i crimini compiuti.
- Mariano da Alatri, Inquisitore, in Pietro Chiocchetta (cur.), Dizionario storico religioso, Studium, Roma, 1966, pp. 448-449 (con bibliografia)
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