Libro di Tobia

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Libro di Tobia
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Filippino Lippi, Tobia e l'angelo (1472 - 1482 ca.)
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale ebraico
Traduzione
Ambito culturale
Autore Anonimo
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica VII secolo a.C.

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Il Libro di Tobia è uno dei libri sapienziali della Bibbia.

Citato da molti Padri della Chiesa, fu definitivamente dichiarato canonico dal Concilio di Cartagine nel 397 e riconfermato tale nel Concilio di Trento (1546). Non è mai stato considerato parte del Tanakh, la bibbia della maggior parte degli Ebrei ortodossi, poiché le versioni conosciute erano in greco; questo criterio di originalità, proprio della tradizione ebraica, ha mostrato però tutti i suoi limiti dopo la scoperta di frammenti del libro di Tobia in lingua originale nella caverna IV a Qumran, nel 1955. Questi frammenti combaciano perfettamente con il testo greco che ci è giunto. La data di stesura del libro è incerta; il testo, comunque, pare risalire ad un epoca poco anteriore ai Maccabei, presupponendo tradizioni aramaiche. Il libro è stato probabilmente scritto in aramaico, e pare che la Vulgata di San Girolamo si basi proprio sul testo originale.

Struttura

Il racconto, di stile romanzesco e composto da 14 capitoli, può essere diviso in tre parti principali, che narrano rispettivamente:

Un epilogo racconta:

Alcuni versetti finali riferiscono gli ultimi anni di Tobia (14,12-15).

Trama

La trama, ambientata nel VII secolo a.C. nella regione dell'Assiria nel periodo della cattività delle tribù del nord (721 - 612 a.C.[1]), concerne la storia di una famiglia ebraica della tribù di Neftali, deportata a Ninive, composta dal padre, Tobi, dalla madre Anna e dal figlio Tobia. Nella versione latina del testo padre e figlio hanno lo stesso nome, Tobias.

Condotto prigioniero in Assiria nella deportazione delle tribù del regno di Israele nel 722 a.C., il pio Tobi si prodiga ad alleviare le pene dei suoi connazionali in cattività (i primi due capitoli e mezzo sono narrati in prima persona). Nel corso delle varie vicende perde il suo patrimonio, e, in seguito ad un atto di carità, anche la vista. Sentendo approssimarsi la propria fine, manda il figlio Tobia nella Media presso un parente, Gabael, a riscuotere dieci talenti d'argento lasciatigli in deposito. Cercando una guida per il cammino, incontra un connazionale che si offre di accompagnarlo, conoscendo bene la strada: in realtà, si tratta dell'arcangelo Raffaele, mandato da Dio ad aiutare la famiglia, sotto mentite spoglie.

Durante il viaggio, ad Ecbatana, Tobia sposa Sara, figlia del parente Raguele, liberandola dal demone Asmodeo che uccideva tutti gli uomini che avevano provato a sposarla, grazie alle indicazioni di Raffaele utilizza, bruciandoli su di un incensiere, il cuore e il fegato di un pesce pescato durante il viaggio. Dopo la liberazione, in un titanico combattimento, Raffaele provvederà a legare il demone ad una montagna. Il nome Asmodeo deriva probabilmente da quello di Aeshma Deva, uno dei sette arcidiavoli dell'antica tradizione persiana.

Sempre grazie ad un consiglio di Raffaele, Tobia spalma sugli occhi del padre Tobi il fiele del pesce pescato, facendogli così riacquistare la vista. Solo alla fine del libro Raffaele si fa riconoscere dai due.

Note
  1. Caduta di Ninive.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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