Maledizione

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La maledizione è un chiamare in gioco forze profonde, che trascendono l'uomo, per provocare sul destinatario effetti nocivi.

Nella sua forma piena, la maledizione comporta due termini strettamente legati: la causa o condizione, che produce l'effetto. In termini espliciti, una maledizione ha (almeno implicitamente) la forma: "Perché hai fatto questo (ovvero: se fai questo)... incorrerai in questa sventura".

Quando il Verbo che è luce, verità e vita colpisce il principe delle tenebre, padre della menzogna e della morte, la benedizione che apporta rivela il rifiuto criminoso di Satana e si cambia, a questo contatto, in maledizione. Il peccato è un male che la parola non crea: essa lo rivela e ne porta a compimento la sventura: la maledizione è già un giudizio.

Nella Bibbia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Maledizione (Bibbia).

L'Antico Testamento conosce varie varianti della formula "Maledetto chi ti maledice!". Non si può maledire alla leggera, senza correre il rischio di scatenare sulla propria persona la maledizione che s'invoca (cfr. Sal 109[108],17). Per maledire qualcuno bisogna avere un diritto sul suo essere profondo, quello dell'autorità legale o paterna, quello della miseria o dell'ingiusta oppressione (Sal 137[136],8-9; cfr. Gb 31,20.38-39; Gc 5,4), quello di Dio.

Il Nuovo Testamento ci presenta Gesù che, venuto a portare la luce della rivelazione dell'amore, con la sua parola crea un discrimine tra chi l'accetta e chi la rifiuta (cfr. Lc 12,51; Gv 9,39), e ciò fà sì che chi si chiude al dono di Cristo si autoescluda dalla benedizione (cfr. Gv 12,47-48).

Durante la sua vita Gesù non ha mai maledetto nessuno, anche se non ha risparmiato minacce forti per molte categorie di persone e comunità (Lc 6,24-26; Mt 11,21; Mt 23,13-31; Mt 23,33-36; Mt 26,24).

San Paolo insegna che il Cristo crocifisso è divenuto per noi "peccato" (2Cor 5,21) e "maledizione"; egli "ci ha riscattati dalla maledizione della legge" (Gal 3,13) e ci ha posti in possesso della benedizione e dello Spirito di Dio. Egli non rigetta, ma attira tutto a sé (Gv 12,32) e unifica (Ef 2,16).

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