Celebrazione Eucaristica

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La Celebrazione Eucaristica o Messa è il rito della Chiesa cattolica in cui si celebra l'Eucaristia.

Il termine "Messa", usato dai cattolici di rito latino, deriva dalla parola latinamissa che viene pronunciata dal sacerdote nel rito romano in latino quando congeda i fedeli dicendo: "Ite missa est".

Significato teologico

La Celebrazione Eucaristica ha quattro significati principali:

  • il sacrificio, ripetizione incruenta del sacrificio di Cristo sul Calvario
  • il memoriale, ricordo e presenza di Cristo nell'attesa del suo ritorno
  • il convito, segno di unione fra Cristo e la Chiesa, come l'Ultima cena
  • il ringraziamento, per i doni ricevuti da Dio, chiamati anche "pace"

Questi quattro significati principali sono intimamente legati fra loro e sono richiamati da diverse parti della liturgia. Abbastanza vivo è il dibattito teologico su quale sia il significato principale da attribuire alla Celebrazione Eucaristica, anche se dai documenti del Magistero appare centrale la definizione di sacrificio propiziatorio. Nell'eucaristia l'attore principale è Cristo, presente attraverso il Sacramento. È infatti Cristo l'offerta che la Chiesa attraverso lo Spirito Santo presenta al Padre in virtù della comunione che la rende «un solo Corpo» con Cristo. L'offerta di Cristo è presentata dal sacerdote, che agisce «in persona Christi» e dall'assemblea che partecipa alla celebrazione. Tuttavia, la celebrazione non è a esclusivo vantaggio dell'assemblea, ma i frutti spirituali dell'Eucaristia, che è il sacrificio di Cristo per la redenzione del mondo, sono per tutta la Chiesa, non solo per tutti i vivi, ma anche per le anime dei defunti che si trovano in Purgatorio. Gli Angeli e i Santi si uniscono alla liturgia terrena che è prefigurazione della liturgia celeste con cui la Chiesa trionfante adora Dio.

Nel Rito romano (forma ordinaria)

Un altare utilizzato per celebrazioni eucaristiche. Per la Chiesa cattolica è la rappresentazione sia del tavolo dell'Ultima cena, che l'ara su cui si compie il Sacrificio Eucaristico

La celebrazione consiste di due parti principali: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella messa viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione.

I riti introduttivi

I riti che precedono la Liturgia della Parola, cioè l'introito, il saluto, l'atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l'orazione di colletta, hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione.

Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'eucaristia.

La liturgia della Parola

Nella Liturgia della Parola, Dio parla al suo popolo per mezzo del suo Figlio, Cristo, Parola vivente. Essa è costituita da brani tratti dalla Sacra Scrittura, dall'omelia del celebrante e dalla preghiera dei fedeli. Nelle due letture bibliche (una, nei giorni feriali) e nel salmo Dio parla al popolo, nell'omelia il celebrante spiega ed attualizza la Parola, nella preghiera dei fedeli tale Parola si converte in invocazioni dei figli di Dio. Nel rito ambrosiano tra la liturgia della parola e l'offertorio viene scambiato il gesto di pace "secondo l'ammonimento del Signore".

La liturgia eucaristica

Secondo la narrazione biblica, Gesù "prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo:Prendete e mangiate; questo è il mio corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati". (Mt 26,26-28).

La liturgia eucaristica sviluppa queste azioni di Gesù in tre momenti: l'offertorio, la preghiera eucaristica e la comunione.

La presentazione dei doni
« È la presentazione delle oblate: il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. È il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, "quando prese il pane e il calice". "Soltanto la Chiesa può offrire al Creatore questa oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene dalla sua creazione" Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 18, 4. La presentazione delle oblate all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. È lui che, nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici. »

Tutti i fedeli sono sacerdoti[1]. Essi offrono al Sacerdote ordinato i sacrifici spirituali, portano all'altare il Pane, il Vino e le loro intenzioni. Di seguito il Sacerdote offre le nostre e le sue offerte per la consacrazione e per la commemorazione della Morte e Risurrezione di Gesù Cristo.

La preghiera eucaristica
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Preghiera eucaristica.

Essenzialmente, la preghiera eucaristica è così costituita:

  • il prefazio di rendimento di grazie, che si eleva a Dio Padre per l'azione salvifica compiuta dal Figlio, che trova conclusione nel canto del "Santo";
  • l'epiclesi, l'invocazione allo Spirito Santo, affinché il pane e il vino "diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore" (Preghiera eucaristica II);
  • il racconto della cena, nel quale sono ripetute le parole che Gesù disse ai suoi discepoli durante e che convertono interamente la sostanza del pane e del vino nella sostanza del Corpo e Sangue di Cristo (transustanziazione);
  • l'esclamazione: "Mistero della fede", cui il popolo risponde con l'acclamazione del ricordo della morte e della risurrezione di Gesù;
  • il memoriale della risurrezione dai morti del Cristo Crocifisso, l'offerta dei doni consacrati a Dio Padre, l'invocazione dello Spirito sui comunicandi, le intercessioni in favore della Chiesa, del papa e del vescovo della comunità locale, il ricordo di tutti i defunti e la richiesta di "aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi";
  • la dossologia: "per Cristo, con Cristo ed in Cristo", a "Dio Padre onnipotente, nell'unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli", cui l'assemblea si unisce con l' Amen, conclusivo.

Tutte le preghiere eucaristiche in uso configurano un'unica azione eucaristica-sacrificale, espressa in parole, gesti e preghiere dal sacerdote; l'assemblea è invitata ad unirsi all'azione del celebrante, in quanto egli dice: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio"; "È cosa buona e giusta" ed attende che essa ratifichi la propria preghiera con l' Amen.

I riti di comunione

I riti di comunione hanno inizio con la recita o il canto della preghiera del Signore, il Padre nostro. La sua proclamazione è introdotta da una formula, quasi un "prologo", pronunciata dal sacerdote, che richiama l'importanza di questa preghiera, invita a proferirla con devozione, ricorda che è stata istituita dal Gesù stesso.

Subito dopo, nel rito romano, lo scambio di un segno di pace fra i celebranti e spesso fra tutti, anche nell'assemblea, trova posto l'invocazione dell'Agnus Dei: «Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace». Questa invocazione ha una forte dimensione eucaristica, perché pronunciata durante i riti della frazione del pane (visibile a tutti) e dell'immistione (una piccola porzione dell'ostia viene posta nel calice: le specie eucaristiche, prima separate, sono ora unite, a significare l'integra presenza di Cristo in esse) e perché riprende il cibarsi dell'agnello nella cena pasquale ebraica accostandolo alla vera cena dell'Agnello, la comunione eucaristica.

Dopo una breve preghiera privata, l'ostensione del pane-corpo di Cristo, e un atto di umiltà, i fedeli si avviano all'altare, solitamente cantando in raccoglimento, ove ricevono (sulla lingua o sul palmo della mano, per propria scelta) il corpo di Cristo, cibandosene. In circostanze particolari anche i fedeli possono bere al calice, presentato con la formula "il Sangue di Cristo", ma sussistono difficoltà che ne riducono la pratica, spesso limitandola a messe celebrate in piccole comunità di preghiera. La comunione al sangue di Cristo può però avvenire anche per intinzione: l'ostia è immersa dal ministro della comunione nel calice del vino eucaristico e ricevuta dal fedele solo in bocca. Altre modalità per ricevere il sangue di Cristo sono con la cannuccia o con il cucchiaino, ammessi solo in casi particolari con l'autorizzazione del Vescovo diocesano.

Nel Rito Ambrosiano

Riti di introduzione

Le parti che precedono la liturgia della parola, cioè l'ingresso, il saluto, l'atto penitenziale, il Gloria e l'orazione all'inizio dell'assemblea liturgica, hanno un carattere introduttivo e preparativo allo scopo di riunire insieme i fedeli formando una comunità, affinché si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'eucaristia.

L'ingresso

Quando l'assemblea è riunita, mentre il sacerdote fa il suo ingresso con i ministri, il canto d'ingresso dà inizio alla celebrazione.

Il canto viene eseguito dal popolo o dalla schola[2], oppure dalla schola e dal popolo a cori alternati. Si può utilizzare sia il canto che si trova nell'antifonale, sia quello del messale, oppure un altro canto adatto all'azione sacra, al carattere del giorno o del tempo, e il cui testo sia stato approvato dalla competente autorità. Se all'ingresso non ha luogo il canto, il testo proposto nel messale viene letto o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, o dal ministro. È meno opportuno che lo reciti il sacerdote stesso. Questa indicazione vale anche per gli altri canti della messa.

Saluto all'altare e al popolo adunato

Giunti in presbiterio, il sacerdote e i ministri salutano l'altare. In segno di venerazione, il sacerdote e il diacono lo baciano e il sacerdote lo può incensare secondo l'opportunità.

Terminato il canto d'ingresso, il sacerdote e tutta l'assemblea si segnano col segno della croce. Poi il sacerdote con il saluto annunzia all'assemblea riunita la presenza del Signore. Il saluto sacerdotale e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata.

Atto penitenziale

Salutato il popolo, il sacerdote, o un altro ministro che ne sia capace, può fare una brevissima introduzione alla messa del giorno. Quindi il sacerdote invita all'atto penitenziale, che viene compiuto da tutta la comunità mediante la confessione generale, e si conclude con l'assoluzione del sacerdote. L'atto penitenziale si può tralasciare quando si continua una celebrazione liturgica già iniziata, come nella processione della Domenica delle Palme, nei funerali, nella processione per la solennità del Titolo o del Patrono e in genere quando si tratta di una vera processione e non di un semplice ingresso. Tranne che nei funerali, in questi casi, molto opportunamente si possono cantare i dodici Kyrie con la sallenda propria o un'antifona appropriata secondo il rito previsto nel Rito della messa. Nel Rito Ambrosiano non si recita Signore pietà, Cristo pietà, ...

Gloria in excelsis Deo

Il Gloria è un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l'Agnello. Viene cantato da tutta l'assemblea o dal popolo alternativamente con la schola[2] oppure dalla schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, insieme o alternativamente. Lo si canta o si recita nelle domeniche fuori del tempo di avvento e Quaresima e inoltre nelle solennità e feste, e in particolari celebrazioni più solenni.

Orazione all'inizio dell'assemblea liturgica

Il sacerdote invita il popolo a pregare e tutti insieme con il sacerdote restano per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e per poter formulare nel proprio cuore la preghiera personale. Quindi il sacerdote dice l'orazione all'inizio dell'assemblea liturgica. Per mezzo di essa viene espresso il carattere della celebrazione e con le parole del sacerdote si rivolge la preghiera a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo. Il popolo, unendosi alla preghiera ed esprimendo il suo assenso, fa sua l'orazione con l'acclamazione Amen. Nella messa si dice una sola orazione all'inizio dell'assemblea liturgica; la stessa cosa vale anche per l'orazione a conclusione della liturgia della parola, per l'orazione sui doni e per l'orazione dopo la comunione. L'orazione all'inizio dell'assemblea liturgica termina con la conclusione lunga, e cioè:

  • se è rivolta al Padre:
« Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli »
  • se è rivolta al Padre, ma verso la fine dell'orazione si fa menzione del Figlio e non è indicata un'altra conclusione:
« Egli che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli »

Oppure

« Per lui, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli »
  • se è rivolta al Figlio e non è indicata un'altra conclusione:
« Tu che sei Dio, e vivi e regni con il Padre, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli »

Invece l'orazione a conclusione della liturgia della parola, l'orazione sui doni e l'orazione dopo la comunione hanno la conclusione breve, e cioè:

  • se è rivolta al Padre:
« Per Cristo nostro Signore »
  • se è rivolta al Padre, ma verso la fine dell'orazione medesima si fa menzione del Figlio:
« Egli vive e regna nei secoli dei secoli »
  • se è rivolta al Figlio:
« Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli »

Liturgia della parola

Le letture scelte dalla Sacra Scrittura, con i canti che le accompagnano, costituiscono la parte principale della liturgia della parola; l'omelia, il canto dopo il vangelo, la preghiera universale o preghiera dei fedeli e l'orazione a conclusione della liturgia della parola sviluppano e concludono tale parte.

Le letture bibliche

Con le letture si offre ai fedeli la mensa della parola di Dio e si aprono loro i tesori della Bibbia. Poiché secondo la tradizione l'ufficio di proclamare le letture non spetta al presidente, ma ad uno dei ministri, conviene che, d'ordinario, il diacono, o, in sua assenza, un altro sacerdote legga il vangelo; un lettore invece legge le altre letture. Mancando però il diacono o un altro sacerdote, leggerà il vangelo lo stesso celebrante.

Il Lezionario Ambrosiano riformato a norma dei decreti del Concilio Vaticano II, prevede una particolare formula introduttiva della lettura del Vangelo con l'espressione "In quel tempo." (notare il punto), che designa lo specifico momento della storia in cui, per l'intervento divino, l'economia salvifica è venuta manifestandosi, un momento preciso, collocato entro concrete coordinate spazio-temporali. Non vuole essere un complemento di tempo chiuso in se stesso, costruito assolutamente, senza alcun legame con il resto del periodo, bensì una solenne proclamazione della Parola di Dio, l'espressione con il punto presuppone una pausa contemplativa.

Secondo la tradizione liturgica ambrosiana, tutti i ministri che proclamano le letture chiedono e ricevono la benedizione del celebrante:

« La lettura profetica ci illumini e ci giovi a salvezza »
« La lettura apostolica ci illumini e ci giovi a salvezza »
  • se la lettura e tratta dalla passione o dalla biografia del santo patrono o del titolare della chiesa:
« La parola della Chiesa ci illumini e ci giovi a salvezza »
  • se il medesimo lettore proclama le due letture che precedono la proclamazione del Vangelo:
« La parola di Dio ci illumini e ci giovi a salvezza »
  • oppure in tutti i casi:
« Leggi nel nome del Signore »

I canti tra le letture

Alla prima lettura segue il salmo o salmello[3], che è parte integrante della liturgia della parola. Il salmo, d'ordinario, è preso dal lezionario, perché ogni testo salmodico è direttamente connesso con la relativa lettura, pertanto la scelta del salmo dipende dalle letture. Nondimeno, perché il popolo più facilmente possa ripetere il ritornello, sono stati scelti alcuni testi comuni di ritornelli e di salmi per diversi tempi dell'anno e per le diverse categorie di santi; questi testi si possono utilizzare al posto di quelli corrispondenti alle letture, ogni volta che il salmo viene cantato. Il cantore del salmo, o salmista, recita (o canta) i versetti del salmo all'ambone o in altro luogo adatto; l'assemblea sta seduta e ascolta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non sia recitato (o cantato) o per intero senza ritornello. Se si canta, oltre al salmo designato sul lezionario, si può utilizzare un salmello[3] come riportato nell'antifonale.

Alla seconda lettura, detta Epistola, segue l'Alleluia o un altro canto, a seconda del tempo liturgico.

  • L'Alleluia si canta in qualsiasi tempo, tranne che in quaresima. Può essere iniziato o da tutti, o dalla schola[2], o da un cantore e, se è il caso, lo si ripete. I versetti si scelgono dal lezionario oppure dall'antifonale.
  • L'altro canto è costituito da un versetto prima del vangelo (cioè un canto al vangelo), oppure da un altro salmo o canto come si trovano nel lezionario o nell'antifonale.

Quando vi è una sola lettura prima del vangelo:

  • nel tempo in cui si canta l'Alleluia, si può utilizzare o il salmo alleluiatico, oppure il salmo e l'Alleluia con il suo versetto, o solo il salmo o solo l'Alleluia;
  • nel tempo in cui l'Alleluia non si canta, si può eseguire o il salmo, o il versetto prima del vangelo.

Il salmo dopo la lettura, se non viene cantato, deve essere detto ad alta voce, invece l'Alleluia e il versetto prima del vangelo, se non si cantano, si possono tralasciare. L'antifona prima del vangelo, che si trova in alcuni giorni determinati (Natale del Signore, Epifania, Pasqua, e solennità del Titolo e del Patrono), se non viene cantata, può essere tralasciata.

L'omelia

L'omelia fa parte della liturgia ed è molto raccomandata: è infatti necessaria per alimentare la vita cristiana. Deve essere la spiegazione o di qualche aspetto delle letture della Sacra Scrittura, o di un altro testo dell'ordinario o del proprio della messa del giorno, tenuto conto sia del mistero che viene celebrato, sia delle particolari necessità di chi ascolta.

Nelle domeniche e nelle feste di precetto si deve tenere l'omelia in tutte le messe con partecipazione di popolo; in tali giorni, non la si può omettere se non per una causa grave. È raccomandata negli altri giorni specialmente nelle ferie di Avvento, di Quaresima e del Tempo Pasquale; così pure nelle altre feste e circostanze nelle quali è più numeroso il concorso del popolo alla Chiesa. L'omelia di solito è tenuta personalmente dal celebrante.

Dopo l'omelia, o anche, secondo l'opportunità, subito dopo la lettura del Vangelo, si canta o si recita il canto dopo il vangelo, mentre si prepara l'altare. Durante il canto infatti, l'altare o mensa del Signore, che è il centro di tutta la liturgia eucaristica, viene preparato dai ministri in vista della liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio e i vasi sacri. Le norme sul modo di eseguire il canto sono le stesse del canto d'ingresso.

Nel Rito Ambrosiano, dopo l'omelia, non si recita la professione di fede (Credo), che è rimandata dopo la presentazione delle offerte.

Preghiera universale

Nella preghiera universale, o preghiera dei fedeli, il popolo, esercitando la sua funzione sacerdotale, prega per tutti gli uomini. È opportuno che nelle messe con partecipazione di popolo vi sia normalmente questa preghiera, nella quale si elevino suppliche per la santa Chiesa, per i governanti, per coloro che si trovano in necessità, per tutti gli uomini e per la salvezza di tutto il mondo.

La successione delle intenzioni è ordinariamente questa:

  • per le necessità della Chiesa;
  • per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
  • per quelli che si trovano in difficoltà;
  • per la comunità locale.

Tuttavia in qualche celebrazione particolare, per esempio nella confermazione e nel matrimonio, la successione delle intenzioni può venire adattata maggiormente alla circostanza particolare.

Spetta al sacerdote celebrante guidare la preghiera, invitare, con una breve monizione, i fedeli a pregare, e terminare la preghiera con l'orazione a conclusione della liturgia della parola. Le intenzioni siano proposte da un diacono o da un cantore, o da qualche altra persona. Tutta l'assemblea esprime la sua preghiera o con un'invocazione comune, dopo che sono state presentate le intenzioni, oppure pregando in silenzio. Secondo l'antica tradizione ambrosiana, si può usare l'invocazione Kyrie eleison.

Orazione a conclusione della liturgia della parola

Terminate le intenzioni della preghiera universale, il sacerdote dice l'orazione a conclusione della liturgia della parola. Essa non va mai omessa, anche quando si tralasciasse la preghiera universale.

Liturgia eucaristica

All'inizio della Liturgia eucaristica, nel Rito Ambrosiano, ci si scambia il segno di pace, diversamente dal Rito Romano che lo inserisce dopo l'augurio di pace e prima della frazione del pane.

  1. Nella preparazione dei doni, vengono portati all'altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese tra le sue mani.
  2. Nella preghiera eucaristica si rendono grazie a Dio per tutta l'opera della salvezza, e le offerte diventano il corpo e il sangue di Cristo.
  3. Mediante la frazione di un unico pane si manifesta l'unità dei fedeli e per mezzo della comunione i fedeli stessi si cibano del corpo e del sangue del Signore, allo stesso modo con il quale gli apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.

La preparazione dei doni e la professione di fede

Prima che i doni vengano portati all'altare, secondo l'esortazione evangelica, può aver luogo il rito della pace con il quale i fedeli, animati dalla Parola di Dio, prima di celebrare il mistero eucaristico si manifestano reciprocamente l'amore fraterno. In tal caso il diacono o, qualora mancasse, il celebrante stesso proclama: Sia pace tra voi o un'altra simile monizione; e tutti si scambiano un segno di pace dandosi la mano. La collocazione del rito della pace prima della presentazione dei doni deve essere ritenuta preferenziale rispetto alla collocazione di tale rito prima della comunione.

Quindi si portano all'altare i doni, che diventeranno il corpo e il sangue di Cristo. È cosa lodevole che i fedeli presentino il pane e il vino; il sacerdote, in luogo opportuno e adatto, li riceve recitando le formule prescritte e i ministri li dispongono sull'altare. Quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla liturgia, tuttavia il rito di presentare questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Si possono anche fare offerte in denaro, o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa, portati dai fedeli o raccolti in Chiesa. Essi vengono deposti in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica.

Il canto all'offertorio accompagna la processione con la quale si portano i doni; esso si protrae almeno fino a quando i doni sono stati deposti sull'altare. Le norme che regolano questo canto sono le stesse che per il canto d'ingresso. L'antifona di offertorio, se non si canta, viene tralasciata.

Si può fare l'incensazione dei doni posti sull'altare e dell'altare stesso, per significare che l'offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio. Dopo l'incensazione dei doni e dell'altare, anche il sacerdote e il popolo possono ricevere l'incensazione dal diacono o da un altro ministro.

Quindi, se è necessario, il sacerdote procede alla lavanda delle mani, che resta facoltativa.

Prima di recitare l'orazione sui doni si proclama il Simbolo, con il quale i fedeli prima di celebrare il mistero eucaristico esprimono la loro unica fede nella Santissima Trinità.

Il simbolo deve essere recitato dal sacerdote insieme con il popolo nelle domeniche, nelle solennità, nei giorni dell'Ottava del Natale che prevalgono sulla domenica (26, 27, 28 dicembre), nel Sabato in Traditione Symboli, nei giorni dell'Ottava di Pasqua e nelle messe "per i battezzati"; nelle feste del Signore, della Beata Vergine Maria, degli apostoli e degli evangelisti; si può dire anche in particolari celebrazioni più solenni. Se viene cantato, si canti normalmente da tutti o a cori alterni.

Deposte le offerte sull'altare e compiuti i riti che accompagnano questo gesto, con l'orazione sui doni si conclude la preparazione dei offerte e si prelude alla preghiera eucaristica.

Nel Rito Ambrosiano, prima dell'orazione sui doni, il sacerdote non recita la preghiera del Rito Romano:

Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente.

Con la risposta dell'assemblea:

Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa.

La preghiera eucaristica

A questo punto ha inizio il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione, vale a dire la preghiera eucaristica, cioè la preghiera di azione di grazie e di santificazione.

Gli elementi principali di cui consta la preghiera eucaristica, si possono distinguere come segue:

  1. L'azione di grazie (che si esprime specialmente nel prefazio): il sacerdote, a nome di tutto il popolo santo, glorifica Dio Padre e gli rende grazie per tutta l'opera della salvezza o per qualche suo aspetto particolare, a seconda della diversità del giorno, della festa o del tempo.
  2. L'acclamazione: tutta l'assemblea, unendosi alle creature celesti, canta o recita il Sanctus. Questa acclamazione, che fa parte della preghiera eucaristica, è pronunziata da tutto il popolo col sacerdote.
  3. L'epiclesi: la Chiesa implora con speciali invocazioni la potenza divina, perché i doni offerti dagli uomini vengano consacrati, cioè diventino il corpo e il sangue di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si riceve nella comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno.
  4. Il racconto dell'istituzione e la consacrazione: mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell'Ultima Cena, quando offrì il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino, lo diede a mangiare e a bere agli apostoli e lasciò loro il mandato di perpetuare questo mistero.
  5. L'anamnesi: la Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Cristo Signore per mezzo degli apostoli, celebra la memoria di Cristo, ricordando soprattutto la sua beata passione, la gloriosa risurrezione e l'ascensione al cielo.
  6. L'offerta: nel corso di questa stessa memoria la Chiesa, in modo particolare quella radunata in quel momento e in quel luogo, offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata.
  7. Le intercessioni: in esse si esprime che l'eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste, sia terrestre, e che l'offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, i quali sono stati chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza acquistata per mezzo del corpo e del sangue di Cristo.
  8. La dossologia finale: che esprime la glorificazione di Dio: essa viene ratificata e conclusa con l'acclamazione del popolo.

Riti di comunione

Poiché la celebrazione eucaristica è un convito pasquale, secondo il comando del Signore, i fedeli ben disposti ricevano il suo corpo e il suo sangue come cibo spirituale. A questo mirano la frazione del pane e gli altri riti preparatori, che dispongono immediatamente i fedeli alla comunione:

  1. Il gesto della frazione del pane: compiuto da Cristo nell'ultima cena, sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l'azione eucaristica. Questo rito non ha soltanto una ragione pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione a un solo pane di vita, che è Cristo (1Cor 10,17).
  2. L'immixtio: il celebrante mette nel calice una piccola porzione dell'ostia.
  3. Il canto allo spezzare del pane: mentre si compie la frazione del pane e l'immixtio, si canta il canto allo spezzare del pane. Come per il canto all'ingresso, se non viene cantato, sia recitato.
  4. La preghiera del Signore (o Padre nostro): il sacerdote rivolge l'invito alla preghiera, che tutti i fedeli dicono insieme con lui; ma soltanto il sacerdote vi aggiunge l'embolismo, che il popolo conclude con la dossologia. L'embolismo, sviluppando l'ultima domanda della preghiera del Signore, chiede per tutta la comunità dei fedeli la liberazione dal potere del male. L'invito (o monizione), la preghiera del Signore, l'embolismo e la dossologia, con la quale il popolo conclude l'embolismo, si cantano o si dicono ad alta voce.
  5. In casi particolari, in pratica mai, quando si voglia esprimere l'amore vicendevole dei fedeli prima di partecipare all'unico pane, si può collocare a questo punto il rito della pace, omettendolo prima della presentazione dei doni. In ogni caso il sacerdote invoca ugualmente la pace sul popolo dicendo: La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi.
  6. La preparazione personale del sacerdote: il celebrante si prepara con una preghiera silenziosa a ricevere con frutto il corpo e il sangue di Cristo. Lo stesso fanno i fedeli pregando in silenzio.
  7. Quindi il celebrante mostra ai fedeli il pane eucaristico che sarà ricevuto nella comunione e li invita al banchetto di Cristo; poi insieme con essi esprime sentimenti di umiltà, servendosi delle parole del Vangelo.
  8. Si desidera vivamente che i fedeli ricevano il corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa messa, e, nei casi previsti, facciano la comunione al calice, perché anche per mezzo dei segni, la comunione appaia meglio come partecipazione al sacrificio in atto.
  9. Mentre il sacerdote e i fedeli si comunicano, si esegue il canto di comunione; esso ha lo scopo di esprimere, mediante l'accordo delle voci, l'unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il corpo di Cristo. Il canto comincia mentre il sacerdote si comunica, e si protrae per un certo tempo, durante la comunione dei fedeli. Se però è previsto che dopo la comunione si esegua un inno, il canto di comunione s'interrompa al momento opportuno. Come canto di comunione si può utilizzare quello dell'antifonale, con o senza salmo, oppure un altro canto adatto, secondo le norme date per il canto d'ingresso. Se non viene cantato, sia recitato.
  10. Ultimata la distribuzione della comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l'opportunità, pregano per un po' di tempo in silenzio. Si può anche far cantare da tutta l'assemblea un inno, un salmo o un altro canto di lode.
  11. Nell'orazione dopo la comunione, il sacerdote chiede i frutti del mistero celebrato. Il popolo fa sua l'orazione con l'acclamazione Amen.

Riti di conclusione

I riti di conclusione comprendono:

  • Il saluto e la benedizione del sacerdote, che in alcuni giorni e in certe circostanze si può arricchire e sviluppare con un'altra formula più solenne.
  • Il congedo propriamente detto, con il quale si scioglie l'assemblea, perché ognuno ritorni alle sue occupazioni lodando e benedicendo il Signore.

- Sacerdote: il Signore sia con voi

- assemblea: e con il tuo Spirito, Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison

dopo la benedizione e il congedo andiamo in pace, l'assemblea risponde rendiamo grazie a Dio.

I riti di conclusione

Nei riti di conclusione il sacerdote, benedice il popolo: se celebra un vescovo la benedizione ha inizio con le parole "Sia benedetto il Nome del Signore" e "Il nostro aiuto è nel nome del Signore", cui l'assemblea risponde opportunamente; quindi il diacono o lo stesso celebrante congeda l'assemblea che esce dalla chiesa per esprimere nella vita il sacramento ricevuto.

Paramenti ed oggetti liturgici usati

Durante la celebrazione eucaristica di rito romano, il celebrante indossa questi paramenti liturgici: l'amitto, il camice, il cingolo, la stola e la casula.

Nel rito romano antico il sacerdote indossa anche il manipolo e la pianeta al posto della casula.

I sacerdoti di rito ambrosiano indossano gli stessi paramenti del rito romano con la sola aggiunta del cappino.

Per la consacrazione del pane ed il vino, durante la celebrazione eucaristica, si utilizzano normalmente vari oggetti tra i quali: pane aszimo, generalmente in forma di ostia, la patena su cui collocare l'ostia, il calice in cui versare il vino, il corporale su cui collocare patena e calice, la palla per coprire il calice.

Nel Rito bizantino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Divina Liturgia e Rito bizantino.

Nel rito bizantino la celebrazione eucaristica prende il nome di Divina Liturgia ed è celebrata con modalità molto simili a quelle in uso nella Chiesa ortodossa. All'interno della Chiesa cattolica quindici diverse chiese sui iuris adottano il rito bizantino.

Le differenze con i riti latini sono notevoli nella forma, ma rappresentano solo sfumature diverse della celebrazione dei misteri eucaristici. Generalmente si ritiene che il rito bizantino ponga maggiormente in risalto l'aspetto della liturgia come coro angelico, in particolare attraverso il canto dell'inno dei cherubini che i fedeli cantano in "rappresentanza" degli angeli.

Le differenze più evidenti sono la netta prevalenza di parti cantate rispetto a quelle recitate, la celebrazione dei misteri dietro l'iconostasi (che cela totalmente o parzialmente alcuni momenti della celebrazione alla vista dei fedeli), la comunione ricevuta sotto le due specie anche dai fedeli (generalmente per intinzione).

Altre differenze riguardano la frequente presenza del segno della croce (differente da quello fatto dalla Chiesa latina) compiuto ogni volta che vengono nominate le persone della Santissima Trinità, differenze di calendario liturgico e di paramenti e colori liturgici.

Come nel rito romano, anche nel rito bizantino si possono utilizzare le lingue nazionali nella celebrazione. In area slava rimangono comunque abbastanza frequenti le celebrazioni in slavo ecclesiastico, una lingua esclusivamente liturgica.

Nel Rito Armeno

La celebrazione liturgica del rito armeno in uso presso la Chiesa armeno-cattolica è piuttosto simile al rito romano e al rito bizantino.

Il celebrante è assistito da un diacono, il cui ruolo è all'incirca simile a quello del diacono nel rito bizantino.

All'inizio della celebrazione è prevista la recita del Salmi 42[41], analogamente a quanto avviene nella Messa tridentina. Qui è recitata a versetti alternati tra il celebrante e il diacono.

Le orazioni del diacono, cui il popolo risponde "Dio, abbi pietà di noi", sono simili a quelle del rito bizantino.

Sono previste due letture bibliche oltre al vangelo.

Il bacio della pace avviene invece prima della consacrazione.

La preghiera eucaristica è fissa, l'epiclesi segue la consacrazione.

Prima della benedizione finale, è recitata una "preghiera universale".

Al termine della celebrazione, ma solo nelle solennità, si recita una preghiera per il papa.

Note
  1. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1546-1547.
  2. 2,0 2,1 2,2 La Schola cantorum (dal latino "scuola di cantori") è una scuola corale e coro destinato ad accompagnare le funzioni liturgiche nella Chiesa.
  3. 3,0 3,1 Salmo cantato.
  4. Prima parte della preghiera eucaristica. Si divide in tre parti:
    • Protocollo: ha lo scopo di asserire che a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, spetta il ringraziamento di tutta la Chiesa;
    • Embolismo: Preghiera sacerdotale che ha lo scopo di spiegare il motivo per cui a Dio si deve la gloria ed il ringraziamento di tutta la Chiesa. Sempre variabile.
    • Escatocollo: ha lo scopo di introdurre il Santo. Sempre conforme.
  5. Preghiera sacerdotale che segue la recita del Padre nostro o parte centrale del prefazio.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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