Nain

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Vista sul villaggio di Nain dal monte Moreh

Nain o Naim (in greco Ναΐν, Naín, traslitterazione dell'ebraico nâʿîm, "piacevole"[1]) è un villaggio della Galilea menzionato in Lc 7,11[2]: Gesù vi compie il miracolo della Risurrezione del figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-17).

Dal 1948 il villaggio fa parte dello stato di Israele, ed è oggi totalmente musulmano[3].

Localizzazione

Il Midrash[4] usa l'aggettivo "gradevole" per un posto chiamato Naim nel territorio di Issacar, in Galilea.

L'Onomasticon di Eusebio di Cesarea[5] lo situa a vicino al Tabor:

« La città di Naim, dove il Signore risuscitò il figlio della vedova, si mostra al quinto[6] miglio dal monte Tabor, presso Endor. »

Tale distanza sembra però troppo grande.

San Girolamo indica invece una distanza di due miglia dallo stesso monte.

È però indubbio che si tratta dello stesso villaggio, chiamato Nejm fino ad oggi, situato ai piedi del Tabor presso Endor[7], due o tre ore a piedi a sud-est di Nazareth e circa otto-nove ore a sud-ovest di Cafarnao[8], nella pianura di Izreel, non lontano da Sunem (2Re 4,8), il paese dove Eliseo compì il miracolo (2Re 4,18-37) con il quale il racconto di Lc 7,11-17 ha notevoli agganci letterari e contenutistici[9].

La chiesa

Una testimonianza anonima, attribuibile ai secoli V-VI e raccolta dal monaco benedettino Pietro Diacono (XII secolo) afferma:

« Nella casa della vedova, il cui figlio fu risuscitato, ora c'è una chiesa, e la sepoltura nella quale lo volevano porre esiste ancora oggi. »

Fra Nicolò da Poggibonsi testimonia dell'esistenza di una "bella" chiesa a Naim ancora nel XIV secolo; da lì in avanti non si parla più che di rovine.[10]

I Francescani, non senza molte difficoltà descritte brillantemente da Marie Sodar de Vaulx[11], poterono acquistare le rovine ed edificare su di esse una chiesa. Una relazione scritta in quegli anni e pubblicata ne L'Osservatore Romano e quindi in La Terra Santa di Firenze[12] indica gli artefici della costruzione della chiesa: Filippo da Montaltoveglio, guardiano del convento di Nazareth, fra Giuseppe Baldi, procuratore di Terra Santa in Galilea e Pacifico Saleh dragomanno di Terra Santa, che si prese la maggior parte delle dispute con coloro che volevano ostacolare tale opera. Il narratore ricorda pure "il capo del villaggio, onestissimo musulmano e di ottimo cuore" che "permise di prendere acqua dalla vicina unica fonte e di pigliar pietre dal suo fondo: acqua e pietre quanto necessarie per una fabbrica, altrettanto in tal sito scarsissime".

La chiesa, che si trova a est del villaggio, conserva due pregevoli dipinti della fine del XIX secolo.

I Francescani vi compiono un duplice pellegrinaggio annuale: il giovedì della IV settimana di Quaresima e in quella che prima della riforma liturgica era la XV domenica dopo Pentecoste.

I dintorni

Il cimitero antico doveva stendersi a ovest del villaggio, sulle pendici della montagna, dove si vedono diverse tombe scavate nella roccia. Un sarcofago romano in pietra è conservato contro la facciata della chiesa.[13]

A nord, ossia all'entrata di chi proviene da Nazareth, si trova una fontana scavata nella roccia, e presso di essa tre sarcofaghi usati come vasche.

A nord-est vi sono tombe scavate nella roccia.

L'annotazione evangelica della vicinanza del corteo funebre alla porta della città (Lc 7,12) fa pensare che a quel tempo Nain avesse una cinta muraria

Note
  1. Léopold Sabourin, Il Vangelo di Luca, Pontificia Università Gregoriana-Piemme, Roma-Casale Monferrato, 1989, ISBN 8838413479, ISBN 8876525947, p. 172.
  2. Si tratta dell'unica menzione in tutta la Bibbia.
  3. Bellarmino Bagatti (1952) 1603 afferma che è "pressoché disabitato".
  4. Bereshit rabba, 88.
  5. 141, 5.
  6. Bellarmino Bagatti (1952) 1603 parla al riguardo di dodici miglia dal Tabor.
  7. Bellarmino Bagatti (1952) 1603.
  8. Carrol Stuhlmueller, Il Vangelo secondo Luca, in Raymond Brown, Joseph Fitzmyer, Roland Murphy, Grande Commentario Biblico, Queriniana, Brescia 1973, p. 998-999.
  9. Angelico Poppi, Sinossi dei quattro Vangeli. Introduzione e commento, EMP, Padova 1990, ISBN 8870269698, p. 326
  10. Sembra che prima di andare in rovina la chiesa fosse diventata una moschea (Barnabas Meistermann (1911) 672).
  11. Traduzione di Emilio Crivelli, Milano 1891, pp. 473-475.
  12. 1º maggio 1882, pp. 94-95.
  13. http://it.custodia.org/default.asp?id=1818
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni


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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 18 settembre 2013 da Don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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