Ordine dei Frati Predicatori

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Ordine dei Frati Predicatori
in latino Ordo Prædicatorum
Cr.domenicana.JPG

Istituto di vita consacrata
Ordine mendicante maschile di diritto pontificio

Altri nomi
Fondatore San Domenico di Guzmán
Data fondazione 1216
Luogo fondazione Tolosa
sigla O.P.
Maestro dell'ordine Bruno Cadoré
Regola Sant'Agostino
Approvato da Onorio III
Data di approvazione 22 dicembre 1216
Motto laude, benedicere, praedicare (lode, benedizione, predicare)
Abito tunica e scapolare camice bianco con cappuccio bianco coperto con una cappa nera e un secondo cappuccio nero
Scopo predicazione e la salvezza delle anime, insegnamento e studio, servizio
Costituzioni 1214
Santo patrono San Domenico di Guzmán
Prima fondazione 1214
Collegamenti esterni

Sito ufficiale

Scheda su gcatholic.com
Scheda su catholic-hierarchy.org

(LA) (IT)
Virgolette aperte.png
Contemplari et contemplata aliis tradere
Virgolette chiuse.png
Virgolette aperte.png
Contemplare e trasmettere agli altri ciò che si è contemplato
Virgolette chiuse.png

L'Ordine dei Frati Predicatori (in latino, Ordo Prædicatorum), conosciuto anche come Ordine domenicano, è un ordine mendicante fondato da San Domenico di Guzmán nel 1215 a Tolosa, con uno specifico carisma contemplativo-attivo; i frati che lo compongono pospongono al loro nome la sigla O.P.

Storia

Anonimo pittore spagnolo, Papa Onorio III approva l'Ordine dei Frati Predicatori (XVI secolo), olio su tela; Valencia

L'ordine venne fondato da San Domenico di Guzmán, canonico regolare di Osma: nel 1203 accompagnò il vescovo Diego di Acevedo in una missione diplomatica per conto di Alfonso VIII di Castiglia presso Valdemaro II di Danimarca. Durante il viaggio di ritorno, attraversando la Linguadoca, ebbe modo di rendersi conto della grande diffusione dell'eresia albigese e decise di unirsi ai legati inviati da papa Innocenzo III per ricondurre quegli eretici in seno alla Chiesa cattolica.

Raggruppando una piccola schiera di ragazze convertite dall'eresia catara, nel 1207 fondò a Notre-Dame-de-Prouille, presso Fanjeaux, un monastero femminile. Domenico continuò a predicare pacificamente fra gli albigesi anche dopo l'assassinio del legato Pietro di Castelnau (1208), rifiutando di unirsi alla crociata bandita da Innocenzo III: il convento di Notre-Dame-de-Prouille fu il centro della sua opera missionaria.

Con l'aiuto del vescovo di Tolosa Folco, nel 1215 riunì alcuni compagni che intendevano essere predicatori come lui e li iniziò alla vita religiosa: l'ordine ricevette una prima approvazione ufficiosa da papa Innocenzo III e venne solennemente riconosciuto dal suo successore, Onorio III, il 22 dicembre 1216. Dopo l'approvazione ufficiale del papa i frati Predicatori si diffusero in tutta Europa, principalmente nelle città dove stanno sorgendo le prime università, dunque Bologna e Parigi, le quali riceveranno un forte sviluppo anche grazie ai frati predicatori.

Come richiesto dal concilio Lateranense IV i frati dovettero adottare una regola preesistente; optarono quindi per quella agostiniana, tradizionalmente attribuita a sant'Agostino: in particolare, si ispirarono alla regola già esistente presso i Canonici Regolari Premostratensi. Accorpate alla regola, le leggi chiamate costituzioni organizzano l'intero ordine. Particolarmente famose ed oggetto di studio giuridico per la forma di elevata democrazia, spesso sono state utilizzate come modello per altre costituzioni, anche civili, soprattutto quelle dei futuri Comuni.

Tra i primi conventi in Italia, già nel XIII secolo, ricordiamo quelli di Bologna, Forlì, Piacenza, Pistoia.

L'ordine promosse la diffusione della pratica del rosario, di cui la tradizione attribuisce l'invenzione a Domenico di Guzmán (il rosario, in realtà, non esisteva quando Domenico era vivente: forse Domenico recitava una preghiera litanica in onore della Vergine, codificata dal monaco certosino Domenico di Proussiac. La preghiera del rosario venne codificata dal domenicano francese André de la Roche e venne ripreso successivamente dalla riforma liturgica voluta dal papa Pio V, anche lui domenicano).

Carisma

I frati sono chiamati al carisma della predicazione, allora molto raro poiché riservato quasi esclusivamente ai vescovi e ai pochi sacerdoti che avevano ricevuto un'istruzione adeguata. Questo mandato di predicazione, espressamente concesso dal papa a tutti i frati, fu una grossa risorsa per la Chiesa cattolica, la quale si doveva scontrare con la mancanza di una vera predicazione legata ad una vita povera: ai vescovi infatti non era richiesto alcun voto di povertà.

Si possono riassumere le componenti della vita domenicana, già concepita in questi termini nel XIII secolo, in:

  • predicazione del Vangelo
  • vita comune
  • liturgia
  • vita regolare (voti di obbedienza, povertà e castità, nonché osservanze regolari)
  • studio

Questi elementi sono inoltre legati fra loro in maniera armonica grazie ad una intuizione di Domenico: la dispensa. Questa fa sì che un superiore possa dispensare temporaneamente un frate dall'osservanza di una qualche regola proprio per favorire una predicazione più efficace.

Scrivendo a San Domenico e ai suoi frati, papa Onorio III così esprimeva il fine dell'Ordine:

« Colui che rende feconda la sua Chiesa di sempre nuova prole, volendo conformare il mondo moderno a quello più antico e propagare la fede cattolica, vi ha ispirato nell'animo l'amoroso desiderio di abbracciare la povertà e di mettere in pratica la vita regolare per consacrarvi alla predicazione della parola di Dio annunciando per il mondo intero il nome di nostro Signore Gesù Cristo»

Questo mandato di predicazione unito alla povertà mendicante fu una grossa risorsa per la Chiesa medioevale, la quale si doveva scontrare con la poco esemplare vita del clero del XIII secolo e le conseguenti accuse dei gruppi ereticali e riformatori popolari, come i catari o i valdesi.

Ancora oggi i domenicani vivono la loro testimonianza nella Chiesa soprattutto con l'insegnamento e la predicazione.

Abito

Domenico di Guzmán, fondatore dell'Ordine

Conosciuti in Inghilterra come black friars (letteralmente frati neri, ma essenzialmente traducibile come domenicani) i frati predicatori indossano un abito totalmente bianco composto da una specie di tonaca a cui è sovrapposto uno scapolare ed infine un cappuccio; inoltre completa l'abito la cappa di colore nero a cui è sovrapposto un cappuccio nero delle stesse dimensioni di quello bianco indossato sotto. Come già la regola, anche l'abito trae ispirazione dai Premostratensi.

Stemma

I Frati Predicatori nel corso della loro lunga storia adottarono diversi stemmi, fondamentalmente riconducibili a queste due tipologie ufficiali (XVI secolo) di cui si offre una spiegazione araldica:

  • Grembiato di nero e d'argento di 8 pezzi caricato dalla croce gigliata dell'uno e dell'altro; spesso vi è una bordura composta di 8 pezzi di nero e d'argento, caricata di 8 stelle alternate a 8 bisanti dell'uno e dell'altro. Questa complessa composizione è detta anche Croce domenicana
  • Cappato d'argento (o di bianco) e di nero gambato del medesimo, e una palma d'oro e un giglio, i capi passanti in decusse in una corona d'oro broccante sul tutto; una stella a 6 o 8 raggi d'oro in alto del capo; l'argento caricato di un libro di rosso, sul quale è coricato un cane di nero con collare d'argento poggiante la zampa sopra un globo imperiale d'azzurro centinato e sormontato da una croce d'oro, stringente in bocca una torcia di nero accesa di rosso.

La croce domenicana, generalmente priva dello scudo esterno, fu usata principalmente in Spagna, raramente in Italia. Fu assunto come distintivo dall' Inquisizione[1]

La croce gigliata, in epoca recente, finì per sostituire l'antico stemma con la cappa senza che nessuna disposizione specifica fosse emanata circa l'uso dell'una o dell'altra insegna araldica; soltanto nel Capitolo generale tenuto a Bologna nel 1961 lo scudo cappato è stato dichiarato insegna ufficiale dell'Ordine. Dopo varie discussioni e l'istituzione di un' apposita commissione il Capitolo di Bogotà del 1965 dava la facoltà di usare indiscriminatamente lo stemma cappato o crociato. il colore ed i simboli utilizzati rimandano alla storia dell'ordine.

Il bianco e il nero sono il colore dell'abito e della cappa dei Domenicani. Per la foggia del cappato lo scudo assomiglia a quello dei Carmelitani (che però hanno il mantello bianco sull'abito marrone).

Il bianco è simbolo di purezza e castità, mentre il nero di rinuncia e di penitenza.

La stella, per la tradizione domenicana, è simbolo di predestinazione e segno personale di san Domenico, poiché si narra che, nel giorno del battesimo, la madrina vide risplendere una fulgida stella sulla fronte del Santo.

Il giglio è invece simbolo di integrità e moralità, mentre la palma rappresenta, come ideale, il martirio ed insieme la purezza e l'eroismo della fede.

La corona araldica allude al premio delle virtù umane. Nel XVI secolo vennero aggiunte altre figure: un cane e una fiaccola.

Il cane rappresenta la fedeltà al messaggio evangelico, mentre la fiaccola simboleggia la diffusione della Parola di Dio tra i fedeli e gli infedeli per opera dei Frati Predicatori. Questa immagine è legata ad un racconto legato alla vita di San Domenico. Si narra infatti che la madre, al momento del parto, abbia avuto la visione di un cane, con una fiaccola fiammeggiante tra le fauci, che correva illuminando il mondo.

I Frati di San Domenico, i Domenicani Domini canes, nell'espressione popolare, sono anche i cani del Signore, ossia i difensori della verità che azzannano gli eretici e difendono il gregge di Cristo.

Il globo è simbolo della diffusione della fede nel mondo intero.

Completa lo stemma il motto: Laudare, Benedicere, Praedicare tolto dal più antico Prefazio mariano. Tale motto venne adottato nel 1656 e collocato nello stemma crociato alla fine del XIX secolo, quando su di esso si aggiunse anche la parola Veritas.

Famiglia domenicana

L'Ordine tuttavia non prevede solo la presenza maschile; esso è composto da tre gruppi:

I frati consacrati sacerdoti, le monache, di vita contemplativa, ed infine i laici, donne ed uomini, che pur non consacrandosi fanno parte integrante dell'Ordine e del carisma domenicano ed operano in collaborazione ai frati.

Diffusione

La crescita e la diffusione dei Predicatori fu velocissima: nel 1221 l'ordine contava circa 500 frati divisi in otto province (Roma, Lombardia, Provenza, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Ungheria). Il capitolo del 1228 aggiunse a queste altre quattro province (Terra Santa, Grecia, Polonia, Dacia). L'importanza dell'ordine e la sua autorità dottrinale venne confermata con l'affidamento dei tribunali dell'Inquisizione nel 1223 e la presenza al suo interno di personalità come Sant'Alberto Magno, San Tommaso d'Aquino, Eckhart von Hochheim, Susone, Giovanni Taulero. Una prima crisi dell'ordine nel XIV secolo dovuta ad una certa rilassatezza nella pratica della povertà fu superata grazie ad movimento spirituale di riforma interno all'ordine che trovò il sostegno di Raimondo da Capua, maestro generale dal 1380 e confessore della terziaria domenicana Caterina da Siena. Fino agli inizi del XVI secolo, però, continuò la contesa tra i domenicani osservanti "spirituali" e quelli "conventuali"; l'opera di Tommaso de Vio, Maestro generale dal 1508 al 1518 riuscì a salvare l'unità dell'ordine. Nel periodo della Riforma i domenicani si distinsero per la difesa dell'ortodossia e, in seguito alle missioni avviate nel Nuovo Mondo, riuscirono a raggiungere all'inizio del XVIII secolo il numero di 25.000 membri. Con la Rivoluzione francese, però, e il nuovo clima culturale e religioso da questa generato, l'ordine si ridusse ad un sesto. L'azione di rinnovamento e riforma si può attribuire a Henri Lacordaire, che fece rinascere l'ordine in Francia, e ad Alessandro Vincenzo Jandel, Maestro generale dal 1855 al 1872.

Al 31 dicembre 2005, l'ordine contava 615 conventi e 6.077 frati, 4.495 dei quali sacerdoti, raggruppati in una cinquantina di province[2].

In Italia si presenta territorialmente diviso in tre Province:

Santi, beati e personaggi importanti dell'Ordine

Voci correlate
Note
  1. Talvolta lo fece coniare in forma di decorazione cavalleresca e lo conferì a persone benemerite, dette familiares od anche equites et milites.
  2. dati statistici riportati dall'Annuario Pontificio per l'anno 2007, Città del Vaticano, 2007, p. 1465
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