Pieve

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Pieve di S. Egidio XI secolo, Sotto il Monte Giovanni XXIII Bg

La pieve, fu una circoscrizione territoriale religiosa e civile facente capo ad una chiesa rurale con battistero, detta chiesa matrice, pievana (o in latino plebana), alla quale furono riservate alcune funzioni liturgiche e da cui dipendevano altre chiese e cappelle prive di battistero[1]. La pieve è stata successivamente sostituita dalla parrocchia. Le pievi furono un fenomeno tipicamente italiano, esse nacquero e si svilupparono solamente nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale: Lombardia, Triveneto, Liguria, Emilia, Romagna, Corsica, Toscana, Umbria e Marche.

Il termine pieve deriva direttamente dal latino plebs, popolazione, con l'espansione del Cristianesimo il termine passò ad indicare la comunità dei battezzati.

Storia

Dopo la caduta dell'Impero Romano e il graduale disfacimento delle istituzioni e strutture poste a governo del territorio, spesso sostituite dalle gerarchie ecclesiastiche, le pievi divennero territori, anche di vaste dimensioni, amministrati dalle autorità religiose. Il maggiore sviluppo di questa organizzazione territoriale si ebbe in zone in cui l'autorità centrale era più debole, spesso di difficile accesso.

Con l'arrivo dei Longobardi, evangelizzati anche dai monaci del santo abate irlandese San Colombano, il termine plebs-"pieve" passò ad indicare le popolazioni soggette, tenute a pagare tributi ai conquistatori, i quali, viceversa, si raggruppavano nelle "fare" (accampamenti). Il termine passò dunque a caratterizzare la contrapposizione culturale e sociale fra i sudditi "romani" e la classe dominante longobarda[2]

S. Nicola XII secolo, Piona, Colico Lc

Le pievi ecclesiastiche

La diffusione delle pievi iniziò nel V secolo contemporaneamente alla progressiva affermazione della religione cristiana nelle aree di campagna e interessò i centri abitati di una certa importanza, o perché sedi di mercato, o in quanto sedi amministrative, o stazioni di posta, oppure ancora in insediamenti agricoli di dimensioni maggiori. Con il progressivo disfacimento dell'Impero romano, la pieve ereditò le funzioni civili e catastali del municipio romano, assumendo il ruolo di "centro" nel suo territorio di competenza. Nell'Esarcato di Ravenna le pievi soggette al Vescovo di Ravenna svolsero sia funzioni amministrative, sia distrettuali che ecclesiastiche, all'interno della Diocesi. Il territorio di una Diocesi si poteva quindi dividere in più pievi.

La plebana di San Giovanni Battista a Canale d'Agordo (BL)

Tra il IX e il X secolo, le pievi cominciano ad essere dotate di campanili, contribuendo alla modifica dei connotati strutturali degli edifici[3]. La funzione religiosa delle pievi era essenziale, nell'Italia poco urbanizzata dell'Alto Medioevo: per chi abitava lontano dai centri urbani, era l'unico luogo di culto in cui si potevano amministrare tutti i sacramenti più importanti, a partire dal battesimo. Originariamente, infatti, il rito del battesimo veniva celebrato solo nelle cattedrali, cioè nelle città. Soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale, ed in Toscana, il termine passò quindi ad indicare le chiese dotate di fonte battesimale (anche chiamate "chiese battesimali").

Attorno al X secolo cominciò l'utilizzazione del termine "pieve" con significato di "centro di una circoscrizione ecclesiastica". Alla pieve facevano spesso riferimento villaggi (o "ville") circonvicini, dotati anche di propria chiesa e di un curato (sacerdote vicario officiante), comunque soggetto al pievano.
I vicari, in epoca medioevale, vivevano in comunità, in una casa detta canonica ed erano chiamati "canonici" (da canon, elenco dei ministri di una chiesa). In seguito si stabilirono presso le chiese succursali delle ville, chiamate "curazie" e rette da un curato, che in molti casi si erano nel frattempo dotate di un fonte battesimale e di un cimitero dando inizio al processo di formazione delle parrocchie.

La pieve, a seguito di queste trasformazioni, perse la qualità di "luogo di culto centrale" e il termine passò ad indicare, ancora per molto tempo, il territorio dell'antica circoscrizione facente capo a una chiesa battesimale. Così, per esempio, la Corsica fu divisa amministrativamente in pievi fino al XVIII secolo.

I toponimi

Dal termine derivano molti toponimi come Pieve Ligure, Pieve di Soligo, Pieve di Cadore, Pieve d'Alpago, Pieve Emanuele ed altri

Pieve di San Giorgio, XII secolo, Almenno San Salvatore, provincia di Bergamo.

Area lombarda

Nell'area milanese e lombarda in genere le prime pievi furono dedicate a Santi martiri venerati già in epoca romana (V-VI secolo), ovvero universalmente noti[4]o a Santi conosciuti nel territorio lombardo[5]. Alcune delle pievi più antiche portano il titolo di San Pietro Apostolo[6]. Altre pievi sono dedicate alla Madonna e al Salvatore, come la pieve di Lemine ad Almenno San Salvatore nella bergamasca.

A dopo l'arrivo dei Longobardi risalgono invece le pievi dedicate ai Santi da essi tipicamente venerati come San Giorgio, San Michele, San Pietro e San Giovanni Battista.

L'elenco delle pievi dell’Arcidiocesi di Milano del XIII secolo si può ricavare dal Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, opera di Goffredo da Bussero che stilò l'elenco delle chiese, degli altari e dei Santi a cui essi erano dedicati.

Note
  1. S. Chierici, La Lombardia, per la collana Italia romanica, ed. Jaka Book, 1978.
  2. Sono un esempio di tale contrapposizione i toponimi di Farra di Soligo e Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, e quelli di Farra d'Alpago e di Pieve d'Alpago in provincia di Belluno.
  3. Ad esempio la pieve di San Michele Arcangelo a Santarcangelo di Romagna, ha il campanile posto proprio sulla facciata. Per entrare all'interno del luogo di culto bisogna quindi attraversare il campanile. La chiesa risale al VI secolo e presenta particolarissime deformazioni strutturali atte a correggere gli errori di visione prospettica (ad esempio le pareti sono leggermente inclinate rispetto agli assi ortometrici).
  4. Sono per esempio dedicate a Santo Stefano pievi a:
    • Mariano Comense
    • Olgiate Olona
    • Fino Mornasco
    • Leggiuno
    • Lenno
    • Menaggio
    • Mazzo in Valtellina
    a San Lorenzo sono dedicate pievi a:
    • Chiavenna
    • Mandello
    • Lugano
    • Cuveglio.
  5. A San Vittore sono intitolate pievi a:
    • Canobbio
    • Varese
    • Arcisate
    • Balerna
    • Locarno
    • Porlezza
    ai Santi Gervasio e Protasio sono dedicate pievi a:
    • Parabiago
    • Sondrio
    • Bormio.
  6. Pievi dedicate a San Pietro si trovano a:
    • Biasca
    • Bellinzona
    • Brebbia
    • Berbenno
    • Gerenzano
    • Uggiate
Bibliografia
  • Fabio Lombardi. Pievi di Romagna, con fotografie di Gian Paolo Senni. Cesena, Il Ponte vecchio, 2002.
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo
  • A.Maestri. Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio
  • Amintore Fanfani: "Una Pieve in Italia"
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.