Sacerdote

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Nota di disambigua - Se stai cercando altri significati del termine, vedi Sacerdote (disambigua).

Il termine sacerdote, la cui etimologia rimanda al mondo del sacro, è usato principalmente nella dottrina cattolica per indicare il ministero ecclesiale dei presbiteri e dei vescovi.

In un'accezione meno comune oggi, anche se principale nei testi biblici, indica la condizione dei fedeli laici, che per il Battesimo esercitano il sacerdozio battesimale o "sacerdozio comune dei fedeli".

In senso cronologicamente anteriore, il termine indica i Sacerdoti dell'Antico Testamento.

Questa voce tratta soltanto dell'accezione principale del termine.

Nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento il sacerdozio ereditario è abolito, in quanto Gesù Cristo è il sommo ed eterno sacerdote "secondo l'ordine di Melchisedec" (cfr. Eb 5,6; 7-8; 10,21). Nei Vangeli la parola sacerdote è usata unicamente in riferimento ai sacerdoti del popolo ebraico. I "collaboratori" che Cristo si è scelto sono chiamati apostoli ("inviati") o discepoli.

Gli Atti degli apostoli e le lettere di San Paolo si riferiscono ai ministeri della chiesa con le parole "episcopato" che ha una valenza di controllo e vigilanza, "presbiterato" ovvero l'anziano della comunità, "diaconia" per il servizio pratico.

La Lettera agli Ebrei spiega chiaramente che non vi è più bisogno di sacerdoti come nell'Antico Testamento, perché esiste un unico grande sommo sacerdote nella persona di Gesù Cristo, che si è offerto al Padre una volta per tutte per togliere i peccati degli uomini.

In altre parole, tutti i credenti sono un sacerdozio regale (1Pt 2,5, Ap 20,6; cfr. 19,6). Il Nuovo Testamento usa "sacerdote" e "sacerdozio" in riferimento a tutti i battezzati. Ciò perché essi, in forza dell'unione con Cristo, possono accedere direttamente a Dio e offrire il sacrificio della lode, della preghiera e delle loro opere.

Nel Cristianesimo posteriore

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ordine sacro e Presbitero.

La prospettiva del Nuovo Testamento si mantiene nei padri apostolici e nei padri della chiesa dei primi secoli. È evidente la necessità di affermare la specificità sia nei confronti del sacerdozio ebraico, sia nei confronti dei sacerdoti pagani.

Verso il IV secolo, quando ormai non esisteva più la problematica del confronto né con gli ebrei né con i pagani, nella religione cristiana si tornò ad usare "sacerdote" per indicare il ministero ecclesiale, riscoprendo così il ricco substrato dottrinale del ministero dell'Antico Testamento.

Concretamente, ciò ha comportato anche una "sacralizzazione" del ministero, nel quale si è via via enfatizzato sempre di più l'aspetto liturgico (sacramenti), a detrimento di quelli di guida e di insegnamento.

Il cattolicesimo, quindi, ed altre confessioni cristiane, affermano l'esistenza di un sacerdozio "ministeriale" distinto da quello di tutti i credenti: "sacerdote" è anzitutto il vescovo, e, subordinatamente a lui, anche il presbitero, in conseguenza dell'ordine sacro che hanno ricevuto.

Nella sistemazione dottrinale tridentina, l'ordine sacro è il sacramento che attribuisce in modo permanente a una persona il ministero ecclesiastico del presbiterato; a Trento rimase controversa la definizione della sacramentalità dell'episcopato.

A seguito del Concilio Vaticano II si è riscoperto la ricchezza dell'insegnamento della Chiesa antica, e si parla oggi di due sacerdozi: il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale. Il primo corrisponde all'uso della parola "sacerdote" nel nuovo testamento e nei primi secoli.

Il ritorno alla prospettiva originaria ha comportato nel Cattolicesimo anche un cambiamento nella concezione del ministero ecclesiastico, che oggi ha nuovamente la ricchezza che aveva nei primi secoli: ministero della parola, ministero della guida pastorale, ministero della presidenza della liturgia. Come tutti i ministeri della Chiesa cattolica, il sacerdozio non è ereditario, ma è conseguenza di una "chiamata" individuale rivolta alla singola persona.

Ancora oggi il protestantesimo attribuisce la funzione del sacerdote al solo Cristo, il cui ministero sacerdotale non è condiviso da alcun altro, nemmeno in senso derivato. I pastori protestanti non sono considerati sacerdoti.

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