Sacerdote (ebraismo)

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Modello del Secondo Tempio di Gerusalemme. Il servizio dei sacerdoti nel Tempio di Gerusalemme, iniziato dai tempi di Davide, diviene esclusivo, a scapito degli altri santuari locali, con la Riforma di Giosia del 621 a.C.

Il sacerdote dell'Antico Testamento è l'uomo adibito al culto, in particolare nel Tempio di Gerusalemme. In Israele il sacerdozio costituisce un'istituzione permanente di uomini dedicati al servizio di JHWH.

Il termine ebraico per "sacerdote" è cohen (כּהן, traslitterato anche kohèn), pl. cohanim (כּהנִים, traslitterato anche kohaním). In greco il termine usato è ἱερεύς, hiereús.

Storia

Il sacerdozio dell'Antico Testamento ha avuto uno sviluppo e una storia molto complessi[1].

L'ambiente circostante

Presso i popoli civili che circondavano Israele la funzione sacerdotale era sovente assicurata dal re, specialmente in Mesopotamia e in Egitto; il re era in questo assistito da un clero organizzato gerarchicamente, per lo più ereditario, con le caratteristiche di casta.

L'epoca dei patriarchi

Le tradizioni della Genesi mostrano i patriarchi che costruiscono altari in Canaan (Gen 12,7-8; 13,18; 26,25) ed offrono sacrifici (Gen 22; 31,54; 46,1). I patriarchi esercitano il sacerdozio familiare, praticato nella maggior parte dei popoli antichi.

I soli sacerdoti che compaiono in questa epoca sono stranieri: Melchisedec, sacerdote-re di Gerusalemme (Gen 14,18-20) ed i sacerdoti del Faraone (Gen 41,45; 47,22). La tribù di Levi è ancora soltanto una tribù profana, senza funzioni sacre (Gen 34,25-31; 49,5-7).

L'epoca mosaica

A partire da Mosè, anch'egli levita, sembra farsi strada la specializzazione di questa tribù nelle funzioni del culto. Il racconto arcaico di Es 32,25-29 esprime il carattere essenziale del suo sacerdozio: essa è eletta e consacrata da Dio stesso per il suo servizio. La benedizione di Mosè, a differenza di quella di Giacobbe, le attribuisce i compiti specifici dei sacerdoti (Dt 33,8-11)[2].

I leviti sono allora i sacerdoti per eccellenza (Gdc 17,7-13; 18,19), e sono addetti ai vari santuari del paese. Ma a lato del sacerdozio levitico continua ad essere esercitato il sacerdozio familiare (Gdc 6,18-29; 13,19; 17,5 1Sam 7,1).

L'epoca dei re

Sotto la monarchia il re esercita parecchie funzioni sacerdotali, alla stessa maniera dei re dei popoli vicini:

Tuttavia il re riceve il titolo di sacerdote solo nell'antico Salmi 110[109],4, che lo paragona a Melchisedec; in pratica, nonostante questa allusione al sacerdozio regale di Canaan, egli è più un patrono del sacerdozio che un membro della casta sacra.

Di fatto il sacerdozio divenne un'istituzione organizzata soprattutto nel santuario di Gerusalemme. Nei santuari fuori di Gerusalemme, preesistenti a quello di Gerusalemme, e soprattutto in Giudea, i leviti dovevano essere molto numerosi. Sembra che Davide e Salomone abbiano cercato di distribuire i leviti in tutti i santuari del paese (Gs 21; Gdc 18,30), ma parecchi santuari locali avevano sacerdoti di origine diversa (1Re 12,31).

All'epoca di Davide il Tempio di Gerusalemme è il centro cultuale di Israele. In un primo momento se ne dividono il servizio due sacerdoti:

Sotto gli ordini del sacerdote-capo, il sacerdozio di Gerusalemme conta diversi subalterni. Il personale del Tempio, prima dell'esilio babilonese, conta persino degli incirconcisi (Es 44,7-9; cfr. Gs 9,27).

Il sacerdozio era quindi ereditario (cfr. Es 28,1-4) ed in stretto legame con la monarchia. Le sue attribuzioni non erano limitate al culto, come generalmente si crede: ai sacerdoti apparteneva l'insegnamento della Legge. A questo insegnamento sacerdotale risalgono la legislazione scritta di Israele e la trasmissione delle antiche tradizioni sulle origini e parte della poesia cultuale.

La riforma del re Giosia

La riforma di Giosia (621 a.C.) sopprime i santuari locali, consacra il monopolio dei leviti e stabilisce la supremazia del Tempio di Gerusalemme. Essa è la naturale conclusione del processo di sviluppo del sacerdozio di Gerusalemme.

Andando oltre le esigenze del Deuteronomio (18,6-8), la riforma di Gioia riservava di fatto l'esercizio delle funzioni sacerdotali ai soli discendenti di Sadoc (2Re 23,8-10). Questa riforma è il necessario preludio all'ulteriore distinzione tra sacerdoti e leviti, che sarà più netta in Ez 44,10-31.

L'esilio babilonese e il post-esilio

La caduta di Gerusalemme in mano ai babilonesi (587), con il conseguente esilio e la rovina del Tempio, sgancia il sacerdozio dalla corona e gli conferisce un'autorità maggiore sul popolo. Liberato dalle influenze e dalle tentazioni del potere politico, esercitato ormai da pagani, il sacerdozio diventa la guida religiosa della nazione.

Il progressivo scomparire del profetismo, a partire dal V secolo a.C., accentua ancora di più la sua autorità. I progetti di riforma di Ezechiele escludono il "principe" dal santuario (Ez 44,1-3; 46). La casta levitica detiene ormai un monopolio incontestato, di cui si trova eccezione soltanto in Is 66,21.

Le raccolte sacerdotali del Pentateuco (V e IV secolo a.C.), e poi l'opera del Cronista (III secolo a.C.) danno infine un quadro particolareggiato della gerarchia sacerdotale, organizzata in maniera rigorosa:

Queste tre classi costituiscono la tribù sacra, tutta votata al servizio di YHWH.

L'epoca maccabaica

La gerarchia così stabilita non conosce ormai più variazioni, salvo che per la designazione del sommo sacerdote.

Nel 172 a.C. l'ultimo sommo sacerdote discendente da Sadoc, Onia III, è assassinato per intrighi politici (2Mac 3,34).

La rivolta dei maccabei alla grecizzazione imposta da Antioco IV Epifane termina con la investitura di Gionata, proveniente da una famiglia sacerdotale molto oscura.

Gli succede nel 143 a.C. il fratello Simone: questi costituisce il punto di partenza della dinastia degli Asmonei, sacerdoti e re (143-137 a.C.), che sono capi politici e militari più che religiosi, e che per questo provocano l'opposizione dei farisei; d'altro lato, la loro origine non sadochita non è accettata da clero tradizionalista, e la setta sacerdotale di Qumran effettua uno scisma.

A partire poi dal regno di Erode il Grande (37 a.C.), i sommi sacerdoti sono designati dall'autorità politica, che li sceglie tra le grandi famiglie sacerdotali, le quali costituiscono il gruppo dei "sommi sacerdoti", così nominati nel Nuovo Testamento (Lc 3,2; At 4,6).

Funzioni

In Israele, nonostante l'evoluzione della società e lo sviluppo dottrinale che si realizza nel corso delle età, il sacerdozio esercita sempre due ministeri fondamentali, che corrispondono a due forme di mediazione: il servizio del culto ed il servizio della parola[6].

Funzioni cultuali

Il sacerdote è in Israele l'uomo del santuario:

Atto essenziale del sacerdote è il sacrificio. In esso egli appare nella pienezza della sua funzione di mediatore: presenta a Dio l'offerta dei suoi fedeli e trasmette a questi la benedizione divina:

Dopo l'esilio babilonese i sacerdoti svolgono questo ufficio ogni giorno nell'offerta del sacrificio perpetuo (Es 29,38-42).

Una volta all'anno il sommo sacerdote appare nella sua funzione di mediatore supremo officiando, nel giorno dell'espiazione (yom kippur), per il perdono di tutti i peccati del suo popolo (Lev 16; Sir 50,5-21).

In forma accessoria il sacerdote è pure incaricato dei riti di consacrazione e di purificazione:

Il servizio della parola

Se in Mesopotamia ed in Egitto il sacerdote esercitava la divinazione, rispondendo in nome del suo dio alle consultazioni dei fedeli, nell'antico Israele, il sacerdote svolge una funzione analoga usando l'efod (1Sam 30,7-8), l'Urim e Tummim (1Sam 14,36-42; Dt 33,8); ma di queste funzioni si parla più dopo Davide, poiché in Israele la parola di Dio, intesa come parola adattata alle circostanze della vita, giunge al suo popolo per un'altra via, quella dei profeti mossi dallo Spirito.

Ma esiste pure una forma tradizionale della parola, che ha il suo punto di partenza nei grandi avvenimenti della storia della salvezza e nelle clausole del1'alleanza del Sinai. Questa tradizione sacra si cristallizza in due forme:

  • nei racconti che richiamano i grandi ricordi del passato;
  • nella Legge che trova in essi il suo significato.

I sacerdoti sono i ministri di questa parola (vedi per esempio Aronne in Es 4,14-16). Nella liturgia delle feste, essi ripetono ai fedeli i racconti su cui si fonda la fede di Israele (Es 1-15, Gs 2-6 sono probabilmente echi di queste celebrazioni). In occasione delle rinnovazioni dell'alleanza essi proclamano la Torah (Es 24,7; Dt 27; Nee 8), e della Torah sono anche gli interpreti ordinari; mediante istruzioni pratiche rispondono alle consultazioni dei fedeli (Dt 33,10; Ger 18,18; Ez 44,23; Ag 2,11-13) ed esercitano una funzione giudiziaria (Dt 17,8-13; Ez 44,23-24). Come prolungamento di queste attività, essi assicurano la redazione scritta della legge nei diversi codici:

È da far risalire ai sacerdoti anche la compilazione finale del Pentateuco (cfr. Esd 7,14-26; Nee 8).

Si comprende così perché, nei libri dell'Antico Testamento, il sacerdote appare come l'uomo della conoscenza (Os 4,6; Mal 2,6-7; Sir 45,17): egli è il mediatore della parola di Dio nella sua forma tradizionale di storia e di codici.

Negli ultimi secoli del giudaismo appaiono fenomeni nuovi:

Il sacerdozio si concentra allora nelle sue funzioni rituali.

La tensione verso il superamento nell'Antico Testamento

Il sacerdozio dell'Antico Testamento ha realizzato la missione di conservare viva in Israele la tradizione di Mosè e dei profeti, ed ha accompagnato la vita religiosa del popolo di Dio. Ma già nello stesso Antico Testamento si trovano passi in direzione di un suo superamento.

La critica del sacerdozio

Di fronte alle esigenze della missione sacerdotale, vi furono sempre sacerdoti indegni del loro compito, e i profeti si incaricarono di stigmatizzarne le deficienze:

Tali rimproveri non possono essere spiegati semplicemente come polemica tra due caste opposte, profeti e sacerdoti, e per vari motivi:

Negli ultimi secoli del giudaismo, poi, la comunità di Qumràn, che si stacca dal tempio opponendosi al "sacerdote empio", è una setta sacerdotale.

L'ideale sacerdotale

Le critiche dei profeti sono ispirate da un alto ideale sacerdotale: i profeti ricordano ai sacerdoti loro contemporanei i loro obblighi: esigono da essi il culto puro e la fedeltà alla Torah. I legislatori sacerdotali definiscono la purità e la santità dei sacerdoti (Ez 44,15-31; Lev 21; 10).

Il popolo di Dio dell'Antico Testamento è ben cosciente che l'uomo è da se stesso incapace della purità e della santità che Dio gli chiede. Perciò è da Dio stesso che si attende in definitiva la realizzazione del sacerdozio perfetto nel giorno della restaurazione (Zc 3) e del giudizio (Mal 3,14): si attende il sacerdote fedele a fianco del Messia figlio di Davide (Zc 4; 6,12-13; Ger 33,17-22).

La speranza dei due messia di Aronne e di Israele appare più volte anche negli scritti di Qumràn, ed in uno scritto apocrifo, i Testamenti dei patriarchi. In questi testi, così come in parecchi ritocchi apportati a testi biblici (Zc 3,8; 6,11), il messia sacerdotale prende il sopravvento sul messia re'. Questo primato del sacerdote è in armonia con un aspetto essenziale della dottrina dell'alleanza: Israele è il "popolo-sacerdote" (Es 19,6; Is 61,6; 2Mac 2,17-18), il solo popolo al mondo che assicuri il culto del vero Dio; nel suo perfezionamento definitivo esso renderà a YHWH il culto perfetto (Ez 40-48; Is 60-62; 2,1-5). Come potrebbe il popolo giungere a ciò senza un sacerdote alla testa?

Il compimento in Cristo, sommo ed eterno sacerdote

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Sacerdozio di Cristo e Sacerdozio battesimale.

La tensione verso un compimento giunge a destinazione in Gesù. Sebbene egli non si attribuisca mai il titolo di sacerdote, definisce però la sua missione con termini sacerdotali:

Tutto il Nuovo Testamento parla della morte di Gesù in termini sacrificali, e soprattutto la Lettera agli Ebrei svolge ampiamente il tema del sacerdozio di Cristo.

I discepoli di Gesù formano il nuovo "sacerdozio regale" (1Pt 2,5-9; Ap 1,6; 5,10; 20,6) che offre a Dio il vero culto spirituale (Rm 12,1; cfr. Fil 3,3; Eb 9,14; 12,28).

I sacerdoti nell'ebraismo odierno

Secondo l'ebraismo ortodosso, con la distruzione del secondo tempio nel 70 d.C. e la cessazione dei sacrifici ebraici, la maggior parte delle funzioni sacerdotali è sospesa in attesa della ricostituzione del Terzo Tempio ad opera del Messia.

Attualmente le uniche funzioni sacerdotali rimaste sono la Benedizione[7] e la riscossione del riscatto dei primogeniti; gli unici privilegi sacerdotali ancora in vigore sono l'onore che è loro dovuto e la precedenza nella salita alla lettura della Torah nel culto sinagogale.

Tra gli ebrei contemporanei sono molti quelli che vantano un'ascendenza aronnide e dunque sacerdotale[8].

Note
  1. Per tutta questa parte vedi Augustin George (1971), p. 1114-1116.
  2. Tale testo riflette in realtà una situazione posteriore.
  3. Le genealogie posteriori lo collegheranno, al pari di Ebiatar, alla discendenza di Aronne (cfr. 1Cr 5,27-34).
  4. In realtà c'è sempre stato, in ogni santuario un sacerdote capo; il titolo di sommo sacerdote compare in un'epoca in cui l'assenza del re fa sentire il bisogno di un altro capo, non in senso politico, ma religioso.
  5. Alcuni studiosi ritengono che i leviti provengano dai sacerdoti degli altri santuari, che non avevano cessato di avere una certa importanza; essi sono allora stabiliti in una posizione subordinata (2Re 23,9) e quelli che si trasferiscono a Gerusalemme sono assimilati agli inservienti del Tempio.
  6. Ciò corrisponde a quelle che sono le funzioni sacerdotali nelle religioni: ivi i sacerdoti sono ministri del culto, custodi delle tradizioni sacre, portavoce della [[divinità] nella loro qualità di divinatori. Cfr. Augustin George (1971), p. 1116.
  7. Anche oggi i sacerdoti (cohanim) che partecipino ad una funzione dell'ebraismo ortodosso impartiscono una speciale benedizione, detta birkat kohanim o Nesiat Kapayim, il cui testo si trova nella Torah:
    « Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro: Voi benedirete così gli Israeliti; direte loro:
    Ti benedica il Signore
    e ti protegga.
    Il Signore faccia brillare il suo volto su di te
    e ti sia propizio.
    Il Signore rivolga su di te il suo volto
    e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israelitie io li benedirò. »
  8. Vedi i cognomi Cohen, Cohn, Kohn, Kohen.
Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 7 ottobre 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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