Salvezza

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[Il Padre] ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.
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Con il termine salvezza il cristianesimo si riferisce alla grazia di Dio che libera il suo popolo dal peccato e dalle sue conseguenze temporali ed eterne.

La Bibbia afferma, e la Chiesa annuncia oggi, che è la grazia di Dio (Ef 2,8), accolta nella libertà dall'uomo (Gc 2,18), a procurargli la salvezza.

Nell'Antico Testamento

Nelle versioni italiane dell'Antico Testamento "salvezza" traduce diversi termini che indicano liberazione dai mali più diversi, materiali e spirituali.

Il termine ebraico ישׁוּעה (yeshû‛âh) suggerisce l'idea di una liberazione. La radice significa "essere largo" o "spazioso". Liberare, quindi, significa: mettere al largo, spezzare una catena, far uscire dal confino, salvare dall'oppressione tanto che il liberato ora può svilupparsi senza ostacoli.

Dio è sempre il protagonista della salvezza. È Lui, infatti, che libera dalla sconfitta in battaglia (Es 15,2), dalle disgrazie (Sal 34[33],6), dai nemici (2Sam 3,10), dall'esilio (Sal 106[105],47), dalla morte (Sal 6,4), dal peccato (Ez 36,29).

Nell'Antico Testamento il termine "salvezza" non ha necessariamente una connotazione teologica:

  • Dapprima gli Israeliti pensavano ad una salvezza soprattutto come liberazione in senso materiale e come qualcosa di nazionale. Quando, però, si approfondisce il senso del male morale, la salvezza acquista un profondo significato etico e gradualmente giunge ad includere pure gente di altre nazioni (Is 49,5-6; 55,1-5).
  • Con lo sviluppo dell'idea messianica, il termine giunge a significare la liberazione dal peccato nel sorgere di una nuova epoca. Fra gli israeliti, la salvezza si acquisisce attraverso un'osservanza sincera della Legge di Dio, sia morale che rituali.

Nel Nuovo Testamento

I termini che il Nuovo Testamento greco utilizza per "salvare" e "salvezza" sono: σώζω, sózo e σωτηρία, sotería (da cui soteriologia). Etimologicamente suggeriscono l'idea di strappare qualcuno a forza da un grave pericolo. Possono pure significare salvare da una sentenza di tribunale o da una malattia (guarire).

In latino tali termini sono tradotti con la parola salus, da cui proviene anche "salute".

Nell'insegnamento di Gesù "salvezza" denota solitamente liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze, qualcosa di cui fare esperienza nel presente, anche se il suo compimento è escatologico. Egli insegna come la salvezza si ottenga da Lui solo, perché è il Figlio di Dio incarnato (Gv 3,16).

I credenti ottengono la salvezza attraverso la morte di Cristo (Ef 2,13-18) ed essa include tutte le benedizioni redentrici che essi hanno in Cristo, fra le quali le principali sono: la conversione, la rigenerazione, la giustificazione, l'adozione, la santificazione e la glorificazione.

Acquistata per mezzo della morte e risurrezione di Cristo, la salvezza diventa salvezza di una persona attraverso l'accoglienza della fede che si concretizza nelle opere dell'amore, mediante la comunicazione dello Spirito Santo, all'interno del dinamismo sacramentale.

I suoi effetti un giorno abbracceranno l'intero universo. La corruzione di cui è afflitta la natura sarà rimossa e tutta la storia troverà il suo compimento in Cristo (Rm 8,21-22; Ef 1,10).

« Cosa è dunque la salvezza? È la vittoria del bene sopra il male, realizzata nell'uomo in tutte le dimensioni della sua esistenza. Lo stesso superamento del male ha già un carattere salvifico. La forma definitiva della salvezza consisterà per l'uomo nel liberarsi completamente dal male e nel raggiungere la pienezza del bene. Questa pienezza si chiama, ed è di fatto, la salvezza eterna. Si realizza nel Regno di Dio come una realtà escatologica di vita eterna. È una realtà del "tempo futuro" che, mediante la croce di Cristo, ebbe inizio con la sua Resurrezione. Tutti gli uomini sono chiamati alla Vita eterna. Sono chiamati alla salvezza. »
(Omelia di Benedetto XVI in occasione della Messa per i giovani nel pellegrinaggio apostolico in Portogallo, Lisbona, 14 maggio 1982[1])
Note
  1. http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19820514_giovani-lisbona_it.html
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