San Cirillo

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San Cirillo
Monaco
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al secolo Costantino
Santo
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Titolo
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Età alla morte 42 anni
Nascita Tessalonica
827
Morte Roma
14 febbraio 869
Sepoltura
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Professione religiosa [[]]
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Creazione
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° vescovo di Roma
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Fine del
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica Chiesa ortodossa
Venerabile il [[]]
Beatificazione [[]]
Canonizzazione 1880, da Leone XIII
Ricorrenza 14 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Patrono di Europa
Collegamenti esterni
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 14 febbraio, n. 1:
« Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell’odierna Croazia, evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche. »
San Cirillo, al secolo Costantino (Tessalonica, 827; † Roma, 14 febbraio 869) è stato un religioso bizantino. La vita del santo è strettamente legata a quella del fratello Metodio e la Chiesa li celebra assieme nella festa dei Santi Cirillo e Metodio il 14 febbraio.

Vita

In giovane età, attorno all'842, Costantino, desideroso di dedicarsi al conseguimento della completa sapienza, si trasferì a Costantinopoli per perfezionare gli studi di teologia e filosofia, sotto l'egida del potente eunuco di corte Teoctisto, logoteta del dromos e reggente per il basileus Michele III.

Nella capitale Costantino venne ordinato sacerdote, entrando a far parte del clero della basilica di Santa Sofia. A Costantinopoli conobbe anche Fozio, uomo di cultura e politico di spicco, che divenne suo precettore. La curiosità di Costantino dimostrava il suo eclettismo: coltivò infatti nozioni di astronomia, geometria, retorica e musica.

Fozio divenne patriarca di Costantinopoli nell'858 e per volontà dell'imperatrice Teodora, invio Cirillo assieme al fratello Metodio ad evangelizzare la Pannonia.

Quando il re della Grande Moravia, Rastislav, chiese all'imperatore di Bisanzio di inviare missionari, la scelta ricadde ancora una volta su di loro. In realtà la richiesta celava un motivo politico perché Rastislav trovava preoccupante la presenza tedesca sul suo territorio. Infatti la Pannonia era già stata evangelizzata dalla precedente missione di Salisburgo.

Cirillo dunque si recò nel regno di Rastislav e incominciò a tradurre brani dal Vangelo di Giovanni inventando un nuovo alfabeto, detto glagolitico (da глаголь glagol' che significa parola). Probabilmente già da anni stava elaborando un alfabeto per la lingua slava. Dal Vangelo di Giovanni, venne tradotta una serie di passi scelti che entrò a far parte dell'Aprakos.

Nel regno di Rastislav entrarono in contrasto con il clero tedesco che rivendicava quel dominio, essendo stato evangelizzato da missionari dell'Arcidiocesi di Salisburgo. Sull'onda del crescente scontro tra Chiesa d'Oriente e d'Occidente per il controllo dei nuovi fedeli moravi, nell'867 i fratelli vennero convocati a Roma per discutere col Pontefice Niccolò I dell'uso liturgico della lingua slava.

Lungo il viaggio sostarono a Venezia, dove si scontrarono con il clero locale, che rivendicava come lecite tre sole lingue sacre: il latino, il greco ed l'ebraico. Costantino e Metodio opposero invece a queste argomentazioni il consolidato uso che si faceva in oriente di altre lingue liturgiche come il siriaco e l'armeno.

A Roma, invece, i due trovarono una buona accoglienza. Portarono al Pontefice in dono le reliquie di Papa Clemente I, morto in Crimea nel 97 e venerato come Santo. Niccolò I consacrò prete Metodio e approvò la traduzione della Bibbia in slavo, a patto che la lettura dei brani fosse preceduta dagli stessi passi espressi in Latino. A Roma Costantino si ammalò e assunse l'abito monastico, prendendo il nome di Cirillo.

Ultimi giorni di vita

Costantino Cirillo, stanco dalle molte fatiche, cadde malato e sopportò il proprio male per molti giorni. Ebbe una visione di Dio, e cominciò a cantare così: Quando mi dissero: andremo alla casa del Signore, il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato (cfr. Sal 121, 1).

Dopo aver indossato le sacre vesti, rimase per tutto il giorno ricolmo di gioia e diceva:

« Da questo momento non sono più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno. Amen. »

Il giorno dopo vestì il santo abito monastico e aggiungendo luce a luce si impose il nome di Cirillo. Così vestito rimase cinquanta giorni. Giunta l'ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, pregava tra le lacrime, dicendo:

« Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.

Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa' crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell'unità. Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. È tuo dono infatti l'averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere e a compiere quanto ti è gradito. Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. »

Avendo poi baciato tutti col bacio santo, disse:

« Benedetto Dio, che non ci ha dato in pasto ai denti dei nostri invisibili avversari, ma spezzò la loro rete e ci ha salvati dalla loro voglia di mandarci in rovina. »

E così, all'età di quarantadue anni, si addormentò nel Signore. Il Papa comandò che tutti i Greci che erano a Roma e i Romani si riunissero portando ceri e cantando e che gli dedicassero onori funebri non diversi da quelli che avrebbero tributato al papa stesso; e così fu fatto.

Morì il 14 febbraio del 869 e venne inumato presso la basilica di San Clemente.

Patrono d'Europa

Papa Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Egregiae virtutis del 31 dicembre 1980, elesse i due fratelli, Cirillo e Metodio, quali patroni d’Europa insieme con San Benedetto.

Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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