San Corrado Confalonieri

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San Corrado Confalonieri, T.O.R.
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Santo
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Ambito emiliano, San Corrado Confalonieri (inizio XVII secolo), olio su tela; Calendasco, chiesa parrocchiale
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Titolo
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Età alla morte 61 anni
Nascita Calendasco
1290
Morte Noto
19 febbraio 1351
Sepoltura
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Professione religiosa [[]]
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 12 luglio 1515, da Leone X
Canonizzazione 12 settembre 1625, da Urbano VIII
Ricorrenza 19 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi Saio
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Patrono di Calendasco, Noto
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 19 febbraio, n. 8:
« A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz'Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant'anni un severissimo tenore di vita nell'orazione continua e nella penitenza. »
(Santo di venerazione particolare o locale)
San Corrado Confalonieri (Calendasco, 1290; † Noto, 19 febbraio 1351) è stato un religioso ed eremita italiano, appartenente al Terzo Ordine Regolare di San Francesco.

Agiografia

Discendeva dalla nobile casata dei Confalonieri che, oltre ad abitare in Piacenza, avevano vasti feudi assegnati loro quale privilegio di essere una famiglia guelfa fedele alla Chiesa.

Nei dintorni del paese, in una zona fitta di boscaglie (la tradizione parla di Case Bruciate, vicino a Carpaneto Piacentino - anche se recenti studi indicano una nuova località sita tra San Nicolò, frazione di Rottofreno e Calendasco - e questa vasta area agricola di circa 200 pertiche piacentine è chiamata col nome di 'La Bruciata'), Corrado si trova a caccia con una compagnia di amici e familiari.

In seguito al cattivo esito di una battuta di caccia, Corrado ordinò di appiccare il fuoco alle sterpaglie per stanare la cacciagione ma, complice il forte vento, il fuoco in un attimo bruciò boschi, case e capanne.

Spaventati ed impotenti di fronte a questo evento, Corrado e i suoi scapparono verso casa, decisi a non far trapelare la verità.

Non appena la notizia si propagò in città, subito si scatenò la caccia al responsabile, che venne individuato in un povero contadino, accusato di incendio doloso (si credeva infatti che l'incendio fosse stato appiccato dai Guelfi per colpire il governo ghibellino al potere).

La notizia della condanna colpì l'animo di Corrado che non riuscì a darsi pace per quello che era successo a causa sua. Non esitò quindi a interrompere il corteo punitivo e a chiedere udienza al Signore di Piacenza, presso cui dichiarò la propria colpevolezza, subendo la pesantissima pena della confisca di tutti i terreni per risarcire il danno fatto (essendo di nobile famiglia, evitò di subire punizioni corporali).

Conversione

Questo evento segnò profondamente la vita di Corrado, che negli anni successivi si avvicinò sempre più alla fede: vestì infatti l'abito penitenziale francescano ritirandosi nell'eremo nei pressi di Calendasco (detto del "gorgolare" da uno storico siculo) e guidato da frate Aristide. Essendo infatti l'hospitale di questi fraticelli sulle terre nei pressi del suo feudo calendaschese egli ben conosceva il loro esemplare modo di vita, affidato tutto alle sole parole del Vangelo.

Corrado e la moglie Giovannina decisero entrambi di donarsi alla religione, lui quale francescano terziario, lei quale clarissa: la regola dei Terziari prescriveva infatti che quando il coniuge voleva dedicarsi completamente alla vita religiosa vestendo l'abito terziario in una fraternità, anche la moglie facesse lo stesso dando il proprio assenso.

Nel progredire nel suo stato religioso Corrado ebbe modo di riflettere sulla propria scelta fino a prendere la decisione, intorno al 1335 di lasciare Piacenza e tutte le cose materiali per dedicarsi alla propria anima e alle cose eterne.

Corrado compì la conversione in stile francescano, vestendo l'abito Terziario. Come gli atti concreti della sua vita avrebbero mostrato, aveva una vocazione da eremita o anacoreta (l'anacoresi infatti è la separazione dal mondo, con l'impegno ad opporsi alla materia nel rinnegare la natura allo scopo di ottenere ciò che supera tutto l'aspetto materiale per il solo bene dello spirito).

La vita del santo in Sicilia

Nel suo lungo peregrinare, eremita itinerante secondo la tradizione francescana, Corrado attraversò l'Italia verso sud, pregando sulle tombe degli Apostoli a Roma, finché non giunse nella sua meta definitiva, Noto, in Sicilia, intorno al 1340.

Qui legò una stretta amicizia con Guglielmo Buccheri, un antico scudiero di Federico II d'Aragona che le vicende della vita portarono a fare una scelta d'eremitaggio simile a Corrado. Buccheri ospitò Corrado nelle cosiddette Celle, un quartiere isolato nei pressi della Chiesa del Crocifisso, dove rimase per circa due anni, fino al ricominciare delle sue peregrinazioni, quando il suo eremitaggio fu compromesso dalle sempre più numerose persone che chiedevano a lui preghiere e consigli.

Corrado soffriva tutte queste attenzioni e si trasferì in zone remote e desertiche. La sua era una vita ascetica al pari dei grandi Padri del deserto: infatti egli era divenuto xeniteta, cioè aveva lasciato la propria patria natìa, Piacenza, dimentico di tutti gli affetti: insegnano infatti i Padri anacoreti che per essere maggiormente liberi dagli affanni del mondo bisogna liberarsi di tutte le passioni e pratiche del mondo, non ultima quella verso i propri parenti più prossimi.

Miracoli

A San Corrado vengono attribuiti dalla tradizione alcuni miracoli compiuti in vita.

Durante una delle sue visite a Noto, Corrado avrebbe incontrato un suo vecchio conoscente, Antonio Sessa, il quale soffriva da tempo di ernia. Alla vista dell'amico dolorante, Corrado avrebbe pregato per lui, che sarebbe immediatamente guarito dai suoi dolori.

Un altro avvenimento miracoloso tramandato dalla tradizione è la guarigione del figlioletto di un amico sarto, che soffriva anch'egli di un'ernia assai sviluppata.

Il più famoso rimane il miracolo dei Pani, che Corrado avrebbe compiuto durante la terribile carestia che colpì la Sicilia negli anni 1348-1349, durante la peste nera che imperversava in tutta Europa. Secondo la leggenda, in quel periodo, chiunque si rivolgesse a Corrado, non tornava a casa senza un pane caldo, impastato direttamente dalle mani degli Angeli.

Gli ultimi giorni

Corrado morì nella sua grotta il 19 febbraio 1351 con al suo fianco il confessore. Il racconto narra di un trapasso avvenuto in ginocchio e in preghiera con gli occhi al cielo, posizione mantenuta anche dopo il trapasso, mentre una luce avvolgeva la Grotta dei Pizzoni.

Fu seppellito nella Chiesa di San Nicolò a Noto Antica, secondo le sue volontà.

In seguito il corpo fu traslato nella Cattedrale di Noto ove esso è venerato.

Culto

Urna d'argento contenente le reliquie di san Corrado

Già subito dopo la morte di Corrado si avviarono le procedure che per quel periodo erano meno complesse. Il vescovo locale, che allora era quello di Siracusa, poteva procedere egli stesso alla canonizzazione di una persona che era vissuta nell'esercizio delle virtù eroiche attestate da testimoni ancora viventi che lo avevano conosciuto personalmente (ex auditu a viventibus).

Lo stesso vescovo di Siracusa (sotto la cui cura ricadeva all'epoca anche la città di Noto), aveva beneficiato personalmente del miracolo dei pani compiuto da Corrado. Il vescovo accertò che egli viveva in una grotta nelle montagne notine senza nulla di ciò che serve alla vita comune: eppure Corrado porse al vescovo del pane caldo e fragrante, meravigliando lo stesso che ne riportò fedele memoria.

Subito dopo la morte si diede inizio alla causa. Sospesa poi per motivi legati ad eventi politici e civili, riprese nel XV secolo e si concluse positivamente nel XVI secolo.

Papa Leone X permise il culto al beato Corrado.

Papa Urbano VIII concesse la Liturgia delle Ore e Messa propria agli Ordini Francescani il 12 settembre 1625, mentre a Piacenza il 2 giugno 1625, con decreto del cardinale Farnese, decise la memoria obbligatoria il 19 febbraio, con messa pontificale in cattedrale a Piacenza. Intanto nel 1612 nella cattedrale piacentina era già stata eretta una sontuosa cappella tutta affrescata e nel 1617 un'altra cappella si era eretta in Calendasco. Il vescovo si accertò che in quel paese il santo ebbe i natali e nel piccolo hospitale dei penitenti, poco distante dal luogo nativo, aveva cominciato la sua vita penitente.

Nel 1644 Noto ufficializzò San Corrado come suo Patrono.

Bibliografia
  • Umberto Battini, San Corrado Confalonieri il cercatore di Dio, Ediz. Storiche Compagnia di Sigerico, Calendasco (PC) 2005
  • Umberto Battini (a cura di), San Corrado Confalonieri i documenti inediti piacentini, Ediz. Storiche Compagnia di Sigerico, Calendasco (PC) 2006
  • Gabriele Andreozzi, Il Terzo Ordine Regolare di San Francesco nella sua storia e nelle sue leggi, Editrici Franciscanum, Roma 1993, voll. III
  • F. Balsamo e V. La Rosa (a cura di), Corrado Confalonieri la figura storica, l'immagine e il culto, Atti delle giornate di studio nel VII centenario della nascita, Noto (SR), Palazzo Villadorata 24-26 maggio 1990, Noto 1992
Voci correlate

Suggerimenti



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