San Francesco Caracciolo

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San Francesco Caracciolo, C.R.M.
Presbitero
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al secolo Ascanio
Santo

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Romano Corradetti, Visione di san Francesco Caracciolo, olio su tela; Roma, Chiesa dei Santi Angeli custodi
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Titolo
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Età alla morte 44 anni
Nascita Villa Santa Maria
13 ottobre 1563
Morte Agnone
4 giugno 1608
Sepoltura
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Ordinazione presbiterale Napoli, 1587
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Creazione
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° vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
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Fine del
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Successore {{{successore}}}
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 1769, da Clemente XIV
Canonizzazione 1807, da Pio VII
Ricorrenza 4 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Napoli Cuochi italiani, Congressi Eucaristici
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 4 giugno, n. 8:
« Ad Agnone in Molise, san Francesco Caracciolo, sacerdote, che, mosso da mirabile carità verso Dio e il prossimo, fondò la Congregazione dei Chierici Regolari Minori. »
San Francesco Caracciolo, al secolo Ascanio (Villa Santa Maria, 13 ottobre 1563; † Agnone, 4 giugno 1608) è stato un presbitero e fondatore italiano dell'ordine dei Chierici Regolari Minori (padri Caracciolini).

Biografia

Terzo dei quattro figli di Ferrante Caracciolo, principe di San Buono e di Isabella Barattucci, dama di Teano, Ascanio nacque nel feudo paterno da una delle più prestigiose famiglie del regno di Napoli.

Sin dall'infanzia aveva manifestato una particolare propensione alla vita ascetica. A ventidue anni venne colpito da una grave malattia (forse la lebbra) che ne deturpò il corpo: giudicato inguaribile, si fece rinchiudere in isolamento. Attraverso una finestrella che si apriva sulla cappella di famiglia poteva seguire la messa. Durante l'infermità, ebbe modo di meditare a lungo sulla vanità delle cose terrene: la sua vocazione religiosa prese così un contorno più preciso e promise che se fosse guarito avrebbe dedicato la sua vita al servizio di Dio e del prossimo.

Guarito, rinunciò a tutti i suoi beni e ai titoli nobiliari. Si recò a Napoli per completare gli studi teologici e, nel 1587, venne ordinato sacerdote. In quegli anni crebbe anche la sua devozione eucaristica, che avrebbe caratterizzato per sempre la sua spiritualità. Entrò nella Compagnia dei Bianchi, una confraternita che si occupava in particolare dell'assistenza dei carcerati e dei condannati a morte.

A causa di un errore (nella Compagnia dei Bianchi prestava servizio un suo omonimo), gli fu recapitata una lettera di Fabrizio Caracciolo, abate di Santa Maria Maggiore di Napoli, e del nobile genovese Giovanni Agostino Adorno. Gli si chiedeva di collaborare alla fondazione di un Ordine che cooperasse al consolidamento e alla diffusione della fede cattolica secondo i nuovi principi dettati dal Concilio di Trento, conclusosi nel 1563.

Nonostante l'equivoco, Ascanio Caracciolo aderì all'iniziativa ed insieme ai due committenti si ritirò nell'eremo di Camaldoli dove formulò la "Regola" per una nuova "Famiglia Religiosa": oltre ai normali tre voti (castità, povertà e obbedienza) ne aggiunse un quarto, cioè quello di non ambire ad alcuna dignità ecclesiastica e una dedizione particolare al culto divino incentrato nella devozione Eucaristica alimentata dalla Preghiera Circolare Continua. L'Ordine venne approvato dal papa Sisto V il 1 luglio 1588 con il nome di Chierici Regolari Minori.

Nel 1589, emettendo i voti religiosi, decise di cambiare il suo nome assumendo quello di Francesco per devozione a san Francesco d'Assisi. Nel 1593, in occasione del primo capitolo generale dell'Ordine, Francesco dovette accettare per obbedienza la carica di Priore Generale, alla quale rinunciò presto. Respinse anche la nomina a vescovo, in ossequio ai suoi voti e per dedicarsi totalmente alla diffusione dell'Ordine e alla formazione dei novizi. Queste attività lo portarono a viaggiare molto: oltre a Roma, dove strinse amicizia con Filippo Neri, si recò per tre volte in Spagna (a Valladolid e Alcalá de Henares).

Morì a soli 44 anni ad Agnone, presso gli Oratoriani, il 4 giugno 1608, nella vigilia della festa del Corpus Domini, pronunciando le parole:

« Andiamo, andiamo al cielo. »

Il suo corpo fu trasportato a Napoli, dove fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il culto

Fu beatificato da papa Clemente XIV nel 1769 e canonizzato da papa Pio VII il 24 maggio 1807.

È compatrono di Napoli dal 1840, patrono dei cuochi d'Italia dal 1996 e, dal 1925, patrono dei Congressi Eucaristici abruzzesi

Bibliografia
  • Raffaele Aurini, Dizionario bibliografico della gente d’Abruzzo, vol.II, Teramo, Ars et Labor, 1958; e anche in Nuova Edizione, Colledara, Andromeda editrice, 2002, vol. III, pp.329-332;
  • Bibliotheca Sanctorum, Roma, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Città nuova, 1965, vol. V, ad nomen.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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