San Marcellino Champagnat

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San Marcellino Champagnat, F.M.S.
Presbitero
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al secolo Marcellin Joseph Benoît
Santo

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Ritratto del santo di M. Ravery 1840
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Titolo
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Età alla morte 51 anni
Nascita Marlhes
20 maggio 1789
Morte Saint-Chamond
6 giugno 1840
Sepoltura
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Ordinazione presbiterale Seminario di Lione, 16 luglio 1816
Appartenenza
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il 22 giugno 1920, da Benedetto XV
Beatificazione 29 maggio 1955, da Pio XII
Canonizzazione 18 aprile 1999, da Giovanni Paolo II
Ricorrenza 6 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Sito ufficiale o di riferimento
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 6 giugno, n. 16:
« Presso la città di Saint-Chamond nel territorio di Lione, in Francia, san Marcellino Champagnat, sacerdote della Società di Maria, che fondò l'Istituto dei Piccoli Fratelli di Maria per l'istruzione cristiana dei fanciulli. »
San Marcellino Champagnat, al secolo Marcellin Joseph Benoît (Marlhes Lione - Francia, 20 maggio 1789; † Saint-Chamond, 6 giugno 1840) è stato un presbitero e fondatore francese della congregazione dei Fratelli Maristi delle Scuole. Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato santo il 18 aprile del 1999. La sua ricorrenza è il 6 giugno.

Biografia

Infanzia e vocazione

Era il nono dei dieci figli dei coniugi Giovanni Battista Champagnat e Maria Teresa Chirat, agricoltori benestanti: suo padre durante la rivoluzione francese fu sindaco del villaggio.

Il 1° novembre 1805 entrò nel Seminario minore di Verrières per passare poi, il 1° novembre 1813, al Seminario maggiore di Lione. Ebbe come compagni Jean-Marie Vianney, il futuro curato d'Ars, e Jean-Claude Colin, il fondatore dei Padri Maristi. Il 6 gennaio 1814 ricevette il suddiaconato e il 23 giugno 1815 il diaconato.

Fondazione della congregazione

Negli anni 1815-1816, insieme ad altri undici seminaristi, aderì al progetto di fondare una Congregazione costituita da presbiteri, religiose e terziarie, sotto la protezione della Santissima Vergine, per rievangelizzare le popolazioni rurali lasciate nel più completo abbandono. Nacque l'idea di un'associazione che la comune devozione mariana ispirò a denominare Società di Maria. Impressionato dalle carenze culturali e spirituali dei ragazzi dei centri rurali, Marcellino avvertì l'urgenza di includere nella Società di Maria anche un ramo di Fratelli per l'educazione cristiana della gioventù.

Fu ordinato sacerdote il 22 luglio 1816 e il giorno successivo decise, insieme agli altri neo-sacerdoti, di consacrarsi a Maria e di mettersi sotto la sua protezione, nel santuario di Fourvière.

Il 2 gennaio del 1817, dopo soli sei mesi dall'arrivo a La Valla, Marcellino giovane vice-parroco di 27 anni, accolse i suoi due primi discepoli di 15 e 23 anni, senza istruzione, in un piccolo rustico da lui stesso attrezzato e fondò l'Istituto dei Piccoli Fratelli di Maria, detti anche Fratelli Maristi delle Scuole. La regola della nuova comunità era racchiusa in poche parole: preghiera, lavoro manuale per mantenersi, studio con la prospettiva di evangelizzare i giovani, tutto in un clima di autentico spirito di famiglia.

Educatore nato, pur continuando a svolgere il proprio ministero parrocchiale, scelse di vivere con i giovani per meglio prepararli alla missione di maestri cristiani, catechisti, educatori dei giovani. Appassionato per il regno di Dio, cosciente degli immensi bisogni della gioventù, Marcellino trasformò quei poco istruiti giovani ragazzi di campagna in generosi apostoli ed aprì subito delle scuole.

Crescita della congregazione

Le vocazioni giunsero numerose, tanto da rendere angusta la prima casetta, nonostante l'ampliamento realizzato dal fondatore stesso. Nel 1822, dopo cinque anni di vita, la nuova istituzione contava già dieci membri e dirigeva con successo quattro scuole rurali.

La prosperità della scuola di La Valla e il progresso degli alunni nello studio attirarono l'attenzione del pubblico sui Fratelli Maristi e fecero aumentare le richieste dei parroci. Nonostante che in quel tempo lo spirito giansenista predominasse ancora nel clero, egli raccomandava ai Fratelli la Messa, la comunione frequente, la visita al Santissimo Sacramento, la preghiera[1].

Difficoltà

Improvvisamente si accese una violenta campagna denigratoria e di denuncia contro Marcellino da parte dei confratelli sacerdoti, che lo ritenevano privo di talento ed imprudente. Seguirono le minacce della curia di disperdere la comunità o di associarla d'autorità alla Société de la Croix de Jésus fondata dal reverendo Claude-Marie Bochard. Marcellino tacque e si dichiarò disposto ad ubbidire qualora i superiori gli avessero rivelato con certezza il volere di Dio. Soffrì anche il rigetto da parte del confessore, pur avendo sempre operato seguendo il suo consiglio.

All'inizio del 1824, giunse improvvisa a Lione la notizia che la Santa Sede aveva nominato mons. Jean-Paul-Gaston de Pins amministratore apostolico della diocesi. Costui chiamò a sé Champagnat, lo ascoltò e non solo approvò l'Istituto che aveva fondato, ma gli promise di dare l'abito religioso ai fratelli e di far emettere loro i voti religiosi. Esonerò Champagnat dalla funzione di vicario a La Valla, concedendogli di dedicarsi interamente alla sua istituzione che continuava a prosperare ed abbisognava di una casa più grande per accogliere i numerosi postulanti e novizi. Marcellino e i suoi fratelli parteciparono attivamente alla costruzione di una nuova casa denominata Nostra Signora dell'Hermitage. Le critiche nuovamente si riacutizzarono contro di lui che ormai, nell'ambiente ecclesiastico diocesano, era semplicemente designato come quel pazzo di Champagnat. Un prete operaio in quell'epoca non fu ben compreso.

Nel 1825 cadde gravemente malato. Quasi non bastassero le difficoltà esterne, si aggiunsero quelle di alcuni sacerdoti aderenti alla Società di Maria che lo coadiuvavano nella formazione dei novizi. Essi minacciarono di abbandonare la casa e di lasciare gli ospiti in balia dei creditori. In particolare colui a cui era attribuita la prima idea della Società di Maria, don Jean-Claude Courveille, tentò di alienargli l'animo dei fratelli e di sostituirsi a lui nel governo dell'Istituto. Per tutta risposta, il fondatore, incoraggiò i suoi figli ad eleggerlo come superiore, convinto che l'opera era di Dio ed egli non era indispensabile. E Dio provvide a restituirgli la salute e a liberare la comunità dalla presenza ingombrante del Courveille.

Riconoscimento della Santa Sede

Nel 1836 la Società di Maria ottenne il riconoscimento della Santa Sede e le fu affidata la missione dell'Oceania. Marcellino Champagnat fu tra i primi ad emettere la professione religiosa. Ma ciò richiedeva che venisse regolata la sua condizione di superiore dei Fratelli Maristi. Il superiore generale, il Jean-Claude Colin, si credette in obbligo di prospettargli la necessità delle dimissioni. Champagnat accettò l'invito:

« Maria, mia tenera Madre, io rimetto, puramente e semplicemente, nelle mani del Superiore della Società di Maria il ramo dei Fratelli Maristi che mi era stato affidato nel milleottocento sedici. Vogliate, ve ne prego, o Madre di Misericordia, ottenermi il perdono di tutte le mancanze di cui ho potuto rendermi colpevole, trascurando o non disimpegnando come avrei potuto i miei doveri verso quest'opera. »
Colin accettò la dimissione e lo nominò subito di nuovo superiore.

Dopo la malattia del 1825 al beato era rimasto un persistente dolore al fianco, al quale si aggiunse ben presto una gastrite, conseguenza in parte dei suoi digiuni. Quando nel 1837 ritornò da Parigi, dove si era recato per ottenere, senza successo, il riconoscimento dell'istituto, era sfinito. Padre Colin pensò allora che era prudente dargli un successore. I fratelli scelsero il padre Francesco Rivat con grande soddisfazione del fondatore.

Nel 1838 i Fratelli Maristi erano già 225 e dirigevano 39 scuole. Per essi, l'anno precedente, il fondatore aveva fatto stampare le costituzioni, nella compilazione delle quali si era ispirato al trattato Della Vera Devozione di Maria Vergine di san Luigi Maria Grignion de Montfort. Stabiliva che loro scopo e spirito era amare la Madonna, servirla, diffonderne il culto e la devozione tra i fanciulli come mezzo per amare e servire più perfettamente nostro Signore Gesù Cristo, e loro dovere amare la Madonna come madre, protettrice, modello e prima superiora. Nell'educazione egli non fu teorico, ma un realizzatore. Nell'insegnamento volle che i Fratelli si ispirassero al metodo di san Giovanni Battista de La Salle, e dessero importanza alle scuole elementari nelle campagne da tutti abbandonate. Secondo lui indispensabile presupposto per una buona educazione era la disciplina forte, basata sull'autorità morale dell'insegnante, sul buon esempio e sul vicendevole rispetto[1].

La morte

Morì il 6 giugno del 1840, di sabato, come aveva desiderato, lasciando ai suoi fratelli questo messaggio:

« Che tra di voi ci sia un sol cuore ed un'anima sola. Che si possa dire dei Piccoli Fratelli di Maria, come dei primi cristiani: "Guardate come si amano!". »
Tra i suoi indumenti si trovò il cilicio e la cintura irta di punte con cui aveva macerato il proprio corpo. Le sue reliquie sono venerate nella casa madre dell'Istituto[1].

Il culto

Il processo di canonizzazione di Marcellino Champagnat iniziò sotto il pontificato di papa Benedetto XV, che lo dichiarò Venerabile il 22 giugno 1920: fu beatificato da papa Pio XII il 29 maggio 1955 e canonizzato il 18 aprile 1999 da papa Giovanni Paolo II.

Note
  1. 1,0 1,1 1,2 Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. VI, 1991, p. 62-71.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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