San Metodio

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San Metodio
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Vescovo
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al secolo Michele
Santo
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Titolo
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Età alla morte circa 70 anni
Nascita Tessalonica
815 ca.
Morte Staré Mešto
6 aprile 885
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Consacrazione vescovile 869 da papa Adriano II
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa
Venerabile il [[]]
Beatificazione [[]]
Canonizzazione 1880, da Leone XIII
Ricorrenza 14 febbraio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi Bastone pastorale
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Europa, ecumenisti
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
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Metodio specialmente non esitava a far fronte alle incomprensioni, ai contrasti e, persino, alle diffamazioni e persecuzioni fisiche, pur di non mancare alla sua esemplare fedeltà ecclesiale, pur di tener fede ai propri doveri di cristiano e di vescovo e agli impegni assunti nei riguardi della Chiesa di Bisanzio, che l'aveva generato ed inviato come missionario insieme a Cirillo; nei riguardi della Chiesa di Roma, grazie alla quale adempiva il suo incarico di arcivescovo pro fide nel «territorio di san Pietro»; come pure nei riguardi di quella Chiesa nascente nelle terre slave, che egli accettò come propria e che seppe difendere - convinto del giusto diritto - davanti alle autorità ecclesiastiche e civili, tutelando particolarmente la liturgia in lingua paleoslava e i fondamentali diritti propri delle Chiese nelle diverse Nazioni.
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Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 14 febbraio, n. 1:
« Memoria dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo. Questi due fratelli di Salonicco, mandati in Moravia dal vescovo di Costantinopoli Fozio, vi predicarono la fede cristiana e crearono un alfabeto per tradurre i libri sacri dal greco in lingua slava. Venuti a Roma, Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore. Metodio, invece, ordinato da papa Adriano II vescovo di Srijem, nell'odierna Croazia[1], evangelizzò la Pannonia senza lesinare fatiche, dovendo sopportare molti dissidi rivolti contro di lui, ma venendo sempre sostenuto dai Romani Pontefici; a Staré Mešto in Moravia, il 6 aprile, ricevette il compenso delle sue fatiche. »

6 aprile, ricorrenza secondaria:

« A Staré Mešto in Moravia, nei confini dell'odierna Slovacchia, anniversario della morte di san Metodio, vescovo, la cui memoria si celebra insieme a quella del fratello san Cirillo il 14 febbraio. »
San Metodio, al secolo Michele (Tessalonica, 815 ca.; † Staré Mešto, 6 aprile 885) è stato un vescovo bizantino. La sua vita è strettamente legata a quella del fratello Cirillo e la Chiesa li celebra uniti nella festa dei Santi Cirillo e Metodio il 14 febbraio.

Biografia

Exquisite-kfind.png Vedi la voce: San Cirillo

Nascita e formazione

Metodio nacque a Tessalonica, in quei tempi importante centro commerciale e politico dell'Impero bizantino, con un posto di notevole rilievo nella vita intellettuale e sociale della regione dei Balcani. Situata al confine dei territori slavi, aveva anche il nome slavo: Solun.

Metodio forse era il primogenito e verosimilmente il suo nome di battesimo era Michele. Egli nacque tra gli anni 815 e 820. Il padre Leone, alto funzionario dell'amministrazione imperiale, e la madre Maria ebbero sette figli.

Le condizioni sociali della famiglia permisero a Michele e al fratello Costantino (in seguito meglio conosciuto come Cirillo) di intraprendere una carriera nell'amministrazione imperiale: Michele divenne arconte, preposto ad una delle province di frontiera, nella quale vivevano molti Slavi. Tuttavia, già verso l'840 egli interruppe la carriera diplomatica per ritirarsi presso un monastero in Bitinia ai piedi del monte Olimpo[2], che veniva chiamato la Sacra Montagna.

La missione presso i Kazari

Alcuni anni dopo Metodio fu raggiunto dal fratello minore Costantino nel convento, dove rimasero fino all'860, quando la corte li inviò, in qualità di esperti religiosi e culturali, insieme alla delegazione bizantina, in missione presso i Kazari, popolo della Russia meridionale che si era convertito all'ebraismo.

Durante la permanenza presso Cherson, in Crimea, essi credettero di individuare la chiesa in cui anticamente era stato sepolto San Clemente nel 197, papa romano che era morto di stenti durante l'esilio, voluto dall'imperatore Traiano. Metodio e Cirillo ne recuperarono le reliquie; le portarono con sé e ne diffusero ovunque il culto.

La missione in Moravia

La Grande Moravia nel IX secolo

In quei tempi, Rastislav, principe della Grande Moravia, chiese all'imperatore Michele III, di inviare ai suoi popoli, in cambio dell'alleanza politica, un Vescovo e maestro... Che fosse in grado di spiegare loro la vera fede Cristiana nella loro lingua.

La Moravia, un grande Stato comprendente allora diverse popolazioni slave dell'Europa centrale, al crocevia dei reciproci influssi tra Chiesa d'Oriente e d'Occidente, era già stata evangelizzata in passato da missionari franchi e bavaresi, ma in modo non sistematico; inoltre Rastislav aveva bisogno di sottrarsi all'egemonia di Ludovico II il Germanico, per cui aveva già chiesto aiuto anche al papa, Niccolo I il Grande, che tuttavia non aveva potuto esaudire le richeste del principe e che approvò tacitamente la protezione offerta dalla chiesa bizantina[3].

La scelta delle persone da mandare cadde sui due fratelli religiosi di Tessalonica, i quali prontamente accettarono e si misero in viaggio; giunsero verosimilmente attorno al 863, intraprendendo subito tra quei popoli la missione cui dedicarono entrambi tutto il resto della vita.

Inizialmente furono bene accolti, perché portavano con sé le reliquie del santo pontefice Clemente e i testi del Vangelo tradotti nella loro lingua.

Rastislav affidò ai due missionari gli aspiranti alla vita sacerdotale che, con il loro aiuto, in breve tempo tradussero tutto l'ordinamento liturgico ecclesiastico. Insegnarono ai chierici a cantare correttamente la Liturgia delle Ore, ai presbiteri a celebrare devotamente l'Eucaristia, al popolo a osservare fedelmente i comandamenti di Dio e ai bambini a prepararsi convenientemente ai primi sacramenti.

L'attività missionaria dei due fratelli fu accompagnata da un successo notevole, ma col tempo anche dalle comprensibili difficoltà che la precedente, iniziale cristianizzazione, condotta dalle Chiese latine limitrofe, poneva ai nuovi missionari. In particolare, Cirillo accusò i cristiani locali, che egli chiamava trilinguisti o pilatisti, di eccessiva tolleranza riguardo alle superstizioni pagane, ai matrimoni illeciti e ad altri abusi.

I fratelli perseverarono nell'opera intrapresa e, perché alla loro morte i fedeli non rimanessero senza capi, scelsero gli allievi più dotati per impartire una formazione più accurata. Dopo tre anni e mezzo, ritenendoli ormai pronti a ricevere la sacra ordinazione, Metodio e Cirillo si misero in viaggio con loro per farli ordinare a Costantinopoli.

Il viaggio di ritorno

Lungo la strada si fermarono per alcuni mesi nel Balaton in Pannonia (oggi Ungheria), ospiti del principe Kocel, figlio del governatore degli sloveni pannonici Pribina, al quale piacque la scrittura slava che volle apprendere. Appena ripresero il viaggio, affidò ai due fratelli cinquanta allievi perché li formassero alla vita ecclesiastica e religiosa. Come ricompensa per le loro fatiche i due Santi chiesero al principe che rimettesse in libertà i prigionieri che aveva catturato in guerra.

A Venezia dovettero affrontare il dolore per la morte di Michele III e la veemente opposizione del clero latino per l'introduzione della lingua slava nella liturgia: sostennero un'animata disputa con i partigiani della cosiddetta eresia trilingue[4], contro le cui argomentazioni fecero osservare come già il rito siriaco e georgiano utilizzassero queste due antiche lingue nella liturgia e come le stesse fossero patrimonio della Chiesa cattolica sin dagli albori del cristianesimo.

Lo scontro, acceso e prolungato, fu tuttavia provvidenziale: Papa Niccolò I difatti li chiamò a Roma per rendersi personalmente conto della situazione. Il papa (e così anche i suoi successori) comprese che, mediante l'opera dei due fratelli greci, sarebbe nata una nuova sfera ecclesiastica del tutto fedele a Pietro, collocata tra il sacro romano impero franco-tedesco e l'impero di Bisanzio.

A Roma dal papa

A Roma furono ricevuti insieme con le reliquie di papa Clemente, con grande solennità e candele accese, ma non da Niccolò I (che era morto il 13 dicembre 867), bensì dal suo successore, papa Adriano II, che, in linea col suo predecessore[5], riteneva che i popoli slavi avrebbero potuto giocare il ruolo di ponte, contribuendo così a conservare l'unione tra i cristiani dell'una e dell'altra parte dell'Impero.

Egli dunque approvò la missione dei due fratelli ed accolse l'uso della lingua slava nella liturgia: i libri liturgici scritti in glagolitico, benedetti dal papa, furono deposti sull'altare di Santa Maria di Phatmé e la liturgia in lingua slava fu celebrata nelle basiliche di San Pietro, Sant'Andrea, San Paolo.

La morte di san Cirillo

Purtroppo a Roma Costantino s'ammalò gravemente. Sentendo vicina la morte, volle consacrarsi totalmente a Dio come monaco in uno dei monasteri greci della Città[6], ed assunse il nome monastico di Cirillo[7].

Avendo ancora molto a cuore i moravi, invitò con insistenza il fratello Metodio a non abbandonare la missione in Moravia ed a tornare tra quelle popolazioni[8].

Morì il 14 febbraio 869.

La nuova missione di Metodio

Metodio, seguendo il consiglio del fratello, accettò di farsi consacrare presbitero e vescovo da Adriano II, il quale ricostituì per lui l'antica diocesi di Sirmio: il territorio, distrutto dagli Avari nel 582, non era parte integrante del regno dei Franchi ma dipendeva direttamente da Roma. Il papa nominò Metodio Legato pontificio per la Pannonia amministrata da Kocel.

Rientrato in sede dopo due anni di assenza, Metodio si propose di raggiungere prima in Pannonia e poi in Moravia tre scopi mediante l'uso della lingua slava nella predicazione e nella liturgia: accrescere l'istruzione e la vita cristiana nel popolo; consolidare giuridicamente e amministrativamente le chiese locali; estendere l'evangelizzazione a tutti gli slavi accessibili.

Ma i suoi propositi naufragarono contro l'intransigenza dei vescovi franco-bavaresi, che lo considerarono un intruso nel territorio in cui già essi svolgevano apostolato. I più accaniti avversari di Metodio furono il vescovo di Passavia Hermanrich, quello di Salisburgo Adalvin e il vescovo di Frisinga Henno.

Nell'870 lo fecero arrestare, forse nel corso di una sua visita in Moravia, e tradurre davanti al tribunale ecclesiastico e civile di Ratisbona[9].

I vescovi franco-bavaresi pretendevano che Metodio rinunciasse al suo incarico, ma egli fu intransigente nella difesa dei suoi diritti[10] e si appellò al papa. Deposto nel novembre 870, Metodio fu rinchiuso in diverse prigioni, ma specialmente nell'antica e solitaria abbazia benedettina di Eliwangen, in cui da giovane Hermanrich aveva studiato e professato i voti.

La liberazione dalla prigionia ed il superamento delle nuove difficoltà

Finalmente il nuovo papa Giovanni VIII potè intervenire in suo favore presso la corte germanica; rimproverò e punì duramente i vescovi colpevoli di quel delitto e mandò in Germania Paolo, vescovo di Ancona, come suo Legato perché ristabilisse Metodio nella pienezza dei suoi diritti. Nel maggio dell'873 Metodio fu rimesso in libertà, ma invece di fermarsi nella Moravia, forse per paura di Svatopiuk, andò a stabilire la sua residenza a Blatensk Grad (Mosaburg, Balaton), territorio sotto la giurisdizione del suo amico re Kocel.

Ma il principe Svatopluk, contrario all'opera di Metodio, si oppose alla liturgia slava e riuscì ad insinuare a Roma dubbi sull'ortodossia del nuovo arcivescovo. Nell'anno 880 Metodio fu convocato ad limina Apostolorum, per presentare ancora una volta tutta la questione personalmente a Giovanni VIII. Nell'Urbe, assolto da tutte le accuse, ottenne dal papa la pubblicazione della bolla Industriae tuae, che, almeno nella sostanza, restituiva le prerogative riconosciute alla liturgia in lingua slava dal predecessore Adriano II.

Ebbe analogo riconoscimento di perfetta legittimità ed ortodossia dall'imperatore bizantino e, quando nel 881 o 882 si recò a Costantinopoli, anche dal patriarca Fozio, in quel tempo in piena comunione con Roma.

Dedicò gli ultimi anni della vita soprattutto ad ulteriori traduzioni della Sacra Scrittura e dei libri liturgici, delle opere dei Padri della Chiesa ed anche della raccolta delle leggi ecclesiastiche e civili bizantine, detta Nomocanone[11].

Preoccupato per la sopravvivenza dell'opera che aveva iniziato, designò come proprio successore il discepolo Gorazd.

Morì il 6 aprile 885 al servizio della Chiesa instaurata tra i popoli slavi.

Compatrono d'Europa

Papa Giovanni Paolo II, il 31 dicembre 1980, con la lettera apostolica Egregiae virtutis volle porre i due fratelli, Cirillo e Metodio, quali compatroni d'Europa insieme a San Benedetto da Norcia.

Note
  1. Attualmente la diocesi si trova in Serbia.
  2. Si intende il monte Olimpo della Misia, nella Turchia occidentale.
  3. Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. II, 1991, p. 169-176.
  4. Costoro ritenevano che si potesse lecitamente lodare Dio solo con tre lingue: l'ebraico, il greco e il latino.
  5. Anche a Roma non mancavano gli oppositori alla liturgia slava.
  6. Probabilmente presso Santa Prassede.
  7. Nella tradizione monastica delle chiese orientali il nome monastico doveva cominciare con la stessa lettera di quello di battesimo.
  8. Soprattutto pregò molto Dio, cui si rivolse con questa invocazione:
    « Signore, mio Dio…, esaudisci la mia preghiera e custodisci a te fedele il gregge a cui avevi preposto me… Liberali dall'eresia delle tre lingue, raccogli tutti nell'unità, e rendi il popolo che hai scelto concorde nella vera fede e nella retta confessione. »
  9. Metodio non potè fare affidamento sul suo antico amico il principe Rastislav, a sua volta nella sventura: tradito dal nipote, Svatopiuk, principe della Slovacchia, era stato consegnato all'invasore Carlomanno, che lo aveva fatto accecare e rinchiudere in un monastero
  10. Disse, infatti, rivolto ad essi e al re Ludovico II, presente in tribunale:
    « Se sapessi che questo territorio è vostro, spontaneamente me ne allontanerei; ma è di S. Pietro. »
  11. Dal bizantino nomokánōn, collezione di testi normativi in uso presso le Chiese orientali. Il nome deriva dall'essere presenti in dette collezioni, oltre ai canoni conciliari, anche leggi imperiali (nómoi).
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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