San Severino Boezio

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San Severino Boezio
Laico · Martire
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al secolo Anicio Manlio Torquato
Santo
Padre della Chiesa

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Miniatura con San Severino Boezio, tratta da un manoscritto del 1385
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Titolo
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Età alla morte 49 anni
Nascita Roma
476
Morte Pavia
23 ottobre 525
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Creazione
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Elezione
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Fine del
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Nomine
Cardinali creazioni
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Eventi
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Ricorrenza 23 ottobre
Altre ricorrenze
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Attributi
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Patrono di
Collegamenti esterni
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Combattete dunque i vizi, dedicatevi ad una vita virtuosa orientata dalla speranza che spinge in alto il cuore fino a raggiungere il cielo con le preghiere nutrite di umiltà. L'imposizione che avete subito può tramutarsi, qualora rifiutiate di mentire, nell'enorme vantaggio di avere sempre davanti agli occhi il giudice supremo che vede e sa come stanno veramente le cose.
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(Lib. V, 6: PL 63, col. 862)
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 23 ottobre, n. 6:
« A Pavia, commemorazione di san Severino Boezio, martire, che, illustre per la sua cultura e i suoi scritti, mentre era rinchiuso in carcere scrisse un trattato sulla consolazione della filosofia e servì con integrità Dio fino alla morte inflittagli dal re Teodorico. »
San Severino Boezio, al secolo Anicio Manlio Torquato in latino: Anicius Manlius Torquatus Severinus Boethius (Roma, 476; † Pavia, 23 ottobre 525) è stato un filosofo e martire latino. È uno dei Padri della Chiesa..

Vita

Nacque da famiglia senatoriale. Era coetaneo di san Benedetto e di qualche anno più giovane di Cassiodoro. Rimase orfano nella fanciullezza, fu educato da nobili romani legati al padre per censo, parentela e attività politico-culturali. Trascorse l'adolescenza tra dotti studiosi e senatori, dai quali ancora giovanissimo fu scelto per la declamazione del panegirico a Teodorico nel primo ingresso che costui fece in Senato, a Roma.

Presto fu chiamato a Ravenna come consigliere privato di Teodorico e nel 510 fu acclamato senatore in Roma; ma per aver difeso l'innocenza di un senatore Albino e rivendicato la dignità del Senato, accusato di complotto contro il re barbaro e ariano in favore dell'impero d'oriente, fu sospettato di tradimento e per ordine dello stesso Teodorico imprigionato. Fu chiuso da Eusebio, prefetto di Pavia, nel battistero della vecchia cattedrale in Agro Calventiano allora adibito a carcere, ove morì nel 525, probabilmente decapitato.

Pensiero

Nel campo della filosofia, Boezio oltre a rappresentare l'anello di congiunzione tra la Patristica e la Scolastica, viene anche considerato un pensatore critico che tenta di trasferire il patrimonio della filosofia greca nella lingua e nel pensiero di Roma.

Tradusse in lingua latina e commentò le opere dei pensatori greci, cercando di stabilire un filo logico-critico che in tanta varietà di opinioni, li teneva uniti in forza di quel­l'unità di base che è costituita dal senso comune e che già era stata intuita da sant'Agostino. Con queste traduzioni Boezio tentò il trapianto della civiltà greca, ormai spenta, nella civiltà latina, per fecondarla con la saggezza di Platone e di Aristotele.

A tale opera, con altrettanta passione, Boezio unisce lo studio critico dei latini, specialmente di Seneca e di Cicerone, mirando anche qui a cogliere l'elemento comune che unisce i geni del pensiero, quale valore costruttivo ed efficace per la conquista e il possesso del vero.

Il suo influsso sui filosofi e teologi dei secoli successivi si deve ai diversi aspetti della sua produzione: egli infatti trasmise al Medioevo il rigore e l'efficacia dialettica della logica aristotelica. In metafisica elaborò alcune definizioni che poi rimasero patrimonio stabile della cultura scolastica (ad esempio, la definizione di "persona", quella di "eternità", e altre ancora) e trasmise alla letteratura cristiana medioevale (come si vede nella Divina Commedia di Dante) la sapienza agostiniana sotto forma allegorica, la filosofia come donna angelica che guida e consola.

Opere

Miniatura dal foglio 4 del primo volume dell'opera di Boezio Consolatio philosophiae Nella lettera C la miniatura del Boezio professore, in basso la miniatura della sua prigionia a Pavia. Manoscritto miniato italiano 1385, (MS Hunter 374 V.1.11)

Le prime opere di Boezio furono di matematica; dopo, il suo interesse prevalente fu la logica ; scrisse infine opere teologiche e la celeberrima Consolatio phi­losophiae.

Boezio tradusse e commentò quasi tutte le opere che compongono l'Organon aristotelico; particolarmente importanti sono i commenti alle Categorie e al libro Sull'interpretazione. Sulla base dell'Isagoge di Porfirio, Boezio impostò in modo definitivo il problema degli universali .

Per quanto riguarda le opere teologiche, il corpus boeziano ne comprende cinque:

  • Quomodo Trinitas unus Deus (detto comunemente De Trinitate);
  • Ad Iohannem diaconum utrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur (De Trinitate, II);
  • Ad eundem quomodo substantiae in eo quod sint, bonae sint, cum non sint substantialia bona (De Trinitate, III: nel Medioevo questo opuscolo fu conosciuto col titolo De hebdomadibus e fu molto studiato e commentato);
  • Liber contra Eutychen et Nestorium (De persona et duabus naturis in Christo);
  • De fide catholica.

Negli scritti teologici il cristianesimo di Boezio, malgrado le evidenti influenze agostiniane, appare rigidamente e freddamente dialettico, con un disdegno talvolta marcato per la gente incolta e incapace di apprezzare le altezze degli iniziati. Siamo nel pieno dominio della logica e della metafisica. Gli Opuscola furono commentati da molti teologi nell'alto Medioevo, e anche da san Tommaso.

La Consolazione della filosofia (Consolatio philosophiae) è l'ultima del nostro; scritta durante la prigionia, essa è la sintesi piena della sua vita e del suo pensiero. In cinque libri, essa è il suo testamento politico, morale e spirituale. Riafferma, di fronte alla barbarie e all'ingiustizia, la fede nella libertà e nel giusto; armonizza nel suo pensiero Platone, Aristotele, i Neoplatonici e la tradizione latina; fonde filosofia e letteratura; placa la mente e la innalza al cielo. È una delle opere più grandi della spiritualità di ogni tempo, e questo ne spiega la larghissima fama. A Boezio che si lamenta per le tribolazioni appare la filosofia a dimostrargli che quelli terreni non sono veri beni, ma falsi o falsificate immagini del vero bene che è Dio. Qui giunti, si dibatte il grande problema della libertà umana, della prescienza divina e della loro conciliazione.

Fonti

Suggerimenti



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