Sanctus

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Il Sanctus XI in notazione quadrata.

Il Santo (Sanctus o Tersanctus in latino) è un canto dell'ordinario della Messa.

È posto all'interno della preghiera eucaristica, al termine del prefazio, ed è un invito rivolto alla Chiesa terrestre ad unirsi ai Cori celesti nella lode al Signore.

È usato in quasi tutti i Riti delle liturgie cattoliche, ortodosse e in molte protestanti.

il testo della preghiera

(LA) (IT)
« Sanctus, sanctus, sanctus,
Dominus Deus Sabaoth.

Pleni sunt coeli et terra
gloria tua.
Hosanna in excelsis.

Benedictus qui
venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis. »

« Santo, santo, santo,
il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra sono pieni
della tua gloria.
Osanna nell'alto dei cieli.

Benedetto colui che viene
nel nome del Signore
Osanna nell'alto dei cieli. »

Analisi

Il Santo segue il carattere generale del prefazio, che è una preghiera di lode, con le parole dell'"inno dei Serafini", udito nel Tempio di Gerusalemme dal profeta Isaia (6,3) nella visione inaugurale del suo ministero profetico. La parte iniziale si riferisce anche ad Ap 4,8.

La prima parte del Sanctus è stata introdotto nella liturgia alla fine del IV secolo.

Il testo della seconda parte, il Benedictus, è tratto da Mt 21,9, nel contesto del racconto dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme la Domenica delle palme.

L'affermazione solenne della santità e trascendenza di Dio dell'universo è completata da questa affermazione al Cristo Re che cita il salmo di Pasqua (Sal 118[117],26). Questa seconda parte è attestata nella Messa romana solo nel VII secolo[1].

Nella musica

Il Santo è stato spesso musicato normalmente insieme alle altre parti della Messa.

In canto gregoriano

Nel repertorio del canto gregoriano il Sanctus XVIII è quello che possiede la forma più antica che ci è pervenuta. Esso è attualmente riservato alle ferie dell'Avvento, della Quaresima e delle Messe dei defunti, e si distingue per la sua semplicità. Melodicamente è in forma di salmodia sillabica, e la sua ornamentazione si trova a metà strada tra i recitativi del prefazio e quelli del resto della Preghiera Eucaristica.

Le altre melodie sono state elaborate in maniera progressiva, soprattutto a partire dal XI secolo, e vi sono rappresentati quasi tutti i modi. Alcuni sono in forma sillabica, altri in forma ornata.

Note
  1. Daniel Saulnier, Il Canto Gregoriano, Piemme, 1998, pag 97; Joseph-Andrè Jungmann, Missarum sollemnia, Aubier, Paris, 1952 (trad. it. Missarum sollemnia, Torino, 1953), t. III, pag 45, n. 41.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.