Santa Narcisa de Jesús Martillo y Morán

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Santa Narcisa de Jesús Martillo y Morán
Laica
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Santa

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Titolo
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Età alla morte 37 anni
Nascita Nobol
29 ottobre 1832
Morte Lima
8 dicembre 1869
Sepoltura
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerata da Chiesa Cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 25 ottobre 1992, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione 12 ottobre 2008, da Benedetto XVI
Ricorrenza 8 dicembre
Altre ricorrenze
Santuario principale Santuario Narcisa de Jesús, Nobol
Attributi Croce, Vangelo, Violetta, Chitarra
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrona di
Collegamenti esterni
Sito ufficiale o di riferimento
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 8 dicembre, n. 9:
« A Lima in Perù, beata Narcisa di Gesù Martillo Morán, vergine, che, rimasta orfana e priva di mezzi di sussistenza, dopo molte difficoltà trovò accoglienza in un cenobio, dove visse in orazione continua e in aspra penitenza. »
(Santo di venerazione particolare o locale)
Santa Narcisa de Jesús Martillo y Morán (Nobol, 29 ottobre 1832; † Lima, 8 dicembre 1869) è stata una laica consacrata e vergine ecuadoriana, venerata dalla Chiesa come santa e commemorata l'8 dicembre.

Biografia

Nacque il 29 ottobre 1832 a San José de Nobol in Ecuador, da Pedro Martillo e Josefa Morán, gente semplice e profondamente credente che raggiunsero una apprezzabile agiatezza come proprietari terrieri. Narcisa era la sesta di nove figli.

Nel 1838, quando aveva sei anni, morì sua madre. Nonostante questo con l'aiuto di un'insegnante e di sua sorella maggiore, apprese a leggere a scrivere, cantare, suonare la chitarra, cucire — arte che giunse a eseguire con vera maestria — tessere, ricamare e cucinare. Aveva una predisposizione particolare per la musica.

Il 16 settembre 1839 ricevette il sacramento della cresima da Francisco Javier de Garaicoa, primo vescovo di Guayaquil. Prese l'abitudine di ritirarsi con frequenza in un piccolo bosco vicino alla sua casa per pregare. L'albero di Guayabo vicino al quale pregava è poi diventato meta di numerosi pellegrinaggi. Proponendosi di imitare Santa Marianna di Gesù si impegnò, secondo la sensibilità spirituale del suo ambiente e della sua epoca, in un cammino arduo di penitenza per unirsi a Cristo sofferente e collaborare alla redenzione del mondo. Unitamente a questo cammino spirituale si impegnava anche nella conduzione di una vita normale e semplice: lavorava in casa e nei campi, era allegra e caritatevole e si distinse come brava catechista.

Nel gennaio del 1852 morì anche suo padre. Narcisa che aveva 19 anni si trasferì a Guayaquil per poter lavorare come sarta e aiutare meglio la famiglia che attraversava un momento difficile dal punto di vista economico. In questa città rimase fino al 1868 eccettuati alcuni mesi che visse nella città di Cuenca dove andò per assistere Amadeo Millán, suo direttore spirituale e che aveva contratto la tubercolosi. Cambiò varie volte dimora per preservare la sua intimità e dedicarsi con maggiore libertà alla preghiera e alla penitenza, vivendo sempre del lavoro di sarta. In questo periodo furono suoi direttori spirituali Luis Tola y Avilés che diventerà poi vescovo di Portovejo, José Tomás de Aguirre, vescovo di Guayaquil, il gesuita Luis Segura, Carlos Marriott e Amadeo Millán. Il vescovo della città le suggerì di entrare in un convento di Carmelitane scalze, ma Narcisa preferì aiutare la sua amica Mercedes Molina nella gestione di un orfanotrofio.

Nel giugno 1868, sentendosi a disagio per il fatto che tante persone parlavano di lei come di una santa, consigliata dal suo direttore spirituale, il francescano, Pedro Gual, si imbarcò per Lima, in Perù, vivendo lì come secolare interna nel Convento domenicano di Nuestra Señora del Patrocinio. Il suo stile di vita fu come quello di una monaca anche se giuridicamente non lo era: partecipava alle liturgie del convento e lavorava confezionando paramenti sacri per le chiese e vestiti per i poveri.

Verso la fine del settembre 1869 le vennero delle forti febbri. Nonostante le cure morì l'8 dicembre di quello stesso anno.

Si seppe dopo la morte dall'ultimo suo direttore spirituale, Manuel Medina, che aveva fatto voto privato di verginità perpetua, di povertà, obbedienza, clausura, vita eremitica, digiuno a pane ed acqua, comunione quotidiana, confessione, mortificazione e preghiera.

Fama di santità e processo di canonizzazione

Le domenicane del Convento del Patrocino custodirono la memoria delle sue virtù e il suo sepolcro con grande venerazione, fino a che il suo corpo, praticamente incorrotto, fu trasferito a Guayaquil nel 1955. Il processo diocesano di canonizzazione fu consegnato alla Congregazione per le Cause dei Santi nel 1964. Nel 1972 il suo corpo fu trasferito a Nobol dove il 22 agosto 1998 le fu dedicato il Santuario che conserva le sue reliquie.

Il 27 giugno 1991 fu approvato il miracolo di guarigione dal cancro di Juan Bautista Pesántez Peñaranda per intercessione di Narcisa de Jesús.

Il Papa Giovanni Paolo II la beatificò il 25 ottobre 1992. In quell'occasione così si espresse:

« Narcisa de Jesús Martillo Morán, giovane laica, (...) viene presentata oggi dalla Chiesa come esempio di virtù, specialmente per tante donne dell'America Latina che, come Narcisa devono emigrare dalla campagna alla città in cerca di lavoro e di guadagno. Una particolare caratteristica di questa Beata è stata la forte unione con Dio attraverso la preghiera, cui dedicava otto ore al giorno in solitudine e silenzio. Durante la notte pregava per altre quattro ore, usando strumenti di penitenza, come la corona di spine, e appoggiandosi su una croce con i chiodi. Alcuni testimoni affermano di averla vista varie volte in estasi, durante le quali Narcisa si sentiva confortata dalla presenza di Gesù. In questa giovane ecuadoriana, che visse solo trentasette anni tra continue mortificazioni e dure penitenze corporali, troviamo la costante attuazione della saggezza della Croce in ogni circostanza della vita. Essa era fermamente convinta che la via della santità passa attraverso l'umiliazione e l'abnegazione, vale a dire il sentirsi crocifissa con Cristo. »

Il 1° giugno 2007 fu approvato il miracolo di guarigione da un difetto anatomico congenito della piccola Edelmina Arellano per intercessione di Narcisa de Jesús.

Fu canonizzata da Papa Benedetto XVI il 12 ottobre 2008. Nell'omelia della messa di canonizzazione il Papa disse:

« La giovane laica ecuadoriana Narcisa di Gesù Martillo Morán ci offre un esempio completo di risposta pronta e generosa all'invito che il Signore ci fa a partecipare al suo amore. Già in tenera età, nel ricevere il sacramento della Confermazione, udì chiaramente nel suo cuore la chiamata a vivere una vita di santità e di dedizione a Dio. Per assecondare con docilità l'azione dello Spirito Santo nella sua anima, cercò sempre il consiglio e la guida di sacerdoti buoni ed esperti, considerando la direzione spirituale uno dei mezzi più efficaci per giungere alla santificazione. Santa Narcisa di Gesù ci mostra un cammino di perfezione cristiana accessibile a tutti i fedeli. Nonostante le abbondanti e straordinarie grazie ricevute, la sua esistenza trascorse con grande semplicità, dedita al lavoro come sarta e all'apostolato come catechista. Nel suo amore appassionato per Gesù, che la portò a intraprendere un cammino di intensa preghiera e di mortificazione, e a identificarsi sempre più con il mistero della Croce, ci offre una testimonianza attraente e un esempio completo di una vita totalmente dedita a Dio e ai fratelli. »

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