Spirito di Dio

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1leftarrow.png Voce principale: Spirito Santo.

Guido Reni, Sansone vittorioso, 1611-1612; Bologna, Pinacoteca Nazionale. La figura di Sansone è nell'Antico Testamento esempio di una persona afferrata dallo Spirito e resa capace di opere di salvezza in favore del popolo d'Israele
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"Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore" (Is 11,1-3a).
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Questo testo è importante per l'intera pneumatologia dell'Antico Testamento, perché costituisce quasi un ponte tra l'antico concetto biblico dello "spirito", inteso prima di tutto come "soffio carismatico", e lo "Spirito" come persona e come dono, dono per la persona.
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Nell'Antico Testamento lo Spirito Santo non è ancora rivelato come una persona: le varie espressioni che si trovano, soprattutto nelle forme "Spirito di Dio" e "Spirito del Signore", alludono a una forza divina che trasforma le personalità umane per renderle capaci di atti eccezionali. Gli atti posti sotto l'azione e l'influenza dello Spirito sono sempre destinati a confermare il popolo di Dio nella sua vocazione, a farne il servo ed il partner del Dio santo.[1]

Avendo la sua origine in Dio e orientando verso Dio, lo Spirito è uno Spirito santo. Per la sua azione di consacrazione di Israele al Dio dell'alleanza, lo Spirito è santificatore.

La fede cristiana intravede in questi testi dell'Antico Testamento, pur nascoste, le missioni del Figlio e dello Spirito Santo. Lo Spirito di Dio va preparando il tempo del Messia, e l'uno e l'altro, pur non essendo ancora pienamente rivelati, vi sono già promessi, affinché siano attesi e accolti al momento della loro manifestazione.[2]

Terminologia

Nell'Antico Testamento lo Spirito (rûaḥ in ebraico, πνεῦμα, pneûma in greco) è menzionato 389 volte nel Testo Masoretico e 277 volte nei LXX[3].

Più precisamente le espressioni che compaiono sono:

Solo tre volte appare la locuzione "Spirito Santo"/"santo Spirito" nel Testo Masoretico: in Sal 51[50],13 e in Is 63,10.11; essa appare poi altre due volte nel testo greco dei LXX: in Sap 1,5; 9,17. Una sola volta appare nei LXX la locuzione "Spirito di sapienza" (Sap 7,7).

A livello dei verbi che descrivono l'azione dello Spirito, essi sono molto vari[3]; lo Spirito:

Tale linguaggio molto vario mostra che lo Spirito non è assolutamente a disposizione degli uomini; piuttosto, questo linguaggio esprime la trascendenza e l'imprevedibilità di Dio.

Lo Spirito nella creazione

La Parola di Dio e il suo soffio sono all'origine dell'essere e della vita di ogni creatura (cfr. Sal 33[32],6; 104[103],30; Gen 1,2; Qo 3,20-21; Ez 37,10)[4].

Nella creazione stessa dell'uomo Dio infonde nelle sue narici un alito di vita perché divenga un essere vivente (Gen 2,7).

L'azione dello Spirito su figure singole

L'azione e la rivelazione dello Spirito nell'Antico Testamento si manifesta anzitutto nei riguardi di singole persone. Tale azione si esplica in particolare su tre tipi di figure:

Sui capi

I Giudici di Israele sono suscitati dallo Spirito di Dio. Senza che se l'aspettino e senza che nulla ve li predisponga, senza poter opporre resistenza, semplici figli di contadini, Sansone (Gdc 13,25), Gedeone (Gdc 6,34), Iefte (Gdc 11,29) sono bruscamente e totalmente mutati, non soltanto resi capaci di atti eccezionali di audacia o di forza, ma dotati di una personalità nuova, capaci di svolgere una funzione e di compiere una missione, quella di liberare il loro popolo. Per mezzo delle loro mani e del loro spirito, lo Spirito di Dio prolunga l'epopea dell'esodo e del deserto, assicura l'unità e la salvezza di Israele, e viene così a trovarsi alla sorgente del popolo santo. La sua azione è interiore, quantunque ancora designata con immagini che sottolineano l'influsso improvviso e strano: lo Spirito "fu" su Otniel (Gd 3,10) e su Jefte (Gd 11,29), "piomba" come un rapace sulla preda (Gd 14,6; 1Sam 11,6), "riveste" come con una armatura (Gd 6,34).

Ora, i Giudici non sono che liberatori temporanei, e lo spirito li lascia non appena compiuta la loro missione. Dopo di loro i re sono invece incaricati di una funzione permanente. Il rito dell'unzione che li consacra manifesta l'impronta indelebile dello spirito i e li riveste di una maestà sacra (1Sam 10,1; 16,13).

Tuttavia l'unzione con la quale i re sono consacrati non basta a fare di loro i servi fedeli di Dio, capaci di assicurare ad Israele la salvezza, la giustizia e la pace. Per assolvere questo compito occorre un'azione dello Spirito più penetrante, l'unzione diretta di Dio che segnerà il Messia. Su di lui lo Spirito non soltanto discenderà, ma riposerà (Is 11,2); in lui farà rifulgere tutti i suoi doni, "la sapienza e l'intelletto" come in Besalel (Es 35,31) e in Salomone (1Re 5,9), "il consiglio e la forza" come in Davide, "la scienza (conoscenza) ed il timore di Dio", ideale delle grandi anime religiose in Israele. Questi doni apriranno al paese così governato un'era di felicità e di santità (Is 11,9).

Sui profeti

I nabi, precursori dei profeti, professionisti della esaltazione religiosa, non sempre distinguono tra le pratiche umane che li trasportano in estasi e l'azione divina. Tuttavia essi sono una delle forze vive di Israele, perché rendono testimonianza alla potenza di YHWH; e nella forza che li faceva parlare in nome del vero Dio si riconosceva la presenza del suo Spirito (Es 15,20; Nm 11,25-29; 1Sam 10,6; 1Re 18,22)

Se i grandi profeti, per lo meno i più antichi, non si appellano allo Spirito, se preferiscono sovente chiamare mano di Dio la forza che li afferra (Is 8,11; Ger 1,9; 15,17; Ez 3,14), non è perché non pensino di possedere lo Spirito, ma perché hanno coscienza di possederlo in modo diverso dai nabi loro precursori. Hanno un mestiere ed una posizione sociale, sono in piena coscienza e sovente tutto il loro essere si rivolta, e nondimeno una pressione sovrana li costringe a parlare (Am 3,8; 7,14-15; Ger 20,7-9). La parola che annunziano viene da essi, e ben sanno a qual prezzo, ma non è nata in essi, è la parola stessa del Dio che li manda. Si delinea così il legame, che appare già in Elia (1Re 19,12-18) e che non cesserà più, tra la parola di Dio e il suo Spirito (soffio, brezza): lo Spirito non si limita a suscitare una personalità nuova al servizio della sua azione, ma le dà accesso al senso ed al segreto di questa azione. Lo Spirito non è più soltanto "intelligenza e forza", ma "conoscenza di Dio" e delle sue vie (cfr. Is 11,3).

Lo Spirito che apre i profeti alla parola di Dio, fino a rivelare loro la gloria divina (Ez 3,12; 8,3), nello stesso tempo li fa "alzare" (Ez 2,1; 3,24) per parlare al popolo (Ez 11,5) ed annunciargli il giudizio che viene. In tal modo fa di essi dei testimoni, rende egli stesso testimonianza a Dio (Nee 9,30; cfr. Zc 7,12).

Sul Servo di YHWH

Nel Servo di YHWH si manifesta la convergenza tra le due funzioni precedenti dello Spirito, quella messianica/liberatrice e quella profetica di annunciatore della parola e del giudizio.

Poiché Dio "ha posto su di lui il suo Spirito", il servo "annunzierà la giustizia alle nazioni" (Is 42,1; cfr. 61,1-3). Il profeta annunzia la giustizia, ma il re la stabilisce. Ora il Servo "con le sue sofferenze giustificherà molti" (53,11), cioè li stabilirà nella giustizia; la sua missione ha quindi qualcosa di regale: compiti profetici e compiti messianici si uniscono, realizzati dallo stesso Spirito.

Poiché d'altra parte il Servo è colui nel quale "Dio si compiace" (42,1), compiacimento che proviene dai sacrifici che gli sono dovuti, tutta la vita e la morte del Servo sono sacre a Dio, sono espiazione per i peccatori, portano salvezza alle moltitudini. Lo Spirito Santo è santificatore.

Lo Spirito sul popolo

L'azione dello Spirito nei profeti e nei servi di Dio annuncia la sua effusione su tutto il popolo, effusione simile alla pioggia che rende la vita alla terra assetata (Is 32,15; 44,3; Ez 36,25; Gl 3,1-2); come il soffio di vita lo Spirito viene ad animare le ossa inaridite (Ez 37).

Questa effusione dello Spirito è come una nuova creazione, essa porta il diritto e la giustizia a una terra rinnovata (Is 32,16), dona ai cuori trasformati la sensibilità alla voce di Dio, la fedeltà spontanea alla sua parola (Is 59,21; Sal 143[142],10) e alla sua alleanza (Ez 36,27), il senso dell'implorazione (Zc 12,10) e la lode (Sal 51[50],17). Rigenerato dallo Spirito, Israele riconoscerà il suo Dio e Dio ritroverà il suo popolo: "Allora non nasconderò più loro il mio volto, perché diffonderò il mio spirito sulla casa d'Israele" (Ez 39,29).

Questa visione è ancora soltanto una speranza, perché "non vi era ancora lo Spirito" (Gv 7,39). La fede cristiana certamente sa che, fin dalle origini, al tempo del Mar Rosso e della nube, lo Spirito Santo agiva in Mosè e portava Israele al luogo del suo riposo (Is 63,9-14); ugualmente, la stessa fede vede che il popolo è sempre capace di contristare lo Spirito Santo (cfr. 63,10) e di paralizzarne l'azione. Affinché il dono dello Spirito diventi totale e definitivo occorre che Dio compia un atto inaudito, intervenga di persona: « Tu, Signore, sei nostro padre [..]. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie [..]. Se tu squarciassi i cieli e scendessi!" (63,16-19). I cieli aperti, un Dio Padre, un Dio che discende sulla terra, dei cuori convertiti; tale sarà di fatto l'opera dello Spirito Santo, la sua manifestazione definitiva in Gesù Cristo.

Conclusione

Nell'Antico Testamento emergono due tratti della misteriosa identità dello Spirito Santo che saranno poi ampiamente confermati dalla rivelazione del Nuovo Testamento:[5]

  • l'assoluta trascendenza dello Spirito, che perciò è chiamato "santo" (Is 63,10.11; Sal 51[50],13): esso è divino a tutti gli effetti; non è una realtà che l'uomo possa conquistare con le sue forze, ma è un dono che viene dall'alto: si può solo invocare e accogliere; è infinitamente "altro" rispetto all'uomo, e viene comunicato con totale gratuità a quanti sono chiamati a collaborare con lui nella storia della salvezza;
  • la potenza dinamica che egli rivela nei suoi interventi nella storia: la concezione biblica della ruah è quella di un'energia supremamente attiva, potente, irresistibile: lo Spirito del Signore "è come torrente che straripa" (Is 30,28); quando Dio interviene con il suo Spirito, il caos si trasforma in cosmo, nel mondo si accende la vita, la storia si rimette in cammino.[6]
Note
  1. Jacques Guillet (1971) 1233.
  2. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 702.
  3. 3,0 3,1 Romano Penna (1988) 1499.
  4. Cfr. anche quanto si afferma nella liturgia Bizantina:
    « È proprio dello Spirito Santo governare, santificare e animare la creazione, perché egli è Dio consostanziale al Padre e al Figlio [...]. Egli ha potere sulla vita, perché, essendo Dio, custodisce la creazione nel Padre per mezzo del Figlio. »
    (Ufficio delle Ore bizantino, Mattutino della Domenica del modo secondo, Antifone 1 e 2)
  5. Giovanni Paolo II, Catechesi del 13 maggio 1988, online
  6. È inesatto, precisa Giovanni Paolo II, "proiettare sull'immagine biblica dello Spirito concezioni legate ad altre culture come, ad esempio, la concezione dello 'spirito' come di qualcosa di evanescente, di statico e inerte (Catechesi del 13 maggio 1988).
Fonti
Bibliografia
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