Verità

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Io sono la via, la verità, e la vita.
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La concezione cristiana della verità si incentra, al di là dell'aspetto filosofico concettuale, nella contemplazione di Cristo, il Verbo incarnato: egli è la verità dell'uomo e rivela all'uomo la verità della sua grandissima vocazione di figlio di Dio.

Nella Bibbia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Verità (Bibbia).

Nella Bibbia la parola italiana verità corrisponde al termine ebraico אֱמֶת ('emeth) e, un po' meno, ad אֱמוּנָה ('emunah): i due termini possono distintamente significare "fidatezza", "affidabilità", "sicurezza", "stabilità", "durevolezza", "durata", "permanenza", "fedeltà", "fede", "fiducia".

Nella Bibbia greco tali termini sono resi con la parola ἀλήθεια, alētheia, il cui significato è, nel Nuovo Testamento, "rivelazione", "svelamento", "non-occultamento".

Il passaggio dall'ebraico al greco opera uno spostamento dell'attenzione del lettore:

  • il termine semitico insiste sull'ascolto, sulla voce che diventa parola, sulla parola che diventa comandamento o promessa, sulla promessa che quando si compie diventa prassi e perciò è vera; si fonda su un'esperienza religiosa, quella dell'incontro con Dio; la verità ebraica è anzitutto fedeltà all'alleanza;
  • il termine greco rimanda invece ad una verità che consiste soprattutto in un'osservazione visiva: visione, contemplazione, idea, immagine, rappresentazione grafica o plastica, e quindi "teoria", nel senso di risistemazione mentale, continua, di concetti; più dinamicamente, nel mondo greco-latino, veritas o alētheia è anche un processo rivelativo, storico-narrativo di eventi e parole importanti di cui si è stati, personalmente o indirettamente, testimoni oculari.

Le due verità, quella semitica e quella greca, s'incontrano tra loro in alcuni testi del Nuovo Testamento, e si fondono in Gesù, per fede accolto come il Cristo e il Signore, riconosciuto Figlio eterno di Dio: in lui la verità è la pienezza della rivelazione egli porta.

Nella filosofia cristiana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Verità (filosofia).

I più importanti dottori della Chiesa, come Agostino, Tommaso, Cusano, concepiscono la Verità come qualcosa di trascendente, ovvero situata al di là del percorso logico-dialettico che occorre intraprendere per approdarvi, e quindi afferrabile tramite un atto intuitivo che sfocia nella dimensione mistica dell'estasi. Una tale dimensione non si traduce comunque per costoro in un mero salto nell'irrazionale, quanto piuttosto nel sovra-razionale, in quella Verità assoluta che è Dio e in quanto tale sta a fondamento dell'ordine razionale dell'universo.

La scolastica in particolare legge la verità come corrispondenza tra il reale e la sua rappresentazione mentale:

(LA) (IT)
« Veritas est adaequatio rei et intellectus. » « La verità è la corrispondenza tra la cosa e l'intelletto. »
(San Tommaso d'Aquino, De veritate, q. 1 a. 2 s. c. 2 )

Sulla scia di Socrate, Platone, Aristotele, Plotino, la filosofia cristiana ha sistematicamente sostenuto l'irriducibilità della nozione di verità a quella di dimostrabilità scientifica.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica

Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che:

« In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente. "Pieno di grazia e di verità"[1], egli è la "luce del mondo"[2], egli è la Verità[3]. "Chiunque crede" in lui non rimane "nelle tenebre"[4]. Il discepolo di Gesù rimane fedele alla sua parola, per conoscere la verità che fa liberi[5] e che santifica[6]. Seguire Gesù, è vivere dello "Spirito di verità"[7] che il Padre manda nel suo nome[8] e che guida alla verità tutta intera"[9]. Ai suoi discepoli Gesù insegna l'amore incondizionato della verità: "Sia il vostro parlare sì, sì; no, no"[10]»
(n. 2466)

Citazioni significative

« La verità non è violata solo dalla falsità; può essere ugualmente oltraggiata dal silenzio. »
« Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero. Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di se stesso e dell'opinione pubblica. Per essere considerato, dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi. (..) Il sacerdozio - ricordiamolo sempre - si fonda sul coraggio di dire sì ad un'altra volontà, nella consapevolezza, da far crescere ogni giorno, che proprio conformandoci alla volontà di Dio, "immersi" in questa volontà, non solo non sarà cancellata la nostra originalità, ma, al contrario, entreremo sempre di più nella verità del nostro essere e del nostro ministero. »
« La virtù della verità dà giustamente all'altro quanto gli è dovuto. La veracità rispetta il giusto equilibrio tra ciò che deve essere manifestato e il segreto che deve essere conservato: implica l'onestà e la discrezione»
Note
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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