Goel

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Julius Schnorr von Carolsfeld, Rut nei campi di Booz, (1828). Booz è presentato nel Libro di Rut come il goel della giovane vedova
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Io so che il mio redentore ([goel]) è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro.
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Il goel (גָּאֳלֵי in ebraico,[1] traslitterato più propriamente goʾel) è, nell'antico diritto ebraico, il parente prossimo a cui incombe il dovere di difendere i suoi.

Il termine non ha in italiano una traduzione univoca, e secondo il contesto può essere tradotto con "redentore", "vendicatore del sangue", "colui che ha il diritto di riscatto".

Nell'Antico Testamento il termine indica inizialmente una singola figura familiare (quasi a livello di faida), quindi il significato si amplia al livello di chi difende l'intero popolo d'Israele, e infine è applicato a YHWH, capace di vendicare-salvare-riscattare gli uomini dai soprusi subiti.

Il goel familiare

La figura del goel ha origine nell'organizzazione tribale del popolo d'Israele, e riguarda quindi primariamente relazioni personali.

In forza della solidarietà che si viveva nella famiglia e nel clan nell'antico Israele, ogni obbligo che un uomo non era in grado di assumere da solo doveva essere preso dal suo parente più prossimo.[2] I diritti che un uomo perdeva a causa dell'incapacità a svolgere i compiti ad essi collegati potevano e dovevano essere assunti dal parente più prossimo.

Come aveva obblighi, il goel aveva anche i corrispondenti vantaggi: se un uomo ferito aveva il diritto a un risarcimento (Lev 5,21-26) e moriva prima che gli fosse pagato, il goel subentrava in tale diritto.[2]

Vediamo quindi i vari compiti del goel.

La vendetta dell'omicidio

Il principale compito del goel era quello di assicurare la vendetta di un parente assassinato da qualcuno al di fuori del clan o della tribù (Nm 35,19-21).

Tale uso è comune a tutte le civilizzazioni iniziali o primitive[3]. Di fatto era l'unica maniera di porre un limite alla tendenza a colpire gli stranieri. Va rilevato comunque che il principio di solidarietà era applicato anche al livello della famiglia dell'assassino, per cui da un omicidio facilmente poteva nascere una faida.

Il costume della vendetta era usuale nell'Israele antico, ed anzi i crimini di un uomo potevano essere inflitti a tutta la sua famiglia (Gs 7,24; 2Re 9,26), ma molto presto la legislazione ebraica fece un passo avanti rispetto alla maggioranza delle legislazioni semitiche, incluso il Codice di Hammurabi, poiché distinse tra omicidio intenzionale e preterintenzionale (Es 21,13-14). Per determinare se un omicidio era colposo o deliberato furono istituite le città di rifugio (Dt 19; Nm 35); in esse poteva rifugiarsi chi appunto avesse commesso un omicidio colposo. A quel punto:

  • se gli anziani della città appuravano che l'omicidio era intenzionale, l'assassino era consegnato al "vendicatore del sangue" (goʾel ha-dam) perché fosse eseguita la vendetta;
  • nel caso invece che si appurasse trattarsi di omicidio preterintenzionale, l'uomo che l'aveva commesso non veniva consegnato; egli era però tenuto a rimanere entro i confini della città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote, pena il poter essere ucciso dal goel se questi l'avesse trovato oltre gli stessi confini (Nm 35,26-27).

Viene inoltre espressamente proibita la commutazione della vendetta con una multa (Nm 35,31).

Il costume del vendicatore del sangue era sicuramente ancora in vigore al tempo del Re Davide, come risulta dal fatto che la donna di Tekoa vi si riferisce nel suo appello al re (2Sam 14,11), ma in seguito non si rileva più alcuna traccia della cosa. In seguito la concentrazione della popolazione nelle città diede più pieno potere alle corti di giustizia per punire i casi di omicidio. Il termine goel rimase allora interamente limitato al senso spirituale di "redentore", e nel Talmud usato esclusivamente in tale accezione.

Il mantenimento della terra all'interno della famiglia

Una seconda funzione del goel aveva a che fare con le parcelle di terra che un israelita si trovasse nella necessità di vendere: dovevano essere comprate dal suo goel (Lev 25,25), che aveva su di esse un diritto di prelazione.

Un esempio concreto di ciò è l'acquisto da parte del profeta Geremia delle proprietà di suo cugino Canamèl ad Anatot (Ger 32,6-12).

Altro esempio è l'acquisto della terra di Elimelech, marito defunto di Noemi (Rt 4,3).

L'assicurazione della discendenza a un defunto

Un altro compito del goel era quello di suscitare una discendenza a chi morisse senza di essa (Rt 4,5): nei confronti di Noemi chi compra la sua proprietà deve anche prendere in moglie sua nuora Rut.

Ciò sembra un'estensione della Legge del levirato. Di fatto nell'Antico Testamento il concetto di parente prossimo non è determinato in maniera precisa: il fratello è di fatto il più vicino, e dopo di lui viene lo zio e il figlio dello zio (Lev 25,49).

La liberazione di chi fosse caduto in schiavitù

Un ultimo compito del goel era quello di liberare dalla schiavitù mediante il pagamento di un riscatto chi fosse stato venduto come schiavo a uno straniero residente nel paese (Lev 25,47-55). Il prezzo del riscatto dipendeva dalla vicinanza dell'anno del giubileo, e al sopraggiungere di esso la persona doveva ritornare libera e la terra doveva ritornare al suo proprietario originario.

Il goel del popolo

L'Antico Testamento conosce anche la realtà del goel nei confronti del popolo.

Nel passaggio dalla organizzazione tribale alla monarchia, al prendere coscienza che Dio non può essere un soggetto storico, è sulla figura del re che si proietta la funzione di goel: il re è inteso come custode e difensore del buon diritto dei deboli e dei non protetti. La società israelitica si era fortemente differenziata e gerarchizzata, con i deboli che non contavano nulla e i forti che dominavano nella società, nella politica, nella magistratura. Era difficile far valere da parte del debole la propria giusta causa nei tribunali. Ecco allora che il popolo oppresso elegge il re come suo protettore. Si tratta di una giustizia partigiana, a favore dell'oppresso, del debole, contro chi è forte nella società.

Ciò si vede in Salomone che rende giustizia alla vera madre contro la donna che voleva usurparle il figlio (1Re 3,16-28).

In Ger 22,13-17 viene contrapposta la figura del re giusto Giosia a quella dello snaturato Ioiakim, suo successore.

Il Sal 72[71],13-14 richiede che il re

« abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.
Li riscatti dalla violenza e dal sopruso,
sia prezioso ai suoi occhi il loro sangue»

In altre parole, il re deve essere goel dei poveri.

Anche Isaia (9,6; 11,4-6) presenta l'idea del re come difensore di quelli che non hanno difesa.

Dio come goel

La concezione del goel era basata sulla solidarietà tra gli interessi della tribù e della nazione con quelli di YHWH; in forza di ciò la nozione di goel fu spiritualizzata e applicata alle relazioni tra Dio e il popolo d'Israele:[2] Dio fu presentato come il goel del popolo poiché lo aveva liberato dalla schiavitù d'Egitto (Es 6,6; 15,13); già prima, nella rivelazione a Mosè sul Sinai, YHWH si era posto come il goel del suo popolo:

« Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto»

Tale concetto viene enfatizzato specialmente nel Deutero-Isaia (Is 41,14; 43,14; 44,6.24). Naturalmente il motivo per cui YHWH si fa goel del popolo non è la consanguineità ma l'elezione; tuttavia l'uso del termine suggerisce l'esistenza di un legame di parentela tra Lui e Israele: per l'alleanza contratta al tempo del primo esodo (cfr. Es 4,22), la nazione eletta rimane, nonostante le colpe, la sposa di YHWH (Is 50,1).

Il termine goel è usato con tutta probabilità nel senso spirituale di "redentore" in Gb 19,25:

« Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere»

I Vangeli ci presentano Gesù come il goel degli umiliati e dei malati.[4]

Note
  1. http://biblehub.com/hebrew/1352.htm
  2. 2,0 2,1 2,2 Jewish Encyclopedia (1906).
  3. Albert Hermann Post, Studien zur Entwickelungsgeschichte des Familienrechts, Oldenburg and Leipzig 1890, pp. 113-137.
  4. Giuseppe Bargaglio (1987).
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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