Utente:Giuseppe Iurato/Tempo

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Dal punto di vista etimologico il termine Gesù deriva dall'ebraico Yĕshūa, abbreviativo di Yĕhoshūa che significa «il Signore è salvezza», per cui la figura e l'opera di Gesù non si possono disgiungere dalla sua storia, ovvero la "storia della salvezza", che nell'Antico Testamento si scandisce in varie tappe secondo un suo preciso tempo storico, mentre nel Nuovo Testamento essa si compie e si perfeziona proprio nella realtà di Gesù Cristo. Dunque, il discorso su Gesù Cristo inevitabilmente si incentra sulla storia della salvezza, come attesa messianica, come «evento» e «pienezza» dell'Incarnazione del Verbo, come diffusione ed espansione ecclesiale, come compimento escatologico.[1]

La figura di Gesù Cristo[2] è, quindi, una figura eminentemente storica in senso plenario, il cui tempo storico si esplica in quattro momenti principali:

  1. il tempo dell'attesa;
  2. il tempo dell'emergere storico;
  3. il tempo ecclesiale;
  4. il tempo escatologico.

Il tempo dell'attesa

La storia del popolo d'Israele, quale emerge dai libri dell'Antico Testamento, è animata da una radicale tensionalità che nasce dal progettarsi, dal protendersi, di tale storia, verso il futuro, nell'attesa, via via sempre meglio concretata e determinata, di una persona che sarà il Messia.

Il tempo dell'emergere storico

L'esistenza storica di Gesù è attestata da varie fonti che, per la loro origine e natura, prevalentemente si distinguono in "fonti non cristiane" e "fonti cristiane"[3]. Le fonti non cristiane furono quelle di Plinio il Giovane, Tacito, Svetonio e di Giuseppe Flavio, il cui valore, tuttavia, è molto relativo sia per l'ambiente da cui derivano (perlopiù, di estrazione pagana) che per la frammentazione e l'incompletezza delle notizie, con qualche eccezione per l'opera di Flavio. Tra le fonti cristiane, si fa riferimento soprattutto al Nuovo Testamento che, per i suoi caratteri intrinseci, si distingue nettamente dalla vasta letteratura apocrifa dei primi secoli, intrisa – sovente – di plagio e amplificazione fantastica.

Il più antico scritto del Nuovo Testamento è la prima lettera di Paolo alla comunità cristiana dei Tessalonicesi, scritta circa vent'anni dopo la morte di Gesù (presumibilmente, nell'anno 51), nella quale si trova una sinossi della figura e del mistero di Gesù, e dove il tema della messianità s'intreccia con quello della filiazione divina, l'evento della morte con quello della risurrezione, il tempo di oggi, dedicato all'impegno nella sequela di Gesù, con quello del suo ritorno, nella parusia. Tuttavia, attraverso i Vangeli, per il loro intento storico-biografico, sarà possibile ricostruire la trama e le vicende dell'esistenza storica di Gesù. Con la resurrezione, che poi si unisce all'ascensione, si chiude la testimonianza degli apostoli del ciclo storico-visibile della vita di Gesù[4], ed inizia la vita della Chiesa, quale riproduzione storico-mistica della realtà di Gesù, nonché prosecuzione della sua opera.

Già durante la sua vita, Gesù aveva promesso a Pietro il primato di fondamento e di guida della sua Chiesa, conferito a risurrezione avvenuta e dopo aver richiesto la triplice protesta di amore (Gv 21, 15-17 ). Affida, quindi, ai suoi apostoli il compito di trasmettere a tutti gli uomini l'annuncio della salvezza, con il potere di inserire, nell'economia salvifica, il battesimo in nome della Trinità (Mt 28, 18-20 ). Già alla vigilia della sua morte, Gesù aveva anche istituito l'Eucaristia (Mt 26, 26-29 ) che, rapportandosi al sacrificio della croce, celebrava la nuova pasqua della liberazione dell'uomo dal peccato, per la garantita perennità di quel sacrifico di salvezza che l'Eucaristia avrebbe rammentato e rinnovato per sempre.

Il tempo ecclesiale

La testimonianza del Nuovo Testamento, che si fondò dapprima sull'esperienza vissuta dinanzi alla realtà storica e al mistero di Gesù Cristo e su cui ripiegherà la fede del primitivo cristianesimo, sarà quindi approfondita e chiarita grazie all'elaborazione esegetica e dottrinale, nonché alle controversie teologiche, che troverà nel magistero dei primi concili ecumenici i propri capisaldi e le sue formulazioni fondamentali.

Il tempo escatologico

Se con la venuta di Gesù s'è compiuta l'attesa messianica, un'altra tensione di attesa si è immessa nel tempo con la (seconda) venuta di lui: l'attesa escatologica. Il termine parusia, usato nel Nuovo Testamento, ha il duplice significato di «presenza» e di «venuta». Sia la narrazione evangelica che la speranza della Chiesa primitiva, negli ultimi tempi si aprono verso la seconda venuta di Gesù Cristo, verso il «giorno del Signore», quando giudicherà gli uomini, suggellerà la storia e rinnoverà tutte le cose (Ap 19 e segg.). Gesù Cristo, glorificato così sotto i tratti del «Figlio dell'uomo» (Lc 17, 24 e segg.), porterà a compimento la redenzione mediante la partecipazione dei corpi risuscitati dei giusti alla gloria da lui raggiunta con la sua risurrezione.

La seconda venuta di Gesù Cristo ha, in rapporto all'esistenza cristiana, il carattere di una mera «imminenza» qualitativa e non cronologica, in quanto, in Gesù Cristo, s'è già compiuta la «pienezza» dei tempi (Gal 4,4 ), per cui egli è sempre presente tra le vicende della storia e lungo l'intero arco dell'esistenza umana tutta.

Note
  1. Giuseppe Cristaldi, “Gesù «discriminante» della storia”, Vita e Pensiero, Numeri 7-8, Anno 1980.
  2. Il termine Cristo è apposizione che significa Messia.
  3. Pierpaolo Bertalotto (2010).
  4. Prima lettera ai Corinzi e Atti degli Apostoli.
Bibliografia


Voci correlate