Firmano
Il firmano è un vocabolo derivato dal persiano farmān, in pronunzia turca ferman, che significa in generale "ordine, comando"; in modo speciale designava i decreti e ordini scritti dei sovrani ottomani e persiani, inclusi i diplomi, le lettere-patenti, ecc. Questo genere di documenti veniva scritto con tipi speciali di calligrafia (dīwānī nell'Impero ottomano, nasta‛līq in Persia), su rotoli di carta superanti non di rado la lunghezza d'un metro. Fermānlï provvisto di fermān si diceva, in turco, di chi aveva ottenuto un firmano in proprio favore e anche di chi era perseguito per ordine del sultano ottomano e messo al bando[1].
I firmani nell'Impero Ottomano
Nell'Impero ottomano, il Sultano deriva la sua autorità dal suo ruolo di esecutore della Shari'a, ma la Sharīʿa non copre tutti gli aspetti della vita sociale e politica ottomana. Pertanto, al fine di disciplinare i rapporti, lo status, i compiti e l'abbigliamento dell'aristocrazia e dei sottoposti, il Sultano ebbe il potere di emanare i firmani.
I firmani furono raccolti in codici detti kanun[2], che erano una forma di legislazione laica e amministrativa, considerata una valida estensione della legge religiosa risultante dal diritto del sovrano di amministrare la giustizia per la comunità.
Altri firmani
Uno dei più importanti firmani che regolano i rapporti tra cristiani e musulmani è un documento conservato presso il Monastero greco-ortodosso di Santa Caterina sul Monte Sinai in Egitto. Il documento istituisce l'autonoma Chiesa ortodossa del Monte Sinai. Il firmano, sottoscritto dal sultano Maometto II (1432-1481), chiede ai musulmani di non distruggere il monastero perché abitato da uomini timorati di Dio.
| Note | |
| |
| Bibliografia | |
| |
| Collegamenti esterni | |
| |