Vai al contenuto

Metafora del cammello e della cruna dell'ago

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark

La metafora del cammello e della cruna dell'ago di Gesù è contenuta in Mt 19,24 e nei paralleli Mc 10,25 , Lc 18,25

« È più facile che un cammello (κάμηλον kámelon) passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio »

L'invettiva iperbolica funziona già così, ma l'accostamento suona quantomeno improprio.

Già Cirillo di Alessandria (ca. 412-444) ha pensato che l'allusione non fosse all'animale ma a una «fune spessa (παχὺ σχοινίον pachỳ schoiníon) con cui i marinai legano le ancore» (PG 72,429 e 72,857, ripreso verbatim da Teofilatto di Bulgaria PG 123,356; Eutimio Zigabeno PG 129,525). Il problema è che questi padri si limitano a usare il termine σχοινίον «fune» e non indicano quale sarebbe il termine e di quale lingua indicante la corda e assonante a «cammello».

Alcuni ms greci di Mt 19,24 presentano la variante testuale κάμιλος kámilos ma è solo una variante fonetica (itacismo, η=ι) del nome dell'animale e non indicava una parola diversa né tantomeno un tipo di corda.

Solo nel X secolo il lessico greco Suda indicherà il termine κάμιλος come una παχύ σχοινίον «fune spessa» (usando cioè la stessa definizione di Cirillo). Similmente il coevo lessico siriaco di Hasan bar Bahlul cita termine ܓܐܡܠܥ gamala per indicare una fune (Pinchas Lapide cita il presunto termine siriaco gamta ma sembra essere una svista).

Si tratterebbe dunque di un fantasma linguistico in un cerchio che si chiude: cf. il dizionario greco-inglese Liddell-Scott che contiene il lemma κάμιλος e lo definisce rope, «corda», ma cita come fonte il Suda e precisa che «forse è coniato sulla base di Mt 19,24» [1].

Questa metafora è ripresa verbatim nel Corano 7,40 [2] non citata da Gesù ma direttamente da Dio, dove mira dell'invettiva non sono i ricchi ma i miscredenti orgogliosi. Il termine usato è جَمَل jamal «cammello».

Anche la tradizione islamica ha ipotizzato che il termine originale fosse consonanticamente uguale a jamal ma diverso per pronuncia, ipotizzando جُمَّل jummal. Questo termine avrebbe indicato la spessa corda della nave (come Cirillo). La prima interpretazione in tal senso sarebbe stata fornita da Abdullah ibn 'Abbas (m. 687), cugino di Maometto e primo esegeta islamico, ma la prima attestazione scritta risale al X secolo, coeva al Suda. Non esistono poesie o testi letterari dell'arabo antico (preislamico o classico) e moderno in cui la parola jummal venga usata effettivamente col significato di «corda» al di fuori del contesto interpretativo di quel singolo versetto coranico.

Quanto però all'etimologia del termine, gli esegeti e linguisti islamici riconducono il termine alla stessa radice della parola moderna جُمْلَة jumlah, che significa «totale, insieme, somma», che sarebbe stata applicata per indicare l'unione delle singole fibre di canapa per formare la spessa corda. La radice simile גָּמַל gamal è presente anche in aramaico, siriaco ed ebraico biblico e moderno col senso di «completare, adempiere, terminare lo svezzamento, ricompensare» (cf. il nome Gamaliele).

In definitiva, anche per il caso dell'arabo è possibile ipotizzare (come per greco e siriaco) che si tratti di un cerchio che si chiude. Tuttavia in questo caso esiste un'autonoma e convincente proposta etimologica che trova paragoni nelle altre lingue semitiche.

Dunque è possibile (ma indimostrabile) che i pescatori del lago di Galilea usassero delle corde il cui nome aveva origine dalla radice גָּמַל gamal per indicarne la natura complessiva e composita, nome di cui non ne possiamo conoscere la grafia e vocalizzazione, e che a tale nome di corda abbia fatto riferimento Gesù rendendo calzante il paragone con la cruna dell'ago.

Voci correlate

Invia un Suggerimento

Hai feedback o suggerimenti su questa pagina? Faccelo sapere! Riceverai un'email per confermare il suggerimento prima della pubblicazione.