Discussione:Trinità

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Nella parte storica ci sono sezioni non propriamente attinenti la Trinità: vanno spostate in Dio, Don Paolo Benvenuto - scrivimi 10:55, 20 giu 2013 (CEST)


Trinità immanente ed economica

Pietro Piffari L’ESPERIENZA TRINITARIA DI SALVEZZA IN GESÙ CRISTO Glossario e Corso fondamentale in 70 Voci

66) Trinità (immanente ed economica) Non basta un unico Dio Assoluto? Perché una Trinità in Dio (= “immanente in Dio”) e …che senso ha per noi, questa Trinità (= “economica”: ossia, nell’”economia della salvezza”)? Si tratta di chiarire se, per i cristiani, la “Trinità presente nella storia e nella vita delle persone” (ossia la Trinità detta “economica”, da “nomos” + “oikòs”, ossia “che ci “guida” in “casa nostra”) è la stessa che vive propriamente in Dio (ossia “immanente” in Dio). La rivelazione che proprio in Dio, benché unico nel suo Essere eterno, vivano Tre Persone divine (con i loro ruoli propri, ma in comunione reciproca, come in una Famiglia), non è una semplice curiosità sulla vita di Dio, ma, fin dall’esperienza pasquale e pentecostale della prima comunità apostolica, è il nucleo centrale della fede ed esperienza cristiana. Infatti, Gesù Cristo, Persona divina al prendere la sua “dimora” o “casa” tra noi, nella sua stessa modalità d’essere, come il “Figlio- Parola”, non poteva non vivere e rivelarci pure le altre due Persone divine (per cui parliamo di “Trinità economica”). Grazie a Lui, il “volto proprio” di ciascuna delle Tre Persone divine per il cristiano, che cerca di far propria la stessa vita del Cristo, non è un’astrazione! È, infatti, la sua esperienza fondante e costante di fede, speranza e carità, come anticipo di quella vita eterna, come “figli”, in Lui, partecipi della stessa Famiglia divina. Per quanti, come i mussulmani, non avvertono la chiara distinzione tra “natura” e “persona”, anche in Dio, l’affermare che Dio stesso è venuto tra noi, vorrebbe dire che il “Tutt’Altro”, l’”Essere inaccessibile” si farebbe presente nella nostra natura limitata ed imperfetta o che la natura di Gesù sarebbe “emanata” da quella divina (come un figlio di una divinità pagana). Come si vede, non è questa la fede cristiana. Inoltre, per i cristiani, Gesù Cristo è vero Dio “personalmente”, ma non nel senso esclusivo: infatti è una delle tre Persone, che vivono 230 nella Famiglia divina. Per questo Gesù stesso preferisce concepirsi e proclamarsi come il Figlio, pero non il figlio di un Dio in generale (come per generazione dalla sua natura divina) ma come il Figlio, depositario dei progetti familiari, ossia, in rapporto personale con Qualcuno che chiama suo Abbà e con quella Ruah-Spirito, che lo gratifica e motiva interiormente. Allora, nell’umanità di Gesù non è la natura divina ciò che si esprime, ma la modalità d’essere di una delle tre Persone divine, che implica pure rivelarci le altre due Persone. La nostra vocazione è vivere, nella nostra natura umana, la stessa modalità divina (semiotica e filiale) con cui il Figlio-Parola si identifica (come Polarizzante e Garante di tutte le “mediazioni semiotiche”: vedi questa Voce) sia nella sua natura divina, che nella nostra umana. Il tema della “Trinità” potrebbe sembrare un discorso “intimista” anche per molti cristiani, che credono nella “inabitazione” delle Persone divine in noi. Non si avverte il fatto fondamentale che, se siamo aperti “al sociale” (familiare, comunitario, regionale, nazionale, e mondiale) è perché siamo fatti come “persone intrinsecamente relazionate” e “ad immagine e somiglianza di Dio stesso”, che non è un “solitario”, ma una vera “comunione” e “comunità familiare”, che in Cristo ci vuole riunire tutti, come veri figli e fratelli, nella stessa Famiglia divina. Questa prospettiva personalista-trascendentale, è molto feconda anche teologicamente, perché cerca (più che in “analogie naturali”) nella stessa realtà personale (immanente e trascendente) che viviamo nella nostra stessa esperienza (sia psicosociale, che familiare e pubblica), la presenza propria delle Persone divine, Garanti, per Loro e per noi, delle stesse tre “mediazioni semiotiche, estetiche e prassiche” (vedi queste Voci), che ci permettono essere persone, anche se in nature chiaramente differenti, come la divina e l’umana (e pure l’angelica). Infatti, abbiamo comprovato le seguenti equivalenze semantiche (sempre in questa prospettiva trascendentale, per cui viviamo, benché in categorie ed esperienze che sembrano differenti, le stesse 231 tre mediazioni o condizioni di possibilità e di modalità d’essere persone): i) è uguale (personalisticamente parlando) dire: “figlio” che “parola”, “segno”, “progetto”, “similitudine”: e teologicamente è uguale dire: il Figlio che il Logos o la Parola. ii) è uguale dire: “padre” che: “prassi”, “mascolinità” “opere”, “promozione-liberazione”; e teologicamente: il Padre oppure l’Onnipotente, il Promotore di libertà , la Sua “opera” in noi (nel suo popolo dell’Antica e Nuova Alleanza) ed il suo Regno nel mondo. iii) è uguale dire: “madre” che: “estetico”, “femminilità”, “senso”, “gioia”, “valore”, “festa”, come aspetti dell’“amore gratificante”; e teologicamente: lo Spirito santo, oppure l’Amore-Ruah, o Madre, Bellezza, Giubilo, Festa, Valore, Fuoco rinnovatore, Alito che ispira, ecc. Allora, il cristiano può e deve vivere, come Gesù, nelle stesse realtà immanenti della sua esperienza umana (corporale-cosmica, sessuale-famigliare, socio-politica e storica), la presenza propria (non semplicemente analogica) delle Tre Persone divine, in ciò che costituisce la loro identità nella nostra “economia” della salvezza e nella Loro stessa Vita immanente in Dio. Quindi, si può dire che la Trinità “economica” è la stessa Trinità “immanente” (cioè non sono altre Persone, quelle con cui entriamo in contatto, per Gesù Cristo). Infatti, sono Loro, allo stesso tempo, la garanzia eterna, per Loro e per noi, che mai ci potranno mancare queste stesse tre mediazioni personali che Le identificano e che viviamo in questa forma corporale e sessuale, anche se la loro modalità potrà essere differente nei “cieli nuovi e terra nuova”. Non si tratta di proiettare nel Padre la nostra paternità e mascolinità, o nella Ruah la nostra maternità e femminilità, o nel Figlio la filiazione-generazione, in senso naturale (nei tre casi sarebbe sempre un discorso antropomorfico). Si tratta di vivere, nella propria mascolinità (nella sua espressione normale pure di paternità), una polarizzazione trascendentale, che non erroneamente Gesù identificava in Colui che concepiva come Principio personale della sua prassi ed opere e che chiamava “Padre”, fino al punto d’invitarci 232 a «non chiamare nessuno padre nella terra, perché uno solo è il nostro Padre, nel Cielo» (Mt 23, 9). Nemmeno si tratta di proiettare nel Figlio la nostra esperienza di generazione naturale, ma il ruolo personale della condizione filiale in una famiglia, come depositario della similitudine, immagine, progetti e speranze famigliari, e vivere così nella Parola-Segno-Figlio, il Principio personale, allo stesso tempo di illuminazione-rivelazione (la Parola che «illumina ad ogni uomo» Gv 1, 9), che di filiazione (che fa «figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome» Gv 1, 12). Ugualmente, anche senza proiettare la femminilità o la maternità antropomorficamente nello Spirito Santo, possiamo “vivere il volto materno” di Dio (così come viviamo nel Padre, il volto “paterno”) nella stessa Ruah, in una identificazione personale che non è arbitraria, perché in questa Persona divina, viviamo la presenza propria di un ruolo femminino-materno, che di fatto celebriamo in forma paradigmatica nella figura di bellezza incomparabile e nel ruolo materno-ecclesiale di Maria SS., che è tale precisamente per essere nello Spirito Santo “la piena di grazia” (in tutti i sensi, corporaleestetico e spirituale-assiologico). In questo Spirito della Bellezza e della Fruizione, come primizia gratificante dei “rivi d’acqua viva” (cfr. Gv 7, 37-39) che escatologicamente “sazieranno” ogni sete, Gesù ed il cristiano vivono l’esperienza propria della Ruah, come Amore-Gioia e Ispirazione motivazionale interiore, per tutti noi, così come lo è pure personalmente nella stessa Famiglia divina. Abbiamo visto nella Voce “ Esperienza trinitaria”, come nell’interpretazione tomista-scolastica (per approfondire questa nota critica, vedi pure il nostro libro: Alla scoperta del mistero cristiano, pp. 169-171) restiamo limitati alla prospettiva esclusiva del Padre, nelle sue due “missioni” (categoria prassica) con cui invia il Figlio e lo Spirito. Si prende pure la “generazione” e la “spirazione” (categorie di per sé “naturali”) nel comune denominatore di “processioni”, sempre nella prospettiva di dipendenza (prassica) dal Padre, senza riconoscere il contenuto proprio che identifica ogni Persona divina e che rende in ciò 233 “relazionate” tutte e tre le Persone divine, in una vicendevole comunione. Ci siamo già domandati: se le tre Persone divine hanno la stessa dignità, perché fermarci solo in questa prospettiva del Padre, senza completarla con la propria delle altre due Persone, partendo direttamente dal ruolo del Figlio-Parola o dello Spirito-Bellezza, in rapporto alle altre due? Completeremmo, così, l’attuale impostazione teologica, che conserva un esclusivo “subordinazionismo” del Figlio e dello Spirito rispetto al Padre: ma, per tale fine, si dovrebbe equilibrare o “de-mascolinizzare” molti approcci teologici, con un’intenzione solo efficientistica (anche se valida, come prassica). Invece, è la famiglia umana, quella che si costituisce come il miglior paradigma per la comprensione delle polarizzazioni ed identità proprie delle Tre Persone divine, per il fatto che viviamo, in questi tre ruoli familiari, le medesime mediazioni costitutive della persona, che dovremo portare con noi anche in altre forme di vita corporale “nei cieli nuovi e terra nuova”, che Dio tiene preparati a coloro che si salvano, come “figli”, “assimilati ed identificati” nel Figlio. Dio stesso, come anche ha definito il Concilio Ecumenico Vaticano II, è Famiglia: famiglia evidentemente felice, in mutua relazione e comunione, per cui ciascuna vive la stessa libertà, verità ed amore, anche se con ruoli propri, con cui assumono e si fanno Garanti di ciascuna delle tre mediazioni (prassiche, semiotiche ed estetiche), nella loro Natura divina e nelle nostre nature create. Grazie all’Incarnazione del Figlio, ogni persona creata (non solo umana, ma anche di altre nature create: perfino extraterrestri, oltre alle angeliche) si può “salvare o realizzare come persona” solo assimilandosi ed identificandosi in Lui, “come una sola persona mistica in Lui”, essendo le Tre Persone divine le uniche “vere persone” che meritano esserlo, ciascuna in Se stessa e per la Loro comunione, nell’unica Famiglia divina.

Pietro Piffari (pietropiffari chiocciola libero punto it), 2013-06-13 12:57:52 GMT