Dio

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Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
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Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo.
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Dio è l'essere trascendente che, dopo essersi rivelato al popolo d'Israele, ha inviato nella pienezza dei tempi il suo unico Figlio al mondo nel mistero dell'Incarnazione, e attraverso la sua morte e risurrezione ha riconciliato il mondo con sé; ha poi inviato "lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione"[1].

La ricerca di Dio

Seppure sembri che la tendenza comune dell'uomo nei riguardi del trascendente sia quella dell'indifferentismo religioso e dell'ateismo di massa, lo spirito umano è, per natura sua, orientato verso Dio, e su Dio si è sempre domandato, pur se cercandolo a tentoni (cfr. At 17,27).

Ma la risposta appropriata alle istanze dell'uomo che in Dio cerca di scoprire il senso della propria vita e del suo destino, risiede nel fatto che Dio stesso si è rivelato, e che ben poco si potrebbe dire di lui se non ci fosse espressamente concesso dalla sua automanifestazione e rivelazione. La fede cristiana è certa di aver ricevuto la pienezza della rivelazione nel Figlio di Dio che si è fatto uomo, Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, e nel dono della fede che consente all'uomo di aderire a lui.

Nella filosofia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Teologia naturale.

In termini filosofici Dio viene colto come l'Ente Supremo, personale, volitivo e onnipresente, a cui si attribuisce somma perfezione, intelligenza ordinatrice, attività motrice e determinante (provvidenza) e causalità efficiente (creatore). La filosofia e le religioni lo qualificano sommo principio universale, unico.

Nella percezione comune, ma anche nella ricerca filosofica, l'affermazione dell'esistenza di Dio si scontra con il problema del male: se Dio esiste, perché il male? Leibniz ha affrontato il problema nei suoi Trattati di teodicea (1710), e da lì si dice teodicea la riflessione sul problema. Prima di lui del resto tale problema era già stato oggetto di riflessione da parte di molti filosofi e teologi, come Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino.

Nel cristianesimo

La fede cristiana, e specialmente quella cattolica, professa la verità per la quale "Dio è la pienezza dell'Essere e di ogni perfezione".[2]

"Dio solo è";[3] "Egli solo è il suo stesso essere ed è da Sé Stesso tutto ciò che è";[4] Dio è il solo veramente esistente. Da ciò consegue che a Dio l'esistenza non è data considerato che non la riceve da altri, donde l'esistenza appartiene in proprio a Dio per cui Egli non la perderà mai in quanto Egli non ha l'esistenza ma è l'esistenza; in altre parole, Dio non ha l'essere ma è l'essere, rectiusìì Egli è l'essere assoluto, cioè sciolto da ogni legame, per cui è l'essere "senza origine e senza fine",[5] ossia senza limite e senza mutazione. All'essere di Dio, come sopra descritto, sono quindi confacenti i seguenti attributi:

  • l'eternità, ossia il non essere limitato dalle dimensioni temporali in quanto, se Dio non fosse eterno, l'essere sarebbe cosa diversa da Lui per ragioni cronologiche;
  • l'immensità, ossia il non essere limitato dalle dimensioni spaziali in quanto, se Dio non fosse infinito, l'infinito stesso eccederebbe l'essere cadendo nel non essere;
  • la perfezione, ossia il non essere limitato dalle dimensioni mutative in quanto, se Dio non fosse perfetto, il Suo essere sarebbe mutabile dato che il perfetto, per definizione, é sia immutabile, altrimenti sarebbe imperfetto, sia semplicissimo cioè privo di composizione la quale presuppone la mutabilità;
  • l'unicità, ossia il non essere limitato dalla presenza di pari in quanto, se Dio non fosse unico, l'essere sarebbe cosa diversa da Lui per ragioni ontologiche.

La conseguenza immediata di tutto ciò è che Dio è creatore, onnipotente, onnipresente (presente in tutto) e trascendente.

Il Dio annunciato dal cristianesimo unisce in una ricca simbiosi l'unità con la molteplicità nella specificità della fede nella Trinità: Dio è il Dio Unico, ma in tre Persone uguali e distinte[6].

Vi è nella Bibbia, soprattutto nell'Antico Testamento, ma anche in generale nell'umanità, la tendenza ad antropomorfizzare il divino, attribuendo particolari fattezze umane a Dio, ossia descrivendolo con il linguaggio dell'esperienza umana. Una visione corretta sa esprimere il discorso su Dio tenendo presente che quanto noi conosciamo non può mai mettere da parte il mistero di Dio, che tale per l'uomo rimane nonostante Dio si sia fatto conoscere.

Nelle altre religioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Religioni.

L'unicità e universalità di Dio variano nelle varie esperienze religiose:

  • in alcune visioni Dio è trascendente e, per ciò stesso, alieno dal prendere iniziative sulla storia (deismo);
  • in alcune visioni Dio è trascendenza, cioè è 'Altro dalla storia e dal mondo, pur avendo relazione con il mondo;
  • in altre è causalità assoluta che toglie spazio alle cause seconde (creazionismo);
  • in altre ancora Dio è immanenza assoluta, cioè si identifica con la totalità del cosmo (panteismo).

Accanto al monoteismo, che rivendica l'esistenza di un solo Dio Uno e Unico, il politeismo afferma l'esistenza di più divinità, aventi ciascuna una propria fisionomia, e accomunate dalla perfezione e dall'immortalità; ogni tendenza politeistica corrisponde a particolari caratteristiche o prerogative che provengono e si inquadrano nelle singole culture religiose. Il politeismo è tipico delle religioni pagane, della mitologia greca, ma anche di particolari concezioni religiose orientali come, ad esempio, quella dell'Induismo, che contempla tre divinità supreme: Brahma, Vishnu e Shiva (Trimurti), il primo avente funzione di Creatore, il secondo di Conservatore ed il terzo di Distruttore.

Note
  1. Messale Romano, Preghiera Eucaristica IV.
  2. cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n.213, dalla proposizione conclusiva del periodo sintattico centrale.
  3. cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, Titolazione cumulativa dei nn.212-213.
  4. cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n.213, dalle proposizioni sintattiche conclusive.
  5. cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n.213, dalla proposizione conclusiva del periodo sintattico centrale.
  6. Alcune esperienze religiose, come l'ebraismo e l'Islam, leggono la Trinità come politeismo.
Voci correlate

Suggerimenti



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