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Trinità

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.

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1leftarrow.png Voce principale: Dio.

Il termine Trinità indica quanto la rivelazione portata da Cristo ha fatto conoscere del mistero di Dio: Dio, pur essendo Uno e Unico (una sola natura o sostanza divina), è tuttavia tre persone uguali e distinte.

Le tre persone (o, secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca, ipostasi), sono conosciute come:

Il termine Trinità è ignoto alla Scrittura e non appartiene al primitivo kerigma, ed è stato coniato a partire dalla fine del II secolo a partire dalla radice greca trias, "triade", a cui corrisponde il latino trinitas[1].

Insieme a quello dell'unicità di Dio, quello della Trinità è un dogma fondamentale della religione cristiana, al punto che né la Chiesa Cattolica né le altre Chiese e comunità ecclesiali che professano tale mistero chiamano cristiani quanti non lo professano.

Indice

Nell'Antico Testamento

L'insegnamento riguardante la Trinità è soltanto prefigurato nell'Antico Testamento. Alla luce della rivelazione del Nuovo Testamento se ne intravedono preparazioni e accenni in vari passi:

Nel Nuovo Testamento

Gesù e il Padre

Centro e motore propulsore dell'annuncio di Gesù e della sua prassi è il suo rapporto con Dio come Padre[2], con il quale vive un'intimità di autocomunicazione piena e permanente. Il loghion di Mt 11,25-27, che "risale certamente nella sua sostanza al Gesù pre-pasquale"[2], fa vedere che il cuore dell'esperienza di Gesù è il suo rapporto col Padre.

È fondamentale poi il dato della forma aramaica con cui Gesù si rivolge al Padre, con la parola che i bambini usavano per rivolgersi al loro padre, Abbà (Mc 14,36)[3]. Tale termine dice gratitudine assoluta verso di lui, totale e fiducioso abbandono al suo volere e, insieme, libertà di un rapporto fatto di intima comunione[4].

La relazione di Gesù con il Padre è poi illuminata dai racconti del suo Battesimo (Mc 1,9-11; Mt 3,13-17; Lc 3,21-22; Gv 1,29-34), dai quali traspare che Gesù l'opera che egli inizierà da lì a poco con l'inizio della sua predicazione ha la sua radice nell'adesione profonda al volere del Padre, nella linea del Servo del Signore di Isaia (Is Is 42,1-9; Is 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12); da parte sua il Padre lo proclama suo figlio amato (cfr. Gen 22,2, nel quale ha posto la sua compiacenza (cfr. Is 42,1); lo Spirito di Dio, che già aveva consacrato i profeti (cfr. Is 61,1) e che era stato promesso in sovrabbondante pienezza per i tempi messianici (Gl 3,1-2) lo spinge e lo consacra.

Nella sua trasfigurazione (Mt 17,1-9; Mc 9,2-10; Lc 9,28-36), Gesù cambia d'aspetto mentre prega, ed è trasfigurato in gloria; nell'orientamento verso la sua passione (cfr. l'esodo di cui parla con Mosè ed Elia,Lc 9,31), una voce, dalla nube, proclama la figliolanza di Gesù.

Abbozzi di una teologia trinitaria

La dottrina trinitaria è basata sull'insegnamento del Nuovo Testamento. Alcuni passi parlano in maniera esplicita delle tre persone divine:

Origine della dottrina

Questa dottrina, presente implicitamente in diversi punti della Bibbia, si è sviluppata e definita nell'ambito del cristianesimo antico. Nel primo concilio di Nicea nel 325 d.C. venne affermato come primo articolo di fede l'unicità di Dio e la divinità del Logos, a seguito della controversia suscitata da Ario, che negava quest'ultima.

Venne elaborato il simbolo niceno, che pur senza usare il termine trinità descrive tale dottrina è che condiviso da cattolici, ortodossi e dalla maggior parte delle confessioni protestanti. Queste chiese ritengono che la dottrina della unicità e trinità di Dio sia un'esplicitazione dei dati teologici presenti nella Bibbia e nei primi Padri della Chiesa.

Alcuni teologi identificano le tre Persone come "modi di essere" (modalismo) o modi di sussistenza (Rhaner) ma, nel concetto esatto della dottrina, la Trinità non deve condurre a creare confusione fra "monoteismo" e "triteismo": non si crede nell'esistenza di tre dèi distinti e separati, ma di un solo Dio in tre Persone che condividono la stessa natura o sostanza.

Significato cristiano

Come è possibile affermare che Dio è "uno e trino"? Secondo la fede cristiana la natura divina è al di là della conoscenza scientifica, ed è incomprensibile e non conoscibile se non fosse per quanto è dato sapere attraverso la rivelazione divina. Quindi la dottrina trinitaria non è una dottrina, come quella della esistenza di Dio, conoscibile attraverso la ragione umana o la speculazione filosofica.

In ambito teologico trinitario viene fatta una distinzione fra la trinità da un punto di vista "ontologico" (ciò che Dio è) e da un punto di vista "economico" (ciò che Dio fa). Secondo il primo punto di vista le persone della trinità sono uguali, mentre non lo sono dall'altro punto di vista, cioè hanno ruoli e funzioni differenti.

L'affermazione "figlio di", "Padre di" e anche "spirito di" implica una dipendenza, cioè una subordinazione delle persone. Il trinitarismo ortodosso rifiuta il "subordinazionismo ontologico" ma non quello economico.

Uguaglianza delle persone divine

Il Padre, essendo la fonte di tutto, ha una relazione monarchica con il Figlio e lo Spirito. Ireneo di Lione, il più importante teologo del secondo secolo, scrive: "Il Padre è Dio, e il figlio è Dio, poiché tutto ciò che è nato da Dio è Dio."

Simili affermazioni sono presenti in altri scrittori pre-niceni, cioè prima dello scoppio della controversia ariana:

«
vediamo ciò che avviene nel caso del fuoco, che non è diminuito se serve per accenderne un altro, ma rimane invariato; e ugualmente ciò che è stato acceso esiste per sé stesso, senza inferiorità rispetto a ciò che è servito per comunicare il fuoco. La Parola di Sapienza è in se lo stesso Dio generato dal Padre di tutto. »
 

L'immagine è ripresa anche da scrittori successivi:

«
Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
 
(Ilario di Poitiers, De Trinitate)

L'inferiorità del Figlio e dello Spirito

Se Gesù Cristo nel vangelo di Giovanni viene chiamato l'unigenito Figlio di Dio, evidenziando con questa affermazione il suo essere ontologicamente in Dio, secondo la dottrina ortodossa Gesù è anche una creatura con l'incarnazione, svolgendo un ruolo "ministeriale" e subordinato in relazione a Dio, nei confronti dell'umanità. Il credo di Atanasio afferma "Uguale al Padre nella divinità, inferiore al Padre nell'umanità".

Viene pertanto chiamato "primogenito" in altri passi della Scrittura, in riferimento alla creazione e redenzione, ad esempio è detto "immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione... egli è principio, primogenito dei risuscitati".

La distinzione è ripresa nell'affermazione che Gesù fa quando dice che dovrà "ascendere al Padre mio e Padre vostro, Iddio mio e Iddio vostro", distinguendo così fra l'essere figlio di Dio in senso proprio (caratteristico di Gesù) e in senso figurato (caratteristico degli uomini).

Atanasio di Alessandria sviluppa ulteriormente questa distinzione commentando il passo evangelico in cui Gesù dichiara di non conoscere il giorno e l'ora della fine del mondo:

«
"Ancora un altro passo che è detto bene, viene interpretato male dagli ariani: Voglio dire che "Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli, neppure il figlio." Ma essi ritengono che avendo detto "neppure il figlio", egli, in quanto ignorante, abbia rivelato di essere creatura. Ma la cosa non sta così, non sia mai! Come infatti dicendo: "Mi ha creato", lo ha detto in riferimento all'umanità, così, anche, dicendo: "neppure il Figlio", si è riferito alla sua umanità. ... Poiché infatti è diventato uomo, ed è proprio dell'uomo ignorare, come l'aver fame e il resto (infatti l'uomo non sa se non ascolta e apprende) egli, in quanto uomo, ha dato a vedere anche l'ignoranza propria degli uomini per questo motivo: in primo luogo per dimostrare di avere veramente un corpo umano, poi anche perché, avendo nel corpo l'ignoranza propria dell'uomo, dopo aver mondato e purificato tutta l'umanità, la presentasse al Padre perfetta e santa. ..... quando dice: Io e il Padre siamo una cosa sola e Chi ha visto me ha visto il Padre e Io nel Padre e il Padre in me, dimostra la sua eternità e la consustanzialità col Padre. .... Nel vangelo di Giovanni i discepoli dicono al Signore: Ora sappiamo che tu sai tutto...  »
 
(Atanasio, Seconda Lettera a Serapione, traduzione di Manlio Simonetti)

Sviluppo e definizione della dottrina

Nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento il termine non compare, tuttavia la cristologia di Giovanni, che presenta Cristo come Logos di Dio, (cioè verbo e ragione), assieme ad alcune affermazioni di Paolo di Tarso, sono stati considerate dai cattolici (per cattolici si intende la Chiesa antica nel suo complesso, oriente e occidente) come le basi per lo sviluppo della dottrina trinitaria. Per la Chiesa in più punti del Nuovo Testamento si ravviserebbe il carattere trinitario di Dio, ad esempio quando Gesù dice: "Il Padre ed io siamo una cosa sola".

In un saggio sulla divinità di Gesù nel Nuovo Testamento il biblista americano Raymond E. Brown ipotizza che Gesù è chiamato Dio nel Nuovo Testamento, ma lo sviluppo è stato graduale e non è emerso fino a un'epoca tarda nella tradizione neotestamentaria:

«
... nella fase più antica del cristianesimo prevale l'eredità dell'Antico Testamento nell'utilizzo del termine Dio, per cui Dio era un titolo troppo ristretto per essere applicato a Gesù. Esso si riferisce strettamente al Padre di Gesù, al Dio da lui pregato. Gradualmente, (negli anni 50 e 60 d.c. ?), con lo sviluppo del pensiero cristiano Dio venne compreso in un'accezione più ampia. Si vide che Dio rivelò così tanto di sé stesso in Gesù al punto che Dio includeva sia Padre che il Figlio." »
 
(Does the New Testament call Jesus God?)

La trinità nei primi scritti cristiani

Tiepolo, Abramo e i tre Angeli

I primi scrittori cristiani così si esprimono al riguardo:

«
Noi non togliamo al Padre la sua Unicità divina, quando affermiamo che anche il Figlio è Dio. Poiché egli è Dio da Dio, uno da uno; perciò un Dio perché Dio è da Se stesso. D'altro lato il Figlio non è meno Dio perché il Padre è Dio uno. Poiché l'Unigenito Figlio non è senza nascita, così da privare il Padre della Sua unicità divina, né è diverso da Dio, ma poiché Egli è nato da Dio. »
 
(Ilario di Poitiers De Trinitate)
«
Quando affermo che il Figlio è distinto dal padre, non mi riferisco a due dèi, ma intendo, per così dire, luce da luce, la corrente dalla fonte, ed un raggio dal sole »
 
(Ippolito)
«
Il carattere distintivo della fede in Cristo è questo: il figlio di Dio, ch'è Logos Dio in principio infatti era il Logos, e il Logos era Dio - che è sapienza e potenza del Padre Cristo infatti è potenza di Dio e sapienza di Dio - alla fine dei tempi si è fatto uomo per la nostra salvezza. Infatti Giovanni, dopo aver detto: In principio era il Logos, poco dopo ha aggiunto e il logos si fece carne, che è come dire: diventò uomo. E il Signore dice di sé: perché cercate di uccidere me, un uomo che ha detto la verità? e Paolo, che aveva appreso da lui, scrive: Un solo Dio, un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo »
 
(Atanasio di Alessandria, seconda lettera a Serapione)

La controversia ariana

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci: Arianesimo e Ario.

Lo sviluppo completo della dottrina si ebbe in seguito, anche in reazione alle dottrine di Ario che introdusse le sue interpretazioni subordinazioniste di Gesù come essere semidivino (vedi eresia ariana).

La causa che portò alla convocazione del primo concilio di Nicea fu la disputa ariana, che giunse a una svolta all’inizio del IV secolo dc. I principali protagonisti furono tre teologi-filosofi provenienti da Alessandria d'Egitto. Da una parte c’era Ario, e dall’altra gli ortodossi Alessandro e Atanasio. Ario affermava che il Figlio non fosse della stessa essenza, o sostanza, del Padre e che lo Spirito Santo fosse una persona ma inferiore a entrambi. Parlava di una "triade" o "trinità", pur considerandola formata di persone ineguali, delle quali solo il Padre non era stato creato.

Molti termini che si impiegano per esplicitare questo insegnamento sono stati mutuati dalla filosofia greca e ulteriormente approfonditi per evitare di esprimere concetti erronei. Tra questi si possono citare: sostanza, ipostasi e relazione.

D’altra parte Alessandro e Atanasio sostenevano che le tre persone della Divinità fossero della stessa sostanza e che pertanto non fossero tre Dèi, ma uno solo, sebbene il Padre fosse il "primo" e la causa delle altre due.

Accanto a Dio, Ario poneva infatti una creatura che può essere chiamata dio in modo improprio, considerato il Figlio di Dio ma ritenuto da egli semplicemente "la prima creatura di cui il Padre si era servito per compiere la creazione", incarnatosi in Gesù, simile ma non uguale a Dio, che avrebbe avuto esistenza dal nulla, affermando che "generare" e "creare" fossero sinonimi. Gli ortodossi invece ribadivano l'assoluta unità di Dio, e se il Logos era divino, (come era affermato nel prologo di Giovanni "il Logos era Dio"), ciò non comportava una suddivisione o una moltiplicazione di dei, ma Dio era sempre uno solo. In questo senso il termine "generazione" indica l'unità della natura e non andava inteso in senso temporale e umano, con un prima e un dopo, ma il Figlio è eternamente generato, cioè era sempre stato insito in Dio. Al tempo opportuno il Verbo si sarebbe incarnato in Gesù, in un processo di abbassamento e annichilimento, e l'unione della natura divina e di quella umana nella persona di Gesù diede origine ad un'altra serie di controversie nei secoli successivi.

La controversia ariana non terminò a Nicea. L'arianesimo ebbe grande fortuna nell'Impero romano e in certi momenti presso la corte imperiale. Molte tribù germaniche che invasero l’impero romano professavano un cristianesimo ariano e lo diffusero in gran parte dell’Europa e dell’Africa settentrionale, dove continuò a prosperare fino a gran parte del VI secolo, e in alcune zone anche più a lungo.

Il simbolo niceno

Il testo che venne approvato a Nicea e che costituisce la definizione cristiana dell'unicità e trinità di Dio (pur senza usare il termine) è il seguente:

  • Noi crediamo in un Dio, il Padre onnipotente, il fattore di tutte le cose, visibili e invisibili.
  • E in un solo Signore Gesù Cristo, il figlio di Dio, generato dal Padre, unico generato, cioè, dall'essenza del padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non fatto, di una essenza con il Padre, attraverso di Lui tutte le cose sono venute all'essere, le cose del cielo e le cose della terra. Egli a causa di noi uomini e a causa della nostra salvezza discese e si è incarnato, diventando uomo, soffrendo e risorgendo il terzo giorno, asceso ai cieli, e tornerà per giudicare il vivo e il morto.
  • E nello Spirito Santo.

Da notare che l'unico termine non esplicitamente presente nella Bibbia è "di una essenza con il padre" che nella versione odierna del credo è reso con "...nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create"

Tale proposizione deriva dal passo del primo capitolo della lettera agli Ebrei:

«
...il Figlio, che Dio ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della gloria (di Dio) e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola.... »
 

Il testo verrà ulteriormente ampliato al concilio di Costantinopoli, soprattutto nell'ultima parte, ed è tuttora usato nelle liturgie orientali e occidentali.

Altri simboli di fede

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce: Simbolo di fede.

La dottrina della trinità è espressa in altri Simboli di fede, cioè proposizioni il più possibile chiare e prive di ambiguità che si riferiscono a punti controversi della dottrina.

Il Simbolo Atanasiano (detto anche Quicunque vult dalle parole iniziali) è un'esposizione sintetica della dottrina della trinità secondo la tradizione latina, probabilmente composto in Gallia verso la fine del V secolo, ed usato nelle chiese occidentali:

«
...veneriamo un unico Dio nella Trinità e la Trinità nell'unità. Senza confondere le persone e senza separare la sostanza. Una è infatti la persona del Padre, altra quella del Figlio ed altra quella dello Spirito Santo. Ma Padre, Figlio e Spirito Santo hanno una sola divinità, uguale gloria, coeterna maestà. ...Similmente è onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipotente lo Spirito Santo. Tuttavia non vi sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente... Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio. E tuttavia non vi sono tre Dei, ma un solo Dio. (...)

Poiché come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna persona è singolarmente Dio e Signore, così pure la religione cattolica ci proibisce di parlare di tre Dei o Signori. ... E in questa Trinità non v'è nulla che sia prima o poi, nulla di maggiore o di minore: ma tutte e tre le persone sono l'una all'altra coeterne e coeguali. (...)

Il Padre non è stato fatto da alcuno: né creato, né generato. Il Figlio è dal solo Padre: non fatto, né creato, ma generato. Lo Spirito Santo è dal Padre e dal Figlio: non fatto, né creato, né generato, ma da essi procedente.(...)

... il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo. È Dio, perché generato dalla sostanza del Padre fin dall'eternità; è uomo, perché nato nel tempo dalla sostanza della madre. Perfetto Dio, perfetto uomo: sussistente dall'anima razionale e dalla carne umana. Uguale al Padre nella divinità, inferiore al Padre nell'umanità. »
 

In seguito vennero elaborati altri simboli di fede in cui si riassumevano le dottrine precedenti e si trattavano altri punti controversi, ad esempio al XI Sinodo di Toledo (675) venne elaborata un'altra "confessione" attribuita in passato ad Eusebio di Vercelli, di cui si riporta solo l'inizio:

«
Professiamo e crediamo che la santa ed ineffabile Trinità, il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, secondo la sua natura è un solo Dio di una sola sostanza, di una sola natura, anche di una sola maestà e forza. E professiamo che il Padre non (è) generato, non creato, ma ingenerato. Egli infatti non prende origine da nessuno, egli dal quale ebbe sia il Figlio la nascita, come lo Spirito Santo il procedere. Egli è dunque la fonte e l'origine dell'intera divinità. »
 

Oriente e Occidente

L'interpretazione trinitaria nella chiesa latina si differenzia da quella greca. Se entrambe le Chiese, infatti, riconoscono l'unità delle tre Persone divine nell'unica natura indivisa, per cui ciascuna di esse è pienamente Dio secondo gli attributi (eternità, onnipotenza, onniscienza ecc...), ma ciascuna è a sua volta distinta e inconfondibile rispetto alle altre due, è altresì vero che nasce il problema di comprendere le relazioni che intercorrono fra di esse.

Con il simbolo niceno-costantinopolitano, approvato nel primo concilio di Costantinopoli (381 d.C.), si afferma che il Figlio è generato dal Padre, mentre lo Spirito Santo procede dal Padre. Il Padre è dunque l'unica causa della Trinità. Col Concilio di Toledo, però, e con i suoi successivi sviluppi, la Chiesa latina stabiliva unilateralmente che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio (la questione del cosiddetto Filioque), il che lo renderebbe concausa dello Spirito Santo. Gli ortodossi rifiutano tuttora tale sviluppo, preferendo parlare, secondo la teologia greca, di "processione dal Padre attraverso il Figlio" (proposta da grandi teologi come san Gregorio di Nissa, san Massimo il Confessore e san Giovanni Damasceno), pur non introducendolo nel Credo. La Chiesa cattolica ritiene valide entrambe le versioni, infatti le chiese cattoliche orientali utilizzano nella liturgia la versione priva del Filioque.

Nella speculazione teologica occidentale, al mistero della Trinità si arriva a partire dal Dio incarnato (Gesù Cristo Figlio di Dio) e si spiegano le relazioni fra le Persone nel vincolo di Amore fra di esse: il Padre ama il Figlio; il Figlio ama il Padre e l'Amore che unisce Padre e Figlio è lo Spirito Santo, anch'Egli Persona alla pari delle prime due.

Le confessioni nate dalla Riforma protestante hanno accettato generalmente questo dogma nella versione occidentale (comprensivo, cioè, del Filioque).

Posizioni antitrinitarie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce: Antitrinitarismo.

La dottrina della unità e trinità non è ovviamente accettata fuori dal cristianesimo, dato che deriva dalla dottrina della divinità di Gesù, che è caratteristica di questa religione. Ebraismo ed Islam rifiutano questo sviluppo, e nel Corano in particolare la dottrina è esplicitamente negata.

Anche nell'ambito di religioni legate al cristianesimo vi sono gruppi antitrinitari, fra questi i più noti fra quelli moderni vi sono i Testimoni di Geova e i Mormoni, mentre in ambito protestante vi furono il teologo Michele Serveto, e poi i Sociniani, con Lelio e Fausto Socini. Tuttavia bisogna aggiungere che spesso questi gruppi utilizzano una terminologia approssimativa e di fatto professano, pur senza affermarlo esplicitamente, forme di diteismo (cioè esistono due divinità, di diversa natura, ad esempio il Padre e il Figlio) o triteismo. e, più che negare la differenza delle persone, negano l'unicità della divinità e ammettono una pluralità di dei, diversi per natura e numero.

La solennità

La solennità della Santissima Trinità fu istituita da Papa Giovanni XXII nel 1334 nel contesto della riforma liturgica carolingia (VII e IX secolo).

Note
  1. Andrea Milano (1985), p. 1783.
  2. 2,0 2,1 Piero Coda (1993), p. 90.
  3. Il termine Abbà è passato prestissimo nel linguaggio di preghiera dei cristiani (cfr. Rm 8,15; Gal 4,6).
  4. La tradizione rabbinica attesta un uso del termine in riferimento a Dio, però in modo salutario; in Gesù invece il ruolo del termine è centrale; Piero Coda (1993), p. 91.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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