Pilla di San Protaso
La chiesa dei Santi Gervaso e Protaso è un edificio religioso situato nella località di San Protaso, frazione del comune di Fiorenzuola d'Arda, in provincia di Piacenza. La fondazione della chiesa viene fatta risalire al XII secolo, anche se alcune fonti ipotizzano l'esistenza di una prima cappella già nel IV secolo, periodo in cui si diffuse il culto dei santi martiri milanesi Gervaso e Protaso.
L’aspetto attuale dell'edificio è il risultato di trasformazioni avvenute tra il XVIII e il XX secolo.
Storia
La fondazione della chiesa risale al XII secolo, anche se lo storico piacentino Pietro Maria Campi la fa risalire addirittura al IV secolo.
Nel 1326 la chiesa risultava dipendente dal monastero di San Giovanni in Vigolo Marchese. Nel corso del XVIII secolo l'edificio subì importanti trasformazioni. Ulteriori interventi furono realizzati nel XX secolo sotto la direzione dell'architetto Luigi Dodi.
Nel 1936, quando fu costruita la nuova canonica, la chiesa presentava una facciata con parte superiore a serliana, un portale centrale e tre finestre quadrate poste sopra e ai lati dell'ingresso. Il campanile non era ancora stato sopraelevato e terminava con una copertura piramidale.
Nel 1939 fu realizzato il rialzo della navata centrale e la facciata assunse l'aspetto attuale. Cambiò la forma della finestra superiore e vennero tamponate quelle laterali.
Nella lunetta sopra il portale venne realizzato un affresco dal pittore Mario Schiavi, raffigurante la Vergine tra i santi Gervaso e Protaso, realizzato tra il 1949 e il 1950.
Nel 1947 furono rifatti l'abside e la torre campanaria, che venne sopraelevata fino ad avere tre ordini di bifore e una cuspide conica.
Architettura
La chiesa sorge isolata lungo la strada comunale che collega l'abitato alla via Emilia ed è orientata secondo l'asse est-ovest.

Esterno
La facciata è a salienti, tripartita e scandita da lesene doriche su doppio ordine, binate nella parte centrale. Le parti laterali si raccordano alla zona centrale tramite rampanti curvilinei e l'insieme è concluso da un frontone triangolare.
Al centro della facciata si apre l'unico portale rettangolare, sormontato da una lunetta dipinta con la raffigurazione della Madonna del Rosario con santi.
Sopra il portale si trova un finestrone rettangolare inquadrato da un arco a tutto sesto, al cui centro è presente una nicchia a forma di croce.
Le parti laterali della facciata sono decorate con archi a tutto sesto: quello di sinistra ospita una croce, mentre quello di destra contiene una lapide commemorativa ai caduti della prima guerra mondiale.
Il campanile, a pianta quadrata e realizzato in mattoni a vista, si addossa al lato nord del presbiterio. Nella parte superiore presenta tre ordini di bifore a tutto sesto ed è coperto da una guglia conica in laterizio.
Interno
L’interno presenta una pianta a tre navate che terminano in un transetto. Le navate sono separate da archi a tutto sesto e coperte da volte a crociera decorate con pitture murali; nel transetto sono presenti decorazioni in stucco.
Nelle navate laterali si trovano gli altari dedicati a:
- San Mauro, sul lato sud
- Madonna del Rosario, sul lato nord
Il presbiterio, di forma rettangolare, è sopraelevato di un gradino in marmo bianco ed è delimitato da due balaustre marmoree.
Etimologia
Il termine pilla indicava nell'antichità un contenitore in terracotta o in materiali cementizi utilizzato per contenere acqua. In ambito ecclesiastico veniva talvolta impiegato per il trasporto dell'acqua benedetta.
La famiglia Pilla
La famiglia Pilla prende il nome dalla pilla, un contenitore utilizzato anticamente per contenere acqua. La famiglia appartenne a una comunità oriunda già presente nel XVII secolo con radici profondamente radicate nell'area dell'attuale provincia di Pavia.
I Pilla furono commercianti e proprietari terrieri. Acquistarono numerosi terreni agricoli destinati alla coltivazione delle primizie, che venivano successivamente commercializzate nei paesi limitrofi e, con l'aumentare della ricchezza familiare, anche in territori più lontani.
Un’altra attività svolta dalla famiglia era la produzione di mattoni per l'edilizia e della cosiddetta pilla, inizialmente realizzata in terracotta e successivamente anche con le prime malte cementizie dell'epoca.
Per questo motivo la famiglia risultò particolarmente radicata nelle zone fluviali della bassa pianura padana, soprattutto nelle aree vicine al fiume Po, dove il terreno argilloso era adatto alla produzione di questi manufatti.
Le fonti storiche indicano due principali aree di attività della famiglia: i feudi di Gerrechiozzo e San Protaso.
Gerrechiozzo
Storia
Gerrechiozzo (codice catastale CC D992), noto anche come Gerre Chiozzo, sorse probabilmente dall'unione di due centri abitati distinti, denominati Gere e Chiozzo. In passato il territorio era noto come Rotto di Rea.
Faceva parte dei numerosi piccoli comuni del Siccomario ed era infeudato fino al XVIII secolo alla famiglia Beccaria.
Nel territorio erano presenti piccoli feudi gestiti da famiglie facoltose, tra cui i conti Pilla, rappresentati da don Giovanni Vittorio Pilla.
Tra il 1707 e il 1743 il confine di Stato tra lo Stato sabaudo e il Milanese austriaco passava tra Gerrechiozzo e Cava. Dal 1743 anche Gerrechiozzo entrò nei territori sabaudi.
Nel XIX secolo, con l'apertura della nuova strada del ponte sul Po (attuale strada statale dei Giovi), si sviluppò il centro di Tre Re, così chiamato da una nota osteria, che divenne capoluogo del comune.
Nel 1838 al comune fu aggregato quello di Mezzana Corti, ma nel 1871 il comune venne soppresso e il territorio fu unito a Cava Manara.
Arma o blasone dei Pilla
All’interno della chiesa di San Protaso, frazione del comune di Fiorenzuola d’Arda (PC), è conservato lo stemma della famiglia Pilla. Si trova in una cappella laterale situata sul lato destro della navata centrale, decorata in stile settecentesco.

Lo stemma, realizzato in stucco e attribuito ai Conti Pilla, è sostenuto dalla figura di San Mauro Abate, santo al quale venne dedicata anche una delle chiese più importanti della città di Pavia, costruita dalla stessa famiglia.
Lo stemma è documentato anche nel manoscritto araldico «Le antiche famiglie di Piacenza e i loro stemmi», conservato presso l’Archivio storico di Piacenza, nella sezione dello stemmario dei titoli comitali (tavola XV).
Secondo le fonti storiche, i Pilla furono insigniti dal duca di Piacenza Ranuccio II Farnese con lettera patente del 1674 del titolo di Nobili di Piacenza, mentre il titolo comitale venne concesso al conte Vittorio Pilla nel 1669.
Nel feudo di San Protaso sono ancora presenti resti dei possedimenti della famiglia, tra cui il Castello Torrione, costruzione risalente al XIV secolo, posseduta dai Pilla tra il 1669 e il 1700.
Legami familiari
Alcuni esponenti della famiglia Pilla stabilirono importanti legami matrimoniali con altre famiglie nobili del territorio, tra cui gli Alberti e i Nicelli.
Degli Alberti rimane memoria anche nel borgo denominato Casa Pilla, frazione del comune di Romagnese (PV), situato nell'Oltrepò pavese al confine con la provincia di Piacenza.
Letteratura
Nella storia della famiglia si trovano riferimenti anche a Donna Giovanna di Crollalanza, prozia dello scrittore e araldista Goffredo di Crollalanza, autore del noto dizionario araldico Il Crollalanza.
Don Giovanni Vittorio Pilla
Don Giovanni Vittorio Pilla, originario di Protaso e citato in documenti del 1743, è menzionato nei registri parrocchiali di Gerrechiozzo, territorio allora governato dalla famiglia Beccaria.
La famiglia Beccaria possedeva infatti terreni sia nel territorio pavese sia in quello piacentino. Secondo la tradizione, parte di questi terreni fu affidata a famiglie di fiducia, tra cui i Pilla.
Un ramo della famiglia si stabilì nel territorio di Cava Manara. Alcuni rami della famiglia, tra cui i Pilla Nicelli, si estinsero nel corso del tempo, mentre un ramo collaterale proseguì attraverso i discendenti di Giovanni Vittorio Pilla, ancora oggi presenti nel territorio pavese.
Bibliografia
- Dell'historia ecclesiastica di Piacenza, 1651
- Le antiche famiglie di Piacenza e i loro stemmi, TEP, 1979
- Il Linguaggio della Nobiltà. Storia, araldica e scienze documentarie, vol. I-II, 2024