Chiesa Cattolica in Giappone

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Cattedrale di Santa Maria in Tokyo.jpg
La Cattedrale di Santa Maria a Tōkyō
Anno 2010
Cristiani
Ichthus.svg
2%
Cattolici circa 2 milioni
Ebrei
Protestanti
Anglicani
Luterani
Pentecostali/carismatici
Ortodossi
Mussulmani sunniti
Mussulmani sciiti
Altri 7,8%
Animisti
Buddisti 71,4% (non escludente)
Induisti
Lamaisti
Scintoisti 83,9% (non escludente)
Taoisti
Sikh
Atei & agnostici
Popolazione 126,476 milioni
(stime luglio 2011[1])
Parrocchie
Presbiteri
Seminaristi
Diaconi Permanenti
Religiosi
Religiose
Primate
Presidente della Conferenza Episcopale
Nunzio apostolico
Rappresentante apostolico non residente
Codice JP
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classifica


Al giorno d'oggi la Chiesa Cattolica in Giappone costtuisce una maggioranza relativa all'interno del Cristianesimo in Giappone religione minoritaria, che conta (a seconda delle fonti) tra 1 e 3 milioni di fedeli. Attualmente in Giappone sono presenti tutte le tradizionali confessioni cristiane: la Chiesa cattolica, il protestantesimo e la Chiesa Ortodossa.

Diversamente da altri paesi asiatici, in Giappone non esiste alcuna limitazione all'attività evangelizzatrice. Tuttavia, il cristianesimo nel Paese non dimostra forti segni di crescita né risulta essere profondamente radicato nella società nipponica, diversamente da quanto accade nella vicina Corea del Sud.

Circa il 70% delle chiese risulta essere normalmente frequentata da meno di 30 fedeli.

Storia del cattolicesimo in Giappone

L'evangelizzazione del Giappone ha una precisa data d'inizio: il 15 agosto 1549, giorno in cui lo spagnolo Francesco Saverio (Francisco Javier, fondatore insieme a Sant'Ignazio di Loyola della Compagnia di Gesù) sbarcò nell'arcipelago provenendo dalla penisola di Malacca. La prima comunità cristiana venne fondata nell'isola di Kyushu, la più meridionale tra le quattro grandi isole che formano l'arcipelago. Ai gesuiti seguirono i frati francescani. Gli stranieri che al tempo pervenivano da sud in Giappone a bordo delle loro navi di colore scuro (kuro hune = nave nera), per distinguerle dalle navi giapponesi realizzate in bambù, generalmente di colore più chiaro, erano definiti Nan Ban (barbari del sud) poiché considerati persone rozze e poco colte, per il semplice fatto di non praticare le usanze e i costumi del paese. Nel corso del XVI secolo la comunità cattolica crebbe fino a superare le 300.000 unità. La città costiera di Nagasaki ne era il centro principale. I missionari italiani, nella loro operaa di evangelizzazione, seguivano le norme redatte dal gesuita Alessandro Valignano (1539-1606), autore del fondamentale Cerimoniale per i missionari in Giappone.
L'uomo forte al potere, lo Shogunato Tokugawa, comprese ben presto che i gesuiti, attraverso l'opera evangelizzatrice stavano influendo sulla dinastia imperiale, di fatto esautorata e relegata in una funzione meramente simbolica, per cercare di estromettere lo shogunato e, quindi, interpretò i cristiani nel loro complesso e, i "Nan Ban" in generale, come una minaccia alla stabilità del suo potere.

Espulsione dei Gesuiti e dei Saveriani dal Giappone

Nel 1587, dato che l'opera dei gesuiti e dei saveriani continuava (inizialmente non era messa in discussione la libertà religiosa, ma l'attività politica della compagnia di Gesù), lo shogun (capo politico e militare) Hideyoshi, "Maresciallo della Corona" a Nagasaki, emise un editto che ingiungeva ai missionari stranieri di lasciare il Paese. Tuttavia questi non si diedero per vinti e continuarono a operare in modo sotterraneo. Dieci anni dopo cominciarono le prime persecuzioni. Il 5 febbraio 1597 ventisei cristiani (6 francescani, 3 gesuiti e 17 giapponesi) venivano crocifissi.

Nel 1614 lo shogun Tokugawa Ieyasu, dominus del Giappone, bandì con un altro editto il Cristianesimo e vietò ai cristiani giapponesi di praticare la loro religione. Il 14 maggio di quell'anno si teneva l'ultima processione lungo le strade di Nagasaki, che toccava sette delle undici chiese cittadine esistenti; tutte furono successivamente demolite. Ma i cristiani continuarono a professare la fede in modo sotterraneo. Nacque l'epoca dei kakure kirishitan ("cristiani nascosti").

Decreto del sakoku, il Giappone diventa un "paese blindato"

Nel 1641 lo shogun Tokugawa Iemitsu varò un decreto, che successivamente divenne noto come sakoku ("Paese blindato"), con il quale proibì ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri. Da allora i cristiani crearono una simbologia, una ritualità, persino un linguaggio tutto loro, incomprensibile al di fuori delle comunità di appartenenza.

Nagasaki, città cristiana, porta del Giappone

La politica del regime divenne sempre più repressiva. Una rivolta popolare scoppiò a Shimabara, vicino Nagasaki, tra il 1637 e il 1638. Animata principalmente da contadini, la rivolta venne soppressa nel sangue, e ad essa seguirono parecchie esecuzioni sommarie dei sostenitori. Si calcola che vennero massacrati 40.000 convertiti.

Per due secoli e mezzo l'unica porta aperta al commercio con l'Europa e con il continente asiatico rimaneva Nagasaki. Il porto, i suoi dintorni e le isole al largo della costa (Hirado, Narushima, Iki) offrirono rifugio a quello che restava della cristianità. Senza sacerdoti e senza chiese, i cattolici si organizzarono da soli:

  • il capo villaggio dirigeva la comunità e conservava il calendario cristiano e i libri sacri;
  • il catechista insegnava ai bambini;
  • il battezzatore amministrava il primo sacramento;
  • l'annunziatore visitava le famiglie per annunciare la domenica, le feste cristiane, i giorni di digiuno e di astinenza.

1853, in seguito al blocco navale USA, apertura commerciale del Giappone

Nel 1853, su pressione degli Stati Uniti che, con l'ammiraglio Perry attuò il blocco navale e forzò il Giappone a trattare con il governo americano l'apertura dei suoi porti al commercio con l'Occidente, il Paese fu riaperto ai rapporti con l'estero. Anche se il proselitismo era ancora vietato, giunsero molti missionari di fede cattolica, protestante e ortodossa. Il cristianesimo ancora una volta entrò nel paese attraverso le rotte dei commerci e delle ambascerie, sbarcando nei porti di Kobe e di Yokohama.

Nel 1862 Papa Pio IX canonizzò i ventisei cristiani martirizzati nel 1597.

Libertà religiosa in seguito alla "Restaurazione Meiji"

Con la "Restaurazione Meiji" del 1871 venne poi introdotta la libertà religiosa, riconoscendo così alle comunità cristiane il diritto all'esistenza. Vennero costruite nuove chiese, in buona parte ispirate ai modelli francesi.

Il messaggio cristiano poté diffondendosi nelle città mercantili come Osaka e Sendai, fino ad arrivare nell'allora capitale Kyoto. Comunità di cistercensi si spinsero negli ostili territori settentrionali di Honshu e ancora oltre l'Hokkaidō, fino all'inizio del XX secolo.

Dopo gli anni difficili del militarismo nipponico e della Seconda guerra mondiale, si riscontrò una certa ripresa della comunità cattolica.

Papa Giovanni Paolo II visita il Giappone nel 1981

Nel 1981 Giovanni Paolo II fu il primo Papa a visitare il Paese. Oggi le comunità cattoliche sono concentrate in un'area omogenea (dalla forma triangolare) compresa tra l'isola di Hirado a nord, l'arcipelago di Goto ad ovest e la città di Nagasaki ad est;

Alcuni edifici cattolici sono stati dichiarati "tesori nazionali". Il Giappone ha anche stilato una lista di monumenti da presentare all'Unesco, in cui figurano 47 edifici costruiti tra il 1864 (chiesa di Oura, su progetto del missionario francese Pierre-Théodore Fraineau) ed il 1938, oltre alla nuova Cattedrale di Urakami, costruita nel 1959 e la chiesa dei 26 Martiri, edificata nel 1962.

Il 24 novembre 2008 188 martiri cattolici, torturati e uccisi tra il 1603 ed il 1639 (tutti laici tranne il gesuita Padre Kibe), sono stati beatificati con una cerimonia che si è svolta a Nagasaki, presente Benedetto XVI.

L'ex premier Taro Aso, del Partito Liberaldemocratico, è di fede cattolica come pure suo nonno Shigeru Yoshida. Un altro premier cattolico fu, tra le due guerre, Takashi Hara, il primo premier cristiano del Sol Levante.

Organizzazione ecclesiastica

La Chiesa cattolica è presente nel Paese con tre province ecclesiastiche:

Nunziatura apostolica

La delegazione apostolica del Giappone venne eretta il 26 novembre 1919 con il breve Quae catholico nomini di papa Benedetto XV. Essa aveva giurisdizione anche sulla Corea e sull'isola di Taiwan.

L'8 marzo 1921 essa estese le sue competenze anche sui vicariati apostolici delle isole Marshall, Caroline e Marianne, finora soggetti al delegato apostolico di Australia.

La delegazione apostolica fu elevata al rango di internunziatura nel 1952 da papa Pio XII.

La nunziatura apostolica del Giappone è stata istituita il 14 giugno 1966 con il breve Communi cum utilitate di papa Paolo VI.

Delegati apostolici

Nunzi apostolici

Note
  1. CIA WORLD FACTBOOK: Japan - People & Society
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni


Suggerimenti



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