Costituzioni di Clarendon
Le Costituzioni di Clarendon sono un insieme di procedure giuridiche promulgate dal re Enrico II d'Inghilterra nel concilio di Clarendon del 30 gennaio 1164. Composte da sedici articoli, esse rappresentano un tentativo da parte del sovrano di limitare i privilegi ecclesiastici e di controllare il potere delle corti della Chiesa cattolica e l'estesa autorità del papa in Inghilterra, venutesi a creare durante le condizioni di anarchia in cui era precipitato il regno con il predecessore di Enrico II, Stefano. Le Costituzioni erano finalizzate a far ritornare il sistema giudiziario osservato durante il regno di Enrico I (1110-1135). Tuttavia, di fatto, queste erano una parte della più larga espansione della giurisdizione del re nelle leggi civili ed ecclesiastiche, che furono il definitivo aspetto del suo regno.
L'obiettivo principale delle Costituzioni era quello di affrontare la controversa questione dei "chierici criminali", ovvero i membri del clero accusati di aver commesso un grave reato ma che venivano processati nei tribunali ecclesiastici. A differenza dei tribunali reali, questi tribunali ecclesiastici avevano severe limitazioni nelle pene a cui un condannato poteva essere sottoposto; in particolare, era proibito lo spargimento di sangue. Un caso di omicidio in un tribunale ecclesiastico si concludeva spesso con la riduzione allo stato laicale dell'imputato. In un tribunale reale, l'omicidio veniva spesso punito con la mutilazione o la pena di morte.
Se il colpevole si fosse rivelato essere un ecclesiastico, il caso sarebbe stato processato presso il tribunale ecclesiastico, ma un ufficiale della corte reale avrebbe dovuto essere presente. Se l'accusato fosse stato riconosciuto colpevole, l'ufficiale reale avrebbe dovuto ricondurlo alla corte reale dopo averlo umiliato, dove sarebbe stato trattato come un comune criminale e adeguatamente punito.
Il re sosteneva che la fustigazione, le multe, l'umiliazione e la scomunica, oltre le quali i tribunali ecclesiastici non potevano spingersi, fossero punizioni insufficienti. Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, replicò che, a prescindere dal principio del privilegio clericale, umiliare un uomo prima e impiccarlo poi significava punirlo due volte per lo stesso reato. Una volta umiliato, perdeva tutti i suoi diritti e, se avesse commesso un altro crimine, avrebbe potuto essere punito con la morte come qualsiasi altro criminale. Il Becket e i vescovi accettarono questi articoli, chiedendone a papa Alessandro III l'approvazione. Ma il papa non consentì, e nel novembre condannò espressamente dieci degli articoli di Clarendon. Il Becket fu prosciolto dal papa dalla promessa fatta a Clarendon; ma si trovò esposto alle rappresaglie del re, che lo costrinsero all'esilio in Francia.
Il testo si conclude con la seguente dighiarazione:
| « | La dichiarazione delle suddette consuetudini e dignità reali è stata fatta dagli arcivescovi, dai vescovi, dai conti, dai baroni e dai più nobili e anziani del regno, a Clarendon il quarto giorno prima della Purificazione della Beata Vergine Maria, con la presenza di Lord Enrico insieme al re suo padre. Esistono, in verità, molte altre grandi consuetudini e dignità della santa madre Chiesa e del re e dei baroni del regno, che non sono incluse in questo scritto, ma che devono essere preservate per la santa Chiesa, per il re, i suoi eredi e i baroni del regno, e devono essere mantenute inviolate per sempre. » | |
Conclusa con il re una pace formale, grazie ai consigli di moderazione di papa Alessandro III, col quale si incontrò. Becket fece ritorno in Inghilterra, il 1º dicembre 1170. Come primo atto sconfessò i vescovi che erano scesi a patti col re, accettando le Costituzioni e il re irritato si fece sfuggire una frase incauta: Chi mi toglierà di mezzo questo prete intrigante?. La richiesta fu accolta da quattro cavalieri armati che entrarono nella cattedrale di Canterbury, l'arcivescovo accolse i sicari del re, vestito dei paramenti sacri e fu pugnalato a morte.
Tra il 1175 e il 1176, il nunzio apostolico Ugo Pierleoni compì una delicata e impegnativa missione legatizia presso Enrico II d'Inghilterra e risolse con abilità la controversia sulla giurisdizione ecclesiastica sorta con le Costituzioni di Clarendon: fu concesso al re l'autorità a processare chierici in corti civili, ma solo per affari feudali o violazione di diritti forestali. Le decisioni furono sancite durante il Concilio di Northampton.
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