Ars magna

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Miniatura dal Breviculum (1325) di Thomas Le Myésier. «L'altezza della torre rappresenta la difficoltà di salirla e soprattutto di arrivare alla sommità della torre; né la torre giunge all'altezza della Trinità. E questo sta a significare che l'uomo che vuole raggiungere la Trinità è necessario che trascenda le sue forze naturali sia innate che artificiali. Ed è per questo motivo che la scala dell'Arte non raggiunge la torre alla sua sommità e, ancor meno, la Trinità; perciò dall'alto scende la mano di Dio a rappresentare la grazia di Dio, che egli stesso diffonde liberamente, quando vuole; tramite questa grazia l'intelletto umano per mezzo della fede, donata da Dio, trascende, e così come dice Isaia: "Se non crederete, non comprenderete"» (Breviculum seu Electorium parvum Thomae Migerii, nota seconda alla miniatura)

L'Ars magna fu un metodo inventato da Raimondo Lullo (1232-1316) e descritto nelle sue opere Ars compendiosa inveniendi veritatem (1274), Ars demonstrativa (1283), Ars inventiva veritatis (1290), Ars brevis (1308) e Ars generalis ultima (1305-1308).

Tramite questo metodo, che si serviva abbondantemente di schemi e figure, Lullo riteneva che fosse possibile collegare concetti fondamentali in una sorta di logica meccanica in modo di acquisire verità in ogni campo del sapere.

Questa tecnica poteva anche essere utilizzata come una forma di mnemotecnica, in quanto facilitava la memorizzazione delle nozioni di base, tuttavia lo scopo ultimo era quello di raggiungere un sapere enciclopedico universale.

L'Ars magna

Lo scopo che si prefiggeva Lullo con la sua "Arte" era di trovare una scienza universale tale che, nei principi di questa, fossero contenuti i principi di tutte le scienze particolari. Il problema che il filosofo catalano cercava di risolvere originava da Aristotele che aveva distinto i principi comuni a ogni scienza dai principi propri di ciascuna. Aristotele nella sua opera di logica formale, gli "Analitici", aveva già intravisto la possibilità di una scienza unica, dove i concetti semplici venissero simboleggiati con le lettere dell'alfabeto greco in modo da effettuare dei veri e propri calcoli sillogistici.

Nell'Ars generalis ultima (1305-1308) e nell'Ars brevis (1308), che sono le redazioni finali delle precendenti Ars compendiosa inveniendi veritatem e Ars demonstrativa (1283, Lullo vuole descrivere non tanto una logica quanto una tecnica di ricerca.

Mentre per Aristotele i principi non si basano su dimostrazioni ma derivano dall'esperienza e dall'induzione, Lullo crede di risolvere ogni problema con precisione matematica: parte dal presupposto che ogni proposizione sia scomponibile in elementi costitutivi e che i termini complessi siano riducibili a più termini semplici o principi. Supposto di aver completato il numero di tutti i termini semplici possibili, combinandoli in tutti i modi possibili si otterranno tutte le proposizioni vere possibili: nasce così l'"arte combinatoria".

Logica, metafisica e teologia

I principi primitivi e fondamentali secondo Lullo sono diciotto; nove riguardano gli attributi di Dio (chiamati "dignità") che sono espressi per la divinità al massimo grado: bontà, grandezza, eternità, potenza, saggezza, volontà, virtù, verità, gloria; gli altri nove riguardano le relazioni che possono intercorrere tra gli esseri finiti e contingenti: differenza, concordanza, contrarietà, principio, mezzo, fine, maggioranza, uguaglianza, minoranza.

Questi principi vengono raffigurati con simboli o con lettere dell'alfabeto e possono essere correlati tra loro mediante cerchi concentrici o altre figure. Le varie combinazioni che risultano di volta in volta, rappresentano i diversi ragionamenti su varie questioni riguardanti la scienza e la teologia.

Poiché questi elementi primi essenziali sono il fondamento della realtà e i principi della conoscenza, allora la metafisica si identifica con la logica e questa ripropone per il sapere umano lo stesso ordine (le "rationes eterne") che Dio ha posto nella creazione della natura.

L'Ars magna fu quasi del tutto dimenticata dagli autori medioevali mentre fu riscoperta nel Rinascimento e venne utilizzata soprattutto nell'alchimia, nell'astrologia e nelle scienze occulte. Giordano Bruno ad esempio, era considerato un esperto di questa tecnica.

Ancora nel '600 l'Ars magna trovò cultori come Agrippa di Nettesheim (14861535), il gesuita Athanasius Kircher (1602-1680), il "maestro in un centinaio d'arti" Pierre Gassendi (1592-1655), George Dalgarno (1626-1687). Furono, però, soprattutto Thomas Hobbes (1588-1679) e i suoi seguaci che tentarono di svilupparla ed applicarla ad ogni campo del sapere.

L'Ars Combinatoria

Con il nome di ars combinatoria, l'Ars magna ricompare con Leibniz (16461716). Tra gli svariati interessi del filosofo vi era infatti anche quello per lo studio del linguaggio sul quale egli riteneva potesse fondarsi una nuova scienza, appunto l'Ars combinatoria, cioè una simbolizzazione del pensiero con cui operare calcoli logico-matematici.

Nella sua De arte combinatoria (1666) Leibniz si proponeva di creare un metodo con il quale, servendosi di proposizioni primitive e attraverso la loro combinazione, si potessero verificare le verità già eleborate (ars demonstrandi) e trovarne di nuove (ars inveniendi).

Perché questo potesse avvenire occorreva che concetti complessi potessero scomporsi sino alla loro primitiva semplicità e che fosse possibile realizzare un linguaggio unico per tutte le scienze, una specie di "alfabeto del pensiero umano" composto da simboli (characteristica universalis) che potessero combinarsi tra loro così come avviene per le idee con l'attività di pensiero.

La combinazione dei segni doveva avvenire secondo precise regole (calculus ratiocinator), come per la matematica, che proprio in questo modo calcola le entità quantitative, così con il calculus si potranno escludere le entità create dall'immaginazione, quelle cioè che non hanno cioè un fondamento razionale.

I discepoli di Leibniz, Christian Wolff (1679-1754) e Johann Heinrich Lambert (1728-1777), cercheranno, senza successo, di rendere esecutivo il progetto del maestro ma arriveranno comunque a sviluppare i principi della logica formale aristotelica fondando la logica matematica.

Bibliografia
  • Paolo Rossi, Clavis Universalis. Arti mnemoniche e logica combinatoria da Lullo a Leibniz, Bologna 1983.
  • Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Roma-Bari 1993.
  • Jordi Gayà, Raimondo Lullo. Una teologia per la missione, Milano 2002.
  • Frances A. Yates, Raimondo Lullo e la sua arte, Roma 2009.
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