De falsa duorum textuum biblicorum interpretatione
| De falsa duorum textuum biblicorum interpretatione Responsum della Pontificia Commissione Biblica, Promulgato sotto l'autorità di Pio XI | |
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| Data |
1º luglio 1933 (XII di pontificato) |
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| Argomenti trattati | Riguardante l'interpretazione di un passo del Salmo 16,10-11 e di due passi contenuti nel Vangelo di Matteo(Mt16,27) e nel Vangelo di Luca (9,25) |
| Testo integrale sul sito della Santa Sede | |
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Il responsum De falsa duorum textuum biblicorum interpretatione (Sulla falsa interpretazione di due testi bibblici) è un'istruzione della Pontificia Commissione Biblica emanata il 1° luglio 1933 a firma di padre Jean-Baptiste Frey C.S.Sp. (1878-1929)[1]. Il testo corregge due interpretazioni teologiche erronee diffuse all'epoca, riaffermando la dottrina tradizionale cattolica su due passaggi chiave.
L'istruzione affronta i seguenti quesiti:
- Il Salmo 15 (16), 10-11 sulla Risurrezione di Cristo.
Il dubbio: Era lecito per un cattolico interpretare il versetto Non abbandonerai la mia vita negli inferi né lascerai che il tuo fedele veda la fossa riferendolo solo a un generico salvataggio terreno dell'autore sacro, anziché come profezia diretta della risurrezione di Gesù?
La risposta: Assolutamente No. La Commissione decretò che il testo si riferisce primariamente e profeticamente alla risurrezione di Nostro Signore.
- Matteo 16, 26 sul valore dell'anima.
Il dubbio: Era permesso affermare che le parole di Gesù Qual vantaggio ha l'uomo se guadagna il mondo intero, ma perde la propria anima? si riferissero solo alla vita terrena, escludendo il castigo eterno e la salvezza spirituale?
La risposta: No. La frase deve essere interpretata come un monito assoluto riguardo alla salvezza eterna e al destino spirituale dell'uomo dopo la morte.
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