Pauliciani

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I Pauliciani sono gli appartenenti a una setta di eretici gnostico-dualisti diffusa dal VII al XII sec. nell'Impero bizantino.

Storia

Una delle ipotesi sull’origine del loro nome lo fa derivare dalla particolare venerazione che questi eretici avevano per S. Paolo. La loro fondazione viene fatta risalire al 655 e viene attribuita a Costantino di Manamali, originario di Samosata, che si soprannominò Silvano. Furono perseguitati soprattutto dall’imperatore Leone V (813-820) e dalla reggente Teodora (842-856). Alleatisi con i musulmani in funzione antimperiale, grazie alla capacità organizzativa e militare di Karbeas i pauliciani riuscirono a sottrarsi alle persecuzioni bizantine fondando nell’844 un piccolo stato nella Turchia nordoccidentale. Lo stato pauliciano resse fino all’871, quando l’imperatore Basilio I riuscì a sconfiggerli in modo definitivo. Le piccole comunità pauliciane non ribelli vennero trapiantate in massa nel 970 nelle zone di confine con gli Slavi e i Traci. A causa di questa presenza si diffuse la dottrina pauliciana in tutta la penisola balcanica ed ebbe come effetto lo sviluppo di altre sette eretiche, come i bogomili e i catari. Si estinsero lentamente nel XII secolo.

Dottrina

La dottrina pauliciana è influenzata in modo rilevante dal manicheismo e dal marcionismo. Rifiutavano l’Antico Testamento e parte del Nuovo, ripudiavano le celebrazioni ecclesiastiche, i sacramenti e il culto delle immagini sacre. Internamente erano suddivisi in "perfetti", che erano celibi, si astenevano dal vino e seguivano una dieta vegetariana, e catecumeni o uditori.

Bibliografia
  • Cardona G. R., I Pauliciani, in G. Castellani (a cura di), Storia delle religioni, VI edizione, IV, Utet, Torino 1971, pp. 801-805.

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