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Lingua latina

La lingua latina è una lingua indoeuropea del gruppo delle lingue italiche, parlata a Roma e nel Lazio almeno dagli inizi del I millennio a.C..

È la lingua ufficiale della Chiesa cattolica Romana, e della Città del Vaticano; la Chiesa cattolica ha usato il latino come lingua liturgica fino al Concilio Vaticano II. Ad esso ha in seguito affiancato l'uso delle lingue moderne.

Storia

Età arcaica

Il latino arcaico, presente fino al III secolo a.C.,ebbe una finalità quasi esclusivamente funzionale. Venne utilizzato per le iscrizioni, le dediche, le epigrafi funerarie o celebrative. È presente nei testi letterari più antichi di Livio Andronico, Nevio e Ennio e l'analisi linguistica dei frammenti delle opere mostra quanto il latino sia fuso con le lingue preesistenti e con il greco. Le commedie di Plauto,capolavoro dell'età arcaica, costituiscono anche la principale fonte da cui iniziare a considerare lo sviluppo assunto dalla lingua a partire dal II secolo a.C.

Età imperiale

Nel I secolo a.C., con l'estensione della cittadinanza agli Italici e i cambiamenti sociali che ne derivarono,il latino assurse a lingua letteraria. Sotto la spinta della filologia alessandrina e dei grammatici greci, si avviò un processo di regolarizzazione del latino. In questo tempo fiorirono i maggiori generi letterari latini: l'epica, la poesia amorosa, l'elegia, la satira, l'epistolografia.

Il latino fu utilizzato per opere di carattere filosofico, politico, retorico,etico, didascalico,celebrativo, storico, geografico; non c'era, insomma, un settore della cultura che non trovasse nel latino la naturale lingua letteraria. Gli stessi imperatori coltivarono e promossero la cultura, accogliendo alle loro corti letterati e poeti, molti dei quali provenienti dalle province colonizzate. Sorsero circoli letterari a protezione degli scrittori e degli artisti che con le loro opere diffusero i valori della cultura classica latina.

Età tardo-imperiale

Il latino raggiunse tutto il mondo allora conosciuto ed accolse al suo interno influssi e tendenze tipiche delle popolazioni con le quali venne in contatto. Quando,in seguito alle numerose guerre e alla conseguente diminuzione di interesse per la cultura, vennero meno i circoli letterari e la protezione dei politici, si accentuò la differenza tra la lingua parlata e quella scritta.

La produzione letteraria cominciò a diminuire e di contro acquistò sempre più importanza il latino volgare, la lingua parlata che diventerà la base delle lingue moderne derivate dal latino. Nel tardo impero, accanto agli autori legati alla tradizione classica, emersero le grandi figure dei Padri della Chiesa come Tertulliano, Ambrogio, Girolamo e, soprattutto, Agostino d'Ippona.

Le loro opere introducevano nel declino della cultura classica una ventata di novità. La buona novella annunciava la liberazione ai prigionieri, e la convinzione che anche lo schiavo è un fratello restituiva dignità alle masse, oppresse dal lavoro coatto.

Età medioevale e umanistica

Con la caduta dell'impero romano, il latino venne ancora usato per secoli come lingua propria della cultura. Nelle cancellerie, nei documenti ufficiali delle corti,nelle università, nella curia romana, nella liturgia della Chiesa cattolica, nei libri destinati ad un pubblico colto, si adoperava la lingua latina; era per forza di cose un latino sempre più semplice nella sintassi e sempre più influenzato dagli idiomi e dai dialetti che si parlavano.

Aveva poche analogie con la lingua di Cicerone o di Virgilio, era una sorta di latino particolare, detto scolastico, adatto ad esprimere i concetti astratti e ricchi di sfumature, elaborazioni intellettuali, espressioni tecniche. Per comunicare invece affetti e sentimenti poeti e letterati usavano ormai le lingue romanze. Dante e Petrarca rappresentano in questo senso degli esempi illustri.

Dante scrisse in latino un trattato sulla lingua volgare (de Vulgari eloquentia) e sulla politica (de Monarchia); scrisse invece in fiorentino colto la Vita Nova e la Commedia opere nelle quali raccontò il suo amore e le sue passioni. Il latino non era dunque più la lingua della comunicazione come era stata nel mondo romano. Con gli umanisti divenne oggetto di studi assai approfonditi che segnarono di fatto la nascita della disciplina chiamata filologia classica.

Età moderna e contemporanea

In età moderna, il latino fu ancora usato come lingua della filosofia e della scienza, sia in Italia sia all'estero. Copernico, Newton e Galileo la utilizzarono per le loro opere. Poeti importanti come Pascoli e Leopardi continuarono a comporre in latino. La cultura moderna si interessò di questa lingua valorizzandone gli aspetti letterari e artistici . La filologia classica e la filologia romanza permisero di studiare in modo sistematico le opere dell'antichità e di offrirle ad un pubblico sempre più vasto. Il latino è ancora oggi la lingua ufficiale e della Chiesa cattolica e dello Stato del Vaticano.

Lingua ufficiale della Chiesa

Bolla di papa Urbano VIII del 1637: è scritta in latino, come tutti i documenti ufficiali della Chiesa dai primi secoli ad oggi

Il latino è la lingua ufficiale della Chiesa cattolica. Numerose sono le attestazioni che lo confermano nei documenti della Sede Apostolica. Nel secolo scorso l'ufficialità del latino si basava principalmente sulla plurisecolare Tradizione e di conseguenza i documenti che l'attestano sono piuttosto modesti.

A partire dal Concilio Vaticano II, invece, tantissimi sono i testi del Magistero Pontificio che definiscono con chiarezza che il latino è la lingua ufficiale della Chiesa. Nella Costituzione Apostolica Pastor Bonus pubblicata da Giovanni Paolo II nel 1988 si legge all'art.16:

(LA) (IT)
« Romanam Curiam fas est adire, praeterquam officiali Latino sermone, cunctis etiam sermonibus hodie latius cognitis. » « Si può ricorrere alla Curia romana, oltre che nella lingua ufficiale latina, anche in tutte le lingue oggi più largamente conosciute. »

Giovanni Paolo I, nell'omelia pronunciata il 3 settembre 1978 in occasione della sua elezione a Pontefice, scrive ancora:

« Abbiamo voluto iniziare questa nostra omelia in latino, perché, come è noto, esso è la lingua ufficiale della Chiesa, della quale esprime, in maniera palmare ed efficace, la universalità e la unità. »

Prima di lui i suoi predecessori, papa Paolo VI[1] e papa Giovanni XXIII[2] definiscono nei loro scritti il latino come la lingua ufficiale della Chiesa.

Anche il Codice di Diritto Canonico (CIC) al canone 8, dove prescrive le modalità di pubblicazione delle leggi ecclesiastiche, fa riferimento al latino.

Il mensile Acta Apostolicae Sedis che in altre parole è il bollettino ufficiale dei documenti della Santa Sede ha il latino come lingua redazionale. Molti scritti del magistero pontificio fanno poi riferimento alle qualità artistico–espressive della lingua latina che hanno accompagnato la diffusione del cattolicesimo.

Il documento più recente in ordine cronologico, in cui è possibile ritrovare riferimenti alla preziosità linguistica del latino, è la lettera Motu Proprio "Summorum Pontificum" di Benedetto XVI del 7 luglio 2007 in cui il pontefice afferma:

(LA) (IT)
« Tali modo sacra liturgia secundum morem Romanum non solum fidem et pietatem sed et culturam multarum gentium fecundavit. Constat utique liturgiam latinam variis suis formis Ecclesiae in omnibus aetatis christianae saeculis permultos Sanctos in vita spirituali stimulasse atque tot populos in religionis virtute roborasse ac eorundem pietatem fecundasse. » « La sacra Liturgia celebrata secondo l'uso romano arricchì non solo la fede e la pietà, ma anche la cultura di molte popolazioni. Consta infatti che la liturgia latina della Chiesa nelle varie sue forme, in ogni secolo dell'età cristiana, ha spronato nella vita spirituale numerosi Santi e ha rafforzato tanti popoli nella virtù di religione e ha fecondato la loro pietà. »

L'ufficialità del latino riguarda esclusivamente il suo uso scritto, perché nella comunicazione orale è venuta meno. Sebbene l'italiano sia la lingua franca delle università pontificie e riconosciuta al pari delle altre lingue straniere moderne, la conoscenza del latino scritto resta condizione indispensabile per accedere ad alcuni istituti specifici come ad esempio lo Studio Rotale.

In particolari situazioni ufficiali, le comunicazioni dei vari prelati con i loro vertici o con la Sede Apostolica avviene tuttavia in latino. I caratteri della lingua latina che meglio la definiscono sono:

  • l'universalità
  • l'unità
  • l'imparzialità.

Benedetto XVI, in relazione al Catechismo della Chiesa cattolica, invita a presentare le preghiere della Tradizione anche nella lingua latina. Il loro apprendimento anche in questa lingua, scrive, faciliterà la preghiera comunitaria dei fedeli appartenenti a diverse culture.(Benedetto XVI, Insegnamenti, 2005 pp.283-287).

Proprio per il suo carattere universale il latino favorisce la sintesi del cattolicesimo e ne rinsalda i vincoli dell'unità. Non essendo però legato a nessuna cultura specifica il latino mantiene la sua imparzialità. Infatti non è una lingua nazionale al pari delle altre e proprio perché non appartiene nello specifico ad un popolo, è universale, quindi cattolica, secondo il significato lessicale del termine.

Note
  1. AAS, LIX, 1967.
  2. Discorsi, II, 1960.
Voci correlate
Bibliografia
  • Yorick Gómez Gane, Pretiosus Thesausus. La lingua latina nella Chiesa oggi, LEV, Roma 2009.
Collegamenti esterni

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