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Concilio Vaticano II

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.

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Concilio Vaticano II
Concili ecumenici della Chiesa cattolica
Data 1962-1965
Concilio precedente Concilio Vaticano I
Concilio successivo nessuno
Convocato da papa Giovanni XXIII
Presieduto da papa Giovanni XXIII, papa Paolo VI
Partecipanti circa 2450
Argomenti in discussione Ecclesiologia, La Chiesa nel mondo moderno, Ecumenismo, Ispirazione della Bibbia, Riforma liturgica, Rapporti con gli Ebrei, I presbiteri, i Vescovi, la Vita consacrata, Le comunicazioni sociali
Documenti e pronunciamenti quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni
Gruppi scismatici
Storia del Cristianesimo
uso tabella

Il Concilio Vaticano II è il XXI Concilio Ecumenico della Chiesa cattolica, celebrato a Roma, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dall'11 ottobre 1962 all'8 dicembre 1965.

Indice

Storia

La decisione di Giovanni XXIII

L'elezione di Angelo Roncalli al soglio pontificio il 28 ottobre 1958 colse tutti di sorpresa: era infatti pressoché sconosciuto ai più, e, dopo il lungo pontificato di Pio XII, molti pensarono subito ad un papa di passaggio. In realtà lasciò un segno indelebile nella storia della Chiesa.

Tre mesi dopo l'elezione, il 25 gennaio 1959, annunciò ai cardinali riuniti, nella Basilica di San Paolo, un sinodo romano, un concilio ecumenico e l'aggiornamento del codice di diritto canonico. Già il suo predecessore aveva pensato ad un Concilio. Giovanni XXIII vi tornò a riflettere, ne parlò con alcuni cardinali, e poi si decise. La sua fu una decisione personale, consapevole della situazione in cui versava la Chiesa, adagiata in un certo immobilismo, e il mondo, diviso in due blocchi contrapposti. Non pensava certamente ad un concilio di condanne o anatemi, ma un concilio di dialogo con tutti e di aggiornamento.

Il papa aveva espresso il desiderio che tutti i cardinali, non solo quelli di Curia ma anche i più lontani, esprimessero un loro parere, dessero i loro suggerimenti: ma su 75 cardinali, solo 26 risposero e di questi, 24 diedero risposte generiche e banali. Da queste risposte si ha l'impressione che l'iniziativa del papa fosse accolta con perplessità dalle massime autorità della Chiesa.

Nel giugno del 1959 il cardinale Tardini, Segretario di Stato, invitò tutti i vescovi, i Superiori Maggiori degli Istituti Religiosi, le Università cattoliche ad inviare al Papa le loro proposte per il concilio. I voti confluirono un po' lentamente e non sembra comunque che influirono efficacemente sui futuri lavori.

Fin dal momento dell'annuncio del Concilio, si manifestò una evidente frattura nelle gerarchie della Chiesa: da una parte una minoranza tra cui Ottaviani, Siri, Ruffini, Lefebvre, Moscillo, Carli; e dall'altra una maggioranza che raccoglieva tra gli altri Bea, Suenens, Leger, Alfrink, Lercaro.

La preparazione

Il 5 giugno 1960 iniziò la reale preparazione del concilio, che sarebbe durata due anni. Vennero create 11 commissioni:

  • la commissione centrale, per un lavoro di coordinamento, presieduta dal cardinale Tardini e con Pericle Felici come segretario;
  • la commissione dogmatica, presieduta dal cardinale Ottaviani;
  • la commissione per i vescovi e il governo delle diocesi;
  • la commissione per la disciplina del clero;
  • la commissione per i sacramenti;
  • la commissione per la liturgia;
  • la commissione per i seminari;
  • la commissione per i religiosi;
  • la commissione per le chiese orientali;
  • la commissione per le missioni;
  • la commissione per l'apostolato dei laici;
  • il segretariato per l'unità dei cristiani, presieduto dal cardinal Bea.

Nel Natale del 1961 il concilio venne ufficialmente convocato per l'anno seguente e più tardi si stabilì la data: 11 ottobre 1962. Nel mese di agosto 1962 fu stabilito il regolamento conciliare. L'assemblea era diretta da un consiglio di presidenza di dieci cardinali nominati dal papa. Le commissioni presentavano gli schemi di decreto che eventualmente modificavano secondo i pareri espressi. Ogni padre poteva parlare non più di dieci minuti. Il 6 settembre monsignor Pericle Felici fu nominato segretario del Concilio.

Il lavoro delle commissioni preparatorie portò ad un numero considerevole di schemi, che dovette poi essere o in parte ridotto o in parte accorpati tra loro. Due episodi significativi:

  • di fronte allo schema preparato dal cardinal Bea sugli ebrei, il Cicognani, succeduto nel frattempo al Tardini come Segretario di Stato, osservò che esso era superfluo: gli ebrei sanno già che saranno accolti con affetto se si convertono; ci sono ben altri problemi da affrontare, osservava il Cicognani. Il Bea non ritenne opportuno per il momento insistere;
  • il 20 giugno 1962 la commissione presieduta dall'Ottaviani e il segretariato del Bea presentarono due schemi assai differenti sullo stesso tema, la libertà religiosa. Il primo difendeva la tesi tradizionale, secondo cui la libertà religiosa, in sé male, andava comunque tollerata per evitare mali maggiori; Bea invece sottolineava il diritto di ciascuno di seguire la propria coscienza, l'esclusione di ogni coazione esterna, la libertà anche pubblica di culto. L'Ottaviani si irritò molto di fronte allo schema del Bea.

Queste differenze di vedute mostravano, da un lato il manifestarsi di due schieramenti interni al Concilio, conservatore e progressista; dall'altro la mancanza di unità, di una autorità coordinatrice, o, come disse poi Paolo VI, di "una idea centrale, architettonica".

I lavori del Concilio

Alla seduta inaugurale l'11 ottobre 1962 presero parte 2540 padri conciliari, quasi i cinque sesti dell'episcopato mondiale. I continenti erano così rappresentati: 1060 europei (423 italiani, 144 francesi, 87 spagnoli, 59 polacchi, 29 portoghesi); 408 asiatici; 351 africani; 416 nordamericani; 620 sudamericani; 74 dell'Oceania; 129 religiosi. Mancavano, per ovvie ragioni, i vescovi albanesi, lituani, rumeni, molti cecoslovacchi, ungheresi e cinesi.

Vennero create le commissioni conciliari, composte da 16 membri eletti dalla base e di 8 nominati dal papa; più gli esperti. Per la prima volta furono invitati al Concilio degli osservatori cristiani non cattolici.

L'allocuzione iniziale di Giovanni XXIII, la Gaudet Mater Ecclesia segnò il punto culminante della cerimonia d'apertura. Il papa ricorda i concili passati segno della vitalità della Chiesa, della sua ricchezza di tradizioni (orientale ed occidentale) e della continuità del magistero; confuta la visione pessimistica dei ""profeti di sventura"" che vedono nel presente un male da cui difendersi e guardano con nostalgia al passato; afferma che scopo del concilio sarebbe stato quello di proporre in forma adatta agli uomini del nostro tempo la dottrina e la tradizione cristiana; in altri termini il contenuto della fede, che è e resta immutabile, doveva essere esposto in modo moderno all'uomo di oggi; infine il pontefice ricordava che eventuali condanne di errori doveva essere fatta in modo positivo.

Primo periodo: 1962

Molti padri conciliari, tra cui lo stesso papa Giovanni, pensavano ad una conclusione rapida del concilio, addirittura per il Natale del '62. Ma i fatti dimostravano che l'assemblea non si sarebbe piegata ad una pacifica accettazione di decisioni prese dall'alto.

Mancava poi un piano di lavoro, e questo si manifestò fin dall'inizio. Infatti il 16 ottobre, il segretario del concilio, Pericle Felici, annunciò che l'assemblea avrebbe cominciato i lavori discutendo lo schema sulla liturgia. Ma due giorni dopo il cardinal Montini, in una lettera al Segretario di Stato Cicognani, notava che la scelta non era giustificata, perché così si dava l'impressione che il concilio avrebbe costituito una mole di blocchi staccati, senza nessun collegamento tra loro che ne garantisse un monumento organico; per il Montini un solo tema avrebbe dovuto polarizzare i lavori, la Chiesa, vista come mistero, nel suo rapporto col mondo, con i fratelli separati, la sua missione, ecc.

Il 22 ottobre comunque iniziarono le discussioni sullo schema della liturgia, in cui, tra le altre cose, si parlava della comunione sotto le due specie, delle lingue volgari, e, cautamente, della riforma dei libri liturgici. Subito acceso fu lo scontro tra la maggioranza(Lercaro, Montini, i tedeschi e i francesi) e la minoranza (Ottaviani, Ruffini, Spellman). Quest'ultimi chiesero ed ottennero che lo schema fosse rielaborato dalla commissione teologica.

Più grave fu la discussione sullo schema de fontibus revelationis, opera del gesuita della Università Gregoriana Tromp. Si fronteggiavano due concezioni: una visione tradizionale, che poneva una netta distinzione tra Scrittura e Tradizione; per la maggioranza invece Scrittura e Tradizione formano un'unica fonte: la rivelazione cioè è contenuta nella Bibbia (Scrittura) spiegata dalla Chiesa (Tradizione). L'empasse fu superato andando alla votazione se interrompere o meno la discussione: il "sì", ossia l'interruzione della discussione, acquistava così un significato contrario allo schema proposto. Su 2209 voti, si ebbero 1368 sì e 822 no. Ma la maggioranza richiesta era di 1473. Non c'erano i numeri per interrompere la discussione, ma era chiaro che la maggioranza dell'assemblea voleva che si interrompesse la discussione. A questo punto intervenne papa Giovanni che, di sua autorità, fece ritirare lo schema e ne affidò la rielaborazione ad una commissione mista, in cui le due parti erano ugualmente rappresentate, presieduta dall'Ottaviani e dal Bea.

Tra novembre e l'8 dicembre furono esaminati genericamente gli schemi sulle comunicazioni sociali, sulle chiese orientali e sulla chiesa, oggetto tutte e tre di diverse critiche. Il dissenso più vivace si manifestò sullo schema della Chiesa, che vedeva una Chiesa chiusa in sé, non aperta al mondo, una visione di Chiesa trionfale e giuridica. Lo schema metteva in sottordine il mistero della Chiesa, la sua vita mistica e morale, la presenza in essa di Cristo; non chiariva il rapporto tra papa e vescovi.

L'8 dicembre si chiudeva così il primo periodo senza che nessuno degli schemi presentati fosse approvato.

L'intersessione 1962-1963

L'intersessione 1962-1963 si mostrò alquanto feconda. La commissione di coordinamento rielaborò gli schemi discussi. Quello sulla Chiesa abbandò il classico punto di partenza della "societas perfecta" centrando la riflessione sulla Chiesa come mistero di salvezza (così come aveva sottolineato il Montini).

L'11 aprile 1963 usciva la Pacem in terris, l'enciclica nella quale per la prima volta un papa si rivolgeva a tutti gli uomini di buona volontà. In essa il papa riassume i diritti fondamentali di tutti gli uomini, la necessità di una solidarietà fra le nazioni, ed insieme apre a nuove prospettive: è accennata la libertà di coscienza; è riconosciuta la possibilità di una collaborazione tra forze cattoliche e forze di altra ispirazione (il superamento dello "storico steccato" affermato da Alcide De Gasperi e ora ripreso da Aldo Moro); si riconosce superata l'idea di una Chiesa che detta direttive immediate nella politica (la cristianitas è definitivamente tramontata, appartiene ad un'epoca che non c'è più).

La sera del 3 giugno 1963 Papa Giovanni moriva. Il conclave si aprì il 19 giugno e due giorni dopo veniva eletto papa il card. Montini, che prese il nome di Paolo VI. Il nuovo papa si trovò davanti ad una situazione non facile: continuare il concilio, che finora non aveva trovato la sua strada, e portarlo a termini, dandogli però un ordine e un metodo, nella scia comunque degli ideali del predecessore. Così il 21 giugno Paolo VI confermava il Cicognani come segretario di Stato; il 22 annunciava il proseguimento del concilio e ne annunziava la riapertura per il 27 settembre. I lavori delle commissioni ripresero. Vennero annunciate anche alcune importanti novità, tra cui la nascita di un segretariato per le religioni non cristiane; e la riduzione degli schemi da 70 a 17;

Secondo periodo: 1963-1964

Il 29 settembre 1963 Paolo VI apriva il secondo periodo conciliare con una calda allocuzione, in cui affermava che tema principale sarebbe stato quello della Chiesa, il suo rapporto con Cristo, la sua riforma, il dialogo con i fratelli separati, il dialogo col mondo intero.

Il secondo perido è caratterizzato dall'approvazione della costituzione sulla liturgia, con la Sacrosanctum Concilium, e del decreto sulle comunicazioni sociali, l'Inter Mirifica.

Si passò poi anche a ridiscutere la nuova redazione dello schema sulla Chiesa, su cui fu decisa una nuova rielaborazione.

Si esaminò lo schema sull'ecumenismo. Il capitolo sugli ebrei, introdotto per opera del cardinal Bea, che voleva superare per sempre l'antisemitismo, incontrò la resistenza dei vescovi arabi del Medio Oriente, che temevano un'interpretazione politica di tale riavvicinamento. La questione rimase in sospeso.

Molto più importante fu l'intervento di mons. De Smedt, vescovo di Bruges, sulla libertà religiosa. Egli dapprima confuta le false accezioni di libertà religiosa (uguaglianza obiettiva di tutte le religioni o indifferentismo) e poi ne ricorda la vera natura: il diritto della persona umana al libero esercizio della religione secondo i principi della propria coscienza e l'immunità da ogni coazione esterna.

Terzo Periodo: 1964

Il terzo periodo è caratterizzato dai tentativi della minoranza di impedire la vittoria della maggioranza riguardo soprattutto i rapporti tra papato ed episcopato. Se nel Concilio Vaticano I gli antiinfallibilisti lottarono fino alla fine per subordinare l'infallibilità al consenso dell'episcopato, ora al Vaticano II la minoranza lottò per timore di una negazione o diminuzione del primato papale di fronte all'affermarsi della dignità, dei diritti e del posto dell'episcopato nella Chiesa.

Per ben cinque volte Paolo VI ricevette fra l'11 settembre e il 7 novembre due lunghe relazioni contrarie al cap. III dello schema sulla Chiesa ( sulla costituzione gerarchica della Chiesa e dell'episcopato), ritenuto una novità, che intaccava e svuotava il primato. Paolo VI cercò in tutti i modi di rassicurare gli oppositori. Fece redigere dal gesuita Bertrams una nota (la Nota praevia) sui punti criticati che fu accolta dall'assemblea. La costituzione sulla Chiesa Lumen Gentium venne approvata il 21 novembre (2151 sì e 5 no).

Lo stesso giorno venne approvato il decreto sulle Chiese Orientali (Orientalium Ecclesiarum), che riconosceva il pluralismo liturgico, disciplinare, spirituale della Chiesa cattolica, e il decreto sull'ecumenismo (Unitatis redintegratio).

Quarto periodo: 1965

Nell'ultima fase conciliare, si assistette ad una vera corsa contro il tempo. Moltissimo restava ancora da fare (finora solo 5 documenti erano stati approvati).

Nuove resistenze si ebbero sulla libertà religiosa, quando un gruppo di spagnoli scrisse al papa invitandolo a non far approvare la dichiarazione, perché sconfessava l'insegnamento pontificio dell'Ottocento, e rischiava di costituire un processo al passato. Ma Paolo VI non potè non rispettare la chiara volontà della maggioranza. La dichiarazione Dignitatis Humanae venne approvata il 7 dicembre 1965 e rappresenta nella storia della Chiesa un documento eccezionale che chiudeva un periodo secolare.

Altri documenti approvati in quest'ultimo periodo:

  • il 28 ottobre la dichiarazione sulle religioni non cristiane (Nostra aetate), con il capitolo sugli Ebrei che dava un colpo mortale, almeno teoricamente, all'antisemitismo;
  • il 18 novembre era votata la costituzione sulla rivelazione (Dei Verbum);
  • il 7 dicembre era approvata la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et Spes), documento ottimista, che chiude l'epoca delle condanne e della sfiducia nei confronti del mondo.

Lo stesso giorno, in una dichiarazione letta contemporaneamente a Roma e a Istanbul, Paolo VI e il patriarca Atenagora di Costantinopoli cancellavano le reciproche scomuniche.

Infine, l'8 dicembre 1965 si svolse la cerimonia conclusiva del concilio, con la lettura dei padri conciliari dei vari messaggi.

I principali documenti conciliari

Il concilio ha emanato:

La costituzione sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, ribadisce la vera natura della liturgia, "esercizio del sacerdozio di Cristo" ed auspica la piena, attiva e consapevole partecipazione dei fedeli. Novità introdotte:

  • è mantenuta la lingua latina, ma le conferenze episcopali possono permettere l'uso del volgare nelle letture;
  • si ammette un certo pluralismo nell'amministrazione dei sacramenti, nelle processioni, nella musica;
  • è semplificato il rito della Messa;
  • è ammessa la revisione dei riti dei vari sacramenti, dell'ufficio divino, del calendario liturgico.

La costituzione sulla Chiesa, Lumen Gentium, rappresenta il completamento della Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I. Se nel 1870 si sottolineava con maggior forza il posto che il papa occupa nella Chiesa, nel 1965 si sottolinea la natura e le funzioni dell'episcopato, sostegno insostituibile del papato, corresponsabile con lui nel governo della Chiesa universale. La schiacciante vittoria dell'ultramontanismo nel 1870 trova ora il suo equilibrio con la teologia dell'episcopato e l'affermazione della sua collegialità. La costituzione conciliare poi capovolge la visione di Chiesa, ora vista come popolo di Dio: in un certo modo è superato il clericalismo dei secoli precedenti, sottolineando il sacerdozio universale dei fedeli.

Un posto speciale occupano i due documenti sui rapporti con le altre religioni e sulla libertà religiosa.

Il primo, Nostra Aetate, voluto fortemente dal cardinal Bea, contiene quattro solenni affermazioni:

  1. la Chiesa non può dimenticare che ha ricevuto dal popolo ebraico la rivelazione dell'Antico Testamento;
  2. sono irrevocabili la chiamata divina del popolo ebraico, i suoi doni e la sua vocazione;
  3. occorre allora promuovere la mutua conoscenza e stima, un dialogo fraterno;
  4. quanto è avvenuto nella passione di Cristo non è imputabile a tutti gli ebrei allora viventi e tantomeno agli ebrei successivi; per questo la Chiesa "deplora" (ma il concilio avrebbe dovuto usare l'espressione "condanna") tutte le manifestazioni di antisemitismo.

La dichiarazione sulla libertà religiosa, Dignitatis Humanae, parla della libertà religiosa come di un diritto di ogni essere umano ad essere immune da ogni forma di coercizione nell'esercizio della religione alla quale in coscienza ha aderito. La dichiarazione cioè riconosce il dovere e il diritto per ciascuno di seguire i dettami della propria cosceinza, senza che alcuno eserciti qualsiasi tipo di coercizione esterna. Il concilio poi riconosce poi la libertà di culto pubblico, di propaganda, di associazione, ma afferma altresì dei limiti, ossia quando questa libertà viola i diritti altrui. Condanna infine con fermezza ogni forma di discriminazione giuridica per motivi religiosi.

Fonti
  • Acta et documenta Concilio Oecumenico Vaticano II Apparanda, con i documenti riguardanti il periodo della preparazione (fase antipreparatoria e preparatoria)
  • Acta synodalia, Città del Vaticano, 1970 e seguenti: di queste due ultime serie sono ancora in corso le pubblicazioni dei volumi
  • Giovanni XXIII, Il giornale dell'anima, Edizioni San Paolo, Milano 2003, ISBN 9788821542244
  • Giacomo Lercaro, Lettere dal Concilio 1962-1965, Bologna, 1980
Bibliografia
Voci correlate
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