Ultima modifica il 26 mar 2017 alle 01:11

Profeta

Il termine profeta indica nella Bibbia una persona che parla in nome di Dio.

Il termine deriva dal verbo greco pro-phemi, "parlare al posto di", "parlare in favore di". Il termine ebraico è invece nabi, affine alla parola accadica nabù, ed in questa lingua ha un significato più vasto perché include il fatto di "essere chiamato" e "inviato".

Il profeta, dunque, non è un indovino, uno che predice il futuro, come l'uso comune del termine potrebbe portarci a credere. Se "prevede" il futuro è perché, inserito nella sua cultura, attraverso la sua esperienza e storia personale e obbedendo a ciò che gli ha ispirato lo Spirito Santo, osserva il presente prevedendone le conseguenze alla luce della Parola di Dio.

Il profeta è il confidente ed il messaggero di Dio e, negli avvenimenti, si preoccupa di mettere in evidenza la presenza di Dio nella storia e, soprattutto, la Sua volontà riguardo alle circostanze morali, politiche e sociali che si trova a vivere.

L'atteggiamento del profeta è duplice:

  • segnala i mali della società, le strutture di peccato che ostacolano un sano sviluppo della persona e della comunità;
  • rivela un'alternativa, una volontà diversa da parte di Dio, per il bene di tutti.

Il profetismo è un fenomeno comune alle tre grandi religioni monoteistiche: quella cristiana, quella ebraica e quella musulmana. Tutte e tre queste religioni, infatti, credono che Dio si sia fatto presente in mezzo agli uomini attraverso degli intermediari: i profeti.

Nella Bibbia troviamo diversi libri profetici, che sono suddivisi tra profeti anteriori (che non lasciarono nulla di scritto) e profeti posteriori o "scrittori". I profeti posteriori, a loro volta, si dividono in maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele) e minori (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria e Malachia).

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