Spirito Santo

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1leftarrow.png Voci principali: Dio, Trinità.

Gian Lorenzo Bernini, Colomba dello Spirito Santo (1660 ca.), vetrata; (Città del Vaticano), Basilica di San Pietro, abside
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"Nessuno può dire: 'Gesù è Signore' se non sotto l'azione dello Spirito Santo" (1Cor 12,3). "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!" (Gal 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Per essere in contatto con Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. È lui che ci precede e suscita in noi la fede. In forza del nostro Battesimo, primo sacramento della fede, la vita, che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta nel Figlio, ci viene comunicata intimamente e personalmente dallo Spirito Santo nella Chiesa.
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Lo Spirito Santo è la terza Persona della Santissima Trinità. Condivide con il Padre e con il Figlio la stessa sostanza, e con essi opera nella storia della salvezza.

Nella Trinità Immanente viene definito come il vincolo d'amore fra il Padre e il Figlio, dai quali procede.

Viene in modo particolare rivelato come Persona divina da parte di Gesù.

La preparazione dell'Antico Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Spirito di Dio.

L'Antico Testamento non conosce la rivelazione dello Spirito Santo come Persona divina: esso è presentato piuttosto come una forza divina capace di trasformare l'essere umano e il mondo; resta comunque il fatto che la teologia pneumatologica cristiana si radica su quella ebraica.[1]

Il termine Spirito traduce l'ebraico ruah. Questa parola significa, nel suo senso primario, soffio, aria, vento[2]; è lo spirito come irruzione e come trascendenza: operante nella storia ma altro dalla storia. Il termine ebraico è reso in greco con la parola pneuma, dal verbo pneo, e in latino con il termine spiritus, dal verbo spiro[3].

Espressioni come "Spirito di Dio" indicano quindi nell'Antico Testamento una forza puramente esteriore che proviene da Dio, e che secondo le situazioni ha funzioni di ordinamento (cfr. Gen 1,1), di vivificazione (cfr. Gen 2,7), di guida (cfr. Is 11,2), di risanamento (cfr. Ez 36,27), di estensione verso l'universalità (cfr. Gl 3,1-2).

L'espressione "Spirito Santo" come tale (sostantivo più aggettivo attributivo) non si trova nel testo ebraico dell'Antico Testamento; in esso il riferimento allo Spirito è sempre accompagnato da un genitivo di appartenenza:

La festa ebraica di Pentecoste celebra il dono dell'alleanza e della Torah ad Israele: essa è sullo sfondo di At 2,1-10, dove lo Spirito Santo che viene effuso rappresenta il compimento dell'alleanza antica.

La rivelazione del Nuovo Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Spirito Santo (Nuovo Testamento).

È a partire dalla Risurrezione di Cristo che si realizza la piena rivelazione dello Spirito Santo (cfr. Rm 1,1-4).

Il Nuovo Testamento parla solo indirettamente dell'essenza dello Spirito Santo, e concentra le sue affermazioni sulla sua azione[4]:

Nel corso del Nuovo Testamento viene in luce sempre più chiaramente la persona dello Spirito Santo: egli è il protagonista attivo nelle varia attività e nelle singolari esperienze degli apostoli, con i quali egli prende delle decisioni, organizzando in prima persona il ministero ed i ruoli degli apostoli e prendendo ripetutamente soluzioni decisionali (At 8,29; 10,19-20; 13,2; 15,28); Egli "scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio" (1Cor 2,10), e in virtù di tale conoscenza è anche in grado di condurre ogni uomo alla verità per intero (Gv 16,13).

Alcune formule poi mettono in evidenza la sua consostanzialità con il Padre e con il Figlio (Mt 28,19; 1Cor 12,4-6; 2Cor 13,13).

Nella Storia della Chiesa

La Chiesa antica elabora solo lentamente la dottrina sullo Spirito Santo, e lo fa in una singolare dipendenza dalle discussioni dogmatiche sulla persona di Cristo[5].

Nello sviluppo della comprensione della Chiesa sulla persona dello Spirito fu significativa soprattutto per l'Occidente la riflessione di Sant'Ilario di Poitiers nel suo De Trinitate, e per l'Oriente quella di San Basilio Magno con il suo trattato De Spiritu Sancto.

Il Concilio costantinopolitano I (381) definì la divinità della terza persona divina:

(EL) (IT)
« Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον,
τὸ κύριον καὶ τὸ ζωοποιόν,
τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον,
τὸ σὺν Πατρὶ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον,
τὸ λαλῆσαν διὰ τῶν προφητῶν. »
« Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre[6],
e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti»

Lo stesso concilio condannò[7] le eresie dei subordinazionisti e dei modalisti.

Sotto l'influsso del De Spiritu Sancto di Sant'Ambrogio la divinità dello Spirito Santo fu poi messa ancora più chiaramente in luce a Roma nel Tomus Damasi (382)[8]. Per i secoli successivi fu poi di importanza decisiva il De Trinitate di Sant'Agostino: in quest'opera lo Spirito Santo è presentato come il vincolo di unione fra il Padre e il Figlio, per cui Agostino parla delle tre Persone con le espressioni "l'amante", "l'amato", "l'amore".

Con la sistematizzazione della dottrina dei Sacramenti la Cresima fu vista come il Sacramento dello Spirito Santo.

Un elemento controverso tra la Chiesa cattolica e le Chiese Ortodosse è la questione del Filioque.

La dottrina dei Padri greci sull'inabitazione dello Spirito Santo fu ripresa da Denis Petau († 1652), che con la sua opera ispirò poi la teologia di Leone XIII (DS 3325-3331) e di Pio XII (DS 3807-3815), che parlarono dell'inabitazione dello Spirito nella Chiesa.

Dopo la seconda guerra mondiale una dottrina sistematica dello Spriito Santo fu elaborata da Heribert Mülen[9], che sviluppò a questo scopo la dottrina scolastica delle relazioni e utilizzò concezioni contemporanee della persona. Secondo Mülen il concetto di persona è il principio strutturale della dogmatica, che dovrebbe divenire praticamente ecumenicamente fecondo nel rinnovamento carismatico della comunità.

Spunti di riflessione teologica

La teologia trinitaria contempla la personalità dello Spirito nella particolare relazione di immanenza definita dalla spiratio: con il termine "spirazione" ci si riferisce al procedere dello Spirito stesso dalla primaria fonte che è il Padre verso il Figlio (spiratio attiva), e all'essere spirato dello Spirito Santo da parte del Padre con la complicità ricevente del Figlio (spiratio passiva); proprio quest'ultima spiratio passiva costituisce il carattere di relazione dello Spirito, per cui Egli è definibile a buon diritto Persona.

Nella vita spirituale

In relazione all'edificazione del singolo credente, lo Spirito Santo assume rilevanza a proposito dei suoi sette doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio. Questi doni orientano al meglio la vita dell'uomo.

In relazione alla Chiesa, lo Spirito Santo elargisce i carismi, doni di grazia per l'edificazione comune; essi diventano ministeri quando sono messi a servizio della comunità cristiana: tra essi vi sono la profezia, la predicazione e la guida della Chiesa; il più importante è il dono della carità (cfr. 1Cor 12-13).

Note
  1. Lea Sestieri, La "radice" ebraica dello Spirito Santo, online.
  2. In questo senso Gesù utilizza l'immagine sensibile del vento per suggerire a Nicodemo la novità trascendente dello Spirito divino in persona (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 691).
  3. Giovanni Paolo II, Catechesi di mercoledì 13 novembre 1985.
  4. Karl Heinz Neufeld (1990) 656.
  5. Karl Heinz Neufeld (1990) 657.
  6. L'aggiunta dell'espressione "e dal Figlio" (in latino filioque) è posteriore, ed è utilizzata nella chiesa cattolica, ma assente nell'originale greco.
  7. DS 151.
  8. DS 152-178.
  9. Una mystica persona. La Chiesa come il mistero dello Spirito Santo in Cristo e nei cristiani: una persona in molte persone, Roma, 1968.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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