Volontà di Dio

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Andrea Mantegna, Orazione di Gesù Cristo nell'orto di Gethsemani (14581460 ca.), tempera su tavola; Londra, National Gallery: l'opera raffigura il momento in cui Gesù fa propria la volontà del Padre, accettando di offrire la sua vita in remissione dei peccati
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Sia fatta la tua volontà!
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Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi.
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La volontà di Dio coincide, nel suo oggetto essenziale, con il suo disegno di salvezza.

La citazione iniziale di San Paolo ricapitola gli oracoli profetici ed il messaggio di Gesù.

La volontà di Dio assume una forma particolare quando si manifesta nei confronti dell'uomo, perché questi vi si deve conformare internamente, compierla liberamente. Essa gli si presenta non come una fatalità, ma come una chiamata, un comando, un'esigenza.

La legge raggruppa l'insieme delle volontà divine chiaramente espresse; tuttavia la legge ha un aspetto statico, perché prende forma di istituzione. Occorre fare uno sforzo per ritrovare dietro di essa quella volontà personale che, ad ogni istante, rimane un evento, e suscita da parte dell'uomo una risposta, inizia un dialogo. Vista sotto questo aspetto, la volontà di Dio è vicinissima alla sua parola, che è sia atto che enunciato. La volontà di Dio è anzitutto un atto che rivela il suo beneplacito. Come tale, essa non si identifica semplicemente con il disegno di Dio, che la ricapitola in un piano complessivo, né con la sua legge, che la manifesta in modo pratico.

Le diverse manifestazioni della volontà divina possono essere indicate con i termini predestinazione, elezione, vocazione, liberazione, promessa, castigo, salvezza.

La volontà di Dio, che si compie in Cielo, deve compiersi anche in terra (Mt 6,10); essa è volontà di salvezza, per sé efficace, e vuole incontrare la volontà dell'uomo, senza per questo soppiantarla, ma renderendola perfetta.

Antico Testamento

Fin dalle origini la volontà di YHWH appare agli occhi di Adamo sotto un duplice aspetto:

  • essa è una benedizione generosa accompagnata dalla sovranità sugli animali e dalla presenza di una compagna ideale;
  • essa è però anche una limitazione apportata alla libertà umana: "Non mangiare..." (Gen 2,17).

Inizia qui il dramma: invece di riconoscere in questo divieto una prova educatrice destinata a conservare la sua dipendenza entro una reale libertà, Adamo l'attribuisce ad una volontà gelosa della sua supremazia, e disobbedisce (Gen 3,5-7). Quando il dialogo riprende per iniziativa di Dio (3,9), la volontà divina è diventata, per il serpente, maledizione (3,14), per l'uomo e la donna, annunzio di castigo, certamente illuminato da una prospettiva di vittoria finale ({{passo biblico|Gen|3,15-19). Questo è lo sfondo su cui si pone la questione della volontà di Dio nell'Antico Testamento.

Come Dio rivela la sua volontà

Dopo il peccato originale la volontà di Dio non si manifesta più all'umanità peccatrice in modo immediato ed universale. Essa è comunicata in particolare al popolo eletto.

Attraverso la storia

Israele impara a conoscere la volontà misericordiosa ed amorevole di YHWH anzitutto attraverso le grandi azioni di Dio. YHWH è deciso a liberare Israele schiavo in Egitto (3,8), portandolo su ali di aquila (Es 19,4), perché si è compiaciuto di farne il suo proprio popolo (1Sam 12,22). Così pure, dopo la prova dell'esilio, YHWH vuole ricostruire Gerusalemme e riedificate il tempio, sia pure per mezzo di un pagano (Is 44,28); Israele deve dunque riconoscere che YHWH non vuole la morte ma la vita (Ez 18,32), non vuole la sventura ma la pace (Ger 29,11). Una volontà espressa in tal modo è segno di amore.

Nella legge

Il dono della legge è parimenti segno di amore, perché essa permette ad Israele di comprendere che ad ogni istante la parola, espressione della volontà di Dio, è "vicinissima a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, affinché tu la metta in pratica" (Dt 30,14). I salmisti hanno cantato l'esperienza di questo contatto con la volontà divina, fonte di delizie incomparabili (Sal 1,2). Nella letteratura postesilica, poi, Tobia è figura emblematica di colui che è stato benedetto dalla volontà di Dio (Tb 12,18); e la preghiera sale, fervida: "Insegnami a fare le tue volontà" (Sal 143[142],10).

Gli aspetti della volontà di Dio

Profeti, sapienti e salmisti ne accentuano di volta in volta l'uno o l'altro aspetto della volontà di Dio.

Indipendenza sovrana

« Dio decide, chi lo smuoverà? Ciò che egli ha progettato, lo compie. »

La parola che YHWH manda in terra "fa tutto ciò che egli vuole" (Is 55,11), anche se si tratta di distruggere (Is 10,23). YHWH agisce secondo la sua volontà, e non secondo qualche consigliere umano (Is 40,13). Tali affermazioni, costanti nella Bibbia, esprimono ad un tempo l'onnipotenza di YHWH e la sua piena indipendenza.

Essendo il creatore, YHWH ha ogni potere in cielo ed in terra, e le forze della natura stanno ai suoi ordini (Sal 135[134],6; Gb 37,12; Sir 43,13-17); padrone della sua opera, egli dirige anche il movimento del cuore dell'uomo (Pr 21,1), e dà i regni a chi gli piace (Dn 4,14.22.29); esalta od abbassa chi vuole (Tb 4,19). Dinanzi alla sovrana indipendenza di una volontà che talora gli pare arbitraria (Ez 18,25), l'uomo potrebbe essere tentato di ribellarsi, come Adamo. Allora la Scrittura, riprendendo l'immagine tradizionale del vasaio che dispone a suo piacere della creta, ricorda all'uomo la sua radicale dipendenza di creatura:

« Chi resiste alla volontà di Dio? Chi sei tu dunque, o uomo, per disputare con Dio? »

La creatura deve adorare umilmente la volontà del suo creatore dovunque essa si manifesti.

Sapienza

L'adorazione del mistero non si fonda su un'abdicazione dell'intelligenza, ma su di una fede profonda nella giustizia di YHWH, su una conoscenza del consiglio, del disegno, della sapienza che presiedono all'esecuzione della sua volontà.

Nessun intelletto umano la può concepire (Sap 9,13), ma la sapienza ne dà l'intelligenza a chi la prega (Sap 9,17). Allora si riconosce che "il disegno di Dio, i pensieri del suo cuore, perdurano d'età in età" (Sal 33[32],11), a differenza di quelli dell'uomo (Pr 19,21).

Benevolenza

La volontà di Dio è espressa dai termini di benevolenza, di compiacenza, di favore grazioso. "Volere uno", in ebraico come in altre lingue, significa amarlo. In questo senso YHWH vuole il suo servo (Is 42,1), il suo popolo (Sal 44[43],4), i giusti (Sal 22[21],9).

Nei suoi eletti egli ama, vuole la misericordia, il perdono, la bontà (Os 6,6; Mi 6,8; Ger 9,23; Is 58,5-7

La volontà di Dio di fronte al rifiuto dell'uomo

La storia di Adamo di non è un fatto del passato, ma un racconto che descrive il presente. La volontà d'amore di Dio urta contro la volontà peccatrice dell'uomo.

Il profeta Amos annuncia a Israele infedele che la volontà di benedizione diventa volontà di castigo (Am 1,3.6); ciò è la penale dell'elezione (3,2); se l'uomo non riconosce ancora il suo Signore (4,6-11), si prepari al castigo definitivo (4,12)! La minaccia dell'indurimento pesa allora su di lui. YHWH invece non si ostina nella sua volontà di castigo, è sempre pronto a "convertirsi" dalla sua decisione, a mutare volontà (Ger 18,1-12; Ez 18; cfr. Es 32,14; Gio 3,9-10); egli annuncia che almeno un resto sopravvivrà (Is 6,13; 10,21). Si compiace nel vedere "il peccatore abbandonare la sua condotta e vivere" (Ez 18,23).

Questa volontà sarebbe soltanto un'intenzione senza efficacia, se Dio stesso non prendesse in mano la causa del peccatore. Egli solleciterà quindi dall'interno la volontà della sua sposa infedele (Os 2,16), farà sì che Israele cammini secondo le sue volontà dandogli un cuore nuovo (Ez 36,26-27; cfr. Ger 31,33). A tal fine suscita un servo, di cui ogni mattino apre l'orecchio (Is 50,5), per farlo capace di obbedire alla sua volontà (Sal 40[39],8-9); perciò, grazie al servo, "quel che piace a YHWH si compirà" (Is 53,10). Del resto, ciò sarà soltanto per amore: il diletto non sveglia la sposa prima che essa lo voglia (Ct 2,7; 3,5; 8,4). Ma quand'essa avrà voluto ritornare allo sposo (Os 2,17-18), meriterà di essere chiamata da YHWH stesso: "Mio compiacimento in essa" (Is 62,4).

Nuovo Testamento

Già all'alba del Nuovo Testamento Maria, serva del Signore piena di grazia, accoglie la volontà divina con umile sottomissione (Lc 1,28.38).

Gesù, il giusto per eccellenza, viene nel mondo "per fare la tua volontà, o Dio" (Eb 10,7.9); più ancora di Davide, egli è "l'uomo secondo il cuore di Dio, che compirà tutte le sue volontà" (At 13,22).

Cristo e la volontà di Dio

Gesù rivela le preferenze del Padre suo

Contro gli spiriti gretti dei farisei che vorrebbero restringere il cuore di Dio, Gesù proclama l'assoluta libertà di Dio nei suoi doni.

Questa libertà di amore è espressa nella parabola del padrone della vigna:

« Voglio dare a quest'ultimo quanto a te. Non mi è forse permesso fare ciò che voglio di quel che mi appartiene? Oppure bisogna che tu sia invidioso perché io sono buono? »

Così, nel suo beneplacito, Dio ha riservato ai piccoli la rivelazione messianica (Mt 11,25), ed ha accordato al piccolo gregge il dono del regno (Lc 12,32). Ma vi entreranno soltanto coloro che fanno la volontà del Padre suo (Mt 7,21), perché essi soli costituiscono la sua famiglia (Mt 12,50).

Gesù compie la volontà del Padre suo

Nel quarto vangelo Gesù non parla della volontà del Padre suo (come in Mt), ma della volontà "di colui che mi ha mandato". Questa volontà di Dio costituisce una missione. Gesù ne fa il suo cibo (Gv 4,34); questa sola ricerca (Gv 5,30), perché egli fa tutto ciò che piace a colui che lo ha mandato (Gv 8,29). Ora, questa volontà è che egli dia a tutti coloro che vengono a lui la risurrezione e la vita eterna (Gv 6,38-40). Se questa volontà si presenta a lui sotto la forma di un comando (Gv 10,18), egli vi vede anzitutto il segno che "il Padre lo ama" (Gv 10,17). L'obbedienza del Figlio è comunione di volontà con il Padre (Gv 15,10).

L'adesione perfetta di Gesù alla volontà divina non sopprime, ma rende comprensibile l'accordo doloroso che, secondo i sinottici, si manifesta nella passione. Nel Getsemani Gesù percepisce nella loro apparente contraddizione il "ciò che io voglio" e il "ciò che tu vuoi" (Mc 14,36); ma supera il conflitto pregando in maniera accorata il Padre suo: "Non sia fatta la mia volontà, ma la tua!" (Lc 22,42). Da quel momento, nell'apparente abbandono del Padre, egli continuerà a sentirsi amato (Mt 27,43 = Sal 22[21],9).

Durante la sua vita terrena Gesù non è riuscito a fare ciò che avrebbe voluto fare: radunare i figli di Gerusalemme (Mt 23,37), ma con la sua volontà di sacrificio ha acceso il fuoco sulla terra (Lc 12,49).

"Sia fatta la tua volontà"

Dopo che in Gesù la volontà di Dio si è realizzata sulla terra come in cielo, il cristiano può essere sicuro di essere esaudito nella sua orazione domenicale (Mt 6,10). Deve quindi, da discepolo autentico, riconoscere e praticare questa volontà.

Il discernimento della volontà di Dio

Il discernimento e la pratica della volontà divina si condizionano a vicenda: bisogna compiere la volontà di Dio per apprezzare la dottrina di Gesù (Gv 7,17), ma d'altra parte bisogna riconoscere in Gesù e nei suoi comandamenti i comandamenti stessi di Dio (Gv 14,23-24). Ciò rientra nel mistero dell'incontro delle due volontà, quella dell'uomo peccatore e quella di Dio: per andare a Gesù, bisogna essere attratti dal Padre (Gv 6,44), attrazione che, secondo la parola greca, è ad un tempo costrizione e diletto. Per discernere la volontà di Dio non basta conoscere la lettera della legge (Rm 2,18), ma occorre aderire ad una persona, e ciò può avvenire solo per mezzo dello Spirito Santo che Gesù dona (Gv 14,26).

Il giudizio rinnovato nell'adesione a Gesù permette di "discernere qual è la volontà di Dio, ciò che è bene, ciò che gli piace, ciò che è perfetto" (Rm 12,2). Questo discernimento non riguarda soltanto la vita quotidiana; perviene alla "piena conoscenza della sua volontà, sapienza ed intelligenza spirituale" (Col 1,9): questa è la condizione di una vita che piaccia al Signore (Col 1,10; cfr. Ef 5,17).

Anche la preghiera non può più essere che una preghiera "secondo la sua volontà" (1Gv 5,14), e la formula classica "se Dio lo vuole" assume una risonanza totalmente diversa (At 18,21; 1Cor 4,19; Gc 4,15), perché suppone un riferimento costante al "mistero della volontà di Dio" (Ef 1,3-14).

La pratica della volontà di Dio

A cosa serve conoscere ciò che il padrone vuole, se non lo si mette in pratica? (Lc 12,47; Mt 7,21; 21,31)

Questa pratica costituisce propriamente la vita cristiana (Eb 13,21), in opposizione alla vita secondo le passioni umane (1Pt 4,2; Ef 6,6). Più precisamente, la volontà di Dio a nostro riguardo è santità (1Ts 4,3), ringraziamento (1Ts 5,18), pazienza (1Pt 3,17) e buona condotta (1Pt 2,15).

Questa pratica è possibile, perché "è Dio che suscita in noi e il volere e l'operare per l'esecuzione del suo beneplacito" (Fil 2,13). Allora c'è comunione delle volontà, accordo della grazia e della libertà.

Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 5 marzo 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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