Guerra civile in Italia (1943-1945)




La Guerra civile in Italia è l'insieme degli scontri militari e para-militari che si verificarono tra l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la resa di Caserta (2 maggio 1945) nell'Italia centro-settentrionale, tra i partigiani italiani sostenuti dagli Alleati (USA e UK) e le truppe naziste e quelle fasciste della Repubblica Sociale Italiana (o Repubblica di Salò, cd. repubblichini).
Caratteristiche
Dal punto di vista terminologico, la dizione preferita per decenni dalla storiografia comunista o di sinistra è stata Guerra di liberazione o Guerra partigiana. Il termine "Guerra civile" è comunque attestato nelle fonti dell'epoca e quello attualmente prevalente a livello accademico italiano e internazionale, dato che permette di comprendere anche gli italiani coinvolti nell'Esercito Nazionale Repubblicano (del nord, "repubblichini", filo-nazista) e nell'Esercito Cobelligerante Italiano (del sud, "badogliani", filo-alleati).
Da un punto di vista prettamente militare, il maggiore contributo alla sconfitta della dittatura nazista è venuto dalla Russia, che ha pagato il maggior numero di morti sia militari che civili. La liberazione dell'occidente e dell'Italia è stata merito dello sforzo bellico degli alleati angloamericani. Prima della caduta del regime fascista il 25 luglio 1943, avvenuta poco dopo lo sbarco alleato in Sicilia (10 luglio 1943) e quando era ormai chiaro che l'Asse iniziava a perdere (sconfitta delle Midway 7 giugno 1942, di El Alamein 5 novembre 1942, di Stalingrado 2 febbraio 1943) in Italia non furono presenti movimenti militari volontari contro fascisti e nazisti.
In Italia i partigiani non hanno avuto un ruolo risolutivo come in Grecia e nei Balcani, dove i nazisti furono sconfitti e cacciati prima dell'arrivo dell'Armata rossa e degli Alleati.
Al momento dell'insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) la mattina del 25 aprile 1945, era già cominciata da alcuni giorni la Battaglia di Berlino e gli angloamericani erano dilagati in Germania, e proprio il 25 aprile alle 11:30 le truppe americane (provenienti da ovest) si erano incontrate con quelle russe (provenienti da est) a Torgau presso il fiume Elba (Elbe day o Elbe Tag).
Le effimere repubbliche partigiane
Alcune limitate zone del nord Italia, prevalentemente collinari e montuose, furono "liberate" dai partigiani con conseguente proclamazione di zone o repubbliche libere, ma ebbero vita breve in quanto occupate entro breve dalle truppe nazifasciste.
- Val Ceno (Emilia-Romagna), 10 giugno – 11 luglio 1944 (31 giorni)
- Montefiorino (Emilia-Romagna), 17 giugno – 1° agosto 1944 (45 giorni)
- Val d'Enza e Val Parma (Emilia-Romagna), Giugno – Luglio 1944 (circa 1 mese)
- Val Maira e Val Varaita (Piemonte), Fine giugno – 21 agosto 1944 (circa 2 mesi)
- Friuli Orientale (Friuli-Venezia Giulia), 30 giugno – Fine settembre 1944 (3 mesi)
- Carnia e Alto Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Metà luglio – 15 ottobre 1944 (3 mesi)
- Bobbio (Emilia-Romagna), 1° agosto – 27 agosto 1944 (26 giorni)
- Varzi - Oltrepò Pavese (Lombardia), Settembre – 29 novembre 1944 (circa 3 mesi)
- Caporetto (Friuli-Venezia Giulia), Settembre – Novembre 1944 (circa 2 mesi)
- Cascia e Norcia (Umbria), 15 febbraio - 31 marzo 1944 (46 giorni)
- Alto Monferrato (Piemonte), Settembre – 2 dicembre 1944 (circa 3 mesi)
- Alto Tortonese (Piemonte/Liguria), Settembre – Dicembre 1944 (circa 3 mesi)
- Ossola (Piemonte), 10 settembre – 23 ottobre 1944 (43 giorni)
- Alba (Piemonte), 10 ottobre – 2 novembre 1944 (23 giorni)
Le rappresaglie nazifasciste
Le azioni militari dei partigiani costituirono un problema per le truppe naziste, aiutando l'avanzata delle truppe alleate, ma causarono feroci e disumane rappresaglie dei nazisti contro civili italiani inermi.
- Boves (Cuneo, Piemonte), 19 settembre 1943, ~25 civili
- Caiazzo (Caserta, Campania), 13 ottobre 1943, 22 civili
- Monchio, Susano e Costrignano (Modena, Emilia-Romagna),18 marzo 1944, 136 civili
- Fosse Ardeatine (Roma, Lazio), 24 marzo 1944, 335 civili e militari
- Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo, Toscana), 29 giugno 1944, 244 civili
- Sant'Anna di Stazzema (Lucca, Toscana), 12 agosto 1944, 560 civili
- Padule di Fucecchio (Pistoia/Firenze, Toscana), 23 agosto 1944, 174 civili
- Vinca (Fivizzano, Massa-Carrara, Toscana), 24 - 27 agosto 1944, 174 civili
- Marzabotto - Monte Sole (Bologna, Emilia-Romagna), 29 settembre - 5 ottobre 1944, Oltre 770 civili
Violenze postliberazione
| Per approfondire, vedi la voce Storia dei preti uccisi dai partigiani (libro) |
Tra i movimenti di resistenza in occidente, l'Italia (dove i partigiani erano prevalentemente di orientamento comunista) rappresenta un'eccezione. Nelle altre nazioni le principali uccisioni da parte dei partigiani sono state finalizzate alla liberazione del nazismo, dunque inquadrate in un'ottica militare e miranti a occupanti e collaborazionisti, e le (inevitabili) vendette e "rese dei conti" post liberazione sono state complessivamente minoritarie. In Italia invece la maggior parte delle uccisioni da parte dei partigiani non sono avvenute contro obiettivi militari pre-liberazione, ma contro obiettivi civili post-liberazione.
Pur tra le stime variegate tra i vari storici, la resistenza in Francia uccise complessivamente 8-9 mila occupanti e collaborazionisti, solo 1.000-2.000 in epurazioni extragiudiziarie post-liberazione (épuration sauvage). In Belgio gli obiettivi militari pre-liberazione furono 2.000-3.500 e le epurazioni post-liberazione sono stimate in circa 100-200, in Danimarca 50, in Norvegia 30, in Olanda qualche decina.
In Italia le militarmente legittime uccisioni di nazisti occupanti e repubblichini collaborazionisti sono stimate in circa 5.000-8.000 pre-liberazione, ma molto più consistenti sono state le 9-20 mila uccisioni post 25 aprile di fascisti o presunti tali (1.732 citati da Scelba alla Camera l'11 giugno 1952, 9.348 secondo un Appunto del Ministero dell'Interno del 4 novembre 1946, 12-15 mila secondo Pavone p. 512), quando il nazismo di fatto era già sconfitto.
La Santa Sede non riconobbe mai la Repubblica di Salò, e nel periodo della sua esistenza non nominò vescovi nei territori italiani centrosettentrionali per non dover chiedere il permesso ai repubblichini. Nonostante questo i partigiani "rossi" uccisero molti seminaristi e preti con accuse vere o presunte di simpatie fasciste, ricalcando la persecuzione dei cristiani durante la guerra civile spagnola che era avvenuta pochi anni prima.
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