Elia Comini
| Venerabile Elia Comini, S.D.B. Presbitero · Martire | |
|---|---|
| Elia Comini[1] | |
| Venerabile | |
| Nascita | Calvenzano di Vergato 7 maggio 1910 |
| Morte | Pioppe di Salvaro di Grizzana 1º ottobre 1944 |
| Professione religiosa | 3 ottobre 1926 |
| Ordinazione presbiterale | 16 marzo 1935 |
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Iter verso la canonizzazione | |
| Venerabile il | 18 dicembre 2024, da papa Francesco |
| Collegamenti esterni | |
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Venerabile Elia Comini (Calvenzano di Vergato, 7 maggio 1910; † Pioppe di Salvaro di Grizzana, 1º ottobre 1944) è stato un presbitero e martire italiano.
Biografia
Infanzia e formazione
Elia Comini nacque il 7 maggio 1910 a Calvenzano di Vergato, in provincia di Bologna. La famiglia era di modeste origini e si trasferì presto a Salvaro, dove l'Arciprete Mons. Fidenzio Mellini aveva conosciuto e frequentato San Giovanni Bosco. Questi mandò Elia alla scuola dei Salesiani a Finale Emilia, dove maturò la sua vocazione.
Nel 1926, dopo il noviziato, fece la prima professione religiosa e venne inviato a completare gli studi a Torino Valsalice e all'Università Statale di Milano. Il 16 marzo 1935 fu ordinato sacerdote.
Ministero presbiterale
Si dedicò all'educazione dei giovani nelle scuole salesiane di Chiari e Treviglio, dove divenne anche preside. Fu apprezzato quale guida spirituale saggia e illuminata. Ogni anno trascorreva un periodo di vacanza presso l'anziana mamma e aiutava l'anziano parroco di Salvaro nel servizio pastorale del villaggio. Anche nell'estate del 1944 vi si recò, pur essendo quella zona al centro di combattimenti che coinvolgevano militari tedeschi, alleati e gruppi partigiani.
In quel contesto bellico Don Elia predispose insieme al parroco l'accoglienza di diverse famiglie sfollate che trovarono rifugio nella parrocchia di San Michele in Salvaro. Con loro collaborò un giovane prete dehoniano, padre Martino Capelli, col quale Don Elia aveva stabilito una buona intesa. Quando i soldati delle SS dilagarono nella zona di Monte Sole, prestò soccorso alla popolazione, seppellendo i morti e nascondendo una settantina di persone in un locale attiguo alla sacrestia. Su richiesta di un gruppo di partigiani, celebrò una Messa in suffragio di alcuni loro compagni caduti in battaglia.
Martirio
Il 29 settembre del 1944 dopo l'eccidio perpetrato dai nazisti nella vicina località detta Creda, Don Elia, insieme a Padre Cappelli, accorse a portare conforto agli agonizzanti. Al suo arrivo, accusato da un delatore di essere una spia dei partigiani, fu imprigionato e costretto a trasportare munizioni. Venne infine condotto con Padre Cappelli e con un altro centinaio di prigionieri, tra i quali altri tre sacerdoti, in una scuderia a Pioppe di Salvaro, dove assistette alle molteplici violenze perpetrate dagli invasori, sempre pronto a confortare, soccorrere e prestare il ministero della Confessione.
Falliti i tentativi di mediazione con i quali da più parti si cercò di salvarlo, la sera del 1° ottobre 1944 il venne ucciso insieme a Padre Cappelli e a un gruppo di altra gente considerata inabile al lavoro, nonostante Don Elia fosse in buona forma fisica. Durante l'esecuzione di una quarantina di persone che furono mitragliate, il corpo del Don Elia protesse uno dei tre scampati a quello che divenne noto come l'eccidio di Pioppe di Salvaro. Il sopravvissuto, divenuto un testimone decisivo di questi fatti, contribuì a far conoscere il martirio di Don Elia Comini, il cui corpo, come quello delle altre vittime, era stato disperso nelle acque del fiume Reno.
Causa di beatificazione
Il suo martirio materiale è avvenuto il 1° ottobre 1944. Egli venne catturato dai nazisti dopo essere accorso nella zona del massacro di Creda, a portare il conforto dei sacramenti ai superstiti. Consapevole della sua sorte, la mattina del 1° ottobre fu portato con altri al luogo del supplizio, presso la Botte di Pioppe di Salvaro, dove avvenne la sua esecuzione.
Per quanto riguarda il martirio formale ex parte persecutoris, Don Elia venne ucciso per il suo zelo sacerdotale, che lo aveva portato nei luoghi di Creda, mosso dalla carità pastorale. La sua uccisione fu dovuta principalmente al disprezzo delle brigate S.S. verso il suo esercizio caritatevole del ministero sacerdotale. Il gesto compiuto nei confronti del Breviario, che teneva in mano poco prima dell'esecuzione e gettato via da un aguzzino con un calcio, testimonia come l'odium fidei sia stato un motivo prevalente della sua uccisione.
Riguardo al martirio formale ex parte Servi Dei, come dimostrano gli atti, Don Elia era consapevole dei pericoli che correva, e fu pronto a donare la vita per i fratelli, rischiando di morire pur di portare loro conforto spirituale e materiale. Pur potendo rientrare al suo servizio in Lombardia, decise di rimanere in quelle zone, assalite dalle truppe naziste, consapevole dei rischi che correva, per esercitare il suo ministero sacerdotale a beneficio delle anime. Ai persecutori si era presentato infatti con la stola sacerdotale, gli oli santi e le particole, per potere amministrare i sacramenti ai feriti e ai moribondi. Prima di essere ucciso, si affidò completamente al Signore, accettando il martirio.
L'Inchiesta diocesana si è svolta presso la Curia di Bologna dal 3 dicembre 1995 al 25 novembre 2001.
Validità giuridica dell'Inchiesta diocesana: 1° ottobre 2004.
Seduta dei Consultori storici: 25 febbraio 2020.
Primo Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 28 aprile 2022
Secondo Congresso Peculiare dei Consultori Teologi: 11 aprile 2024.
Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi: 10 dicembre 2024.
Il 18 dicembre 2024 papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio, riconoscendolo dunque come venerabile e autorizzando il suo futuro riconoscimento come beato.[2]
| Note | |
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