Jihad

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« E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! » (Corano 8,12)

« Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori [politeisti, cioè cristiani] ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso » (Corano 9,5)

« Combattete coloro che non credono in Allah e nell'ultimo giorno, che non vietano quello che Allah e il suo messaggero hanno vietato, e quelli tra la gente della scrittura [ebrei e cristiani] che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati » (Corano 9,29)

« Il messaggero di Allah disse: "Certamente, le porte del paradiso sono all'ombra delle spade". Un uomo in condizione umile sorse e disse: "Abu Musa, hai sentito il messaggero di Allah dire questo?". Disse: "Sì". Ritornò dai suoi amici e disse: "Addio". Quindi ruppe la custodia della sua spada, la gettò via e avanzò con la spada contro i nemici combattendoli, finché fu ucciso" » (Muslim 882)

La jihad è un elemento centrale nell'Islam. In sostanza corrisponde alla guerra santa, combattuta dagli islamici contro gli infedeli per "gettare il terrore nei cuori dei miscredenti [non musulmani]" e diffondere la religione islamica. Secondo la prassi fondamentalista ogni maschio musulmano ha l'obbligo di aderirvi, e ha un valore religioso e morale superiore alla preghiera.

I musulmani moderati contemporanei la intendono come doverosa solo per la primitiva comunità islamica situata nell'Arabia politeista, intendendola in chiave difensiva, ma non è stata questa l'interpretazione prevalente lungo i secoli e quella attuale dei musulmani fondamentalisti. Negli ultimi anni in alcune zone del mondo a maggioranza islamica (in particolare Egitto, Nigeria, Iraq) le comunità cristiane sono state oggetto di numerosi attentati, attacchi e vessazioni da parte di estremisti islamici.

Fondamenti dottrinali

Oltre ai 5 pilastri, un elemento centrale nella religiosità islamica è la[1] jihad (جهاد‎, lett. "sforzo, impegno"): un detto attribuito a Maometto la indica come la migliore azione religiosa da compiere, senza pari (Al-Bukhari 4.44), oppure la seconda migliore (dopo la fede in Dio e Maometto, Al-Bukhari 1.25), oppure la terza migliore azione (dopo la preghiera e l'onore ai genitori, Al-Bukhari 4.41).

Nella sostanza, la jihad corrisponde alla guerra santa, combattuta dagli islamici (دار الإسلام‎, dar al-Islam, "terra dell'Islam") contro gli infedeli (دار الحرب, dar al-harb, "terra della guerra") per diffondere la religione di Allah e "fare terrore sui suoi nemici".

L'insegnamento coranico e dei successivi ahadith costituisce un meccanismo che si è dimostrato nei fatti estremamente efficiente: il musulmano impegnato nella jihad contro gli infedeli gode della protezione di Dio; se vittorioso può godere delle ricchezze e dei favori delle persone conquistate, mentre se muore sconfitto godrà in paradiso di beni superiori a quelli terreni. Questa potente motivazione ideologica rende ragione dei secoli di guerre, incursioni, saccheggi e rapimenti compiuti da islamici a danno dei non credenti, che in epoca contemporanea continuano con gli attentati, talvolta suicidi, contro obiettivi cristiani, occidentali o musulmani moderati.

Grande e piccola jihad

Diversi pensatori contemporanei, islamici e non, intendono genericamente la jihad come l'impegno nel vivere la fede e la devozione religiosa. Viene citato in particolare un detto tardivo (XI secolo) e difficilmente autentico di Maometto che avrebbe indicato l'impegno armato come "piccola jihad", occasionale e straordinaria, mentre la "grande jihad" sarebbe la quotidiana lotta dei credenti contro le proprie passioni.

In realtà, "leggendo la letteratura musulmana, contemporanea e classica, si può vedere che le prove per la supremazia della 'jihad spirituale' sono insignificanti. [... Le affermazioni] che la jihad è primariamente nonviolenta o è stata sorpassata dalla jihad spirituale [...] sono fatte unicamente da studiosi occidentali, principalmente coloro che studiano il sufismo e/o operano per il dialogo interreligioso, e da apologeti musulmani che cercano di presentare l'Islam nel modo più innocuo possibile".[2][3] Infatti, "la stragrande maggioranza dei teologi classici, giuristi e tradizionalisti (specialisti degli ahadith) intendono l'obbligo della jihad nel senso militare".[4]

Cenni storici

Teatri della jihad
Prima ondata di espansione dell'Islam da parte delle tribù arabe.
Conquiste e incursioni islamiche nell'occidente cristiano prima delle crociate.
Seconda ondata di espansione dell'Islam con l'Impero Ottomano.
Nazioni vittime di attacchi terroristi islamici a partire dall'11 settembre 2001.

A grandi linee, nella storia dell'Islam sono identificabili tre principali periodi circa il manifestarsi della guerra santa:

  • espansione araba. A partire dalla presa della Mecca nel 630 ad opera di Maometto e della comunità islamica di Medina, gli arabi hanno effettuato una energica campagna di conquiste che ha distrutto l'impero persiano e ha ridimensionato l'impero bizantino, privandolo del medio oriente e del nord Africa, proseguendo nella conquista della Spagna e con successive frequenti incursioni in India. In Europa la battuta d'arresto di questa prima ondata viene fatta coincidere a ovest con la battaglia di Poitiers (732) e a est col fallito assedio di Costantinopoli (717-718). Nei secoli seguenti comunque i mari, le coste e i territori dell'Europa meridionale sono stati oggetto di continui abbordaggi, incursioni e saccheggi saraceni, che erano di fatto padroni del Mediterraneo e delle principali isole, con migliaia di cristiani ridotti in schiavitù. Degno di nota è il duplice saccheggio del Vaticano, nell'830 e nel 846. Solo a partire dall'inizio del II millennio si avrà un inizio di riscatto dell'Europa cristiana con la lenta "reconquista" spagnola, col progressivo dominio marittimo da parte delle repubbliche marinare (Genova, Pisa, Venezia) e con le crociate.[5]
  • espansione ottomana. L'impero ottomano ebbe origine nel 1300, dal piccolo dominio anatolico di una tribù turca originaria dell'Asia centrale. In particolare dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 l'impero si estese in medio oriente, nord Africa e occupò tutti i Balcani. La vittoria cristiana a Lepanto (1571) segnò la fine del predominio marittimo ottomano, e l'assedio di Vienna (14 luglio - 12 settembre 1683), terminato con la sconfitta ottomana, diede inizio a un progressivo e costante riflusso. Diversamente dall'espansione araba, che islamizzò stabilmente le zone conquistate, quella ottomana ha lasciato tracce limitate principalmente alla Bosnia e all'Albania.
  • terrorismo islamico. Negli ultimi decenni del secolo scorso il terrorismo islamico è stato legato principalmente agli attacchi palestinesi contro obiettivi israeliani e occidentali. Gli attacchi suicidi dell'11 settembre 2001 (2.996 morti) hanno dato il via a una lunga e sanguinosa serie di attentati in tutto il mondo. In occidente in particolare si segnalano gli attentati suicidi di Madrid (11 marzo 2004, 191 morti) e Londra (7 luglio 2005, 52 morti). Il sito dal provocatorio titolo thereligionofpeace.com, che si dichiara neutrale ma che appare complessivamente come anti-islamico, elenca dettagliatamente gli attentati di matrice islamica accaduti in tutto il mondo a partire dall'11 settembre, contandone (a fine 2011) più di 18.000.

Particolarmente critica è la situazione dei cristiani di alcune nazioni islamiche o a forte maggioranza islamica, come in particolare Egitto, Nigeria, Iraq. In tali paesi, oltre a una legislazione statale non liberitaria per il cristianesimo (divieto di costruire chiese, di evangelizzazione e conversioni, di culto pubblico), oltre a ricorrenti attentati di matrice terroristica islamica, è presente un forte sentimento anticristiano che sfocia in sommosse e linciaggi operati da estremisti musulmani.

Interpretazione fondamentalista

Secondo l'interpretazione fondamentalista infatti non viene posto un limite alla conquista che terminerà solo con la completa sottomissione del mondo all'Islam. Così scrive Hasan al-Banna (1906-1949), fondatore dei Fratelli musulmani, nel suo trattato Jihad (tr. ing.):[6]

Protesta a Londra il 16 ottobre 2009 contro la visita del politico olandese Geert Wilders, leader del Partito per la libertà, di stampo nazionalista (foto di Tal Cohen).

« Tutti i musulmani devono fare la jihad. La jihad è un obbligo stabilito da Allah per ogni musulmano e non può essere ignorato o evitato. Allah ha ascritto enorme importanza alla jihad e ha predisposto come premio ai martiri e ai combattenti sulla sua via una splendida ricompensa. Soltanto chi ha agito in conformità dei martiri e chi ha modellato sé stesso come loro nella esecuzione della jihad può unirsi ad essi nella ricompensa. Inoltre, Allah ha specificamente onorato i mujahidin con indubbie qualità, sia spirituali che pratiche, vantaggiose per loro, sia in questo mondo che nell'altro. Il loro sangue puro è un simbolo di vittoria in questo mondo e un emblema di successo e felicità nel prossimo.

Quelli che possono solo accampare scuse, tuttavia, sono stati avvisati delle orrende punizioni e Allah li ha definiti con i peggiori epiteti. In questo mondo saranno circondati dal disonore e nel prossimo saranno avvolti dal fuoco da cui non potranno scappare non ostante possano disporre di enormi ricchezze. Le debolezze di astenersi o di evitare la jihad sono considerate da Allah come uno dei maggiori peccati e uno dei sette peccati che garantiscono il disastro.

L'Islam è interessato alla questione della jihad ed alla programmazione ed alla mobilitazione dell'intera Umma (la comunità globale dei Musulmani) in un unico corpo, che difenda la giusta causa con tutta la sua forza, molto più di qualsiasi altro sistema di vita, antico o moderno, sia religioso che civile. I versetti del Corano e la Sunna di Maometto sovrabbondano di tutte queste nobili idee e intimano alla gente in generale (con le più eloquenti espressioni e con una esposizione chiarissima) di partecipare alla jihad, alle attività belliche, alle forze armate, e a tutti i sistemi di combattimento di mare e di terra »

Il giornalista italiano di origine egiziana Magdi Allam ha così motivato la sua conversione al cattolicesimo nel 2008: "Al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale".[7]

Interpretazione moderata

D'altro canto, l'interpretazione moderata di passi e detti relativi alla jihad li contestualizza e limita al periodo storico in cui furono rivelati, al tempo degli scontri tra la neonata comunità islamica e gli arabi politeisti. In tale ottica, la jihad non sarebbe altro che il diritto alla legittima difesa dei musulmani. Così il musulmano italiano Hamza Piccardo:[8][9]

« Il termine «jihâd» significa «sforzo» [...]. Nonostante l'interpretazione volutamente riduttiva che si segue in Occidente questa parola è pregna di una quantità di significati e designa atteggiamenti diversi. Cominciamo pure dal più noto, quello dello sforzo militare, a cui sono chiamati i credenti per difendere la loro Comunità [...]. Quando la Comunità dei musulmani è aggredita, minacciata, oppressa o perseguitata, i credenti hanno il dovere di combattere esercitando il loro diritto - dovere alla legittima difesa [...]. È evidente che la guerra ha solo carattere difensivo e che deve essere condotta senza lasciarsi mai andare all'efferatezza e alla crudeltà [...]. La belligeranza è intesa come condizione eccezionale, che deve cessare il più presto possibile [...]. Il jihâd è la lotta per il bene, per il trionfo della Parola di Allâh, per la sua diffusione tra i popoli del mondo. Questa lotta può anche essere svolta in modo non violento. La parola, gli scritti, l'esempio del musulmano sono altrettante sfide alla miscredenza e all'ingiustizia »

Similmente, i musulmani moderati sottolineano come la parola Islam (إسلام) abbia le stesse consonanti della parola "pace" (سلام, salàm), definendo in conclusione quella islamica come una "religione di pace".

La dissimulazione

Un concetto importante relativo ai rapporti tra islamici e infedeli che si trovano in particolare nella "terra della guerra" è la تقیة‎ (taqiyya, "riservatezza, dissimulazione"), per cui i credenti possono dissimulare la loro fede comportandosi da infedeli, mentendo anche in modo sistematico al fine di evitare eventuali persecuzioni o facilitare la loro accoglienza da parte degli infedeli.

« 28. I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro. Allah vi mette in guardia nei suoi Stessi confronti. Il divenire è verso Allah. 29. Di': "Sia che nascondiate quello che avete nei cuori sia che lo manifestiate, Allah lo conosce. Egli conosce tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Allah è onnipotente" » (Corano 3,28-29)

« Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto - eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore - e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile » (Corano 16,106)

« Il profeta disse: "La guerra è inganno" » (Al-Bukhari 4.269)

Da un lato questa dottrina sottolinea il primato dell'interiorità delle convinzioni religiose, ma d'altro lato "non è difficile vedere che le implicazioni della taqiyya sono estremamente insidiose: esse in pratica rendono ogni compromesso negoziato (e, anche, tutte le comunicazioni sincere tra dar al-Islam e dar al-harb) impossibili [...]. Nei periodi in cui la maggiore forza del dar al-harb rende necessario che la jihad assuma un approccio indiretto, l'atteggiamento naturale di un musulmano verso il mondo degli infedeli deve essere quello dell'inganno e dell'omissione. Rivelare sinceramente lo scopo finale del dar al-Islam, di conquistare e saccheggire il dar al-harb, quando questo ha in mano tutti gli assi militari, sarebbe solo una idiozia strategica".[10]

Note
  1. Il termine arabo è di genere maschile, dunque "il jihad", ma in italiano è largamente più attestata la dizione al femminile: "la jihad".
  2. Cook, D. (2005). Understanding Jihad. Berkeley-Los Angeles: University of California Press, 195-6.
  3. Cf. anche Introvigne, M. (2006). Sul jihad il papa non ha sbagliato, online.
  4. Lewis, B. (1988). The Political Language of Islam. Chicago: University of Chicago Press, 72.
  5. Sul carattere delle crociate come reazione legittima alla jihad, cf. Gli eserciti di Dio di Rodney Stark, 2010, e Paul F. Crawford, 2011 (online).
  6. Cf. Gregory M. Davis, Islam 101, tr. it. online.
  7. "Approdo di un lungo cammino. Decisivo l’incontro con il Papa", Lettera al direttore di Magdi Allam, Corriere della Sera del 23 marzo 2008.
  8. Piccardo, H.R. (1996). Il Corano, appendice 9: "A proposito del concetto di «jihâd»", pp. 582-83.
  9. Cf. sulla stessa linea anche il sito al-shia.org, online.
  10. Cf. Gregory M. Davis, Islam 101, tr. it. online.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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