La vita e la passione di Gesù Cristo

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La vita e la passione di Gesù Cristo
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Via Crucis
Titolo originale: La Vie et la Passion de Notre Seigneur Jésus Christ
Lingua originale: francese
Paese: Francia
Anno: 1907
Durata: 44' min.
Colore: bianco/nero
Audio: muto
Rapporto:
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Genere: biblico
Regia: Ferdinand Zecca
Lucien Nonguet
Soggetto: dai Vangeli
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Ambientazione Geografica: Terra Santa
Ambientazione Storica: I secolo
Tratto da: Vangeli e Vangeli apocrifi
Sceneggiatura: Ferdinand Zecca
Produttore:
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: Pathé Frères
Distribuzione (Italia):
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}

Interpreti e personaggi:

Doppiatori originali:
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Doppiatori italiani:
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Episodi:
Fotografia: Segundo de Chomón
Tecnico del suono: {{{nomefonico}}}
Montaggio:
Effetti speciali:
Musiche:
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Scenografia: Vincent Lorant-Heilbronn
Coreografia: Vincent Lorant-Heilbronn
Costumi:
Trucco: {{{nometruccatore}}}
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
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Nome remake: {{{nomeremake}}}
Premi:
Collegamenti esterni:
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La vita e la passione di Gesù Cristo è un film biblico del 1907 diretto da Ferdinand Zecca e Lucien Nonguet, sulla vita, passione e resurrezione di Gesù Cristo; primo lungometraggio sul tema.

La vita di Gesù Cristo e in particolare la sua passione hanno affascinato i registi sin dagli albori del cinema. Infatti, il film fu il primo kolossal religioso in cui sono presenti molti movimenti di macchina.

Produzione

La produzione di questa pellicola fu davvero particolare, una vera e propria opera in fieri che iniziò nel 1902.

Zecca, sovraintese a tutta l'opera, curando personalmente sia la sceneggiatura, sia la regia. Gli episodi con grandi scenografie e numerose comparse sono attribuite al suo collaboratore Nonguet Lorant-Heilbron disegnò i bozzetti delle scene, ma non le tele dei fondali.

Il risultato è eccezionale e suggestivo, tanto che alla sua seconda uscita nelle sale, nel 1903, la pellicola ottenne un nuovo grande successo, per questo Zecca decise di scrivere una sceneggiatura più estesa, aggiungendo altre dieci scene.

Nel 1905 venne diffusa questa nuova versione composta da ventotto scene.

Nel 1907 un collaboratore di Zecca, Lucien Nonguet, aggiunge le tre scene finali, la resurrezione, il sepolcro vuoto e l’ascensione, arrivando alla versione definitiva, composta da trentuno quadri, per la durata di quarantaquattro minuti, divise in quattro capitoli:

  • Nascita di Gesù (5 quadri),
  • Infanzia di Gesù (8 quadri),
  • Miracoli e vita pubblica [8 quadri),
  • Passione e morte [16 quadri).

Per i precursori del cinema, portare la vita di Gesù Cristo sullo schermo era facile, vista la conoscenza popolare dell’argomento, ma il film di Zecca rappresentò un punto di svolta nel genere. Seppure influenzato dalle sacre rappresentazioni del Medioevo e dalle molte Passioni che in quel periodo si svolgevano in Francia e Germania, con enorme seguito popolare, Zecca introdusse rudimentali effetti speciali e i primi movimenti di macchina, portando sullo schermo una narrazione ampia, realizzata con un impiego di mezzi eccezionale e con una perfetta cura di costumi e ambientazioni.

Ogni tableaux, allestito su fondali dipinti ispirati alle incisioni bibliche di Gustav Doré, è preceduto da un intertitolo che annuncia l’evento messo in scena, ma non ci sono cartelli per i dialoghi perché, come per l’arte sacra, lo spettatore conosce bene la storia.

L'estetica del film riprende quella dei presepi di gesso della Chiesa di Saint Saint Sulpice di Parigi. Alcuni episodi si rifanno a dipinti celebri come L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Il film è costituito da una ventina di episodi realizzati a Vincennes (Francia), dal 1902 al 1907 e poi distribuiti separatamente. Nel 1902 e nel 1904 sono state presentate delle versioni ridotte con 39 scene.

Successo

Il successo che ottenne fu enorme e restò nelle sale per anni, conquistando anche il favore dei religiosi che la usarono come valido strumento per evangelizzare l’Africa e l’Asia, contribuendo in tal modo a diffondere l’iconografia popolare moderna sulla vita e la morte del Cristo.

Il favore del pubblico e della critica, spinse la Pathé a colorare la pellicola, fotogramma per fotogramma, attraverso una tecnica appena inventata, la Pathécolor, che consiste nella colorazione di ogni singolo fotogramma fino a un massimo di quattro colori, utilizzando dei mascherini: questo processo richiede l’impiego di quattrocento persone ed un anno di lavoro per realizzare virate cromatiche perfette.

Recupero

Nel 2001 una copia del film La vita e la passione di Cristo è stata restaurata grazie al paziente lavoro condotto dagli studenti dell'Istituto d'Arte di Giussano (Milano), sotto la supervisione di Renzo Salvi, direttore di RAI Educational, e la direzione didattica del prof. Attilio Mina, che l'aveva ritrovata in un mercatino d'antiquariato, insieme alla "pizza" originale.

Una copia del film La Vie et la Passion de Notre Seigneur Jésus Christ di Ferdinand Zecca è conservata sia al Museo del Cinema di Siracusa, sia nell'Archivio della Filmoteca Vaticana. Di questo film esistono numerose versioni sparse nelle cineteche del mondo, poiché si tratta di un'opera imponente, rivista e completata nel corso di vari anni.

Bibliografia
  • R. Redi, Cineteca. La Passione Pathé (1907), in "Bianco e nero", n. 3, luglio-settembre 1985.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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